martedì, ottobre 22, 2019

Le cose che devo imparare

Quello che non mi lascia tranquilla, che mi tiene in tensione, quella tensione continuamente sottesa e sorda alle mie più razionali intenzioni, devo ancora imparare a spingerlo via.

domenica, ottobre 20, 2019

Post-it

C'è una libertà nella solitudine che è il non rispondere a nessuno di se stessi.
Che è un po' una vigliaccheria.


lunedì, ottobre 14, 2019

Post-it

E forse l'unico posto in cui mi accorgo di essere cresciuta è nel riflesso sui finestrini del treno.




mercoledì, ottobre 09, 2019

La prima aveva un tavolo di legno e un pesce alla tv. Vetri lunghi, un maglioncino d'angora spumoso e jeans con i bottoni a forma di gelato. Gazze ladre all'alba e nespole oltre il giardino. Tele umide, alberi a pastello e un cane a dondolo color arcobaleno, prova certa del gusto dubbio di Babbo Natale. Una casetta di stoffa coi porcellini. E un lupo. Un corridoio dei passi lunghi, un ripostiglio da cui prendere la rincorsa e un telefono sip unico nascondiglio del facoltosissimo topolino dei miei denti. Aveva una scatola di mattoncini pieni e una fila di matite dalle infinite sfumature. Aveva una maniglia rotta e una collanina di corallo.

La seconda aveva un'abat-jour gialla, una lanterna per i treni e un pesce in copertina. Era lunga un metro e settantaequalcosa di giochi fatti su misura. C'era uno scivolo per le pulci, una zanzara che era impossibile stecchire, a meno che non fossi io a morire dalle risate. Era piccola e di passaggio.

La terza aveva libri e riviste in ogni dove, un gatto grigio e pochi quadri alle pareti. Alte finestre dai vetri fin troppo spessi e un grande letto su cui saltare se nessuno ci vedeva. Aveva due piccole risate, di cui una tenera e biondina. Corridoi paurosi nella notte e piste da corsa per il giorno, capanne, un'altalena e spettacoli teatrali di indiscutibile prestigio. Un giradischi, jazz, un tappeto dove ballare o stendersi a pensare, un cane alto ed uno basso. Aveva il profumo della torta di carote e del cream caramel nel forno. Aveva angoli netti e ben precisi.

La quarta aveva un lungo corridoio in marmo e un balcone misterioso. C'era il tavolo in legno e un pesce in forno. Aveva avventure sconfinate e nei fine settimana odore di resina e castagne. C'era carta dappertutto ed un pulcino a forma di candela su ogni torta. Era una famiglia tutta nuova.

La quinta aveva tre tazze di latte caldo, un raggio di sole e due gocce di caffè. Un dondolo spericolato e una bicicletta tutta rosa. Mele caramellate e bomboloni, cartoni animati e un piccolo lucchetto a un diario. Il tavolo in legno, fiori a colori sui pantaloni e secchi dentro i vasi. Aveva bisticci indemoniati e un dente perduto chissà dove. C'era profumo di torta alle mele e nel weekend di funghi e miele. Aveva due letti vicini e tantissime cose da dire ad ogni ora. Aveva salami appesi alle pareti e un piccolo fagiolo da allevare. Aveva qualcosa di semplice e normale.

La sesta custodiva ancora il mio letto di legno. C'era un posto per me ma stanze e scaffali così pieni di roba che anch'io non sapevo mai se restare. C'erano lì i racconti dei miei viaggi lontani e una porta chiusa sopra i ricordi più vecchi. C'era la mia assenza e silenzi strani.

La settima aveva risate accese e lunghi pianti. Un gatto grigio ed uno bianco. Una cucina gialla, una tenda verde e una bicicletta tutta rossa. All'improvviso spaghetti lunghi e penne corte. Era uno scompiglio che si è rivelato una fortuna.

L'ottava era gialla! Aveva un continuo vai e vieni di gente misteriosa. Il caffè del pomeriggio, i corridoi sempre in pigiama, i libri letti tutti d'un fiato a notte fonda. Un topolino avventuroso, una spalla scoperta, un piercing alle labbra e yogurt a cena. Aveva il naso gelido al mattino e un vento ubriacante d'estate. Aveva muri leggeri, fucili ad acqua e una collezione di foto alle pareti. Aveva la luce brillante di chi ha assaltato il cielo.

