sabato, novembre 10, 2018

Se rinasco, prossima volta meno empatica, grazie.

Accettare che alcuni dettagli non li nota nessuno, che alcuni gesti possono contare meno per altri, che certe attenzioni potrebbero essere insignificanti per qualcuno.
E resistere.
E rimanere accorti, premurosi, delicati.
E non diventare cinici, freddi, disillusi.


lunedì, novembre 05, 2018

Da piccola, di notte, accanto a mia madre, cercavo di non sprofondare nella curva sul materasso lasciata da mio padre. La detestavo, perché nonostante cercassi di rimanerne fuori ci precipitavo sempre dentro. Alla fine dormivo appallottolata nella sua impronta e all'alba, tornato dal lavoro, mi riportava addormentata in braccio nel mio letto.

Sono passati tantissimi anni, ma ancora oggi quando la sera vado a dormire, senza volerlo continuo a rigirarmi fino ad accucciarmi, come allora, nella forma invisibile dei miei conforti.





lunedì, ottobre 29, 2018

...when it gets crisp in the fall.

Sono fatta di giorni uggiosi, foglie colorate per terra,  vento dentro le maniche, il cappotto, la schiena, la pancia, raggi di sole improvvisi.
Sono fatta di rumori acquattati pigri dietro le finestre chiuse delle case, del silenzio tra le lenzuola, di un'overture per pianoforte che suona lontano.
Sono fatta del profumo di zucchero caldo al mattino presto vicino ai bar, della brina fredda sui tergicristalli delle auto parcheggiate.
Sono fatta di ciclamini e ricci di castagne, e odore di terra umida, bagnata.
Sono fatta di conchiglie fredde nella sabbia, legni bianchi levigati delle onde, alghe brune sulla spiaggia.
Sono fatta per l'autunno, stagione di mezzo.


sabato, ottobre 27, 2018

Non sei mica fatta di zucchero

Ho addosso una stanchezza così stretta, densa, rigida, agguerrita, che non so più come scioglierla.
È la stanchezza dolce delle spalle che vogliono stare sempre dritte, di tutte le cose da difendere per non diventare cinica, disillusa, arrendevole. È la stanchezza ovattata di tutti i passi scalzi sul pavimento tornando a casa la sera dal lavoro, delle cene saltate, dei pranzi della domenica da sola.
È la stanchezza affollata da tutti i racconti densi, accalorati, timidi che ho ascoltato in silenzio per esserci, per essere presente con chi mi voleva accanto, vicino, lontano, tutti i giorni, la notte.
È la stanchezza attenta a tutti i gesti che noto, che faccio, che cerco di non far mancare.
È una stanchezza aggressiva, che non tollera il tempo sprecato in questioni di poco valore, in letture scadenti, in conversazioni spente. È la stanchezza delusa di una lunghissima attesa, iniziata tra i giardini di una città lontana, e disattesa. È una stanchezza furiosa verso gli errori che sapevo di dover evitare e non ho evitato. È una stanchezza rigorosa che attanaglia di impazienza tutte le cose che voglio fare e che farò.
Una stanchezza che mi conosce e fa di tutto per alleggerirsi nel cuore della notte, mentre aggiungo e tolgo desideri dal mio elenco infinito.
È la stanchezza che mi porto dentro per provare a diventare ciò che desidero essere.
E ci riuscirò. Mi disse mentre con il dito faceva rotolare sul tavolo di legno due granelli di zucchero, bianco.


giovedì, ottobre 25, 2018

I fiori tra i capelli

Vento di scirocco e i miei capelli crescono.
Perché sono fatta per essere scompigliata.
Ma in ordine. E silenzio. E calma.
E non voglio il disordine che distrugge.
E parole di troppo.
E caos oltre ciò che posso sopportare.




domenica, ottobre 14, 2018

A volte mi sento minuscola, e certe cose che guardo, persino alcune da lontano, mi schiacciano.
Mi schiaccia in modo insopportabile il cinismo, tutto quello che manca di poesia, le bugie, le brutture, ciò che è grottesco e poco delicato. Mi schiaccia la gente che non ascolta, che non è attenta ai silenzi altrui, chi cerca di prevaricare, chi sceglie parole che pungono, persino se inavvertitamente.
Mi sento minuscola, e anche se resto ferma, immobile, dritta, in ascolto, attenta, presente, dentro mi rannicchio.
Per proteggermi, salvarmi, perché nulla di tutto questo mi faccia perdere l'entusiasmo nelle cose,  perché sto cercando di riavere fiducia, senza scappare. Quant'è difficile non scappare...

