martedì, marzo 21, 2017

A volte mi manchi così tanto da non riconoscermi più.

Poi ci rifletto e so che se ti ritrovassi rischierei di perdermi ancora. 
Resto in bilico allora. 

Se sono brava a ritrovarmi è perché in fondo non lo sono mai stata a perdermi. E perché non lo sono, disposta, a perdermi. Mai. Da mai. 

Tira una riga, mi dicevano, e poi fai le somme. Me più te fa non fa sempre io. 

sabato, febbraio 11, 2017

Le cinque digital cose più interessanti di questo #Sanremo2017

Per tanti anni i miei mi hanno ripetuto che dovevo smetterla di studiare, che era tempo perso, soldi spesi male, che potevo invece contribuire davvero al mio futuro mollando tutto e iniziando a fare markette.
 Tenetelo a mente ora che leggete questo mio post, perché la vita davvero è sorprendente, ed un futuro sempre più roseo mi attende.
 La notizia del momento non potevo perdermela, per cui, zelante, quest'anno ho guardato il Festival senza perdermi un secondo se non quelle cinque sei ore della seconda puntata, e tre quattro ieri sera. Come sapete, o forse non lo sapete, la mia vita fuori da qui, quella lavorativa, la vivo comunque qui, è digitale, social, connessa h12, in mezzo a clienti internazionali, clienti pieni di soldi, clienti esigenti, riunioni, briefing, kick-off, presentazioni, brainstorming, slang e sigle incomprensibili al primo colpo, e una quotidianità con ritmi a volte deliranti che mi permette di portare a casa un dignitoso stipendio. (Alla fine sì, mi sono laureata, nonostante la mia famiglia abbia cercato di ostacolarmi in ogni modo).
 Alla luce di ciò, ho deciso di raccontarvi le 5 digital cose più interessanti di questo Sanremo 2017.
 Apprezzerete di certo l'oggettività dell'analisi e ne capirete qualcosa in più su come gira il mondo del web.

 1. Gli hashtag 
 Incredibile quest'anno la lotta degli hashtag. Mossa astuta quella tim di sponsorizzare con twitter l'hashtag ufficiale facendo apparire in automatico il logo. Efficace per aiutarne la memorabilità, ma talmente invadente che il popolo del twitter ha optato per #sanremo (al secondo posto nella classifica dei più utilizzati) e rideclinato in #Sanremo2O17 quello ufficiale. Terzo per utilizzo ma di certo il colpo più grave inferto alla miliardaria compagnia telefonica, #SanremoCeres. L'hashtag ha veicolato i contenuti più divertenti e il live twitting è stato oggettivamente il più riuscito.

 2. Il live twitting 
Nella corsa al social più tv oriented sbaraglia tutto twitter. Un alert per le aziende che continuano a sottovalutarne il valore. Il canale twitter CeresOfficial rimane a mio avviso il più reattivo, il brand riesce a mantenere personalità e carattere senza snobbare troppo l'evento tv più nazionalpopolare d'Italia. Bravi davvero.

 3. Le social room
Faticosa ancora l'integrazione snella tra tv, web e brand. Con Sanremo si consolida però la scelta di far sedere davanti alla tv alcuni influencer e dargli voce sul web. Un ibrido tra fisico e digitale che ancora non mi convince ma che indubbiamente dà un'allure più innovativa ai vecchi ed elefantiaci programmi tv.

 4. Selfie, instagram e il brand? 
 Momento top in quarta serata con la Clerici che sul palco dell'Ariston si improvvisa Ellen deGeneres. Salto sul divano mentre lei gira e rigira il telefono davanti alle telecamere, guardo la cover e mi chiedo... MA IL PRODUCT PLACEMENT DOV'É?!!!!1!!1!!! Totale delusione, siamo sempre un passo indietro anche quando copiamo gli americani.

 5. Branded Entertainment
Sanremo rimane, insieme a talent e reality show, l'evento tv italiano più corteggiato dai brand. Milioni di euro spesi per sponsorizzare qualcosa, per intromettersi nelle conversazioni della gente ed esser presenti in qualche modo. Rimane ugualmente difficile però essere davvero interessanti, pertinenti, coinvolgenti, senza sbagliare target, senza allontanarsi dal seminato, senza snaturare l'identità del brand. Ho guardato con attenzione come si è mosso il digitale, la rai (con tim), dopo i colpi inferti da mediaset in questi ultimi anni si è data finalmente una svegliata, ma rimane Il progetto Ceres, anche quest'anno, il più riuscito.
In una location poco esclusiva ma molto "inclusiva", il balcone di fianco all'Ariston, Ceres ha aperto per 6 giorni il BARISTON, il Bar di Ceres da cui con dirette video su Facebook e Twitter ha raccontato e fatto raccontare il Festival in modo divertente ai suoi influencer. Una scelta disruptive, dal giusto tone of voice, così come ci ha abituati ormai Ceres sui social. I miei complimenti.

