martedì, settembre 19, 2017

Sulle spalle dei giganti

Andare, lenta, con i passi lunghi di un gigante, o corti e veloci come quelli di un bambino. Stare attenta, attentissima, a non farsi schiacciare, ancor più a non schiacciare nessuno. Ritrovarmi schiacciata. Fare un passo falso, schiacciare, anni fa, qualcuno. Provare un dolore terribile, in entrambi i casi.
Guardo la terra oltre i miei piedi, le dita, le ossa, le vene, le caviglie, le gambe, su fino alla pancia, e mi sento minuscola, e persa. Già che non ho sempre le risposte giuste, le soluzioni giuste, la cura giusta alle mie delusioni. E mentre vorrei accucciarmi, come fanno i bambini, per terra, stringermi le ginocchia al petto e restare ferma ad aspettarle, mi accorgo di avere schiena, e braccia, e mani, e occhi forti. Ho una colonna di marmo dentro. Viva. È lei in me e sono io in lei. Sale dal ventre fino alla spalla. Tesa e contratta come un arco, aspetto continuamente che scocchi o che si spezzi. Sono un gigante.

Si arrampica sulle mie spalle, a volte, la piccola me che non sa come fare.



mercoledì, settembre 13, 2017

"Nella vita hai già avuto la tua dose di dolore"

Io, spessissimo, conto. Non se ne accorge nessuno, non me ne accorgo nemmeno io. Pulisco i fornelli, e conto. Do da mangiare al gatto, e conto. Prendo una penna, l'agenda, entro in riunione, e conto. Metto le cose in borsa, e conto. Esco bagnata dalla vasca, uno, in punta di piedi sul tappeto, due, il braccio dentro l'accappatoio, tre, l'altro piede per terra, quattro, il nodo sul fianco, cinque, asciugo una caviglia, sei, la coscia, sette, tiro su il cappuccio, otto, prendo il pettine, nove, dieci, undici...
È il mio modo silenzioso di scandire la vita, il tempo, di avere pazienza, con me, di me, di attendere, me, i miei prossimi passi, i passi falsi, quelli non li puoi saltare. Così conto, conto cose inutili, sottovoce, per spingermi in avanti quando invece vorrei sedermi, in silenzio, immobile. Senza muovermi, per un secondo o un infinito, senza andare avanti, o indietro.
Prendi fiato, uno, mangia qualcosa, due, non ferire nessuno, tre... Che se solo non conoscessi il rischio enorme di fermarsi, o di aspettare, come i bambini, che arrivi un profondissimo dolore a stravolgere le cose, lascerei scappare il tempo senza il terrore di dovermi poi accontentare.



mercoledì, settembre 06, 2017

Cosa ho dentro l'orecchio

Salti tu o salto io?, la frizzina nell'acqua, la china nuova della matita staedtler sul foglio a quadretti, il carillon che mia madre regalò a mio padre, la gazza sulla punta del tetto di fronte, another brick in the wall, la lacca di mia nonna all'alba, lancia il cuore oltre l'ostacolo, l'acqua che scivola nei termosifoni appena accesi, due mondi, la tortora sui pini marittimi, il cucchiaino sul guscio dell'uovo alla coque, la sua lingua, ricorda solo che da alcune cose non si può più tornare indietro, il treno sulle rotaie, true love waits, le cicale tra le foglie di pitosforo, Alessandra è una bambina fatta a forma di bigné, semu tutti devoti tutti, la frenata dell'autobus su Alan, vuoi stare con la mamma o con il papà?, la pistola per il piercing, il ticchettio dell'orologio, cotton fioc, l'altalena al villaggio angelo musco, il viola è il colore che odio è quello che odio di più, buona giornata, il freno della ruota dietro della bicicletta rossa, io ci sarò, i ricci che cadono dai castagni nel bosco, all that she wants, a che ora sei tornata?,   Aiello Assaro Bacci, il soffio dentro le stelle filanti, Ettore Ciarrapico Giarratana Frosinone Culone Turi Mutandina Gonzalo Stupinigi Mimmo, buonanotte fiorellino, la porta del bagno di notte, bleah Visitors, bambine cosa volete fare?, il piano che si sente nella via, comptine d`un autre ete, i picchetti della tenda, acqua di mare, le molle del letto, le cassette nel mangianastri, Pippo Pippo Pippo, povero Piero, te l'ho mai detto che ti voglio bene?, i tamburelli alla playa, treno per A, Ale posso chiederti una cosa?, lo schiocco dei baci dispettosi di mia madre, non ci pensare, no vale la pena enamorarse, cosa vuoi mangiare?, il gioco dei perché, il polistirolo, la carota di Virgola che cade sul legno, la carta che scoppia delle briochine kinder, le foglie secche in autunno, il mio cuore di notte...