Perché c'è un posto in me che è un'isola dove l'eco delle emozioni altrui è così forte da farsi vento. E il vento, senza riparo, sgretola persino la roccia.





mercoledì, ottobre 10, 2018

Le cose che so di me.

Ho cercato di farla allenare alla corda, e sfiancarla. L'ho lasciata chiudersi in una stanza, per non incontrare nessuno. L'ho tenuta sveglia a notte fonda, con le luci forti, spente, o la musica accesa. L'ho spinta in avanti mentre puntava i piedi, nervosissima. Le ho chiesto di pazientare, di non scappare. Ho chiuso a chiave i suoi conforti peggiori, per obbligarla ad essere migliore. L'ho lasciata sprofondare, in luoghi profondissimi, insopportabili. Ho atteso le venisse voglia di tornare, di dimenticare. L'ho costretta a dormire accanto alle sue paure peggiori. Le ho permesso d'essere scontrosa, irritante, sfacciata. Non l'ho fermata se pretendeva, se scioccamente s'impuntava, se non taceva. L'ho umiliata, s'è fatta umiliare. Le ho disegnato confini e non li abbiamo rispettati. Non l'ho perdonata, l'ho confortata per non essere riuscita a perdonarla. Mi ha scavalcata, mal sopportata. L'ho scavalcata, mal sopportata. L'ho tradita, dio quanto vorrei non averla tradita. L'ho trascinata, agitata, insicura, snervata, dove dell'altro l'avrebbe sfinita.

Non sa più credere, nemmeno in me, la mia fiducia.
Nemmeno adesso.

martedì, ottobre 09, 2018

E visse...

Lasci all'improvviso qualcosa alle spalle, mentre qualcuno corre da dietro ad abbracciarti.
Smetti di aspettare, quando inizi ad accorgerti che c'è qualcos'altro, in te, che riesce a sorprenderti.
Cambi i fiori da mettere al centro della casa.
Scegli parole diverse, ne cancelli alcune, perché il tuo mondo è da sempre pieno di parole.
Smetti di guardare il meteo di due città quando ti entra dentro il freddo dell'autunno.
Cambi la musica da sentire in metropolitana.
E uno dopo l'altro si rompono gli orologi di un tempo che non ha più te.






lunedì, settembre 24, 2018

Per capire a cosa tieni

E se Ale morisse?

Cambia il nome tutte le volte che vuoi e gioca alla roulette russa con i tuoi sentimenti. Ma pure con i desideri ed i rimpianti viene niente male.

lunedì, settembre 03, 2018

- È trascorso un anno.
- Mi sembra di trattenere il fiato da allora.
- Ne sono trascorsi molti di più.
- Lo so. Mi sento così da tantissimo tempo.
- Lo so. Smetti.
- Di fare cosa?
- Di trattenerlo.
- Il fiato?
- Smetti, e vieni fuori. E basta.



Swimming Pool, Maria Svarbova





martedì, agosto 28, 2018

Il Gospel a Brooklyn

Ero lì, in piedi, ad un cenno hanno iniziato a cantare.

Ottanta voci.
Mi tremava la pelle, le gambe.
Volevo piangere dall'emozione, e non farlo.
Mi sentivo felice, e riuscivo a ricacciare i pensieri tristi.
Non volevo sentire altro, perché null'altro sembrava potesse avere un suono migliore.

E ho capito che lì c'era Dio.
C'era Dio perché accanto a me tutti erano certi ci fosse.
Bastava quello.
Non serviva niente di più.

Un incanto.

E all’improvviso ho avuto paura della morte.
Una paura carica di malinconia, di tutto il tempo che credevo di avere e potrei non avere più.
Di aver contato che prima o poi dirò, farò, saprò, proverò.
E una più cieca, profonda, raggelante, di quello che non accadrà e su cui io ho chinato tutti i miei più profondi e segreti desideri.

