mercoledì, gennaio 16, 2019

Ad alcuni miei pensieri manca la coda.

Sento bussare alla porta, "posso entrare?", "certo vieni", cammina con il suo passo lento e dinoccolato verso la mia stanza, "posso?", "vieni, vieni", si affaccia dallo stipite e mi chiede come sto.
"Sto".
Mi guarda, mi sorride e decisa mi risponde "c'è sempre un motivo per cui si rimane fermi. non succede nulla per caso. vuol dire che la vita voleva ti fermassi. si vede che avevi qualcosa su cui riflettere con te stessa", e così si gira e se ne va.
"Grazie!".
"Di nulla!".
E sono rimasta immobile, ancora a letto, ferma a guardare il soffitto.




domenica, dicembre 23, 2018

Ciò che ricordo. [Agli uomini che mi hanno amata]

L'ultimo morso di un panino, il movimento della spugna sui piatti, le carezze di una rosa sulla mia schiena, l'impugnatura stretta del manubrio di una bicicletta, le dita volgari che si allargano ai lati della bocca fumando una sigaretta, una mosca stretta in pugno mentre vola, il plettro tra i denti, la giacca sulle spalle una notte d'estate, lo schermo del telefono capovolto, la morse strette tra le lenzuola.
È in me una collezione di ricordi, di gesti attenti, insopportabili, distratti. La attraverso tutte le volte in cui mi chiedo come dev'essere chi desidero avere accanto.

Forse ho da chiedere scusa, perché ogni angolo di me, per me, è ancora vergine.







mercoledì, dicembre 12, 2018

La verità, vi prego, sull’amore di W.H. Auden

Dicono alcuni che amore è un bambino,
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo,
e alcuni che è un’assurdità,
e quando ho domandato al mio vicino,
che aveva tutta l’aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che
non era il caso, no.

 Assomiglia a una coppia di pigiami,
o al salame dove non c’è da bere?
Per l’odore può ricordare i lama,
o avrà un profumo consolante?
E’ pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?
E’ tagliente o ben liscio lungo gli orli?
La verità, vi prego, sull'amore.

I manuali di storia ce ne parlano
in qualche noticina misteriosa,
ma è un argomento assai comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi,
e l’ho visto persino scribacchiato
sul retro degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un alsaziano a dieta
o il bum-bum di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione
su una sega o uno Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo?
Apprezzerà soltanto roba classica?
Smetterà se si vuole un po’ di pace?
La verità, vi prego, sul'amore.

Sono andato a guardare nel bersò;
lì non c’era mai stato;
ho esplorato il Tamigi a Maidenhead,
e poi l’aria balsamica di Brighton.
Non so che cosa mi cantasse il merlo,
o che cosa dicesse il tulipano,
ma non era nascosto nel pollaio,
e non era nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull'altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
E’ un buon patriota o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se spinte?
La verità, vi prego, sull'amore.

Mi hanno detto che non puoi dimenticare
quello che provi quando lo incontri,
l’ho cercato da quando ero un bambino
ma non l’ho ancora trovato:
sto per avere trentacinque anni
e ancora non so
che tipo di creatura può essere
che riesce a turbare così.

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
La verità, vi prego, sull'amore.


mercoledì, novembre 21, 2018

Raddoppiano i miei anni lontano da casa, quest'anno.
E "casa" è una dimensione molto fluida, fatta delle mie nostalgie più timide, dei viali alberati a cui mi affeziono, dei miei amori vissuti o irrisolti, del profumo morbido di mia mamma, delle valige pronte all'ultimo secondo, degli abbracci stretti agli aeroporti, delle rughe nuove sui sorrisi al mio ritorno, delle candeline sulle torte, delle mie cene silenziose e sole, delle lucine di natale sulle porte, della mano di mio padre che prende ancora la mia prima d'attraversare.
Raddoppiano gli anni di questa scelta che a volte mi sembra terribile e incosciente inutilmente.
Eppure guardandoli all'indietro, so che la rifarei.




sabato, novembre 10, 2018

Se rinasco, prossima volta meno empatica, grazie.

