domenica, dicembre 20, 2015

Le storie di me che tesso per me | Le cose da proteggere

«Tutte le volte che tentavo di chinarmi per raccoglierlo qualcuno mi toccava la spalla per chiedermi di alzarmi. Accadeva ogni benedetta volta e alla fine impazzii.
Mi sembrava di non poter raggiungere nulla, di dover chiedere sempre aiuto e, perdio, io non volevo chiedere aiuto a nessuno.
Feci mille tentativi, rischiai di nascosto, provai a distrarli, una volta cercai persino con un bastone di trascinarlo fino all'orlo del mondo, volevo tentare di prenderlo mentre precipitava dall'alto.
Avevano buone ragioni, io lo capivo, ma davvero ero sicuro, non avevo il minimo dubbio e ogni volta che qualcuno mi spingeva ad alzarmi io lo desideravo maledettamente di più.
Qualcuno provò a farmi ragionare, qualcun altro non comprendeva la mia ostinazione, c'era chi mi guardava con diffidenza e chi persino con docile commiserazione. I più, per lo più, mi ignoravano semplicemente. Solo una volta qualcuno mi derise con disprezzo, ma io capii, quella volta lo capii subito che era un uomo senza desideri, e se hai la sventura di nascere senza desideri o di non riconoscere i tuoi bisogni, allora non puoi che crescere crudele.
Io sapevo di volerlo, lo sapevo di sicuro, non c'era dubbio, né necessità, né mai circospezione. Era mio ed io l'avrei raggiunto ad ogni costo.
Provai a raccogliere le forze, se fossi stato scaltro, più svelto e forte, non sarebbero riusciti più a fermarmi. Per rallentarli tentai di persuaderli che in me aveva finalmente vinto l'incertezza, che avevo finalmente imparato a vestire di un cinismo allegro la mia rassegnazione e che avrei dormito quieto accanto alle mie paure. Li convinsi, iniziarono persino a guardarmi con rispetto, avevamo in comune tante cose adesso che avevo capito. Potevo sedere al loro desco e una volta, spavaldo, osai persino elargire un consiglio su come compiacersi del diniego. Ero convinto di farcela.
Riuscii a tener duro per molti mesi e quando capii che era giunto il momento mi lanciai a raccoglierlo con una foga cieca e sorprendente. Mi spinsi fortissimo in avanti e pensavo d'esserci riuscito quando qualcuno mi toccò con calma per chiedermi di alzarmi.
Avrei voluto distruggere ogni cosa, credevo di aver finito la pazienza e iniziai a pensare di non poter sopportare ancora la consapevolezza così forte dei miei limiti.
Nessuno sembrava capire le mie ragioni, ero capace di una lucidità che nessuno comprendeva e con chiarezza avrei potuto spiegare che non c'era altro motivo per cui io fossi lì. Alla fine davvero impazzii...»

« ...e poi?»

«E poi continuò ad accadere quello che accadeva da sempre senza che io ne avessi mai preso coscienza. Un giorno come gli altri mi accorsi che ad ogni risveglio il mio entusiasmo si svegliava con me, mi restava vicino di continuo e contro ogni previsione, era la compagnia più simpatica di cui potessi circondarmi in avanti. Mi resi conto che negli anni avrei dovuto proteggerlo dalle malie della disillusione e così feci.
Lo difesi anche dal fallimento più sfiancante finché, quando fummo abbastanza grandi e fui capace di ascoltarlo, capii che non vedeva l'ora di spiegarmi quanto fosse più emozionante e sorprendente desiderare di voler raggiungere qualcosa pur senza sapere se prima o poi ci saremmo riusciti.»





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