giovedì, gennaio 18, 2018

Vuoto per pieno.

Questa strana solitudine che mi scava dentro.
Che drena tra le parole che non dico, ciò che non racconto, i come stai a cui non rispondo.
Questo silenzio sempre più profondo.
Anche con mille persone intorno, da anni, senza controllo.
Mi danno una forma che non riconosco.








mercoledì, gennaio 17, 2018

Il tempo degli altri, quello tuo che non torna, che passa, che ti sembra sia sempre lì, che vuoi accada, che poi succede, che poi vedrai, e non accade, non succede, non vedrai.
Ho sempre fatto male i conti con gli ormai è troppo tardi.



domenica, gennaio 07, 2018

Per l'ultima volta.

Andare via, in posti lontanissimi, correndo su distese infinite di sabbia e terra. Allontanarsi, franando sui sentieri scoscesi e pietrosi. Fuggire, senza voltarsi, senza necessità, controllando il respiro affinché basti. Attraversare gli anni, le parole, le domande, senza farsi afferrare. Superare l'affanno, le notti insonni, l'assenza. Correre più forte per scrollarsi di dosso questa tristezza, le attese. Scappare per sempre da quell'insopportabile certezza.
Di nuovo.
Non scriverne più una parola. E alla fine nascondermi, perché il pensiero non possa più trovarmi.

giovedì, gennaio 04, 2018

Ho cercato di farla allenare alla corda, e sfiancarla. L'ho lasciata chiudersi in una stanza, per non incontrare nessuno. L'ho tenuta sveglia a notte fonda, con le luci forti, spente, o la musica accesa. L'ho spinta in avanti mentre puntava i piedi, nervosissima. Le ho chiesto di pazientare, di non scappare. Ho chiuso a chiave i suoi conforti peggiori, per obbligarla ad essere migliore. L'ho lasciata sprofondare, in luoghi profondissimi, insopportabili. Ho atteso le venisse voglia di tornare, di dimenticare. L'ho costretta a dormire accanto alle sue paure peggiori. Le ho permesso d'essere scontrosa, irritante, sfacciata. Non l'ho fermata se pretendeva, se scioccamente s'impuntava, se non taceva. L'ho umiliata, s'è fatta umiliare. Le ho disegnato confini e non li abbiamo rispettati. Non l'ho perdonata, l'ho confortata per non essere riuscita a perdonarla. Mi ha scavalcata, mal sopportata. L'ho scavalcata, mal sopportata. L'ho tradita, dio quanto vorrei non averla tradita. L'ho trascinata, agitata, insicura, snervata, dove dell'altro l'avrebbe sfinita.

Non sa più credere, nemmeno in me, la mia fiducia.





domenica, dicembre 31, 2017

L'odore dello zucchero caldo, il pentolino sul fuoco, le uova gialle.
Da bambina il crème caramel mi sembrava un dolce misterioso.
Ci voleva pazienza, la temperatura giusta, una teglia strana col buco al centro. Era molto diverso dagli altri dolci, era un dolce delicato.
Mi teneva col fiato sospeso perché galleggiava morbido mentre stavo col naso incollato al forno e sino ad un attimo prima di servirlo, non sapevi mai se era riuscito. 
Allora non sapevo che mille altre volte nella vita avrei dovuto accettare che ogni cosa delicata ha le sue regole. 


mercoledì, dicembre 13, 2017

I miei lunghissimi silenzi

Temo questa solitudine profonda, che mi scolpisce da dentro.
Mi sembra di diventare sempre più dura, e difficile.
E i miei desideri, scavano, come gocce.


venerdì, dicembre 08, 2017

L'empatia è una fregatura

Delle parole degli altri, che mi attraversano.
Degli instancabili racconti, che mi rimangono addosso.
Delle smorfie fastidiose, che dopo le ricordo ancora.
Di tutte le risposte affollate ai miei "come stai?"
Di tutti i presuntuosi "io".
Di tutti gli smarriti "forse", "ripensandoci".
Di quei maltrattati "lui" "lei".
Della voglia, irrefrenabile, che ha la gente di parlare.