Accettare che alcuni dettagli non li nota nessuno, che alcuni gesti possono contare meno per altri, che certe attenzioni potrebbero essere insignificanti per qualcuno.
E resistere.
E rimanere accorti, premurosi, delicati.
E non diventare cinici, freddi, disillusi.


lunedì, novembre 05, 2018

Da piccola, di notte, accanto a mia madre, cercavo di non sprofondare nella curva sul materasso lasciata da mio padre. La detestavo, perché nonostante cercassi di rimanerne fuori ci precipitavo sempre dentro. Alla fine dormivo appallottolata nella sua impronta e all'alba, tornato dal lavoro, mi riportava addormentata in braccio nel mio letto.

Sono passati tantissimi anni, ma ancora oggi quando la sera vado a dormire, senza volerlo continuo a rigirarmi fino ad accucciarmi, come allora, nella forma invisibile dei miei conforti.





lunedì, ottobre 29, 2018

...when it gets crisp in the fall.

Sono fatta di giorni uggiosi, foglie colorate per terra,  vento dentro le maniche, il cappotto, la schiena, la pancia, raggi di sole improvvisi.
Sono fatta di rumori acquattati pigri dietro le finestre chiuse delle case, del silenzio tra le lenzuola, di un'overture per pianoforte che suona lontano.
Sono fatta del profumo di zucchero caldo al mattino presto vicino ai bar, della brina fredda sui tergicristalli delle auto parcheggiate.
Sono fatta di ciclamini e ricci di castagne, e odore di terra umida, bagnata.
Sono fatta di conchiglie fredde nella sabbia, legni bianchi levigati delle onde, alghe brune sulla spiaggia.
Sono fatta per l'autunno, stagione di mezzo.


sabato, ottobre 27, 2018

Non sei mica fatta di zucchero

Ho addosso una stanchezza così stretta, densa, rigida, agguerrita, che non so più come scioglierla.
È la stanchezza dolce delle spalle che vogliono stare sempre dritte, di tutte le cose da difendere per non diventare cinica, disillusa, arrendevole. È la stanchezza ovattata di tutti i passi scalzi sul pavimento tornando a casa la sera dal lavoro, delle cene saltate, dei pranzi della domenica da sola.
È la stanchezza affollata da tutti i racconti densi, accalorati, timidi che ho ascoltato in silenzio per esserci, per essere presente con chi mi voleva accanto, vicino, lontano, tutti i giorni, la notte.
È la stanchezza attenta a tutti i gesti che noto, che faccio, che cerco di non far mancare.
È una stanchezza aggressiva, che non tollera il tempo sprecato in questioni di poco valore, in letture scadenti, in conversazioni spente. È la stanchezza delusa di una lunghissima attesa, iniziata tra i giardini di una città lontana, e disattesa. È una stanchezza furiosa verso gli errori che sapevo di dover evitare e non ho evitato. È una stanchezza rigorosa che attanaglia di impazienza tutte le cose che voglio fare e che farò.
Una stanchezza che mi conosce e fa di tutto per alleggerirsi nel cuore della notte, mentre aggiungo e tolgo desideri dal mio elenco infinito.
È la stanchezza che mi porto dentro per provare a diventare ciò che desidero essere.
E ci riuscirò. Mi disse mentre con il dito faceva rotolare sul tavolo di legno due granelli di zucchero, bianco.


giovedì, ottobre 25, 2018

I fiori tra i capelli

Vento di scirocco e i miei capelli crescono.
Perché sono fatta per essere scompigliata.
Ma in ordine. E silenzio. E calma.
E non voglio il disordine che distrugge.
E parole di troppo.
E caos oltre ciò che posso sopportare.




domenica, ottobre 14, 2018

A volte mi sento minuscola, e certe cose che guardo, persino alcune da lontano, mi schiacciano.
Mi schiaccia in modo insopportabile il cinismo, tutto quello che manca di poesia, le bugie, le brutture, ciò che è grottesco e poco delicato. Mi schiaccia la gente che non ascolta, che non è attenta ai silenzi altrui, chi cerca di prevaricare, chi sceglie parole che pungono, persino se inavvertitamente.
Mi sento minuscola, e anche se resto ferma, immobile, dritta, in ascolto, attenta, presente, dentro mi rannicchio.
Per proteggermi, salvarmi, perché nulla di tutto questo mi faccia perdere l'entusiasmo nelle cose,  perché sto cercando di riavere fiducia, senza scappare. Quant'è difficile non scappare...