A volte mi sembra di aver vissuto mille vite.
Ci sono voci e suoni che ho dimenticato, ne ho ascoltati tantissimi.



Flying Houses di Laurent Chehere

domenica, agosto 27, 2017

Andrà tutto bene

Ho quattro anni, un tavolo in radica lunghissimo, l'inverno oltre i vetri e sto aspettando un regalo. Si spegne la luce, la finestra si apre, entra il freddo, tutti tengono il fiato sospeso per me, io corro a nascondermi sotto le sedie. Babbo Natale.

Ho ventotto anni, un sedile in formica scomodissimo, il cappotto su quello accanto e sto per ricevere un referto. I neon sono sempre accesi, una porta si apre, il medico ha una parker nel taschino e io stringo forte le mani sulla sedia prima di alzarmi. Una malattia.

Ho sei anni, la maniglia è altissima e spezzata, il sole attraversa la tenda di garza e li sento gridare. Improvvisamente il silenzio, la porta si apre, devo tornare in camera mia, appena si richiude corro lì ad aspettare. Un divorzio.

Ho ventisette anni, una scrivania in legno, calzini pesanti e sto scrivendo a qualcuno. La luce sintetica dello schermo mi si riflette in viso, il vento batte le travi del soffitto, sorrido, da sola, poi guardo la scrivania vuota accanto alla mia. Un tradimento.

Ho trentadue anni, il letto sfatto, la finestra della cucina aperta e ho un dubbio che mi assilla. Sento il rumore della doccia, il computer è acceso, i cuscini del divano sono sparsi ovunque, mi chiedo se è giusto, click. La verità.

Ho tredici anni, sulla tovaglia pane e nutella, pantaloncini corti e guardo la televisione accesa. Lei si alza, iniziano a litigare, lui lascia la forchetta e lancia qualcosa, il cane abbaia, la tavola si rovescia al contrario, lei mi urla di andare via. Ezio.

Ho venticinque anni, il marciapiede è sporco di neve, la bora tira fortissima e ho incontrato qualcuno. Le chiavi nella toppa, le scale, il profumo dell'amido caldo della pasta, mi bacia, ho un odore diverso, non è il suo, i suoi occhi terrorizzati. Una bugia.

Ho sedici anni, la porta d'ingresso socchiusa, non un soffio d'aria e io sono impietrita. Vedo le luci delle sirene in strada, la vicina urla piangendo di andare via, un occhio nero, non vuole denunciarlo. La polizia.

Ho ventinove anni, le lenzuola verdi, una lampada accanto alla barella e mi sto svegliando. Sono nuda, distesa, apro gli occhi, l'acqua mi sale in gola, la lingua non si muove, la bocca non si apre, le braccia, le gambe, il torso paralizzati, soffoco. L'anestesia.

A trentaquattro anni, a nove, trenta, diciotto, ho conosciuto un sacco di paure.

Andrà tutto bene.

Paula Bonet

venerdì, luglio 28, 2017

A sette anni i treni non li vuoi guardare, li vuoi guidare. a trentaquattro pure.

Credo di star sbagliando direzione. Non so nemmeno quando, ho iniziato. E non so da dove riprendere le fila, l'ordine, il senso, un inizio, una fine. E mi sento come una ragnatela, che se solo qualcuno si avvicina, si spezza. la voce anche.
"Non ti proteggi mai" è insopportabilmente vero. non so prendermi cura. di me.



martedì, luglio 11, 2017

C'era un sacco di disordine, un non ci pensare accanto al mio cuscino e io. Che ti aspettavo mentre restavi fermo, in ritardo ai mille appuntamenti a cui ti ho invitato in questi anni senza avvisarti. Seduta su un'altalena, coraggiosa a metà, mentre nessuno mi spinge. Il tuo biglietto aereo nella tua mano e le mie paure nell'altra. 

giovedì, giugno 29, 2017

"Se vuoi amarmi, per null'altro sia se non che per amore."