Che a volte mi sembra solo di ascoltare, e ascoltare.
Che la gente ne approfitta.
Che non se ne accorge, di cosa dice.
Che mal sopporto quando divento un contenitore.
Che sono schiacciata dai racconti, dalle loro tristezze.
Che se iniziano poi persino lo pretendono.
Che non farebbe differenza fosse un altro ad ascoltare.
Che mi chiedo come non abbiano mai il dubbio, possa aver anch'io qualcosa da raccontare.

mercoledì, novembre 29, 2017

Di quando divento grande

Questo continuo prendermi in braccio, tutte le notti, per portarmi assonnata dentro il mio letto, io ho imparato a farlo da sola. 

A volte sono davvero stanchissima.

lunedì, novembre 20, 2017

Una gassa d'amante


"Lo svantaggio è che, mentre è un nodo molto forte sotto carico, ha una tendenza ad allentarsi e a slegarsi quando è scarico e agitato per un po'."

Mi sono mossa tra fili intricatissimi, nodi ovunque e il ricordo di un dolore fortissimo. Ma se solo sapessi, in silenzio, quante volte ti ho atteso. Quante volte ho atteso che venissi a riprenderti quello che avevi lasciato, che ritrovassi le parole che ho scritto in questi anni, che ti accorgessi di quelle stanze, ancora chiuse, che ho tenuto per te.

Continui ancora a cercare di legarmi il cuore con uno dei nodi più facili da slegare. E io questo non ho mai saputo perdonartelo.

venerdì, novembre 10, 2017

I miei entusiasmi giocano coi mattoncini in legno da sempre. Sono stata felice di futuri non ancora avverati tantissime volte. Sono eccezionale ad immaginarne di strabilianti, di impeccabili. Sono stata felice anche di futuri pasticciati, in città che non conoscevo o in quella in cui sono nata. Sono brava a riempirli, di desideri, di attese, di impegno, di fiducia, meno ad essere paziente.
E quanto tutto crolla all'improvviso, so proteggere gli incanti che mi rendono entusiasta anche se non s'avverano.



sabato, ottobre 21, 2017

"Vivere, come volare, ci si può riuscire soltanto poggiando su cose leggere".

La sensazione di quando qualcosa di vecchio si allontana, ti si scolla di dosso, si porta via le sue forme, i suoi odori, le sue necessità. Quel momento in cui capisci, distintamente, che alcune cose sono ingombri enormi, e che le hai tenute lì, ferme, rassicuranti, perché portarle via era faticoso, perché non eri pronta o prima o poi avrebbero avuto un senso.

Luoghi in cui non guardi mai, che hai dimenticato, spazi in cui non entri se non quando hai da mettere da parte qualcosa d'altro. E solo quando ti decidi a buttar via tutto, ti accorgi che nell'istante in cui riponendoli credevi d'essertene liberata, avevi soltanto riempito un altrove più profondo.

Andrebbe trattenuto solo ciò che è leggero, pieno e non pesante.
Io questo me lo devo ricordare.


di Amy Judd



martedì, ottobre 17, 2017

Dev'essere agitato, il silenzio di una mano che ti sale tra le cosce.
Lucido, quello che anticipa parole decise.
Faticoso, bruciante, quello di un addio.
Umido, freddo, improvvisamente caldo, il silenzio prima di un bacio.
Durante una lite, corto e nodoso.
Salato, quello alle labbra dopo aver fatto l'amore.
Amaro, impastato, il silenzio dei falsi rimpianti.

Sono instancabili i silenzi irrequieti, ferrosi, che ti porti schiacciati profondissimi in fondo allo stomaco. E ce ne sono degli altri, di cui nemmeno ti accorgi, che covano tiepidi le tue parole migliori.