Perché c'è un posto in me che è un'isola dove l'eco delle emozioni altrui è così forte da farsi vento. E il vento, senza riparo, sgretola persino la roccia.





mercoledì, ottobre 10, 2018

Le cose che so di me.

Ho cercato di farla allenare alla corda, e sfiancarla. L'ho lasciata chiudersi in una stanza, per non incontrare nessuno. L'ho tenuta sveglia a notte fonda, con le luci forti, spente, o la musica accesa. L'ho spinta in avanti mentre puntava i piedi, nervosissima. Le ho chiesto di pazientare, di non scappare. Ho chiuso a chiave i suoi conforti peggiori, per obbligarla ad essere migliore. L'ho lasciata sprofondare, in luoghi profondissimi, insopportabili. Ho atteso le venisse voglia di tornare, di dimenticare. L'ho costretta a dormire accanto alle sue paure peggiori. Le ho permesso d'essere scontrosa, irritante, sfacciata. Non l'ho fermata se pretendeva, se scioccamente s'impuntava, se non taceva. L'ho umiliata, s'è fatta umiliare. Le ho disegnato confini e non li abbiamo rispettati. Non l'ho perdonata, l'ho confortata per non essere riuscita a perdonarla. Mi ha scavalcata, mal sopportata. L'ho scavalcata, mal sopportata. L'ho tradita, dio quanto vorrei non averla tradita. L'ho trascinata, agitata, insicura, snervata, dove dell'altro l'avrebbe sfinita.

Non sa più credere, nemmeno in me, la mia fiducia.
Nemmeno adesso.

martedì, ottobre 09, 2018

E visse...

Lasci all'improvviso qualcosa alle spalle, mentre qualcuno corre da dietro ad abbracciarti.
Smetti di aspettare, quando inizi ad accorgerti che c'è qualcos'altro, in te, che riesce a sorprenderti.
Cambi i fiori da mettere al centro della casa.
Scegli parole diverse, ne cancelli alcune, perché il tuo mondo è da sempre pieno di parole.
Smetti di guardare il meteo di due città quando ti entra dentro il freddo dell'autunno.
Cambi la musica da sentire in metropolitana.
E uno dopo l'altro si rompono gli orologi di un tempo che non ha più te.






lunedì, settembre 24, 2018

Per capire a cosa tieni

E se Ale morisse?

Cambia il nome tutte le volte che vuoi e gioca alla roulette russa con i tuoi sentimenti. Ma pure con i desideri ed i rimpianti viene niente male.

lunedì, settembre 03, 2018

- È trascorso un anno.
- Mi sembra di trattenere il fiato da allora.
- Ne sono trascorsi molti di più.
- Lo so. Mi sento così da tantissimo tempo.
- Lo so. Smetti.
- Di fare cosa?
- Di trattenerlo.
- Il fiato?
- Smetti, e vieni fuori. E basta.



Swimming Pool, Maria Svarbova





martedì, agosto 28, 2018

Il Gospel a Brooklyn

Ero lì, in piedi, ad un cenno hanno iniziato a cantare.

Ottanta voci.
Mi tremava la pelle, le gambe.
Volevo piangere dall'emozione, e non farlo.
Mi sentivo felice, e riuscivo a ricacciare i pensieri tristi.
Non volevo sentire altro, perché null'altro sembrava potesse avere un suono migliore.

E ho capito che lì c'era Dio.
C'era Dio perché accanto a me tutti erano certi ci fosse.
Bastava quello.
Non serviva niente di più.

Un incanto.

E all’improvviso ho avuto paura della morte.
Una paura carica di malinconia, di tutto il tempo che credevo di avere e potrei non avere più.
Di aver contato che prima o poi dirò, farò, saprò, proverò.
E una più cieca, profonda, raggelante, di quello che non accadrà e su cui io ho chinato tutti i miei più profondi e segreti desideri.

Ed è svanito.
Perché ho desiderato più di tutto che Dio esistesse anche in me.
Perché volevo che ci fosse per salvarmi dall'angoscia.
Perché era un bisogno primitivo, viscerale, di consolazione.

E ho capito che chi crede ha un vantaggio dolcissimo sugli altri.
Una sicurezza.
Che io non avrò mai.
Un conforto.
Al di là di qualsiasi cosa, accada qui, dopo, e per sempre.