sabato, settembre 13, 2008

 

Un teatro.

Le quinte, il boccascena, le scenografie, i tendoni, le luci, i tuoi abiti, le acconciature, il trucco e la voce.

Vesti pesanti, un trucco leggero, acconciature appena appuntate e nessun particolare equilibrio.
Grandi scene drammatiche e passetti leggeri da farfallina, sguardi profondi e boccoli d'oro da bambinetta.
Sedie di legno con schienali vuoti, pesanti gomiti poggiati sul pantalone e grotteschi pensieri come spire di fumo.
Vestitini di velo con fiocchetti sottili e rampicanti rose salgono al collo. Misantropo e mite. Agitato e socievole.


"L'equilibrio sotteso tra la punta di un triangolo e la scia d'una lumaca"

Senza senso.
Il pubblico ride. di sè.

Io è da un po' sinceramente che cerco un modo.
La compagnia è divertente, il legno del palco fa un rumore vivace e ci si affeziona al rosso del sipario davanti.
Ma è da un po' di tempo che cerco un modo di andare via. Gli specchi del trucco sono tondi ed enormi, le sottovesti di scena tintinnano quando le indosso e la voce diventa d'avorio dopo le prime battute.
Ma è da un po' di tempo che cerco un modo.

Il pubblico si emoziona. di sè.

Ho recitato con grandi attori, riverenti alla vita, poeti dessè.


Le mie scenografie hanno profumo.
I miei vestiti sono invisibili.
Le mie quinte sono ai lati della platea.
Il trucco cambia al cambiare del tempo.
Le luci muovono gli attori sul palcoscenico.
Il boccascena è proiettato all'insù.
Le acconciature sono dipinte.
e la mia voce, tace quando " io


Il pubblico applaude.
se stesso.

Rimarrò qui. Io e la mia arte.

Tuona.".






[A ciò che sono. di tanto in tanto.]





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