Ho trovato un'altra biglia. Piccola, liscia, trasparente. Incastrata nel basalto, nascosta e sporca. Ho sorriso eppure ai segni non voglio crederci.
Le coincidenze sono sempre sorprendenti.
venerdì, giugno 10, 2011
Way-out | le coincidenze
giovedì, giugno 09, 2011
Post-it
Quando tu vorresti metterci una pietra sopra e poi scopri ancora qualcosa che ti fa girare vorticosamente le scatole.
Smart mob?!
La rete è un crogiolo di umanità e utilizzandola ti accorgi quante persone e come, vengono in contatto tra loro consapevolmente o meno. Da qualche parte, molti anni fa, lessi che la rete è un Golem e sposai il paragone. Oggi lo trovo riduttivo e poco efficace, resta pur vero però che straordinariamente il web assorbe informazioni e contenuti e talvolta dà vita a masse informi che ad un cenno eseguono.
Crogiolando ho trovato questo video
È più corretto tuttavia parlare di Smart mob. Masse, folle, all'improvviso... ma intelligenti.
La differenza è minima, sottile e per molti trascurabile, il Flash mob è una sottocategoria dello Smart mob, nonostante generalmente si tenda a considerarli fenomeni distinti, classificandoli in base all'intento da cui nascono: il Flash mob nasce come spettacolo, intrattenimento, performance artistica, lo Smart mob avrebbe, nella distinzione, intento politico e di protesta.
Navigando e curiosando per capire meglio lo Smart mob, ho scoperto che è stato Howard Rheingold, critico letterario e saggista statunitense, nonché guru dell'information technology, a mettere in luce nel 2002 il significato sociale e la carica rivoluzionaria di questi eventi. Famoso nella storia della comunicazione per aver coniato il termine "comunità virtuali", Rheingold da sempre esalta il potere sociale dei media in seno alle comunità che il web genera e quasi silente attiva, e riguardo alle Smart mob scrive Smart mobs. Tecnologie senza fili, la rivoluzione sociale prossima ventura edito nel 2003 in Italia da Cortina Raffaello (se qualcuno ne ha sentito parlare o l'ha letto magari mi faccia sapere). Azione e comunicazione si coordinano dunque attraverso strumenti e new media sempre più sofisticati e interattivi, il primo più famoso Smart mob della storia si verificò nel 2001 quando nella Filippine un assembramento di militanti si diede appuntamento tramite sms al Santuario di Edsa - luogo simbolo del rovesciamento del regime di Marcos nel 1986 - per protestare contro il regime corrotto del presidente Joseph Estrada. Il passaparola fece crescere tanto rapidamente la protesta che Estrada venne poi rimosso dall'incarico.
"Rompere le norme che regolano le situazioni sociali, strappare l’ovvietà quotidiana e produrre un linguaggio inatteso, sincronizzato e corale che si possa negare subito dopo l’azione" E. Goffman. Tali fenomeni metterebbero così in luce il potere sociale della rete e delle nuove comunità high-tech intelligenti, esaltando il connubio forte e inatteso tra tecnologia e società, a dispetto di chi vede nel web un impoverimento e una minaccia alla socializzazione o alla coscienza collettiva.
È esaltante immaginare che la rete possa e riesca a coordinare, organizzare e attivare moltitudini di persone che non si conoscono creando qualcosa di inatteso e improvviso. Non riesco però ad esimermi dal pensare che il Golem non era che un servo, un gigante d'argilla forte e ubbidiente, e così a dirmi che è pur sempre essenziale prima d'ogni azione, restare ben saldi alla propria individualità.
...ah! e se mi mandate un sms o un'email o un piccione per sovvertire il Presidente, che sia chiaro io accorro con tutta la mia più consapevole identità sociale!
Ho una colonna di marmo dentro.
È lei in me e sono io in lei.
Poggia sulla mia spalla e sale lungo il collo fino alla testa.
Tesa e contratta come un arco, aspetto che scocchi o che si spezzi.
Per non stringerla l'avvolgo.
Ho in me una colonna di ghiaccio.
È dentro di me e io dentro lei.
Non la tocco, non mi lascio toccare.
Vi scivolano lucide le mie gocce e si freddano.
Non mi sciolgo. Non si scioglie.