Hai visto di quanta fretta sono capace? E non conosci ancora tutti i miei dubbi. Hai notato il mio orgoglio? Ti sei per caso accorto delle mie malinconie? Le mie insicurezze non puoi proprio perdertele. Le intolleranze, quelle devi averle avvertite. Credo per altro tu abbia già avuto modo di notare una certa contrarietà verso chi mi contraddice. Sulla permalosità bisognerebbe quindi che ti concentri. Con la testardaggine c'avrai già fatto i conti, lo spero bene. Dei silenzi ci sarebbe tanto da parlare. Ma di certo dopo aver chiarito il perché di tanta diffidenza.
Sulle paure ci sto lavorando, magari se ti va te le mostro un'altra volta.

sabato, giugno 17, 2017

Ricordati quando sarai fuori nel mondo, cercando di guarire gli inferni, che devi sempre perdonarli prima.

Le gocce sul vetro del taxi, io e te sul sedile. Tu più distante di quanto, dopo, non avresti voluto.
Il tuo computer che cade dalla scrivania mentre mi guardi. Mille fogli sparsi per terra.
La pioggia di aprile, fuori dall'ospedale, le foglie secche. Dentro un intero autunno da scaldare.
I passi su e giù sui gradini di una chiesa. Un pensiero stupido. E se fra tanti anni ci sposassimo qui?
Le peonie sul tavolo. I quadri di Chagall. Le parole crociate. La tua giacca sulle spalle.
Proprio stanotte, quella notte, c'era l'eclissi.

Abbi cura dei tuoi ricordi, perché non puoi viverli di nuovo.




giovedì, giugno 08, 2017

Ciliegia, sette, prugna.
Se vinco mi compro una macchina.
Ciliegia, prugna, prugna.
Sette, sette, prugna.
Ho del grasso sotto le unghia.
Ciliegia, ciliegia, sette.
Prugna, prugna, sette.
Sì, ma non la macchina che vuole mia moglie.

Prugna, sette, sette.
Devo ricordarmi di comprare il latte.
Ciliegia, ciliegia, sette.
Non ho chiamato mia sorella.
Sette, sette, prugna.
Domenica in chiesa glielo dico.
Prugna, ciliegia, sette.

Ciliegia, prugna, prugna.
C'ha pure un tatuaggio sul culo quella.
Prugna, ciliegia, ciliegia.
Che stronzo.
Prugna, prugna, sette.
Se lo becco di nuovo a fare il coglione.
Sette, sette, ciliegia.
Ciliegia, sette, prugna.

Sette, prugna, ciliegia.
Devo trovare un altro lavoro.
Prugna, ciliegia, ciliegia.
Magari l'amico di Stefano mi può aiutare.
Sette, sette, prugna.
Scarpe per ora si tiene quelle che ha.
Ciliegia, prugna, prugna.
Domani lo dico a sua madre.

Sette, ciliegia, sette.
Ma vuoi mettere che vinco?
Ciliegia, ciliegia, sette.
Dai dai dai cazzo.
Sette, sette, prugna.
Dai che voglio vincere!
Prugna, ciliegia, sette.
Se vinco vado ai Caraibi.

Prugna, prugna, sette.
Ciliegia, ciliegia, sette.
Prugna, ciliegia, prugna.
Sette, sette, ciliegia.
Prugna, ciliegia, prugna.
Devo comprare le sigarette.
Prugna, sette, sette.
Ciliegia, sette, sette.



lunedì, giugno 05, 2017

Così è l'amore.

