sabato, giugno 17, 2017

Ricordati quando sarai fuori nel mondo, cercando di guarire gli inferni, che devi sempre perdonarli prima.

Le gocce sul vetro del taxi, io e te sul sedile. Tu più distante di quanto, dopo, non avresti voluto.
Il tuo computer che cade dalla scrivania mentre mi guardi. Mille fogli sparsi per terra.
La pioggia di aprile, fuori dall'ospedale, le foglie secche. Dentro un intero autunno da scaldare.
I passi su e giù sui gradini di una chiesa. Un pensiero stupido. E se fra tanti anni ci sposassimo qui?
Le peonie sul tavolo. I quadri di Chagall. Le parole crociate. La tua giacca sulle spalle.
Proprio stanotte, quella notte, c'era l'eclissi.

Abbi cura dei tuoi ricordi, perché non puoi viverli di nuovo.




giovedì, giugno 08, 2017

Ciliegia, sette, prugna.
Se vinco mi compro una macchina.
Ciliegia, prugna, prugna.
Sette, sette, prugna.
Ho del grasso sotto le unghia.
Ciliegia, ciliegia, sette.
Prugna, prugna, sette.
Sì, ma non la macchina che vuole mia moglie.

Prugna, sette, sette.
Devo ricordarmi di comprare il latte.
Ciliegia, ciliegia, sette.
Non ho chiamato mia sorella.
Sette, sette, prugna.
Domenica in chiesa glielo dico.
Prugna, ciliegia, sette.

Ciliegia, prugna, prugna.
C'ha pure un tatuaggio sul culo quella.
Prugna, ciliegia, ciliegia.
Che stronzo.
Prugna, prugna, sette.
Se lo becco di nuovo a fare il coglione.
Sette, sette, ciliegia.
Ciliegia, sette, prugna.

Sette, prugna, ciliegia.
Devo trovare un altro lavoro.
Prugna, ciliegia, ciliegia.
Magari l'amico di Stefano mi può aiutare.
Sette, sette, prugna.
Scarpe per ora si tiene quelle che ha.
Ciliegia, prugna, prugna.
Domani lo dico a sua madre.

Sette, ciliegia, sette.
Ma vuoi mettere che vinco?
Ciliegia, ciliegia, sette.
Dai dai dai cazzo.
Sette, sette, prugna.
Dai che voglio vincere!
Prugna, ciliegia, sette.
Se vinco vado ai Caraibi.

Prugna, prugna, sette.
Ciliegia, ciliegia, sette.
Prugna, ciliegia, prugna.
Sette, sette, ciliegia.
Prugna, ciliegia, prugna.
Devo comprare le sigarette.
Prugna, sette, sette.
Ciliegia, sette, sette.



lunedì, giugno 05, 2017

Così è l'amore.

- Giochiamo al gioco del silenzio!
- Ma io voglio parlare
- No, adesso giochiamo al gioco del silenzio.
- No io voglio giocare ai soldatini
- Dai giochiamo
- Ai soldatini?
- Nooooo... io voglio giocare al gioco del silenzio!
- Ma io mi annoio
- Facciamo che io conto fino a tre e a tre stiamo zitti.
- Io voglio giocare ai soldatini o alle costruzioni
- Se giochiamo alle costruzioni, io gioco coi dinosauri
- Allora io faccio i buoni e tu fai i cattivi
- Io voglio fare i buoni
- No i dinosauri sono cattivi
- Allora io faccio i soldatini
- I soldatini difendono New York
- Tu fai i dinosauri
- No! Io costruisco New York e tu coi soldatini la difendi.
- Sì
- Tu però la difendi dai cattivi.
- E i cattivi chi li fa?
- Tu
- Ma io sono i buoni
- Allora i cattivi li faccio io.
- Tu fai i cattivi, io faccio i soldatini e costruiamo New York
- E poi i dinosauri la distruggono
- Però aspetta
- Cosa?
- Prima la dobbiamo costruire
- Sì
- Qui ci mettiamo la centrale di polizia
- Io qui ci voglio mettere i pompieri
- Sì e poi qui atterra l'aereo
- E poi il dinosauro la distrugge SBRUASHHHH!
- ANCORA NOOOOOO prima dobbiamo finire! Tu eri i buoni!
- Ora voglio fare i cattivi
- No, i cattivi li faccio io!
- La pista delle macchine la mettiamo che va da qui a lì
- E l'aereo di Batman poi atterra sui pompieri
- Sì, e poi i soldatini lo aiutano
- E poi arriva Magneto
- E distrugge tutto SBIIISHHHH!!!!
- STAI ROMPENDO TUTTO!!!!
- Ma io voglio giocare coi soldatini!
- Io piglio i dinosauri
- Io prendo l'aereo
- Io prendo la moto
- Facciamo a chi arriva prima?
- Sì però adesso tu mettiti lì che tiro in porta.
- Ok, poi tiro io e tu fai il portiere.
- Sì, ma tre tiri e poi cambio.





