lunedì, maggio 14, 2018

Ben'Pina e una minuscola lumaca.

Sono passati più di vent'anni da quando mi ha regalato il libro in cui ci sono scritte queste parole. Da allora io ci penso ogni giorno. 
Se non vedo mai tutto nero, è solo perché lei non vede mai tutto nero. 


"La mia speranza è che tu continui per 
tutta la vita a stupirti e a compiacerti del 
mondo intorno a te.

...
Naturalmente sogno di poterti dare tutti 
i posti dove non ho potuto portarti.
Firenze, Venezia e Roma, Parigi e Praga, 
le isole greche. Ma potresti
 non volerli. Ti auguro i tuoi posti, le tue
 avvenutre, i tuoi amori. 

...
No amore, non sogno ricchezza e
 successo per te. Solo un lavoro che ti
 piaccia, abilità che tu possa perfezionare,
entusiasmi che illuminino il tuo cuore,
amici e amore in abbondanza.

...
Carissima, con tutti i prodigi della
tecnica che ci circondano ti augurerò
qualcosa di incredibilmente vecchio stile.
La gioia di leggere dei libri. Libri non
adulterati da Hollywood, o ridotti a
serial, o utilizzati da ideatori di stip di
cartoni. Solo libri: una mente che parla a
un'altra attraverso il tempo e lo spazio.

...
Cara, spero che quando sarai molto, molto,
vecchia potrai voltarti indietro e
dire "Cielo. È stata una vita davvero bella".

...
Tu hai il mio amore - l'amore che ci
unisce. Portalo con te in giro per quel
mondo che non conoscerò mai.

...
Desidero che tu sia felice, tranquilla
sicura e saggia. Ma non ancora. Prima abbi delle
avventure. 

...
Ti auguro la passione che crea e prego che la
passione che distrugge ti sfiori soltanto.

...
Come posso augurarti tutto? Ti auguro solo
che tu riesca a trovare quello che vuoi fare, e
che tu lo faccia. Bene. 

...
Ti auguro la bellezza del silenzio, la gloria
della luce del sole, il mistero dell'oscurità, la
potenza della fiamma, il potere dell'acqua, la
dolcezza dell'aria, la forza quieta della terra,
l'amore che sta alla radice stessa delle cose. Ti
auguro il miracolo della vita. 
...

Che cosa devo desiderare per te? La fede nel
valore fondamentale del genere umano, che,
mia cara, comprende anche te. 

...
Ti auguro amore. Sì, romanticherie. Ma anche
l'amore di coloro che giacciono insieme al
buio, parlando dei tempi passati. Il distendersi
di braccia di bambini, baci appiccicosi di
miele. 
Le coccole di un gattino.
Il sospiro socievole di un cane.
Un tocco rassicurante, l'illuminarsi degli occhi, il
suono della chiave nella serratura. 

...
Ti auguro una figlia proprio come te."




venerdì, maggio 11, 2018

"Le cose belle sono lente"

È diventata bianca anche l'ultima. Domani sfiorirà.

Qualcosa deve cambiare.

mercoledì, maggio 09, 2018

E chissà se si può capire che milioni di rose non profumano mica, se non sono i tuoi fiori a fiorire.

Da quel giorno le peonie hanno avuto uno strano incanto.
E non succede mai, ma queste sfiorendo sono diventate bianche come la neve.
È fiorita l'ultima.

Sono passati sette anni.





domenica, maggio 06, 2018

"Devi sempre scegliere di andare avanti, Ale. Perché indietro non esiste."

Non ho mai avuto paura della morte. Mai.
Ma inizio ad averne del tempo.
Di quello speso male, dedicato a cose che poi non contano davvero.
E penso che s'accorcia, quello che mi resta.
E guardo a quello perso.
E a ciò che se non accade adesso, me ne farà perdere ancora.
E mi dico che ho scelto accanto le persone sbagliate, perché ero sbagliata, che sono lontana da casa, ma forse non abbastanza, che ho lavorato troppo, e continuo a lavorare troppo, che per tanti anni ho amato pronfondamente qualcuno che in realtà non c'era, che ho dedicato tempo ad ascoltare cose che non m'interessava ascoltare, che non ho viaggiato quanto avrei voluto, che continuo a non saper mettere un punto alle cose che vanno spezzate, una volta e per tutte.
Perché se c'è una cosa che temo più di tutte, sono i rimpianti.
Perché mi accorgo, che se ho intorno qualcosa, qualcuno, che mi appunta al mondo, scelgo. E solo quando scelgo il mio tempo rallenta, si ferma e mi aspetta. Aspetta i miei desideri.

venerdì, maggio 04, 2018

I luoghi dei miei conforti hanno mandate e giri lunghissimi di chiavi. Sono posti dove non farmi trovare, già che se ci sono arrivata, è per fuggire da qualcosa che non voglio più provare.


mercoledì, maggio 02, 2018

C'era un sacco di confusione dentro di me.
E quel silenzio che obbliga a mettere i pensieri in fila.
Anche se non vuoi pensarci.

