Il non aver bisogno è una condizione atroce e dolce insieme.
L'aver bisogno persino peggio, già che ti rende vulnerabile e indifeso.
Così io non volevo che qualcuno si prendesse cura di me. Non senza riempire interi spazi.
È una questione fisica, che se faccio spazio quello va riempito, piena di vuoti non voglio stare.
È una questione di fiducia, che se mi viene paura quella mi riempie, e non mi so svuotare.
domenica, giugno 30, 2019
I vasi comunicanti
mercoledì, giugno 26, 2019
lunedì, giugno 24, 2019
Bianco o nero,
in mezzo le stagioni, ed io. Ammaliata dalle sfumature.
Quando poi non voglio accettarle.
Vero o falso,
che non bastano mai. Eccetto alle mie intransigenze.
Quando qualcosa mi ferisce.
Buio o luce,
traditi continuamente. Dalla penombra dei miei pensieri.
Dove sembrano lucide anche le idee più inquiete.
Devo imparare a strambare.
Sui miei venti opposti.
giovedì, giugno 20, 2019
"Le mie suddivisioni sono infinite"
Mi sembra spesso di aver vissuto mille vite, eppure una.
E a volte penso di aver bisogno di qualcuno che mi fermi, mi appunti al mondo, facendomi sentire a casa, e tutte le infinite me.
martedì, giugno 18, 2019
Fidati delle cose chiare, non delle cose ovvie. Di quelle luminose, non di quelle illuminate.
Le mie soluzioni mi tendono la mano, prima d'attraversare.
Le mie soluzioni costruiscono castelli di sabbia, orgogliosissime, per calpestarli poi felici quando l'acqua li sommerge.
Le mie soluzioni colorano fuori dal cerchio, sul muro, e sul tavolo.
Le mie soluzioni hanno i capelli arruffati, e codini, e fermaglietti strani.
Le mie soluzioni hanno la pazienza delle favole, la fretta di un lieto fine.
Le mie soluzioni s'arrampicano su in alto e poi non sanno scendere.
Ma.
Le più segrete e miti, mi lasciano la mano se sento di dover scappare.
Le più concrete mi siedono accanto e, se calpesto, aspettano io ritorni a costruire.
Le più potenti non temono mai le mie sconfinate fantasie.
Le più ordinate, scovano imprevedibili pretesti per farmi scompigliare.
Le più pazienti accavallano le gambe, tengono il tempo, e non sopportano le bugie.
S'arrampicano infine le più sicure. E se confuse, trovano sempre un modo di scegliere.
martedì, giugno 11, 2019
Lettera #5
Potresti ad un certo punto sentire la verità come una faccenda faticosa, greve. In altri momenti, temerla al punto di fuggirla o non avere la forza d'attraversarla. Potrebbe però anche sorprenderti, farti gioire in modo inaspettato, travolgerti e raccontarti un incanto di cui la realtà non credevi capace. Imparerai che esistono le tue verità, minuscole e segrete, preziose quando saprai condividerle senza importi, invalicabili quando non saprai ascoltare l'altro. Imparerai ad accettare che nei più validi compromessi la verità a volte diventa fluida, morbida, irriconoscibile per come ti era apparsa sino ad allora. Accetterai, lo spero, che a volte non ha nessuna fretta di darsi i contorni di cui tu hai bisogno.
Perché la verità è piena di buchi, un groviera, la facciata di un palazzo con le finestre aperte, i pori di una spugna. E devi accettare, bimba mia, che non serve tapparli, chiuderle, strizzarla stretta. La verità è dove c'è aria e luce e spazio, e tutti i suoi opposti.
venerdì, giugno 07, 2019
E così oggi mi sono accorta che non sono per le distanze ponderate, sono per i capitoli travolgenti. Non sono per le attese, sono per le conferme tenere, le attenzioni che non serve chiedere. Non sono per camminare a lungo tra i miei pensieri più razionali, lì sono avvinta dalle paure; è il tempo in cui avverto piene anche le pause che mi conquista.
Non sono per i timori, già che mi stanca presto stare sempre all'erta. Non sono per darmi ai grandi inseguimenti, perché non capisco mai se in fondo sono preda o cacciatore. Non sono per chi tiene tutto sotto controllo, perché inizio a controllare tutto anch'io. Non sono per tacere le domande timorose, tollero peggio il timore di chiedere.