Ed è svanito.
Perché ho desiderato più di tutto che Dio esistesse anche in me.
Perché volevo che ci fosse per salvarmi dall'angoscia.
Perché era un bisogno primitivo, viscerale, di consolazione.

E ho capito che chi crede ha un vantaggio dolcissimo sugli altri.
Una sicurezza.
Che io non avrò mai.
Un conforto.
Al di là di qualsiasi cosa, accada qui, dopo, e per sempre.



martedì, luglio 17, 2018

Sangue ovunque.
Il pronto soccorso.

Ti voglio bene.
Anch'io te ne voglio.

All'improvviso certe cose ti salvano.

giovedì, luglio 12, 2018

I tappeti elastici

Saltavo sui tappeti elastici, a cinque anni.
I tappeti elastici di via del Rotolo erano il mio gioco preferito, dopo il brucomela. E il brucomela era in assoluto il mio preferito perché potevo salirci con mia mamma, o mio papà mentre lei restava giù a salutarmi con la mano appena uscivo dalla mela.
Sui tappeti elastici invece potevi entrare solo se eri piccolo e si era piccoli fino a quindici anni, negli anni Ottanta.
Potevi saltare scalzo, ma meglio coi calzini, perché altrimenti le dita piccole dei piedi si incastravano nella rete, e ti facevi male.
Appena eri dentro, passando dalla gomma piuma al centro dell'elastico, le gambe diventavamo molli e precipitavi tutto storto sulle ginocchia.
Ma poi subito saltavi.
Saltavo.
Saltavo prima piano per prendere il ritmo, poi in lungo per cercare di superare tutto il tappeto con un salto, alla fine in alto. Prendevo un punto di riferimento e iniziavo a saltare sempre più su, su, ancora di più, "Papà guarda! Papà! Guarda! Mamma! Mamma!", fino a superarlo.
E appena lo superavo sceglievo un punto più in alto fino a trovarne uno irragiungibile.
A cinque anni.

A trentacinque, per quante gambe molli io abbia avuto, ho imparato a saltare distanze lontanissime.
Eppure ci sono dei giorni che sono come il brucomela.
Giorni in cui sono da sola, ed uscendo da qualcosa con tantissimi dubbi, paure, o dolori, vorrei ci fosse qualcuno lì pronto a rassicurarmi che per mano, adesso, si va a casa.

martedì, giugno 19, 2018

Le cose sceme.

La verità è che io mi entusiasmo per poco, esattamente come accade ai bambini. La verità è che mi entusiasmo per le cose che a volte non nota nessuno, per le cose sceme, per dei minuscoli cuccioli di lumaca, ad esempio.
La verità è che non c'è nessun'aura magica intorno a me, né un particolare fascino, né nutro una particolare voglia di stupire. L'entusiasmo che sento spesso è così sfrontato che me ne vergogno.
Un entusiasmo così, se lo porti in giro, te lo fanno a pezzi in due secondi. Un entusiasmo così corre a nascondersi in tasca se sei davanti a qualcuno che è cinico e disilluso.
La verità è che un entusiasmo così, per non perderlo, devi saperne fare un segreto e farlo venir fuori quando c'è umido e un po' di sole, e ti senti al sicuro.


(Giugno 2014)

mercoledì, giugno 06, 2018

La qualità del mio tempo

Ho, tra le cose che custodisco, un desiderio di tempo.
È infantile e anziano insieme, intollerante eppure paziente.
Non tollera le lunghe attese. Se disattese soprattutto.
Scalpita se trascinato in discorsi inutili e tediosi.
Ha fretta d'avere, di vedere i cambiamenti.
Ama, follemente, le mie rivoluzioni. Le mie grandi scelte. Ed è l'ultimo dei romantici con i miei sogni più profondi.
Soffre, terribilmente, gli attendisti, l'ansia di passare troppo in fretta, di smarrirsi a sua volta in desideri irragiungibili.
E mi striglia, a quest'ora, quando non so difendermi dagli sprechi, in liti, pensieri, discussioni, quando lo diluisco in incontri, dentro parole, che non hanno valore.

Già che sin da bambina, poche altre cose mi fanno male come un "ormai è troppo tardi".
Soprattutto se a pensarlo sono io.