- Giochiamo al gioco del silenzio!
- Ma io voglio parlare
- No, adesso giochiamo al gioco del silenzio.
- No io voglio giocare ai soldatini
- Dai giochiamo
- Ai soldatini?
- Nooooo... io voglio giocare al gioco del silenzio!
- Ma io mi annoio
- Facciamo che io conto fino a tre e a tre stiamo zitti.
- Io voglio giocare ai soldatini o alle costruzioni
- Se giochiamo alle costruzioni, io gioco coi dinosauri
- Allora io faccio i buoni e tu fai i cattivi
- Io voglio fare i buoni
- No i dinosauri sono cattivi
- Allora io faccio i soldatini
- I soldatini difendono New York
- Tu fai i dinosauri
- No! Io costruisco New York e tu coi soldatini la difendi.
- Sì
- Tu però la difendi dai cattivi.
- E i cattivi chi li fa?
- Tu
- Ma io sono i buoni
- Allora i cattivi li faccio io.
- Tu fai i cattivi, io faccio i soldatini e costruiamo New York
- E poi i dinosauri la distruggono
- Però aspetta
- Cosa?
- Prima la dobbiamo costruire
- Sì
- Qui ci mettiamo la centrale di polizia
- Io qui ci voglio mettere i pompieri
- Sì e poi qui atterra l'aereo
- E poi il dinosauro la distrugge SBRUASHHHH!
- ANCORA NOOOOOO prima dobbiamo finire! Tu eri i buoni!
- Ora voglio fare i cattivi
- No, i cattivi li faccio io!
- La pista delle macchine la mettiamo che va da qui a lì
- E l'aereo di Batman poi atterra sui pompieri
- Sì, e poi i soldatini lo aiutano
- E poi arriva Magneto
- E distrugge tutto SBIIISHHHH!!!!
- STAI ROMPENDO TUTTO!!!!
- Ma io voglio giocare coi soldatini!
- Io piglio i dinosauri
- Io prendo l'aereo
- Io prendo la moto
- Facciamo a chi arriva prima?
- Sì però adesso tu mettiti lì che tiro in porta.
- Ok, poi tiro io e tu fai il portiere.
- Sì, ma tre tiri e poi cambio.





venerdì, maggio 12, 2017

Avevate tutti un sacco di cose da dire ed io nessuna. Perché non avevo alcuna voglia di ascoltare. C'erano lì intorno persino meno cose di quante riuscivate a dirne eppure parlavate tanto da mettermi il dubbio di poter capire.
Alla fine, però, ho capito lo stesso.
Che non vi importava nulla di chi vi stesse a sentire. Così le parole si scarmigliavano nell'aria, scoppiando delicate come le bolle di sapone. Le puntavate dritte come spade e aizzate, ringhiavano dure alle catene. C'era un gran caos ed era impossibile capire cosa non avreste voluto dire. E una parola ferì qualcuno che passava lì per caso.
Avevate tutti un sacco di cose da dire e nessuna voglia di ascoltare.

giovedì, maggio 11, 2017

"Ringraziamento" di Wislawa Symborska

Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.
La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.
Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.
Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono,
ciò che l’amore mai perdonerebbe.
Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.
I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.
E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.
È merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.
Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.
“Non devo loro nulla” -
direbbe l’amore
su questa questione aperta.
(da Vista con granello di sabbia)

giovedì, aprile 06, 2017

I miei conforti sono fatti di silenzi umidi e parole antiche.
È così che ti ascolto, mentre mi parli, anni fa.
E niente è in fondo un vero problema.
E nulla mi deve fare arrabbiare, se non ne vale la pena.

Un desiderio acerbo non dovrebbe mai avverarsi.
Nemmeno quelli conservati a lungo, già che diventano dell'altro, sedimentano.
E corro, in tutto, per scapparti.
E la nostalgia ha saliva amara, la mano nascosta, il tempo raccolto.
E c'è questo silenzio asciutto, questa fretta che mi aspetta, al mattino.

Ci vuole energia a non riempirsi il cuore di rimpianti.





martedì, marzo 21, 2017

A volte mi manchi così tanto da non riconoscermi più.

Poi ci rifletto e so che se ti ritrovassi rischierei di perdermi ancora. 
Resto in bilico allora. 

Se sono brava a ritrovarmi è perché in fondo non lo sono mai stata a perdermi. E perché non lo sono, disposta, a perdermi. Mai. Da mai. 

Tira una riga, mi dicevano, e poi fai le somme. Me più te fa non fa sempre io. 

mercoledì, febbraio 08, 2017

Alle volte.

Ci vuole un sacco di fegato, alle volte. 

Per non dire ciò che si pensa, per crearsi spazio e dirlo. 
Per ignorare le cose inutili che chiamano attenzione, per non lasciarsi distrarre.
Per rimanere onesti.
Ci vuole fegato a non diventare cinici, irrequieti, insonni. 
Ci vuole un sacco di fegato per mettere in fila una con l'altra le scelte di ogni giorno. 
Ce ne vuole per dimenticare, a non aspettare, a dirsi di cercare, di non accontentarsi. 
Ma più di tutto ce ne vuole per difendere il proprio tempo, senza farlo diventare un' ossessione.