Sono venti, vortici di venti.
Mettono scompiglio anche quando ho voglia di calma, di fidarmi.
Ho due colonne dentro, s'alzano alte come venti.
Una ad oriente e una ad occidente dei miei pensieri.
Mentre io mi allontano senza direzione.
mercoledì, giugno 08, 2011
Il bla uccide.
Lei: "Scalati?"
Io: "Non troppo."
Lei: "Frangia?"
Io: "No. Sembrerei una bambina scema."
Lei: "Taglio? Più corti?"
Io: "Sì, vai!"
Lei: "Lisci o mossi?"
Io: "Facciamo un po' e un po'."
Lei: "Servita."
Io: "Grazie."
Per dio, stavolta non li ho numerati.
Sono tutti qui? Li avrò contati?
Uno, sono sicura, l'ho perso quella notte.
Devo controllare.
Capisci quanto è grave?
Fai reset.
Fregatene.
Cancella tutto.
Vai a dormire.
È tardi.
Perché non li ho numerati...
Ci saranno tutti?
Se l'ho perso sono fregata.
Ma dov'è? Non riesco a dormire.
Devo capire.
Ma non ti stanchi mai?
Ho detto stacca.
Smetti di pensarci.
Se non li hai numerati, pazienza.
Basta.
Non riesco a dormire.
Ho incubi tutte le notti.
Io non capisco.
Ne avrò perso qualcuno?
Adesso mi siedo e li conto...
Assurdo.
La smetti?
Lasciati in pace.
Che incubi?
Adesso dormi.
Vado via senza cercare.
Secondo te ci sono tutti?
Dove sarà finito...
No, resto e li metto in ordine.
Non lo vedi che cerco di stare calma?
Ho detto basta.
Sì ci sono tutti.
Se non ci sono, stai senza.
Ora dormi.
Che incubi?
Secondo me uno l'ho perso.
Sogno di perdere pezzi.
Non è vero.
Sogno cose orribili.
Sarà per via dei pezzi.
Lo so. Non li ho numerati.
Che se non li vedi non ci credi: Ben
h. 0:02
squilla il cellulare, è Ben.
rifiuto la chiamata.
h. 0:02:47
risquilla il cellulare, è Ben che urla: "rispondi!"
h. 0:03
rispondo
Ale: "ma che c'è?"
Ben: "niente"
Ale: "e perché mi hai chiamata?"
Ben: "volevo dirti una cosa"
Ale: "cosa? devo venire?" rido
Ben: "no! cosa stai facendo?"
Ale: "ero a letto, al pc"
Ben: "ah"
Ale: "ma cosa volevi?"
Ben: "io?"
Ale: "sì"
Ben: "niente"
Ale: " come niente? che mi volevi dire?"
Ben: "ah sì!"
Ale: "eh..."
Ben: "stammi bene!"
chiude.
h. 0:05
risquilla il telefono, rispondo.
Ben: "mi sono dimenticata di dirti una cosa"
Ale: "cosa?" rido
Ben: "ora te lo dico"
Ale: "ma ti serve qualcosa?"
Ben: "no! ma è che sei lontana"
Ale: "ma se sono vicinissima! vuoi che ti porto qualcosa?"
Ben: "No!"
Ale: "dai, dimmi se devo prenderti qualcosa" rido
Ben: "No, ti ho detto! devo dirti una cosa."
Ale: "cosa?"
Ben: " te lo sei messo il pigiama?"
Ale: "no"
Ben: " e mettitelo"
Ale: "mi dovevi dire questo?"
Ben: "no"
Ale: "e allora?!"
Ben: "avevo dimenticato di dirti buonanotte e sogni d'oro!"
chiude.
h. 0:08
nel silenzio della casa si sente...
Ben: "due rampe di scale sono tantissima distanza!"
martedì, giugno 07, 2011
MiniMostri
A grande richiesta offro il mio contributo all'entomologia.
cliccando le immagini si ingrandiscono
In latino la parola monstrum [da mŏnēre - "avvisare", "ammonire"] significa "prodigio". Ho sempre pensato che il folklore con fiabe e miti, la letteratura con fantascienza e fantasy e il cinema con l'horror non abbiano inventato nulla di nuovo, hanno piuttosto tratto ispirazione, la natura sa essere ben più Monstruosam.
