lunedì, novembre 20, 2017

Una gassa d'amante


"Lo svantaggio è che, mentre è un nodo molto forte sotto carico, ha una tendenza ad allentarsi e a slegarsi quando è scarico e agitato per un po'."

Mi sono mossa tra fili intricatissimi, nodi ovunque e il ricordo di un dolore fortissimo. Ma se solo sapessi, in silenzio, quante volte ti ho atteso. Quante volte ho atteso che venissi a riprenderti quello che avevi lasciato, che ritrovassi le parole che ho scritto in questi anni, che ti accorgessi di quelle stanze, ancora chiuse, che ho tenuto per te.

Continui ancora a cercare di legarmi il cuore con uno dei nodi più facili da slegare. E io questo non ho mai saputo perdonartelo.

venerdì, novembre 10, 2017

I miei entusiasmi giocano coi mattoncini in legno da sempre. Sono stata felice di futuri non ancora avverati tantissime volte. Sono eccezionale ad immaginarne di strabilianti, di impeccabili. Sono stata felice anche di futuri pasticciati, in città che non conoscevo o in quella in cui sono nata. Sono brava a riempirli, di desideri, di attese, di impegno, di fiducia, meno ad essere paziente.
E quanto tutto crolla all'improvviso, so proteggere gli incanti che mi rendono entusiasta anche se non s'avverano.



sabato, ottobre 21, 2017

"Vivere, come volare, ci si può riuscire soltanto poggiando su cose leggere".

La sensazione di quando qualcosa di vecchio si allontana, ti si scolla di dosso, si porta via le sue forme, i suoi odori, le sue necessità. Quel momento in cui capisci, distintamente, che alcune cose sono ingombri enormi, e che le hai tenute lì, ferme, rassicuranti, perché portarle via era faticoso, perché non eri pronta o prima o poi avrebbero avuto un senso.

Luoghi in cui non guardi mai, che hai dimenticato, spazi in cui non entri se non quando hai da mettere da parte qualcosa d'altro. E solo quando ti decidi a buttar via tutto, ti accorgi che nell'istante in cui riponendoli credevi d'essertene liberata, avevi soltanto riempito un altrove più profondo.

Andrebbe trattenuto solo ciò che è leggero, pieno e non pesante.
Io questo me lo devo ricordare.


di Amy Judd



martedì, ottobre 17, 2017

Dev'essere agitato, il silenzio di una mano che ti sale tra le cosce.
Lucido, quello che anticipa parole decise.
Faticoso, bruciante, quello di un addio.
Umido, freddo, improvvisamente caldo, il silenzio prima di un bacio.
Durante una lite, corto e nodoso.
Salato, quello alle labbra dopo aver fatto l'amore.
Amaro, impastato, il silenzio dei falsi rimpianti.

Sono instancabili i silenzi irrequieti, ferrosi, che ti porti schiacciati profondissimi in fondo allo stomaco. E ce ne sono degli altri, di cui nemmeno ti accorgi, che covano tiepidi le tue parole migliori.



venerdì, ottobre 06, 2017

Come le farfalle

Ho giocato tantissime volte a fare i grandi. Quando non ci pensi è un gioco facilissimo, tu stai fermo, il resto ti scorre intorno, dai un giudizio lì, fai un gesto là, finché qualcosa accade, spariglia tutto e si ricomincia. È quando ci pensi, se ti soffermi, se ti chini sulle gambe, come a guardare una coccinella su un fiore, che fa la differenza. Un pallino nero, due pallini, tre, quattro, cinque. Rosso, su una margherita bianca. Porta fortuna.
E allora aspetti, per anni, settimane, mesi, che qualcosa di fortunato accada. Stai lì fermo ad aspettare che una magia ti travolga, ti spinga toccandoti la spalla facendoti cadere indietro ridendo sul prato. Stai lì, e aspetti le magie. A volte accadono, moltissime altre invece il resto ti scorre intorno, dovresti avere un parere e non ce l'hai, i gesti sono scomposti, ti sembra che nulla accada e il tempo corre lunghissimo, lungo, disteso.
Da piccola volevo essere grande. Volevo essere grande perché da grande, ero sicura, avrei avuto le mie soluzioni, le mie risposte certe. Da piccola avevo fiducia nella me che sarei stata da grande.
Adesso, da grande, ne ho persino di più. Perché non so stare ferma, perché corro, perché ho capito che la maggior parte delle volte non servono giudizi, pareri, perché i miei gesti li faccio affinché qualcosa accada. E se qualcuno, il caso, spariglia tutto, so decidere se ricominciare o lasciarmi cadere indietro, le spalle distese, sul prato, cercando di fare il mio tempo.

