martedì, giugno 21, 2011

Se li conosci, li eviti. Il post più impopolare nella storia di questo blog

Avendo sottovalutato l'importanza del traguardo dei 100 follower e in preda ad una crisi di mezz'età (i blog sono come i cani che per ogni anno in realtà ne hanno sette o come i gatti hanno sette vite) ho deciso di scrivere il post più impopolare nella storia di questo blog.

Di blog in blog sono più di dieci anni che navigo nella blogsfera. Non ho mai avuto interesse a procacciarmi lettori o a rispondere spasmodicamente ad un commento con un commento, Chi cerca, trova però è il mio quinto blog, esclusi quelli su cui attualmente scrivo in concomitanza, posso quindi, con cognizione, dire che ne ho lette di cotte e di crude in tutto questo tempo.

Ho dunque un mio preciso, chiaro identikit del blog e del blogger che vale la pena seguire.
Ho soprattutto un precisissimo, puntuale, didascalico, identikit dei blogger che non vale la pena seguire e per logica conseguenza anche dei follower che non vale la pena ti leggano, tipologie entrambe che a buon titolo faccio rientrare nella categoria del se li conosci, li eviti.

Purtroppo non c'è modo d'essere analitici e schematici nell'elencare i singoli tipi di blogger e blog da evitare, spesso i vari generi si mescolano dando vita a creature digitali mostruose tutte glitter e colori marshmellows. Ma è possibile, auspicabile, indispensabile di certo, saperli riconoscere.

Prima una premessa, giusto un momento - è necessaria. Mi farò noiosa e un po' accademica ma, per quanto l'intento ultimo sia tediarvi e soprattutto infastidirvi se rientrate in una delle suddette categorie, potete sempre appellarvi al secondo Diritto imprescrittibile del lettore*, in questo caso saltando il pezzo, più che la pagina.

Prendendo ad esempio una categoria per tutte, direi con certezza che un blog può creare dipendenza. La percentuale di blog erotici, dai contenuti spinti o prettamente pornografici è in netto aumento. Questo, al contrario di quanto sostengono alcuni, non è a mio avviso il riflesso di una più consapevole e spigliata consapevolezza della propria identità sessuale guadagnata dalle generazioni sessualmente attive negli ultimi anni, questo è il riflesso quanto più banale ed evidente, che un blog, alla stregua di un social network, con molta facilità crea un'identità virtuale alienata che accresce e si nutre di se stessa, assolutamente incapace di reggere un ipotetico confronto reale con il bacino di lettori di cui s'alimenta e assoggettata a se stessa.

Se questo è il post più impopolare nella storia di Chi cerca, trova non posso assolutamente esimermi dall'apparire snob e sprezzante. Non me ne vogliate. Anzi sì.

Scrivere un post che susciti numerosi commenti è veramente facile. Scrivere post che suscitino numerosi commenti e inducano i lettori a leggere assiduamente altrettanto. Scrivere post che suscitino commenti, richiamino i lettori e strutturare un blog in modo da incuriosire o allettare chi lo visita, anche.

Ci sono tre quattro categorie di blog, blogger che vanno caldamente evitate, ma direi che per semplificare è il caso di concentrare l'attenzione sul genere per il quale nutro la più profonda, ancestrale e pedissequa insofferenza. Il resto, come diceva mia nonna, è cibo per gatti.

A voler essere gentili qualcuno assocerebbe a questo genere l'etichetta chick lit, ma con autoritario piglio, io, non gli riconosco affatto lo statuto e provvederò a chiarire come segue.
Nel novero del se li conosci, li eviti al primo, assoluto ed indiscusso posto ci sono le blogger Sex and the City e annessi lettori (con i lettori sono più clemente e meno generalista).

Le blogger Sex and the City, sono tutte aggiornatissime sull'ultimo modello Dior o Christian Louboutin, sono sempre donne in grado di attraversare disinvolte le loro vite travagliate, hanno un uomo o più uomini cui accennano con parsimonia e dicono sempre d'essere delle strafighe.

Sono chiaramente di quattro tipi:

La Miranda Hobbes
fredda, disillusa, pungente e indipendente, scrive post sulla vita e sulla società con quella vena di cinismo cronico che fomenta le casalinghe di Voghera. Di tanto in tanto si concede in un post più malinconico o romantico per confettare gli animi quando il troppo cinismo inizia a stancare.
Tra i quattro tipi è di certo la meno peggiore.

