lunedì, giugno 01, 2009

Re e pollai.

Siamo sempre lì, sotto la doccia rifletto meglio, solo che stavolta non ho scoperto niente di sorprendentemente nuovo.
Il punto, pensavo, è il sistema di riferimento, perché grande o piccolo che sia, la mia elementare osservazione rimane assolutamente immutata.
Ognuno si crede re del suo pollaio.
Il mio coniglio, per esempio, ha da giocarsela solo tra due, lui e l'altro, e il pollaio in questione è un metro quadro di parquet tra le due cucce, eppure nel suo piccolo reame fatto di legno, verdure e giochini, si sente il Re.
L'assunto non cambia anche cambiando proporzioni e riferimenti.
Ci sono Regine, per stati, case, blog, programmi tv, cerchie di amiche...
Ci sono Re per religioni, uffici, circoli, squadre, cerchie di amici...
C'è quel sentirsi unici e speciali, indispensabili e saggi, irrinunciabili che più spesso prescinde dalla realtà dei fatti ed è più una condizione mentale.
C'è chi dice che bisogna essere portati per essere leader, c'è chi è convinto di trovare il suo posto solo ed esclusivamente stando al centro e persino chi non può fare a meno in ogni circostanza di attirare l'attenzione su di sé. Per non dimenticare chi fa da tappezzeria, chi dice di non amare le luci della ribalta e chi si sceglie sempre e solo ruoli secondari. Gli ultimi tre sono i peggiori ed i più pericolosi, rimangono in sordina, fintamente quieti, ad invidiare e reprimere la voglia di successo.
[Per la verità le divagazioni da baretto, vedi bassa psicosociologia, non le sopporto, ma il blog è mio e faccio quello che mi pare!]
Il punto, dicevo, è il sistema di riferimento... perché la questione, in termini epistemologici non cambia, ma cambia sensibilmente rispetto alla percezione di sé nella realtà.
E' socialmente accettato che un uomo debba far sentire Regina ogni sua donna, ed è bellissimo del resto sentirsi Regine o Principesse. La donna di turno poi (a dirla tutta) è giustificata a regnare e sovrastare sopra ogni altra ma soprattutto è tenuta a far di rappresentanza con piumino e stracci tra le stanze del suo Re.
Ma... c'è un ma...
è solo in quelle esatte condizioni, in quella precisa circostanza, in quell'essere lì ed ora, che sentirsi differenti, infinitamente amabili, strepitosamente affascinanti, unici e desiderabili, ha un apparente valore e significato.
Fuori dal pollaio o da uno stato, fuori da un blog o dalle mura, oltre le soglie, la realtà più semplice e incorrotta, è che ognuno è solo nel suo regno.
Se riesci dunque ad accettare i tuoi confini, vedere i limiti e percorrere i tuoi grandi viali, allora a buon merito, puoi celebrare la tua cerimonia silenziosa...
...mentre, se proprio lo desideri, un coniglio nero, un padre anziano, un segreto ammiratore o un grande amore, assistono silenziosi al tuo trionfo.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Io mi sento sempre solo, nella mia solitudine non sono re. Però mi dico di esserlo, non posso farne a meno. In un gruppo cerco di primeggiare oppure resto in disparte, ma in quel caso non farò mai veramente parte del gruppo.
... però se proprio lo desideri, assisterò in silenzio al tuo trionfo, come faccio sempre, anzi, lo vivrò in silenzio, come piace fare a me, ma ti acclamerò festante come piace a te.

Spesso, quando si lotta per un metro quadrato tra due gabbie, la soluzione non è spuntarla, bensì avere due metri quadrati.

Stella ha detto...

Io non mi sento mai sola (per ragioni che non sto qui ad elencare), e il tuo post fa riflettere, sei Dura!
...vedi l'anonimo di sopra che tu hai criticato...ma la sua ultima frase:

"la soluzione non è spuntarla, bensì avere due metri quadrati"...lo riscatta da ogni critica ;o)

Ale ha detto...

:) ...in realtà non è una critica, più semplicemente è una riflessione senza alcun riferimento, men che meno all'anonimo di cui sopra :) ...se un riferimento va trovato, allora è più un'auto-critica, che altro...
o uno spunto, per chi, in fondo, non sta bene dentro un metro, nè due, nè tre.