venerdì, novembre 25, 2011

25 Novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne

Con tutti quei giochi in fila sulle mensole, finire di fare i compiti era una fatica tremenda. Già prima dell'ultima riga chiamavo mia madre per mostrarglieli, i miei temi in bella copia.
"Resta di là" mi urlava ogni tanto.
La prima volta mica capii perché, mi venne una gran voglia di correre a controllare per scoprire la sorpresa. E invece non c'era nessuna sorpresa, solo un gran baccano.
La seconda sapevo già che era meglio non alzarmi, non pensarci e finire i compiti senza distrarmi.
La terza, la quarta, la quinta, a volte non riuscivo a rimanere seduta, camminavo lungo il corridoio e restavo dietro la porta, zitta, ferma, ad ascoltare, per cercare di capire.
Le prime volte poi lei mi spiegava con calma che non era nulla di grave, che succede a tutti, in tutte le famiglie, veniva a tranquillizzarmi, a guardare i miei compiti in bella copia. Col tempo però, dopo ogni discussione lei era affranta ed io spaventata, e non c'erano parole, solo un gran silenzio in casa.
Ci fu la volta in cui la lite scoppiò a causa mia, seduti a tavola il tavolo volò insieme alle bottiglie, ai piatti, al pane, e non era divertente, non era il gioco da prestigiatori che avrei voluto vedere dal vivo, la tovaglia finì per terra, le urla si alzarono, io riuscii a schivare un colpo e lei mi disse di correre in camera mia. Restai ferma rannicchiata in corridoio, zitta, immobile, ad ascoltare, il fiato mescolato alle lacrime, terrorizzata.
Quell'estate accadde di nuovo, la vidi scivolare per terra, la schiena contro il divano della nostra felice casa per le vacanze dove io non avevo né compiti né una stanza dove chiudermi per non vedere.
Le urla di una bambina tra le urla dei grandi non le sente nessuno e io detestavo quel senso di impotenza, io detestavo non poterla salvare da lui. Ormai sapevo bene cosa accadesse ogni volta nell'altra stanza, sapevo bene che non c'era nulla che potessi fare e pur non credendo in dio, io spostavo le tende, guardavo al cielo, m'inginocchiavo e pregavo per lei.
La sera in cui tornai a casa e la vidi livida in viso ero ancora così poco avvezza ad accettare quei gesti, che le credetti quando mi disse che aveva solo sbattuto. L'indomani non si alzò dal letto, niente ruppe il silenzio in casa ed io capii. Ero ormai una ragazzina, e quella fu l'ultima volta.
Da donna, con molta fatica poi riuscii a capire che quella non era affatto la normalità e con ancor più fatica ad accettare che ci sono alcuni compiti che non puoi ricopiare in bella copia per cancellare le brutture.




Nessun riferimento personale a fatti, cose e persone, inoltre per quanto abbia colto l'occasione anch'io, credo non debba servire un giorno all'anno per tenere a mente un'aberrazione come la violenza sulle donne.

5 commenti:

sabrina ancarola ha detto...

Ti abbraccio

Chicca ha detto...

Quanta rabbia nel leggere..e quanta voglia di....ma poi penso che "..la non violenza sia infinitamente superiore alla violenza, il perdono più virile del castigo". Così voglio sperare che le urla delle Donne e dei Bambini siano sempre più ascoltate e non cadano in un silenzio lacerante. Un abbraccio infinito.

Danilo ha detto...

La violenza sulle donne è una cosa così orribile che quando la racconti deforma le parole, le trasfigura, le fa diventare parole urlanti. Ed è subdola, perché ha un'inquietante vocazione: vuole essere una raccapricciante normalità, nascosta tra le pieghe della quotidianità, delle apparenze salvate, delle forme rispettate. Cerchiamo di non distogliere lo sguardo dai segni sui volti e ascoltiamo le parole urlanti. Tutti i giorni

iggy ha detto...

io piango (ma non perché io sia violento ed abbia sensi di colpa)

Ale ha detto...

sabrina ♥

chicca "il perdono più virile del castigo" quanto è vero.

Danilo questione di giuste misure e distanze, io credo.

iggy enno eh!