 Detto ciò, aspettiamo l'ultima puntata, e intanto... MAMMA, MAMMA, GUARDAMI, NON SEI FINALMENTE ORGOGLIOSA DI ME??? Buzzoole

mercoledì, febbraio 08, 2017

Alle volte.

Ci vuole un sacco di fegato, alle volte. 

Per non dire ciò che si pensa, per crearsi spazio e dirlo. 
Per ignorare le cose inutili che chiamano attenzione, per non lasciarsi distrarre.
Per rimanere onesti.
Ci vuole fegato a non diventare cinici, irrequieti, insonni. 
Ci vuole un sacco di fegato per mettere in fila una con l'altra le scelte di ogni giorno. 
Ce ne vuole per dimenticare, a non aspettare, a dirsi di cercare, di non accontentarsi. 
Ma più di tutto ce ne vuole per difendere il proprio tempo, senza farlo diventare un' ossessione. 

martedì, dicembre 27, 2016

Io sono i miei desideri.

Qualcuno una volta mi disse che dovevo smetterla d'avere aspettative. Che le aspettative potevano rovinare tutto, la spontaneità, lo slancio, il furore, buono o cattivo che fosse. 

Ci ho riflettuto per tantissimi anni, ci ho pensato e ripensato, ho cercato di capire se fosse o meno un buon consiglio, per capirlo, alla fin fine. 
Non lo era, un buon consiglio. 
Era un parere timoroso, era disillusione, poca ambizione, incapacità di voler qualcosa davvero. Ora lo so.

Perché desiderare con passione, è faticosissimo. Non lasciarsi vincere dal pessimismo, dal cinismo, ancora di più. 

Così ora lo so, ne sono convinta davvero, che non avere aspettative è una sconfitta, non anelare a qualcosa di più, è  un'insopportabile difesa. 

Perché smetti di desiderare, d'aspettare, solo quando hai perso ogni fiducia, ogni ondata di energia. E se smetti d'avere aspettative, hai perso te stesso, alla fine di tutto. 


giovedì, dicembre 15, 2016

Le peonie, ad esempio.

I rimpianti mi sono sempre stati estranei.
Eppure ho insopportabili nostalgie di cose mai accadute.



giovedì, novembre 10, 2016

Labirinto

E ora qualche passo
da parete a parete,
su per questi gradini
o giù per quelli,
e poi un po’ a sinistra,
se non a destra,
dal muro in fondo al muro
fino alla settima soglia,
da ovunque, verso ovunque
fino al crocevia,
dove convergono,
per poi disperdersi
le tue speranze, errori, dolori,
sforzi, propositi e nuove speranze.
Una via dopo l’altra,
ma senza ritorno.
Accessibile soltanto
ciò che sta davanti a te,
e laggiù, a mo’ di conforto,
curva dopo curva,
e stupore su stupore,
e veduta su veduta.
Puoi decidere
dove essere o non essere,
saltare, svoltare
pur di non farti sfuggire.
Quindi di qui o di qua,
magari per di lì,
per istinto, intuizione,
per ragione, di sbieco,
alla cieca,
per scorciatoie intricate.
Attraverso infilate di file
di corridoi, di portoni,
in fretta, perché nel tempo
hai poco tempo,
da luogo a luogo
fino a molti ancora aperti,
dove c’è buio e incertezza
ma insieme chiarore, incanto
dove c’è gioia, benché il dolore
sia pressoché lì accanto
e altrove, qua e là,
in un altro luogo e ovunque
felicità nell’infelicità
come parentesi dentro parentesi,
e così sia
e d’improvviso un dirupo,
un dirupo, ma un ponticello,
un ponticello, ma traballante,
traballante, ma solo quello,
perché un altro non c’è.
Deve pur esserci un’uscita,
è più che certo.
Ma non tu la cerchi,
è lei che ti cerca,
è lei fin dall’inizio
che ti insegue,
e il labirinto
altro non è
se non la tua, finché è possibile,
la tua, finché è tua,
fuga, fuga.

Wislawa Szymborska

...perché non volevo promesse ma non volevo nemmeno paure.
lo scrissi cinque anni fa.
di alcune cose sembra io non riesca a liberarmi mai.

domenica, ottobre 02, 2016

Quando divento grande

Di quando le cose non ti fanno più male come una volta e in fondo non lo capisci, se sei diventato un po' più arido o un po' più forte. E quasi fa più paura.



giovedì, luglio 28, 2016

Altrimenti non accade.

Forse se non ce l'hai qualcuno deve insegnartela, la fiducia.
Perché ci sono persone, come me, che la fiducia non l'hanno imparata.
È sempre stata una fatica, ha sempre richiesto pazienza, razionalità.
E invece la fiducia non ha nulla a che fare con l'impegno.
Perché per fidarsi di qualcuno bisogna imparare a leggerne le scelte, i gesti, gli sguardi ed i segreti. E se nessuno te lo insegna, se chi hai vicino non sa farlo, allora impiegherai del tempo o non accadrà mai.
Ha un difetto la fiducia, uno solo, non si fa scegliere, nemmeno a metterci tutta la più buona volontà.




mercoledì, luglio 20, 2016

Di cosa sono capace, tu non lo sai

Tu non lo ricordi, forse non lo sai, forse non lo saprai mai, ma sono capace di tristezze profondissime, io.

