martedì, maggio 31, 2011

La Fenice

Dal calamo al cuore, linfa di fuoco e aria.
Dorato sorge al collo il sole e di porpora tramonta al ventre.
All'ala si librano penne vespertine e del crepuscolo sono custodi tre piume della coda, celeste, rosea e rossa.
D'amomo e lacrime d'incenso s'alimenta e d'altre lacrime sana le ferite.
Incanta gli déi e coraggio infonde il suo canto seppur di paura fa tremare l'indole meschina.
Può leggere nel cuore d'un uomo e non ghermisce ma di nessuno vuol esser prigioniera.
Una goccia appena e immortale diviene l'anima bevendo dal suo sangue.
Da sé si rinnova e si rigenera con il ciclo degli astri all'impallidire delle piume.
Un nido è l'arca in cui si adagia senza forze.
Avvolta da rami di mirto, cedro, sandalo e cannella la sua livrea spenta s'infuoca ai raggi del sole.
Di sé risorge tra le ceneri per sottrarsi maestosa e fiera al caos del dio Ptah.



La Fenice dal Bestiario di Aberdeen XII secolo



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