Non escluderei poi che la necessità di ingigantire i Mostri sia la trasposizione inversa di un timore atavico e incontrollabile. Un modo per guardar meglio piccoli dettagli che ad occhio nudo sfuggono e in questo sentirsi meno impotenti. Non s'è ancora visto sulla terra un Mostro gigante tale da schiacciarci... eppure esistono un'infinità di microscopiche creature in grado di annientarci.
L’uomo è assai insensato. Non saprebbe fabbricare un piccolissimo insetto e fabbrica Dei a dozzine.
Micheal De Montaigne
lunedì, giugno 06, 2011
Di tutte le bestialità che mi vengono in mente: Espressioni
Ieri ho avuto un'idea non da poco.
La premessa è quantomai autoreferenziale ma sono certa che qualcuno tra i miei lettori (dovrei fare una categoria ad hoc #dituttelebestialitàchemivengonoinmenteechenessunomidicequantosonoidiote) apprezzerà la conclusione!
Tempo fa riuscii a riassumere in breve cosa succede quando, parlando, racconto qualcosa.
Distinguendo pur nettamente ciò che è sintesi e ciò che non lo è e non dev'esserlo o non deve donarsene, io flutto tra le figure retoriche, smonto e rimonto le parole, cosciente e consapevole, come Lego.
Tuttavia di tanto in tanto incontro qualcuno che esplicitamente, talvolta a ragione, mi chiede d'essere sintetica.
Ho trovato la soluzione per ovviare al mio problema e dotarmi finalmente del fantasmatico Dono della Sintesi:
{[(nidi di cicogne + tralicci + cicogne) x vento] + [(mucche + cavalli) x fiume] + [(insetto T + ragno rosso) x luci accese] x macchina fotografica} = Ale ha un futuro come ornitologa/etologa/entomologa... ma male che va può sempre girare per i locali con la polaroid a fotografare le coppiette e vendere rose
|
| ||||
|
|
Le foto dell'insetto a T (così ormai unanimemente definito dalla comunità d'entomologi che ieri mi ha accolta a braccia aperte) e del ragno rosso, esemplari di cui ho prodotto una precisa e puntuale documentazione fotografica, ve le risparmio, che fanno anche un po' schifo.
L'espressione* in questione è frutto di un professionalissimo lavoro d'astrazione, ormai la Sintesi è nelle mie mani.
In una scatoletta di Simmenthal ci starei larga.
* Va da sé che l'Espressione sarà una nuova categoria di post ma soprattutto una risposta scientificamente comprovata alla domanda: "Sì, va bé, ma QUINDI?"
Post-it
{[(salatini + bacche) x Lili] + [(musica x ostello) + vino]} x Ale² = Ale e Ale affrontano il livello settimo di difficoltà per una conversazione all'aperto
sabato, giugno 04, 2011
Danza fino a morirne
Oblivion, Gidon Kremer su musica di Astor Piazzolla, un tango.
Ti gira intorno ad occhi socchiusi, le spalle dritte, le mani morbide. Sembra chinarsi, leggera si solleva, inclina la testa, ti guarda dritto.
La senti scivolare sulla caviglia, sale come un serpente o un ramo di vite. Ti è davanti, la seta lucida sui suoi fianchi, tirala piano a te.
Piega il suo polso sul tuo petto e poi allontanalo dal cuore. Tieni forte la sua mano e con l'altra sfiora la sua schiena fino a stringerla.
Si avvicina lentamente e vibra già in lei la musica.
Anticipala, disegna l'andatura, lei ti segue.
Falla danzare, portala sui tuoi passi e fissala negli occhi.
Trattienila mentre finge e si allontana.
Ti accompagna in punta di piedi, avvolge le sue gambe tra le tue.
Che vi si guardi o meno, volteggiate come archetti sui violini.
Brillerà la sua bellezza anche nelle movenze più scomposte.
Sorreggila mentre piega indietro il collo, sfrontata solleva il petto e getta indietro le spalle.
Bianche le luci e le ombre le attraverserete fino a tagliarle.
Il fiato si farà unico e tremerai per la passione
o lo sfinimento.
E sospesi sarete da terra,
tu e la Verità.











