lunedì, giugno 20, 2011

In piedi, mi sono girata di fianco, il braccio sollevato, la mano tesa per toccarla.
La pietra è di un nero profondo, fa odore di zolfo e piccoli microcristalli luccicano, e non so di quale luce.
Non vedo nulla eppure mi sembra di distinguere chiaramente ogni scheggia di questa pietra, in questa grotta.
Ho fatto una tacca sul muro per ogni notte che ho trascorso qui. Giurerei di saper riconoscere ancora il giorno e la notte, nonostante il buio, eppure non li ho alternati. Per arrivare ad oggi, ho segnato tante tacche per ogni notte, quante ne ho cancellate per ogni giorno.
Io qui so muovermi perfettamente.
Ho occhi che sentono e mani che guardano.
Non ho smussato gli spigoli di questa roccia, sono le vie che percorro con più difficoltà fino a conquistarle.
Non ho cercato il punto in cui queste pareti curvano per allinearsi al mio equilibrio e lasciarsi percorrere.
Fiori di pietra sbocciano all'alba, di rubini sono i petali e smeraldi le foglie. Topazi le api che li impollinano. Zaffiri la rugiada e il crepuscolo più brillante.
C'è una sorgente d'acqua e quando dalla terra s'innerva il vapore, io non distinguo più il mio respiro.
Potrei perdermi e ritrovarmi mille volte, non vorrei andar via.
Stelle sono i diamanti e se apro gli occhi qui è pieno di luce.

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