mercoledì, ottobre 20, 2010

In soffitta

Und wir, die an steigendes Glück
denken, empfänden die Rührung,
die uns beinah bestürzt,
wenn ein Glückliches fällt.


E noi che pensiamo la felicità
come un'ascesa
ne avremmo l'emozione
quasi sconcertante
di quando cosa che è felice, cade.

 Duineser Elegien, ultimi versi della Decima Elegia di  R.M.Rilke

2 commenti:

Erotici Eretici ha detto...

Sono un entusiasta, facile pertanto agli ottovolanti su cui mi conduce il mio umore. Ma sinceramente, quando sono infelice, la mia percezione non è di caduta, bensì di stasi. Di qualcosa di immoto, che non cade da una cima. Tutto questo benchè riconosca nella felicità un picco. Secondo me la felicità e l'infelicità sono talmente opposte che fatico a renderle riconducibili.
ps: nulla toglie che Rilke, come al solito, spacchi!!!
Yang

Ale ha detto...

...stamattina non riuscivo a capire cosa di diverso io e te leggessimo in questi versi. Riflettendoci, ho capito. (o almeno credo) :)
E' la percezione di stasi che segna per la felicità un'ascesa. Ma se la felicità non fosse ascesa, se la felicità e, cosa che è felice, per contrasto, fosse caduta. istantanea e fulminea...
pensa che emozione.