Ho tirato una linea dritta sentendo sotto l'indice la carta e poi il legno. Sulla prima piega gli angoli combaciano sempre fin troppo facilmente. Sulla seconda prendo spesso le misure una, due, tre, quattro volte. Alla terza cambia già la prospettiva e non riesco mai a intuire subito qual è la diagonale.
Non sono brava a fare gli origami, ma c'è un inspiegabile conforto nel saper capire qual è il punto di rottura della carta. Segnarla finché si lascia piegare e sapersi fermare prima del limite oltre il quale si strappa.
Deve combaciare tutto esattamente alla perfezione e quasi sempre, per fortuna, ci sono le istruzioni.
Perché del resto, gli origami più belli, hanno curve talmente dolci e delicate che sembrano quasi imperfezioni.