Le coccinelle non mi sono davvero mai piaciute. Troppo frenetiche. Come le farfalle.

Michele Parliament

mercoledì, ottobre 04, 2017

Della mia voglia di parlare.

- Aspetta, le stringo un po' e le dita le metto così.
- Ok...
- No anzi, credo serva il braccio intero.
- Non so, fai tu
- Hai visto le linee del palmo come si arricciano?
- Sì
- Ti fa paura?
- Un po'
- Potrebbe starci una manciata di sabbia
- Potrebbe...
- O un pulcino
- Non devi per forza
- Vieni qui
- ...
- Vieni qui, l'ho preparato per te
- Lo so ma avrai altro da fare
- Certo, ma adesso vieni qui
- ...
- Mettile qui
- Dove?
- Qui, tra le mie mani intanto
- E poi?
- Ed è il tuo nido
- Un nido?
- Sì
- Un nido per cosa?
- Un nido per le tue parole.



venerdì, settembre 29, 2017

Il mio necrologio

Ale - Scusa scusa ti stavo ascoltando
Ali - A cosa stavi pensando?
Ale - Al mio necrologio
Ali - Come al tuo necrologio?
Ale- Eh sì
Ali - Non ci pensare adesso, te lo scrivo io settimana prossima!


Venerdì 29 Settembre
Ore 15:41
Email da: Alice
Oggetto: Che non si sa mai

Alessandra Bacci, una vita per il social

Il Paradiso si rifà il look e cambia foto profilo spalancando le sue porte alla piccola Ale. 
Dopo un poke, 4 wazzup, 2 messaggi vocali, 8 selfie di protesta ed una velata minaccia di hackeraggio del Server Divino della paradisiaca isola di Aruba, il buon San Pietro accoglie la richiesta della nostra bambina speciale di lasciare i Campi Elisi per una comoda suite gluten-free e sopratutto free-wifi nel regno dei cieli. 
Una carriera luminosa quella di Alessandra, laureata alla Vattelapesca con una tesi sui messaggi subliminali in casa Walt Disney e che ha visto il suo apice nella memorabile assunzione a luci rosse dell’Hercules più hot di pornhub. 
Ci mancheranno il suo discreto accento del sud, la sua leggendaria 36F (che ai saldi manco per il cazzo), la sua allegria, le sue cosce che non vanno proprio con le sue piccole Adidas. 
I funerali, celebrati in una graziosa chiesetta sconsacrata consigliata dall’ormai famoso Herculherpes, hanno visto esaudite le ultime volontà della defunta. La sostituzione dell’acqua santa con olio bollente di girasole e dell’ostia con gli arancini al ragù di piselli, è diventata ormai virale. Foodporn verserà ad Ettore, unico erede di Alessandra, il ricavato dei diritti in crocchette. Seppellita con lei anche la sua taglia 40 ormai trapassata da tempo. 
Una schiera di ex fidanzati affranti occupano i banchi delle ultime file, confortandosi, confrontandosi e snocciolando come si snocciolano le perline dei rosari, le prestazioni sessuali della nostra Ale. Al passaggio tra i banchi col sacchettino delle offerte nonna Lina ha un malore. Niente dottori tra gli ex di Alessandra, ma ad un selfie quasi nessuno ha rinunciato.
Ciao Ale e mangia qualcosa che sei tutta sciupata.

Scritto da Alice Grazia 

martedì, settembre 19, 2017

Sulle spalle dei giganti

Andare, lenta, con i passi lunghi di un gigante, o corti e veloci come quelli di un bambino. Stare attenta, attentissima, a non farsi schiacciare, ancor più a non schiacciare nessuno. Ritrovarmi schiacciata. Fare un passo falso, schiacciare, anni fa, qualcuno. Provare un dolore terribile, in entrambi i casi.
Guardo la terra oltre i miei piedi, le dita, le ossa, le vene, le caviglie, le gambe, su fino alla pancia, e mi sento minuscola, e persa. Già che non ho sempre le risposte giuste, le soluzioni giuste, la cura giusta alle mie delusioni. E mentre vorrei accucciarmi, come fanno i bambini, per terra, stringermi le ginocchia al petto e restare ferma ad aspettarle, mi accorgo di avere schiena, e braccia, e mani, e occhi forti. Ho una colonna di marmo dentro. Viva. È lei in me e sono io in lei. Sale dal ventre fino alla spalla. Tesa e contratta come un arco, aspetto continuamente che scocchi o che si spezzi. Sono un gigante.

