venerdì, maggio 01, 2009

Piccole donne di plastica.

Che fosse già grave che più di una generazione, si sia lasciata comporre e scomporre l'immaginario femminile da curve mozzafiato, una pelle liscia e lucida come plastica, capelli biondi lunghi e cotonati, scarpe rosa col tacco sotto un seno da champagne, non ha scoraggiato chi ha creato Fulla. La Barbie un po' meno mozzafiato, dal capo coperto, ma altrettanto ben equipaggiata.

Fulla non è solo dedicata alle bambine arabe, ma pensata e studiata per tutte le bambine musulmane che poco e difficilmente potrebbero identificarsi nella classica biondina americana.

La chicca è che a differenza della Barbie, Fulla è casta dentro oltre che fuori, così è praticamente impossibile spogliarla. Come la migliore delle geishe, lascia intravedere curve e stacco coscia da un costume intero, impossibile da sfilare.

Gadget e modelli si sprecano ma nella sostanza il principio è lo stesso, una ragazza giovane e ben tornita che incarna il mito della ragazza bella e senza cervello.

Perché, diciamolo, il bambolotto che si ciuccia il dito, ha un suo senso, una bambola morbida di pezza ne ha un altro, ma una donna spigolosa in tacchi e abiti alla moda a cosa può servire se non ad annichilire sin da subito la nascente coscienza di e la costruzione di un'identità basata sull'individualismo e l'accettazione delle differenze?

Ben inteso, a me, da bambina, non regalavano Barbie, così le desideravo più di ogni altra cosa... e solo dopo tanta fatica, sono riuscita a conquistarmi la prima. Ma tutto questo non toglie che in quanto tale, questo giocattolo, non ha nulla di educativo.

I giocattoli, così come le favole, sono passe-partout per la realtà. I bambini attraverso le favole imparano le regole del mondo, attraversano drammi e catastrofi ma sempre al sicuro tra le lenzuola, iniziano a costruirsi la propria identità lasciandosi affascinare dal principe o dalla principessa e non devono vergognarsi se la strega li spaventa. I giocattoli hanno lo stesso ruolo, aiutano il bambino a prendere dimestichezza con le forme del mondo e la gestualità quotidiana.

Una Barbie, una Fulla, sono talmente lontane da tutte queste funzioni che sorge il dubbio non siano state create con propositi educativi positivi ed anzi che siano detonatori attivi per l'esplosione di piccole identità complessate e mutilate.

Barbie nel 1959 del resto, era la risposta ad una generazione di bambine che avrebbero dovuto affrontare una società maschilista e castrante, ma Fulla, nata nel 2003, è di certo ancor più socialmente integrata, non a caso le bambine musulmane avranno ben chiaro che se non si può spogliare allora è un modello da emulare, libere di emanciparsi.



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