Ma più di tutto, non sono fatta per questa paura che mi è cresciuta dentro di fidarmi. Perché mi rende più dura, mi fa sentire vinta, e questo di me davvero lo detesto.
martedì, giugno 04, 2019
La geometria dei sensi
Conosco la forma delle mie abitudini, della mano che si chiude in un pugno quando mi appoggio per guardare, o della gamba che si accavalla leggera sull'altra per non sentire i tendini tesi alla caviglia.
Conosco la forma dei miei gesti, al mattino, appena sveglia, quando scendo dal letto in punta di piedi perché il pavimento è troppo freddo, in ufficio, quando avvolgo i capelli alla penna per tenerli su, o per strada se cammino veloce e sposto indietro la spalla per non sfiorare la gente.
Ho un catalogo completo delle mie smorfie allo specchio o in fotografia. Ho una traccia delle mie emozioni che appare ogni tanto all'angolo degli occhi, appena sorrido.
Conosco gli incastri esatti delle mie forme. Conosco il punto esatto in cui il mio piede si nasconde sotto le gambe incrociate e la curva stretta del mio ginocchio piegato. Ho in me le impronte delle mie pose più scomposte, immobili e segrete.
Da qualche parte dev'esserci persino un calco dei miei gesti passati, della mia mano piccola stretta in quella di mio padre, della prima volta che ho chiuso gli occhi piano lasciandomi accarezzare lentamente, della morsa stretta dei denti per la rabbia o l'emozione.
Conosco le abitudini del mio corpo di notte, quando non controllo i sensi, i muscoli si sciolgono e il letto mi sorregge. Conosco la forma dei miei respiri e la curva dei miei fianchi se qualcuno mi sfiora.
Ho in me un calco lento e delicato che disegna la forma dei miei gesti più semplici. E se dovessi cambiarne gli incastri, le misure o perderne ogni traccia, so già che non saprei più chi sono e che forma hanno i miei pensieri.
lunedì, maggio 13, 2019
Come le torpedini
Ci sono giorni in cui accadono cose così fastidiose e amare che se solo potessi essere due me, due terribili e potenti me, mi ergerei con gigantesche spalle per fare ombra su cosa non desidero vedere e in uno schiocco arrotolarmi dentro un guscio per sparire.
Rimango ferma invece, allargo lo stesso le spalle e accudisco come posso. E quando torno a casa, in silenzio ammetto che non riesco a reggere da sola tutta questa realtà.
Sono come torpedini, ed io vorrei essere uno squalo.
giovedì, aprile 11, 2019
A me ci penso io.
Mi sono rotta un sacco di volte. Di cose.
Ma quest'ultima è stata incredibile. Di quante non mi ero mai accorta. Mai.
Mi sono accorta che se proprio devo chiedere aiuto, allora non serve sempre sdebitarmi. Non mi ero mai accorta quando fastidio in effetti mi dia chiederlo, riceverne, aspettare aiuto.
Mi sono accorta che una cosa messa a posto da qualcuno è un gesto tenero, ma se la metto a posto io è meglio. Non mi ero mai accorta che sentirmi in difficoltà mi è odioso, dipendere ancora di più.
Mi sono accorta che il mio tempo è prezioso, e rubarne ad altri per dedicarsi a me mi sembra un furto inutile. Non mi ero accorta di quanta gente invece è abituata a chiedere aiuto, a pretenderne, ad aspettare.
Mi sono rotta e non riesco a rimettere a posto i pezzi. Le ossa.
Ma a me ci penso io. Lo so da sempre.
Sempre.
lunedì, marzo 25, 2019
Sei inquieta
- C'era Satie che suonava, Tolkien tra le pagine, il vento nel tetto, il tè caldo, io sul letto, i biscotti. E le briciole, tra le lenzuola, la mia mano leccata, appiccicosa, di saliva del gatto, la bustina del tè, fredda e umida su un lato.
- E allora?
- E allora mi sono accorta che ho un'antipatia profonda per le imperfezioni.
- In che senso?
- Provo per le cose scomposte, inesatte, un fastidio inutile e insistente. Sciocchezze che scompigliano un ordine tutto mio, inesistente.
- Hai le tue manie, le hanno tutti.
- No, è così anche sul resto.
- Quale resto?
- Un ordine strano, che ammette eccezioni insospettabili, ma poi è totalmente intransigente verso altro.
- Altro?
- Un equilibrio di rumori, odori, persone, parole, temperature, passioni, colori. Cose che noto solo io.
- ...
- Non so, ho sempre sofferto questa nausea da sensazioni.
- Sarà il tuo personalissimo fastidio. Per ciò che non controlli. (Per fortuna).