Accorgersi d'essersi sbagliati, per così tanti anni.
E una gran voglia, di nuovo, di dimenticare tutto.
Stavolta per sempre.

Ho smesso di cercare segni perché non volevo più trovarne.
Mi ha trovato una lumaca, e l'arcobaleno.
Andrà tutto bene.


mercoledì, aprile 25, 2018

Blois

- Si sistemerà questo cuore spezzato.
- Ma non voglio parlarne.
- Sei venuta qui, e questo è un buon posto per dimenticare.

martedì, aprile 24, 2018

E tieni a mente le cose che sai di te.

Ci siamo rivisti dopo cinque anni, ed è stato come ricordavo, come diciassette anni fa seduti uno di fronte all'altro nella cucina di una casa silenziosa, sconosciuti, e svegli entrambi chissà perché nel cuore della notte.
Com'è sempre stato, come se fosse solo ieri, c'è qualcosa nel suo modo d'ascoltarmi che riesce a non farmi sentire indiscreta. Non esistono discorsi interrotti, sospesi, non ci sono battute sarcastiche, e se rimango in silenzio, come allora, mi guarda e mi chiede di continuare a raccontare.
Siamo sempre stati lo specchio terribile e reale l'uno dell'altro. Capaci di ascoltare e farci, tenerissimi o spietati, anche le critiche più dure.

E così, nel sentirmi dirgli cosa succede, dalle sue parole mi sono accorta d'aver dimenticato, in questi ultimi anni, alcune cose che non avrei dovuto, alcune cose che so di me.

mercoledì, aprile 18, 2018

Spero tu sia sempre bella per come ti ricordo.

E mi è venuto il dubbio che no, non sono bella come mi ricorda. E sono corsa a guardare le foto di quegli anni, perché in quegli anni avevo una luce negli occhi tutta mia.

Non ricordo nemmeno più quand'è stata l'ultima volta che si è accesa. C'era qualcuno che si prendeva cura di me e io avevo molta meno paura.

giovedì, aprile 12, 2018

nel cuore ho un parco giochi


Di quella notte sulla panchina davanti al mare.
Di tutti i no e i non lo so.
Di tutte le mie fantasticherie stupide.
Di tutti questi anni.
Di quella chiesa.
Di quella volta con i gabbiani al largo.
Di tutti i viaggi mai stati.
Di così tante parole scritte.
Di ogni volta in cui ho sbagliato.
Di quando ho capito che per lui sarei tornata.
Di un'infinita attesa.
Di questo silenzio superficiale uguale a mille altri.
Di tutte le liti.
Di tutte le sorprese mai fatte.
Di tutti i compleanni soli.
Di questo tempo che è sprecato.
Di quando ormai è troppo tardi.
Di ogni giorno in cui ne ho sentito la mancanza.
Di tutte le volte in cui non c'ero.
Di tutte le volte in cui non c'era.

Di questo addio che mi sta dentro strettissimo, eppure necessario.




di Azuma Makoto

lunedì, aprile 09, 2018

Un coniglio

Ho nelle mie stanze finestre che affacciano su strade dove piove in ogni istante, altrove venti freddissimi e nebbia nelle mattine più stanche d'inverno. Ho vetri oltre i quali i ciclamini sono pieni di neve e arrabbiatissimi temporali d'autunno. Ma se solo mi attraversi, ad est entrano raggi caldissimi e avvolgenti, più a sud un'aria secca e profumata di limoni asciuga ogni malinconia e se ti fermi ad ascoltare, puoi sentire i grilli d'estate anche se non v'è alcuna stagione.
Ho corridoi su cui non apre e chiude alcuna porta, tende che volano sulle soglie mentre ballo scalza di nascosto. Una stanza con un quadro di Chagall alle pareti. Altrove una nottola che scocca solo al suonare di una musica che ho dentro.
Ho una stanza dove sedute calme intorno a un tavolo, le distanze impegnate a tenere lontani i miei ricordi di bambina, sorseggiano un tè tra porcellane inglesi e zuccheriere in sheffield.
Seppur non esiste alcun secondo piano, ho scale che salgono e non scendono per non tornare indietro nel passato. In un'altra, colonne in marmo reggono un soffitto su cui volano i palloncini che ho trovato.
Dove non ti accorgi dei muri, ci sono mangrovie tra le cui radici puoi sedere quando tutto s'ingarbuglia, e sequoie su cui arrampicarsi per guardare le cose con distacco.
Un leone bianco difende le stanze dove custodisco le mie più coraggiose scelte. Mentre nascosto lì dove ho rinchiuso le mie paure, c'è un coniglio che non so come accudire.
Ho un salone di cristalli dove non faccio entrare mai nessuno, e una grotta con minerali di incredibili colori dove si entra solo quando non si ha fretta.
Suona il mare ovunque quando faccio l'amore e il fruscio delle foglie nel vento quando sono felice.