La nona ha pesanti muri di pietra ma cuori leggeri. Ha scale che s'avvitano e porte aperte. Ha vino, fumo e risate a crepapelle. Ha il profumo del pomodoro e pezzi di stoffa ovunque. Penne ai capelli, figlie che vanno e vengono, pantofole rubate. Ha il ritmo giusto del loro amore.

La decima aveva stanze larghe e pensieri stretti. Bacchette cinesi, lunghi riccioli biondi, riviste alla moda e dolcificanti. Aveva cinque rumori di tacco differenti e non un parere in comune. Aveva un armadio rosso e un buffo furetto bianco. Aveva macchie di tempera ai baffi, sciarpe puzzolenti nascoste dentro i cassetti e un metro e sessantaequalcosa di giochi notturni proprio a misura. Aveva una porta di legno leggera, pronta ad aprirsi per andar via.

L'undicesima aveva gambe incrociate fino a notte fonda. Finestre ghiacciate e risate calde. Topolini a due piani ed un cane peloso da accartocciare. Un vetro rotto e vasi da fiore ghiacciati. Tavoli pieni di spesa, bagnoschiuma in comune e un abbraccio forte e deciso all'addio.

La dodicesima ha ancora il tavolo in legno e pesci in padella. Ha pezzi della mia vita scomposti e ricomposti. Ha il mobile in legno, le sedie e il pulcino di cera. È il risultato più folle di tutti questi anni.

La tredicesima è ora. È qui. È quella col tetto in legno e i quadri appesi. Sono i miei libri, il mio computer, questo divano vecchio e la musica appena. È un guscio dentro cui sono rinata più e più volte. È il vento alle travi e l'albero di magnolie in fondo alla via. La ballerina di tango, il pianoforte che suona tra i camini spenti, il gatto Jerry e la Jole. È il mio passato e un assaggio del mio futuro. Un'orchidea, un Mirò, un pesce rosso, un'altalena, un angelo in pietra, un gatto e un'infinità di foto che a lungo ho conservato per una nuova parete.

È  uno stargate.
È questo coraggio che mi porto dentro che lotta da sempre con una paura folle dei cambiamenti.
Questo continuo cercare un posto al sicuro pur sapendo bene che avere una casa non significano quattro pareti.






mercoledì, ottobre 02, 2019

Le mie vie di fuga

Di tutte le me che ho conosciuto, le più frammentate sono le impaurite ed insicure.
Sono le me che peggio tollero seppur tra i pezzi, a cercar bene, troveresti inattesa la mia più solida pazienza,  la quiete per le domande irrisolte e il tic lento del mio tempo più calmo.
Sono le meno capaci d'accettare l'incertezza delle sfumature, dei contorni indistinti, dei gesti confusi. Sono le me più silenziose, insofferenti ai rumori accesi, alle parole imprecise, al non detto per cautela.
Sono le me che allo stremo fanno diventare denso un qualunque desiderio che allontani dal problema, pur di non spezzarsi.




lunedì, settembre 16, 2019

Post-it

Mi tengo saldo lo stomaco, che devo averci un altro cuore lì dentro. Altrimenti non si spiega.





martedì, agosto 06, 2019

Le cose timorose non sanno di me

Stare protetti. Sono due parole che insieme suonano malissimo. Perché sanno di guerra, di trincea, di muri alti. Eppure, se te le senti improvvisamente addosso, cambiano dimensione, le lettere s'avvicinano, si fanno più strette, tiepide, s'avvolgono morbide. Iniziano ad avere il suono delicato delle cose solitarie, dei silenzi lunghi, del tenere i pensieri molto raccolti e riportarli in casa.
In casa riportare poi anche l'intuito, e i desideri, e gli slanci, già che emozioni così, quando si trovano a proteggersi, si spezzano a metà e diventano timorose.




lunedì, luglio 29, 2019

An existence of resonance

Scorrono insieme, le une accanto alle altre, le cose a cui più tengo ed altre meno care.
E serve un sacco di rigore, e attenzione, per non lasciar sfuggire nulla. Già che la mia vita è fatta da sempre di leggeri sentire, di impercettibili vibrazioni, di respiri in ascolto. Coordinate senza apparente senso, nate da pieni quieti e vuoti tormentati.
Hanno, i confini del mio percepire la realtà, una traccia simile a montagne russe. Una spazialità che voglio allenata ai cambiamenti. Una risonanza alle emozioni altrui ininterrotta.
Per non aver paura di ciò che non posso controllare, almeno in me.