venerdì, maggio 12, 2017

Avevate tutti un sacco di cose da dire ed io nessuna. Perché non avevo alcuna voglia di ascoltare. C'erano lì intorno persino meno cose di quante riuscivate a dirne eppure parlavate tanto da mettermi il dubbio di poter capire.
Alla fine, però, ho capito lo stesso.
Che non vi importava nulla di chi vi stesse a sentire. Così le parole si scarmigliavano nell'aria, scoppiando delicate come le bolle di sapone. Le puntavate dritte come spade e aizzate, ringhiavano dure alle catene. C'era un gran caos ed era impossibile capire cosa non avreste voluto dire. E una parola ferì qualcuno che passava lì per caso.
Avevate tutti un sacco di cose da dire e nessuna voglia di ascoltare.

giovedì, maggio 11, 2017

"Ringraziamento" di Wislawa Symborska

Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.
La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.
Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.
Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono,
ciò che l’amore mai perdonerebbe.
Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.
I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.
E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.
È merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.
Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.
“Non devo loro nulla” -
direbbe l’amore
su questa questione aperta.
(da Vista con granello di sabbia)

giovedì, aprile 06, 2017

I miei conforti sono fatti di silenzi umidi e parole antiche.
È così che ti ascolto, mentre mi parli, anni fa.
E niente è in fondo un vero problema.
E nulla mi deve fare arrabbiare, se non ne vale la pena.

Un desiderio acerbo non dovrebbe mai avverarsi.
Nemmeno quelli conservati a lungo, già che diventano dell'altro, sedimentano.
E corro, in tutto, per scapparti.
E la nostalgia ha saliva amara, la mano nascosta, il tempo raccolto.
E c'è questo silenzio asciutto, questa fretta che mi aspetta, al mattino.

Ci vuole energia a non riempirsi il cuore di rimpianti.





martedì, marzo 21, 2017

A volte mi manchi così tanto da non riconoscermi più.

Poi ci rifletto e so che se ti ritrovassi rischierei di perdermi ancora. 
Resto in bilico allora. 

Se sono brava a ritrovarmi è perché in fondo non lo sono mai stata a perdermi. E perché non lo sono, disposta, a perdermi. Mai. Da mai. 

Tira una riga, mi dicevano, e poi fai le somme. Me più te fa non fa sempre io. 

mercoledì, febbraio 08, 2017

Alle volte.

Ci vuole un sacco di fegato, alle volte. 

Per non dire ciò che si pensa, per crearsi spazio e dirlo. 
Per ignorare le cose inutili che chiamano attenzione, per non lasciarsi distrarre.
Per rimanere onesti.
Ci vuole fegato a non diventare cinici, irrequieti, insonni. 
Ci vuole un sacco di fegato per mettere in fila una con l'altra le scelte di ogni giorno. 
Ce ne vuole per dimenticare, a non aspettare, a dirsi di cercare, di non accontentarsi. 
Ma più di tutto ce ne vuole per difendere il proprio tempo, senza farlo diventare un' ossessione. 

martedì, dicembre 27, 2016

Io sono i miei desideri.

Qualcuno una volta mi disse che dovevo smetterla d'avere aspettative. Che le aspettative potevano rovinare tutto, la spontaneità, lo slancio, il furore, buono o cattivo che fosse. 

Ci ho riflettuto per tantissimi anni, ci ho pensato e ripensato, ho cercato di capire se fosse o meno un buon consiglio, per capirlo, alla fin fine. 
Non lo era, un buon consiglio. 
Era un parere timoroso, era disillusione, poca ambizione, incapacità di voler qualcosa davvero. Ora lo so.

Perché desiderare con passione, è faticosissimo. Non lasciarsi vincere dal pessimismo, dal cinismo, ancora di più. 

Così ora lo so, ne sono convinta davvero, che non avere aspettative è una sconfitta, non anelare a qualcosa di più, è  un'insopportabile difesa. 

