domenica, dicembre 16, 2012

Jacques de Vaucanson ed Antoine Favre, l'orologiaio.

C'è una leva, poi un solco superficiale e lungo. Un disco che gira e un buco. Un filtro a tamburo, su cui cade. Una rotella. Un gancio. Un nodo. Un filo e un avvolgi filo.
C'è una vite, poi una molla carica e una rondella. C'è un'altra leva. Un elastico. Gelatina, su sui si ferma. Il nulla. Un tetto e un pavimento, uno morbido e uno duro, capovolgibili. Una pista, curve. Angoli retti e spirali.
Niente attrito e un crivello.

Meccanismi.
È così che funziono.
È così che vengon fuori.
Anche se non voglio.
Umide o spontanei.




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