Si arrampica sulle mie spalle, a volte, la piccola me che non sa come fare.



mercoledì, settembre 13, 2017

"Nella vita hai già avuto la tua dose di dolore"

Io, spessissimo, conto. Non se ne accorge nessuno, non me ne accorgo nemmeno io. Pulisco i fornelli, e conto. Do da mangiare al gatto, e conto. Prendo una penna, l'agenda, entro in riunione, e conto. Metto le cose in borsa, e conto. Esco bagnata dalla vasca, uno, in punta di piedi sul tappeto, due, il braccio dentro l'accappatoio, tre, l'altro piede per terra, quattro, il nodo sul fianco, cinque, asciugo una caviglia, sei, la coscia, sette, tiro su il cappuccio, otto, prendo il pettine, nove, dieci, undici...
È il mio modo silenzioso di scandire la vita, il tempo, di avere pazienza, con me, di me, di attendere, me, i miei prossimi passi, i passi falsi, quelli non li puoi saltare. Così conto, conto cose inutili, sottovoce, per spingermi in avanti quando invece vorrei sedermi, in silenzio, immobile. Senza muovermi, per un secondo o un infinito, senza andare avanti, o indietro.
Prendi fiato, uno, mangia qualcosa, due, non ferire nessuno, tre... Che se solo non conoscessi il rischio enorme di fermarsi, o di aspettare, come i bambini, che arrivi un profondissimo dolore a stravolgere le cose, lascerei scappare il tempo senza il terrore di dovermi poi accontentare.



mercoledì, settembre 06, 2017

Cosa ho dentro l'orecchio

Salti tu o salto io?, la frizzina nell'acqua, la china nuova della matita staedtler sul foglio a quadretti, il carillon che mia madre regalò a mio padre, la gazza sulla punta del tetto di fronte, another brick in the wall, la lacca di mia nonna all'alba, lancia il cuore oltre l'ostacolo, l'acqua che scivola nei termosifoni appena accesi, due mondi, la tortora sui pini marittimi, il cucchiaino sul guscio dell'uovo alla coque, la sua lingua, ricorda solo che da alcune cose non si può più tornare indietro, il treno sulle rotaie, true love waits, le cicale tra le foglie di pitosforo, Alessandra è una bambina fatta a forma di bigné, semu tutti devoti tutti, la frenata dell'autobus su Alan, vuoi stare con la mamma o con il papà?, la pistola per il piercing, il ticchettio dell'orologio, cotton fioc, l'altalena al villaggio angelo musco, il viola è il colore che odio è quello che odio di più, buona giornata, il freno della ruota dietro della bicicletta rossa, io ci sarò, i ricci che cadono dai castagni nel bosco, all that she wants, a che ora sei tornata?,   Aiello Assaro Bacci, il soffio dentro le stelle filanti, Ettore Ciarrapico Giarratana Frosinone Culone Turi Mutandina Gonzalo Stupinigi Mimmo, buonanotte fiorellino, la porta del bagno di notte, bleah Visitors, bambine cosa volete fare?, il piano che si sente nella via, comptine d`un autre ete, i picchetti della tenda, acqua di mare, le molle del letto, le cassette nel mangianastri, Pippo Pippo Pippo, povero Piero, te l'ho mai detto che ti voglio bene?, i tamburelli alla playa, treno per A, Ale posso chiederti una cosa?, lo schiocco dei baci dispettosi di mia madre, non ci pensare, no vale la pena enamorarse, cosa vuoi mangiare?, il gioco dei perché, il polistirolo, la carota di Virgola che cade sul legno, la carta che scoppia delle briochine kinder, le foglie secche in autunno, il mio cuore di notte...

A volte mi sembra di aver vissuto mille vite.
Ci sono voci e suoni che ho dimenticato, ne ho ascoltati tantissimi.



Flying Houses di Laurent Chehere

domenica, agosto 27, 2017

Andrà tutto bene

Ho quattro anni, un tavolo in radica lunghissimo, l'inverno oltre i vetri e sto aspettando un regalo. Si spegne la luce, la finestra si apre, entra il freddo, tutti tengono il fiato sospeso per me, io corro a nascondermi sotto le sedie. Babbo Natale.

Ho ventotto anni, un sedile in formica scomodissimo, il cappotto su quello accanto e sto per ricevere un referto. I neon sono sempre accesi, una porta si apre, il medico ha una parker nel taschino e io stringo forte le mani sulla sedia prima di alzarmi. Una malattia.