Affiorano ogni tanto, di notte, con un suono, una parola, un gesto. 
Tristezze ataviche, talmente antiche che a volte non sono nemmeno certa mi appartengano.
Mi prendono alla pancia, poi su alla gola, finché trattengo il pianto, se riesco.
Mi sono abituata ormai. Accadono da sempre, sin da bambina.
Se non le conoscessi tremerei di paura, potrei forse credere di avere qualche disordine dentro.
Cerco di nascondermi da tutti, quando accade. Non sempre le sento arrivare, sono come un inverno, spesso.
Sono un dolore fortissimo, una ferita profonda che si apre, e resta lì, in attesa. E dentro ci precipita tutto, tutti i miei dolori più vecchi, tutta la fatica di questi anni, le cose irrisolte, le assenze, le decisioni che ancora mi fanno male, i miei errori, tutti gli errori degli altri, tutte le insicurezze, le mie, le loro, i perdoni, quello che non saprò perdonare mai, e quello che cerco di dimenticare, quello che non dimentico.
A volte temo non mi lascino mai.
Poi invece vanno via, almeno per stanotte.


venerdì, luglio 15, 2016

Prendersi cura di sé.

La felicità della tua via dipende dalla qualità dei tuoi pensieri, diceva Marco Aurelio.


giovedì, luglio 07, 2016

Ho imparato a stare in silenzio quando ho il cuore ferito.
Ho imparato ad alzarmi al mattino anche senza conforto.
Ho imparato a parlare senza la voce rotta durante il giorno anche se un nodo mi stringe in gola.
Ho imparato a sedermi alla mia scrivania in ufficio invece di restare a letto tutto il giorno.
Ho imparato che c'è sempre una porta dietro cui appoggiarmi quando non mi riesce di tenere a posto le lacrime.
Ho imparato a scrollarmi di dosso le malinconie inutili, e anche quelle utili, che non ho tempo da perdere.
Ho imparato che ho paura e saperlo è il mio esorcismo più prezioso.
Ho imparato che se ferisco il male più doloroso è il mio.
Ho imparato che se qualcuno viene ferito ci va sempre di mezzo qualcun altro.
Ho imparato che se mi feriscono, a volte è più importante che qualcun altro non lo sappia.
Ho imparato che prima di urlare, bisogna riflettere se c'è qualcuno che ascolta.
Ho imparato a cucinare anche se non ho fame, ad andare da sola in ospedale.
Ho imparato a restare dritta e in piedi anche se non ho due gambe alte a cui aggrapparmi e una pancia morbida su cui poggiare la testa.

È stato difficilissimo imparare.


mercoledì, luglio 06, 2016

[dialoghi veri, o forse no.]

- E se ti chiedessi come fai a sapere di amarla?
- Voglio dargliene una che quando si girerà indietro penserà "DIO MIO WOW!"
- Ma cosa?
- Di vita.






lunedì, giugno 27, 2016

Mi chiedo se sei un rifugio, un riparo che reinventa la mia fantasia. Mi chiedo da anni se scappo in te per fuggire da me, se mi senti quando ti cerco io, se ti conservo per timore di aver sbagliato io.

C'è un posto in me che è per te, un silenzio inquieto che appartiene a te. 

Sei oltre un'accadere di me, una folata capace di schiantare le porte oltre cui ho chiuso per sempre te. 

E se accadrà si solleveranno in volo i teli bianchi sotto cui ho nascosto me, le piccole cose, i mobili fermi. 
Inerme non mi piacerei.
Forse per questo mi sono affezionata all'incertezza.






lunedì, giugno 13, 2016

Sai quando ho capito come si sa se si vuole bene a qualcuno?
Nelle notti di Natale, quando ero bambina, stai a sentire.

C'erano i mobili di legno finto, le tovaglie a scacchi con gli agrifogli stampati, le scacciate, le teglie di alluminio, il frizzìo delle Coca Cola appena aperte, i bicchieri rossi, i piatti rossi, le luci tutte accese, i cappotti ammucchiati sul lettone, le presine macchiate di pomodoro e un po' bruciate dai fornelli, le luci dell'albero luccicanti, quei cinque, sei, regali impacchettati con la carta tutta uguale, le chiavi ammucchiate sull'ingresso, e poi io.
C'era la notte, il Natale, e poi io. E appena nessuno mi vedeva scappavo a nascondermi al buio da sola. E sai cos'è che succedeva? Che non riuscivo a contenere il magone, minuscola com'ero.
Era Natale ed io sapevo che lui, lei, non c'era.
E non mi faceva star male la loro assenza in quel momento, ma il pensiero di me che ad anni alterni non potevo rendere più felice la loro festa.

Avevo sette anni, ed è con un gran male dentro che ho imparato a capire come si sa se si vuole bene a qualcuno.