domenica, marzo 22, 2009

Aggrovigliandolimi

Sono trascorsi tre giorni e ancora nulla. Mi sono detta allora, poco fa, di ingarbugliarli e di scriverli come vengono, questi pensieri. Per liberarmene, se non altro. Tre giorni, tre pensieri, accavallati e senza legami, almeno apparenti.
Il primo è stato, così esattamente formulato: "che cosa lega le persone?"
L'altro ieri avevo iniziato a scrivere una traccia, che è questa:

"E' una corda, che si insinua come serpe scivolando sotto il pollice, tra indice e anulare, sopra il dorso poi girando intorno al polso e con un balzo sopra l'altro... o vola come un passero, si poggia sopra il dorso e con il becco spinge il pollice, accompagna sotto il medio e gira un fiocco attorno ai polsi... è una corda che si stringe sotto l'acqua, strofina sulla pelle e tiene forte tra le dita.
E' un silenzio lungo quanto un desiderio...
è un dialogo profondo e vero come un libro ancora scritto... è uno sguardo che tiene a bada la distanza.
"

Ma non ero soddisfatta. Troppo malinconico per i miei gusti, ed i miei gusti appunto, a volte, sono in aperto disaccordo.
Il secondo pensiero non aveva formulazione esatta, ma piuttosto una descrizione evocativa, ed anch'esso una domanda: "perché quest'esigenza di vomitare la propria identità nella rete?", per l'appunto era più esattamente un'immagine tradotta in un quesito.
L'ultimo, non era espressamente un pensiero, ma una volontà che non ha preso forma. Volevo portare Carmelo Bene su questo blog, in un video. Purtroppo non sono riuscita a trovare quello che più si intona all'atmosfera. Perché sì, sono convinta che anche in un blog vi sia un'atmosfera, spessa o rarefatta, armoniosa o graffiante, ma pur sempre un'atmosfera. Ed io non volevo graffiarlo, il mio blog.
Approposito, mentre ci siamo, eccone un quarto.
Mi irritano le strisce che i jet lasciano nel cielo, sono graffi. E se per caso proprio in quel momento ti urge una foto, la cornice per un bacio, per un ricordo o semplicemente hai voglia di alzare il naso in su, ecco che ti strappano lo sfondo:



Non è del tutto esatto attorcigliare i miei pensieri senza aggiungere Yann Tiersen e il sopravvento di un ricordo, di un ricordo nel ricordo. I dettagli, due, del mio qui, ed ora, mentre scrivo.
Vomitarsi nella rete. Come un'urgenza che ti pizzica, un'ondata che dal ventre si propaga alla tua bocca (nell'immagine che vedo), alle tue mani (nella realtà dei fatti). Quindi mi chiedo, ma poi, torna indietro? Cioè, se parte dal ventre e sale al cervello, fa per uscire dalla bocca, ma poi prosegue di nuovo giù nel petto, fin sopra le tue mani e poi su ancora ai tuoi occhi, devi proprio essere consenziente e non distratto! Il tuo essere si vomita nella rete, col tuo nome, la tua immagine, i tuoi gusti, finanche ad appuntare come dormi, mangi o siedi e tu lo guardi proiettarsi, compiaciuto. Beninteso, anch'io mi firmo, mi fotografo e mi propago, ma se non altro (credo, almeno) ne ho coscienza e volontà. E se si sgretola la maschera? Perché questo demandare alla rete la tua identità? Ti è sorto il dubbio su chi sei? Che sia il caso di vederti confermato da orde di amici annaspanti come te?
Già. A volte vomitarsi nella rete è un po' come dormire, alleggerirsi la coscienza. Ecco: "per alleggerirsi l'identità".
Cosa lega le persone è un'immagine, semplice e precisa. Sono due mani, una destra ed una destra, unite in un saluto, in una stretta o più esattamente nella versione orizzontale di una mano salvata da un burrone, legate da una corda. E' l'intreccio del legaccio a distinguere le unioni. Per quanto evocativa però l'immagine non risponde alla domanda. Cosa.
I gusti, gli odori, la chimica, la casualità, il sangue, i difetti, la fisionomia, il destino o nulla. Ecco, il punto. Nulla. Che accada così per caso, che per pura volontà si scelga di essere legati. Che le affinità elettive siano pura volontà? A volte non si sceglie, accade e basta. anche tuo malgrado.
Ho tentato un'altra volta. L'ho rivisto e riascoltato. Forse non si romperebbe l'atmosfera, forse è proprio lui, come un bellissimo foulard, che non si abbina mai su nulla. Hai voglia di provarlo e riprovarlo, Carmelo Bene è quel foulard. Allora mi sono ricordata. Alessandro Baricco in un articolo, l'ho ritrovato:

"Non spiega quasi nulla, Carmelo Bene, durante lo spettacolo. Solo un paio di volte annota qualcosa. E quando lo fa lascia il segno. Dice: leggere è un modo di dimenticare. Testualmente, nel suo linguaggio avvitato sul gusto del paradosso: leggere è una non-forma dell'oblio. Non so gli altri: ma a me m'ha fulminato. L'avevo anche già sentita: ma è lì, che l'ho capita. Scrivere e leggere stretti in un unico gesto di sparizione, di commiato. Allora ho pensato che poi uno nella vita scrive tante cose, e molte sono normali: cioè raccontano o spiegano, e va bene così, è comunque una cosa bella, scrivere. Però sarebbe meraviglioso una volta, almeno una volta, riuscire a scrivere qualcosa, anche una pagina soltanto, che poi qualcuno prende in mano, e a voce alta la pronuncia, e nell'istante in cui la pronuncia, parola per parola, sparisce, parola per parola, sparisce per sempre, sparisce anche l'inchiostro sulla pagina, tutto, e quando quello arriva all'ultima parola sparisce anche quella, e alla fine ti restituisce il foglio e il foglio è bianco, neanche tu ti ricordi bene cosa c'avevi scritto, solo ti rimane come una vaga impressione, un'ombra di ricordo, qualcosa come la sensazione che tu, una volta, ce l'avevi fatta, e avevi scritto una poesia."

e con Rue de Cascades, mi sciolgo.

2 commenti:

stelllare ha detto...

tre giorni per l'inizio e tre giorni per la fine epoi c'è il settimo, la rinascita, ma tra quei sei giorni devi pnderare bene e capire le cause e gli effetti per una buona rinascita.

Scrivere ha sempre un inyerlocutore e te e allora perchè non renderlo vero attraverso il blog?

i cicli della vita fanno incontrare persone affini a quel momento...noi siamo in continua crescita sino alla morte e allora venite venite folle, gente...pubblico, amici..ancora una volta "anche" blog

la sparizione el'annullamento attraverso la parola scritta e parlata è eccezionale...dopo ti senti svuotato, ma come l'acqua che scorre ti riempi immediatamente...
baci

Ale ha detto...

A volte il sopravvento di un'intelligenza collettiva in cui, ne sono convinta, domina il pensiero laterale, divergente. Gli intrecci, hai ragione.

L'unica pecca è che l'interlocutore di un blog, non ha quella consistenza corporea che dà inevitabilmente un significato, o un sapore, diverso allo scambio. Per quanto io sia stata una fervente sostenitrice della comunicazione da per e nel web, nel corso del tempo noto dei cambiamenti che non sempre mi piacciono.

Ti riempi immediatamente... :) è vero.