Ho sei anni, la maniglia è altissima e spezzata, il sole attraversa la tenda di garza e li sento gridare. Improvvisamente il silenzio, la porta si apre, devo tornare in camera mia, appena si richiude corro lì ad aspettare. Un divorzio.

Ho ventisette anni, una scrivania in legno, calzini pesanti e sto scrivendo a qualcuno. La luce sintetica dello schermo mi si riflette in viso, il vento batte le travi del soffitto, sorrido, da sola, poi guardo la scrivania vuota accanto alla mia. Un tradimento.

Ho trentadue anni, il letto sfatto, la finestra della cucina aperta e ho un dubbio che mi assilla. Sento il rumore della doccia, il computer è acceso, i cuscini del divano sono sparsi ovunque, mi chiedo se è giusto, click. La verità.

Ho tredici anni, sulla tovaglia pane e nutella, pantaloncini corti e guardo la televisione accesa. Lei si alza, iniziano a litigare, lui lascia la forchetta e lancia qualcosa, il cane abbaia, la tavola si rovescia al contrario, lei mi urla di andare via. Ezio.

Ho venticinque anni, il marciapiede è sporco di neve, la bora tira fortissima e ho incontrato qualcuno. Le chiavi nella toppa, le scale, il profumo dell'amido caldo della pasta, mi bacia, ho un odore diverso, non è il suo, i suoi occhi terrorizzati. Una bugia.

Ho sedici anni, la porta d'ingresso socchiusa, non un soffio d'aria e io sono impietrita. Vedo le luci delle sirene in strada, la vicina urla piangendo di andare via, un occhio nero, non vuole denunciarlo. La polizia.

Ho ventinove anni, le lenzuola verdi, una lampada accanto alla barella e mi sto svegliando. Sono nuda, distesa, apro gli occhi, l'acqua mi sale in gola, la lingua non si muove, la bocca non si apre, le braccia, le gambe, il torso paralizzati, soffoco. L'anestesia.

A trentaquattro anni, a nove, trenta, diciotto, ho conosciuto un sacco di paure.

Andrà tutto bene.

Paula Bonet

venerdì, luglio 28, 2017

A sette anni i treni non li vuoi guardare, li vuoi guidare. a trentaquattro pure.

Credo di star sbagliando direzione. Non so nemmeno quando, ho iniziato. E non so da dove riprendere le fila, l'ordine, il senso, un inizio, una fine. E mi sento come una ragnatela, che se solo qualcuno si avvicina, si spezza. la voce anche.
"Non ti proteggi mai" è insopportabilmente vero. non so prendermi cura. di me.



martedì, luglio 11, 2017

C'era un sacco di disordine, un non ci pensare accanto al mio cuscino e io. Che ti aspettavo mentre restavi fermo, in ritardo ai mille appuntamenti a cui ti ho invitato in questi anni senza avvisarti. Seduta su un'altalena, coraggiosa a metà, mentre nessuno mi spinge. Il tuo biglietto aereo nella tua mano e le mie paure nell'altra. 

giovedì, giugno 29, 2017

"Se vuoi amarmi, per null'altro sia se non che per amore."

Hai visto di quanta fretta sono capace? E non conosci ancora tutti i miei dubbi. Hai notato il mio orgoglio? Ti sei per caso accorto delle mie malinconie? Le mie insicurezze non puoi proprio perdertele. Le intolleranze, quelle devi averle avvertite. Credo per altro tu abbia già avuto modo di notare una certa contrarietà verso chi mi contraddice. Sulla permalosità bisognerebbe quindi che ti concentri. Con la testardaggine c'avrai già fatto i conti, lo spero bene. Dei silenzi ci sarebbe tanto da parlare. Ma di certo dopo aver chiarito il perché di tanta diffidenza.
Sulle paure ci sto lavorando, magari se ti va te le mostro un'altra volta.

sabato, giugno 17, 2017

Ricordati quando sarai fuori nel mondo, cercando di guarire gli inferni, che devi sempre perdonarli prima.

Le gocce sul vetro del taxi, io e te sul sedile. Tu più distante di quanto, dopo, non avresti voluto.
Il tuo computer che cade dalla scrivania mentre mi guardi. Mille fogli sparsi per terra.
La pioggia di aprile, fuori dall'ospedale, le foglie secche. Dentro un intero autunno da scaldare.
I passi su e giù sui gradini di una chiesa. Un pensiero stupido. E se fra tanti anni ci sposassimo qui?
Le peonie sul tavolo. I quadri di Chagall. Le parole crociate. La tua giacca sulle spalle.
Proprio stanotte, quella notte, c'era l'eclissi.

Abbi cura dei tuoi ricordi, perché non puoi viverli di nuovo.