La Charlotte York
romantica, introspettiva, tutta citazioni e musiche da Sanremo giovani, il suo blog è una dependance della casa in marzapane d'Hansel e Gretel. Le sue parole sono sempre poetiche e concilianti, di tanto in tanto si abbandona allo sconforto per poi ringraziare festante a due minuti dall'invio del post, le orde di lettori che commentano "Tieni duro!" "Sei una persona bellissima, ce la farai." "Io ti capisco, ci sono passata anch'io!". La Charlotte York ha un uomo di cui è innamorata, fonte d'ispirazione per le riflessioni più melense e sdolcinate che provocano i commenti delle amiche di blog del cuore, pronte a scambiare consigli e suggerimenti su come accalappiare, trattenere e inzerbinire l'universo maschile tutto. Le amiche di blog del cuore e talvolta anche la Charlotte (oserei dire la maggior parte delle donne Sex and the City, in realtà) non sono affatto delle strafighe, talvolta proprio delle cozze da paura e zitelle da una vita. Questa blogger è sempre pronta a guardare il lato buono delle cose, baratta link tra blog ossessivamente e non fa mai mancare una replica ai suoi lettori o un commento del genere "Ma come fai a scrivere queste cose così fantastiche?" sui blog per cui nutre una bonaria, affettuosa invidia viscerale.

La Carrie Bradshaw
è di certo quella che meglio di tutte si confonde tra la gente per bene. Ha sempre una buona chiusa per i suoi post e l'argomento principe del suo blog è se stessa. Ha buon gusto, non eccede con le leziosità, riesce ad essere pungente quel tanto che serve per restare femminile. Legge, è un'appassionata di film e telefilm, viaggia e scrive dei suoi viaggi, sceglie link originali e la musica non è mai banale. Spigliata, padrona di se stessa, accenna con parsimonia ad un uomo, ma senza dargli troppo peso, se non dopo aver ricevuto splendide sorprese o aver litigato. La Carrie Bradshaw sarebbe quasi perfetta non fosse che di tanto in tanto e non poco di frequente parla di se stessa come una donna intrigante, ammaliatrice, sexy e avvenente.

Per capire la Carrie Bradshaw, serve una digressione.
Queste blogger, molto presto nella loro esperienza come scrittrici, scoprono l'effetto che hanno questi riferimenti al proprio aspetto (vero o presunto), alla propria sensualità, ai giochi d'amore (nel senso erotico e non volgare del termine). Usano il proprio uomo (reale o immaginario) come pretesto per parlare di se stesse, per cui scrivere di una sorpresa inattesa è in realtà suscitare nei lettori l'idea d'essere una donna che merita d'essere trattata come una principessa, le liti servono per indurre il pensiero che non si è delle bamboline in balia degli uomini e che forse si sta aprendo qualche spiraglio per eventuali corteggiatori. Queste blogger sono a loro volta lettrici voraci, che spulciano continuamente i blog altrui alla ricerca di spunti e riflessioni o ammiratori, commentano di rado e con lusinghe, perché loro, più sofisticate della media, commentano solo quei post che vale la pena commentare... o i post di chi non le commenta più da un pezzo. Le Carrie Bradshaw non scrivono mai per se stesse, e si percepisce sempre quando si leggono i loro post.

La Samantha Jones
arrapante, arrapata, disinibita, donna in carriera, colta, indipendente e geisha full-time. È la peggiore. Parla di sé come una mangia uomini, dice d'essere sempre in calore e non fa mai girare le palle al suo uomo. I suoi post sono una trascrizione più trash di un numero a caso della collana Passion di Harmony, è perenemente eccitata e quando scrive qualcosa di più introspettivo c'è sempre e comunque una lingua che entra da qualche parte (perché, appunto, sono colte e conoscono il significato del termine introspezione). Nei suoi post c'è sempre qualche riferimento letterario, puntualmente autoscatti erotici, talvolta pornografici e immancabilmente un elenco puntuale di tutte le più porche cose che ha fatto o che farebbe.

Anche la Samantha Jones merita una digressione.
Premesso che non ho nulla in contrario a che una donna abbia una vita sessuale disinibita o viva con il suo uomo nella più sfrenata e continua passione erotica, di certo questo tipo di blog non è quello che io riesco a definire un prodotto culturale della nostra società. Blog del genere chiamano a sé innumerevoli lettori solo ed esclusivamente per l'immaginario pornografico che alimentano. Queste blogger fanno leva sull'ascendente che l'idea di una donna così ha su un uomo. Ci sono tra i suoi lettori uomini che nemmeno se la sognano una porca del genere, ci sono quelli che sbavando commentano da veri zerbini, quelli convinti che gliela danno loro una lezione ad una così, ci sono quelli che fanno a gara con lei per chi ha fatto più porcate, ci sono quelli che flirtano, quelli che se scoprono d'essere nella stessa città ci fanno un pensierino, quelli che le chiedono un incontro visto che il mese dopo saranno dalle sue parti. Questo non è un blog, è qualcosa di più simile ad un peepshow virtuale senza compenso né biglietto. Questo è quello di cui scrivevo nella premessa, e vale tanto per chi scrive quanto per chi legge.

La distinzione tra ognuna delle quattro specie (ahimé prolificano come conigli e non s'estinguono) non è sempre netta, più spesso sorgono degli ibridi che si sta più tempo a riconosce ed evitare.

Ad ogni modo... state in guardia.
Una blogger Sex and the city non è una mantide e non vi divorerà, ma non è Donna.






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