E dentro ci sono io, che sposto tutto quando qualcosa mi spaventa, creo passaggi segreti per scappare, e continuo a tenere chiuse le porte del mio labirinto, già che ad entrarci, se solo qualcuno ci riuscisse, troverebbe subito la direzione, e così me. Senza difese.


lunedì, marzo 19, 2018

Ho lasciato pochissime cose incompiute nella mia vita.
Quattro, cinque libri scadenti, qualche film troppo violento, un esame di simbologia ebraica all'università, una cura con pillole continue, un manuale di fotografia, un ricamo quasi finito, un corso fai da te di saldatura.
Altre, già che non m'appartiene noia o indolenza, non facevano proprio per me.
Alcune, ho solo creduto di non averle concluse. Soltanto dopo, mi sono accorta che erano già finite.


venerdì, marzo 16, 2018

Post-it

Dovrei essere più saggia e invece mi sento solo più stanca.

mercoledì, marzo 07, 2018

Bilancio dei trentacinque

Ho cambiato casa tante volte. Dodici, per l'esattezza. Eccetto in questa che sono undici, all'incirca due ogni tre anni.
Ho viaggiato in sedici stati diversi. Ho avuto dieci gatti, tre cani, un furetto, un criceto, due pesci, una gallina, un'anatra, una tortora, due conigli, infinite lumache.
Ero piccola al primo divorzio, adolescente al secondo. Ho avuto due mamme, tre papà, un fratello, undici nonni, una sorella dai sei, altre due dai sedici, un nipotino.
Ho visitato Venezia almeno venti volte. Ho cambiato tre città, in altre due ho raddoppiato lo spazzolino.
Ho collezionato fazzoletti di stoffa, liste della spesa. Ho raccolto legnetti, avuto il morbillo. Mi sono rotta un piede, l'altro, la testa dietro, l'hanno aperta davanti, il mento, forse qualche dito a pallacanestro. Ho giocato in almeno tre squadre, ho gareggiato in coppia, da sola, e vinto tantissime medaglie.
Ho avuto dodici relazioni, tradito quattro uomini, tenuto per tre anni un diamante al dito.
Ho volato cinque volte in mongolfiera, ho dormito almeno dodici in stazione, ho perso un volo per la Spagna, e mai un treno.
Ho comprato tantissimi libri, ne ho letti infiniti di più.
Ho scritto millecentoventitré post in questo blog, le prime poesie a dieci anni, ventimilacentosessantaquattro tweet e un numero instancabile di liste prima di partire. Ho raccolto le uova appena fatte, tosato le pecore, munto le vacche, cavalcato tra le montagne. Ho visto film d'essai, entai, western, splatter, sud coreani, muti, giapponesi, nemmeno un horror per intero.
Mi hanno rubato un portafogli, un paio d'occhiali, non ho mai rubato nulla se non per errore. Ho sciato su piste nere, rosse e blu. Ho raccolto i bucaneve, la lavanda, le more, le margherite, i narcisi, le rose, i papaveri e le violette, le mimose, i fichi d'india, le ginestre, i funghi, gli asparagi e le castagne.
Ho preso più di undicimila pillole negli ultimi sei anni. Lavorato dalle otto alle diciotto ore in quattro aziende diverse. Tenuto lezioni in tre università.
Ho più di cinquanta paia di scarpe col tacco, undici da ginnastica, sessanta sciarpe dentro l'armadio, incalcolabili calzini spaiati. Ho annodato le cime, sciolto nodi alle collane, navigato col mare forza nove. Ho visto delfini, tartarughe, piccole balene.
Ho visto la luna far salire l'alta marea, un'incredibile eclissi e un arcobaleno così vicino da entrarci dentro.
Ho amato davvero tre uomini. Il primo era un amore troppo acerbo, l'ultimo profondissimo e mai vissuto.
Ho visitato dodici dei musei più famosi al mondo. Assaggiato tre grilli e sei, sette cavallette. Ho dipinto, cucito, cucinato, scolpito, disegnato, costruito, ammainato, pescato, coltivato, allevato, scalato, piallato, inchiodato, avvitato, saldato, seminato, allattato, cullato.

Ho pochissimi segreti.
E uno stranissimo modo di sentire gli incanti.


È solo, circa, la metà. della mia vita.





giovedì, marzo 01, 2018

Sono tornata ora dall'ufficio, e fuori nevica.
Nevica su una Milano deserta e silenziosa.
Nevica di una neve fitta e leggera, che potresti dormirci sopra se solo non si sciogliesse.
E per strada pensavo a tutti questi anni di neve quieta, incantevole, freddissima.
E che forse sto diventando difficile come questa città, che non sa vedersi bella quando è debole o se qualcosa di incerto l'attende.