venerdì, ottobre 06, 2017

Come le farfalle

Ho giocato tantissime volte a fare i grandi. Quando non ci pensi è un gioco facilissimo, tu stai fermo, il resto ti scorre intorno, dai un giudizio lì, fai un gesto là, finché qualcosa accade, spariglia tutto e si ricomincia. È quando ci pensi, se ti soffermi, se ti chini sulle gambe, come a guardare una coccinella su un fiore, che fa la differenza. Un pallino nero, due pallini, tre, quattro, cinque. Rosso, su una margherita bianca. Porta fortuna.
E allora aspetti, per anni, settimane, mesi, che qualcosa di fortunato accada. Stai lì fermo ad aspettare che una magia ti travolga, ti spinga toccandoti la spalla facendoti cadere indietro ridendo sul prato. Stai lì, e aspetti le magie. A volte accadono, moltissime altre invece il resto ti scorre intorno, dovresti avere un parere e non ce l'hai, i gesti sono scomposti, ti sembra che nulla accada e il tempo corre lunghissimo, lungo, disteso.
Da piccola volevo essere grande. Volevo essere grande perché da grande, ero sicura, avrei avuto le mie soluzioni, le mie risposte certe. Da piccola avevo fiducia nella me che sarei stata da grande.
Adesso, da grande, ne ho persino di più. Perché non so stare ferma, perché corro, perché ho capito che la maggior parte delle volte non servono giudizi, pareri, perché i miei gesti li faccio affinché qualcosa accada. E se qualcuno, il caso, spariglia tutto, so decidere se ricominciare o lasciarmi cadere indietro, le spalle distese, sul prato, cercando di fare il mio tempo.

Le coccinelle non mi sono davvero mai piaciute. Troppo frenetiche. Come le farfalle.

Michele Parliament

mercoledì, ottobre 04, 2017

Della mia voglia di parlare.

- Aspetta, le stringo un po' e le dita le metto così.
- Ok...
- No anzi, credo serva il braccio intero.
- Non so, fai tu
- Hai visto le linee del palmo come si arricciano?
- Sì
- Ti fa paura?
- Un po'
- Potrebbe starci una manciata di sabbia
- Potrebbe...
- O un pulcino
- Non devi per forza
- Vieni qui
- ...
- Vieni qui, l'ho preparato per te
- Lo so ma avrai altro da fare
- Certo, ma adesso vieni qui
- ...
- Mettile qui
- Dove?
- Qui, tra le mie mani intanto
- E poi?
- Ed è il tuo nido
- Un nido?
- Sì
- Un nido per cosa?
- Un nido per le tue parole.



venerdì, settembre 29, 2017

Il mio necrologio

Ale - Scusa scusa ti stavo ascoltando
Ali - A cosa stavi pensando?
Ale - Al mio necrologio
Ali - Come al tuo necrologio?
Ale- Eh sì
Ali - Non ci pensare adesso, te lo scrivo io settimana prossima!


Venerdì 29 Settembre
Ore 15:41
Email da: Alice
Oggetto: Che non si sa mai

Alessandra Bacci, una vita per il social

Il Paradiso si rifà il look e cambia foto profilo spalancando le sue porte alla piccola Ale. 
Dopo un poke, 4 wazzup, 2 messaggi vocali, 8 selfie di protesta ed una velata minaccia di hackeraggio del Server Divino della paradisiaca isola di Aruba, il buon San Pietro accoglie la richiesta della nostra bambina speciale di lasciare i Campi Elisi per una comoda suite gluten-free e sopratutto free-wifi nel regno dei cieli. 
Una carriera luminosa quella di Alessandra, laureata alla Vattelapesca con una tesi sui messaggi subliminali in casa Walt Disney e che ha visto il suo apice nella memorabile assunzione a luci rosse dell’Hercules più hot di pornhub. 
Ci mancheranno il suo discreto accento del sud, la sua leggendaria 36F (che ai saldi manco per il cazzo), la sua allegria, le sue cosce che non vanno proprio con le sue piccole Adidas. 
I funerali, celebrati in una graziosa chiesetta sconsacrata consigliata dall’ormai famoso Herculherpes, hanno visto esaudite le ultime volontà della defunta. La sostituzione dell’acqua santa con olio bollente di girasole e dell’ostia con gli arancini al ragù di piselli, è diventata ormai virale. Foodporn verserà ad Ettore, unico erede di Alessandra, il ricavato dei diritti in crocchette. Seppellita con lei anche la sua taglia 40 ormai trapassata da tempo. 
Una schiera di ex fidanzati affranti occupano i banchi delle ultime file, confortandosi, confrontandosi e snocciolando come si snocciolano le perline dei rosari, le prestazioni sessuali della nostra Ale. Al passaggio tra i banchi col sacchettino delle offerte nonna Lina ha un malore. Niente dottori tra gli ex di Alessandra, ma ad un selfie quasi nessuno ha rinunciato.
Ciao Ale e mangia qualcosa che sei tutta sciupata.

Scritto da Alice Grazia