Perché smetti di desiderare, d'aspettare, solo quando hai perso ogni fiducia, ogni ondata di energia. E se smetti d'avere aspettative, hai perso te stesso, alla fine di tutto. 


giovedì, dicembre 15, 2016

Le peonie, ad esempio.

I rimpianti mi sono sempre stati estranei.
Eppure ho insopportabili nostalgie di cose mai accadute.



giovedì, novembre 10, 2016

Labirinto

E ora qualche passo
da parete a parete,
su per questi gradini
o giù per quelli,
e poi un po’ a sinistra,
se non a destra,
dal muro in fondo al muro
fino alla settima soglia,
da ovunque, verso ovunque
fino al crocevia,
dove convergono,
per poi disperdersi
le tue speranze, errori, dolori,
sforzi, propositi e nuove speranze.
Una via dopo l’altra,
ma senza ritorno.
Accessibile soltanto
ciò che sta davanti a te,
e laggiù, a mo’ di conforto,
curva dopo curva,
e stupore su stupore,
e veduta su veduta.
Puoi decidere
dove essere o non essere,
saltare, svoltare
pur di non farti sfuggire.
Quindi di qui o di qua,
magari per di lì,
per istinto, intuizione,
per ragione, di sbieco,
alla cieca,
per scorciatoie intricate.
Attraverso infilate di file
di corridoi, di portoni,
in fretta, perché nel tempo
hai poco tempo,
da luogo a luogo
fino a molti ancora aperti,
dove c’è buio e incertezza
ma insieme chiarore, incanto
dove c’è gioia, benché il dolore
sia pressoché lì accanto
e altrove, qua e là,
in un altro luogo e ovunque
felicità nell’infelicità
come parentesi dentro parentesi,
e così sia
e d’improvviso un dirupo,
un dirupo, ma un ponticello,
un ponticello, ma traballante,
traballante, ma solo quello,
perché un altro non c’è.
Deve pur esserci un’uscita,
è più che certo.
Ma non tu la cerchi,
è lei che ti cerca,
è lei fin dall’inizio
che ti insegue,
e il labirinto
altro non è
se non la tua, finché è possibile,
la tua, finché è tua,
fuga, fuga.

Wislawa Szymborska

...perché non volevo promesse ma non volevo nemmeno paure.
lo scrissi cinque anni fa.
di alcune cose sembra io non riesca a liberarmi mai.

domenica, ottobre 02, 2016

Quando divento grande

Di quando le cose non ti fanno più male come una volta e in fondo non lo capisci, se sei diventato un po' più arido o un po' più forte. E quasi fa più paura.



giovedì, luglio 28, 2016

Altrimenti non accade.

Forse se non ce l'hai qualcuno deve insegnartela, la fiducia.
Perché ci sono persone, come me, che la fiducia non l'hanno imparata.
È sempre stata una fatica, ha sempre richiesto pazienza, razionalità.
E invece la fiducia non ha nulla a che fare con l'impegno.
Perché per fidarsi di qualcuno bisogna imparare a leggerne le scelte, i gesti, gli sguardi ed i segreti. E se nessuno te lo insegna, se chi hai vicino non sa farlo, allora impiegherai del tempo o non accadrà mai.
Ha un difetto la fiducia, uno solo, non si fa scegliere, nemmeno a metterci tutta la più buona volontà.




mercoledì, luglio 20, 2016

Di cosa sono capace, tu non lo sai

Tu non lo ricordi, forse non lo sai, forse non lo saprai mai, ma sono capace di tristezze profondissime, io.

Affiorano ogni tanto, di notte, con un suono, una parola, un gesto. 
Tristezze ataviche, talmente antiche che a volte non sono nemmeno certa mi appartengano.
Mi prendono alla pancia, poi su alla gola, finché trattengo il pianto, se riesco.
Mi sono abituata ormai. Accadono da sempre, sin da bambina.
Se non le conoscessi tremerei di paura, potrei forse credere di avere qualche disordine dentro.
Cerco di nascondermi da tutti, quando accade. Non sempre le sento arrivare, sono come un inverno, spesso.
Sono un dolore fortissimo, una ferita profonda che si apre, e resta lì, in attesa. E dentro ci precipita tutto, tutti i miei dolori più vecchi, tutta la fatica di questi anni, le cose irrisolte, le assenze, le decisioni che ancora mi fanno male, i miei errori, tutti gli errori degli altri, tutte le insicurezze, le mie, le loro, i perdoni, quello che non saprò perdonare mai, e quello che cerco di dimenticare, quello che non dimentico.
A volte temo non mi lascino mai.
Poi invece vanno via, almeno per stanotte.