A residence of risonance di Gina Matarazzo

martedì, luglio 23, 2019

E allora scaccio tutto.
Il passato.
Le cose che non so riparare da me.
Il presente quando non stiamo al passo.
Ciò e chi sfugge.
I dubbi spenti.
Quelli più accesi che non mi danno mai pace.
Le pause quando ho fretta.
La fretta.
L'insonnia.
I gesti bruschi. Le parole, pure.
I finti pieni di senso.
Le paure.
La paure quando mi tolgono quiete.
Le bugie. Dio quanto le voglio lontane le bugie.
Le attese finite.

Dentro di me ho giocattoli rotti che ad aggiustarli non saprei più dove metterli.
Ed il pensiero di buttarli via rotti, lo detesto.
Serve spazio, serve spazio.
E la tranquillità di quando ti stendi sotto una betulla in un giorno di sole.









mercoledì, luglio 10, 2019

All'improvviso e non so come.

"La persona che si sceglie di avere accanto è in fondo il racconto che si vuole di se stessi."

Mi ha detto alzandosi dal tavolo,  senza sapere quanto potesse essere importante questa frase oggi.




domenica, giugno 30, 2019

I vasi comunicanti

Il non aver bisogno è una condizione atroce e dolce insieme.
L'aver bisogno persino peggio, già che ti rende vulnerabile e indifeso.
Così io non volevo che qualcuno si prendesse cura di me. Non senza riempire interi spazi.
È una questione fisica, che se faccio spazio quello va riempito, piena di vuoti non voglio stare.
È una questione di fiducia, che se mi viene paura quella mi riempie, e non mi so svuotare.





mercoledì, giugno 26, 2019

È un po' come il suo compleanno...


Sono undici anni che scrivo qui. 
È proprio il mio posto segreto più preferito al mondo.



lunedì, giugno 24, 2019

Bianco o nero,
in mezzo le stagioni, ed io. Ammaliata dalle sfumature.
Quando poi non voglio accettarle.

Vero o falso,
che non bastano mai. Eccetto alle mie intransigenze.
Quando qualcosa mi ferisce.

Buio o luce,
traditi continuamente. Dalla penombra dei miei pensieri.
Dove sembrano lucide anche le idee più inquiete.

Devo imparare a strambare.
Sui miei venti opposti.







giovedì, giugno 20, 2019

"Le mie suddivisioni sono infinite"

Mi sembra spesso di aver vissuto mille vite, eppure una.
E a volte penso di aver bisogno di qualcuno che mi fermi, mi appunti al mondo, facendomi sentire a casa, e tutte le infinite me.

martedì, giugno 18, 2019

Fidati delle cose chiare, non delle cose ovvie. Di quelle luminose, non di quelle illuminate.

Le mie soluzioni mi tendono la mano, prima d'attraversare.
Le mie soluzioni costruiscono castelli di sabbia, orgogliosissime, per calpestarli poi felici quando l'acqua li sommerge.
Le mie soluzioni colorano fuori dal cerchio, sul muro, e sul tavolo.
Le mie soluzioni hanno i capelli arruffati, e codini, e fermaglietti strani.
Le mie soluzioni hanno la pazienza delle favole, la fretta di un lieto fine.
Le mie soluzioni s'arrampicano su in alto e poi non sanno scendere.

Ma.

Le più segrete e miti, mi lasciano la mano se sento di dover scappare.
Le più concrete mi siedono accanto e, se calpesto, aspettano io ritorni a costruire.
Le più potenti non temono mai le mie sconfinate fantasie.
Le più ordinate, scovano imprevedibili pretesti per farmi scompigliare.
Le più pazienti accavallano le gambe, tengono il tempo, e non sopportano le bugie.
S'arrampicano infine le più sicure. E se confuse, trovano sempre un modo di scegliere.