venerdì, ottobre 10, 2014

Ciò che è aggrovigliato avrà certamente a che fare col futuro #Perugia2019

Atget fotografava i riflessi delle cose nelle cose, palazzi nelle vetrine, negozi dentro i negozi, aveva capito che alcune città hanno una prospettiva silenziosa che riesci a far parlare solo se ti fermi a cercare di capirne la grammatica. Perugia è una città così, una città di prospettive, sovrapposizioni, accavallamenti. È una città che se ti fermi, rallenti o ti volti all'improvviso ti segue silenziosa eppure in tumulto. È una città col chiacchiericcio dei luoghi pieni di storia, che se solo potessi sciogliere la matassa delle parole, vivresti all'improvviso un medioevo, un rinascimento e un modernissimo italiano intrecciati senza sosta.
Ci sono sovrapposizioni di cui non ti accorgi, pietre su pietre che raccontano storie misteriose e affascinanti di profumi, sapori e rumori indifferenti al passare del tempo. Un'immortalità sempre viva e nuova che senza chiedere nulla alla storia, si reinventa sempre più viva ed indomabile.
È una città di luci gialle e bianchi iridescenti, di salite ripide e discese morbidissime, palazzi squadrati, vertiginosi e rotonde fontane. È una città in cui il contrasto è guerra e ricchezza insieme.
Ho visto città squadrate dai romani restare imprigionate fieramente nelle simmetrie più composte, ho visto città radiali e maestose lasciarsi confondere dai perpendicolari accenti del moderno, e poi ho visto Perugia, arroccata e scomposta come una donna dopo una corsa veloce, distesa tra l'oggi e il domani. Ho visto città sedate dalla storia o sconquassate dal moderno e poi ho visto Perugia che non lo sa ancora di essere così incredibilmente affascinante e forse per questo riesce ad ammiccare al futuro.



1 commento:

franco battaglia ha detto...

Un ricamo di narrazione che adagio meglio su Montepulciano che su Perugia (che mi piace squartare col minimetro...)