venerdì, marzo 25, 2011

Il mio mondo

Il mio mondo è magico e concreto.
Ci sono pesci volanti e pesci fritti. con farina di mais, chiaro. Ci sono rane con le ali e rane fritte. con la farina di riso, è più soffice. Ci sono parole che catturano la mia attenzione al mattino, a mezzogiorno, alla sera e devo trovare il modo di usarle idoneamente e ci sono buste della banca. Ci sono gusci d'uovo dentro cui nascondersi, ma adesso non è il momento, e uova in frigo le cui scadenze mi tengono aggrappata al tempo. C'è un tempo, tutto mio, che è il tempo delle mie emozioni, dei miei grandi batticuori, delle clessidre, dei ticchettii che tanto odio e ci sono questi anni in cui divento donna e non più ragazzina. Ci sono note di pianoforte che escono dai comignoli dei camini e la mia pessima cultura musicale. Ci sono dettagli, odori, oggetti per strada e ci sono appuntamenti e indirizzi. C'è la mia idiosincrasia per i medici, tutti, e le mie medicine. C'è una solitudine ambita, protetta da sempre e alcuni addii. C'è qualcuno che trascino dentro e qualcuno che mi trascina fuori. C'è la mia fantasia che è un rifugio, uno sfogo, un'arma, un potere e ci sono dei progetti da definire e realizzare, non poi, adesso.
Ci sono io, un desiderio.

giovedì, marzo 24, 2011

La mia memoria

« D'altronde la cronologia dei miei ricordi lascia molto a desiderare. La mia memoria è terribilmente imprecisa. Tanto che qualche volta mi chiedo se non stia cercando di dimostrare qualcosa a qualcuno. Ma di cosa si tratti, non ne ho la minima idea. Tanto più che di solito l'imprecisione non è qualcosa che possa provare alcunché.
Ad ogni modo, o piuttosto poiché questa è la situazione la mia memoria è molto vaga. Ricordo le cose all'incontrario, confondo la realtà con la fantasia, qualche volta scambio quello che ha visto qualcun'altro con quello che ho visto io. Può darsi che non si possa neanche parlare di memoria.»
L'elefante scomparso e altri racconti di Murakami Haruki

"Siamo così vulnerabili anche quando ci facciamo belle..."

perché è di polvere, la bellezza, su un pennello da trucco
perché non è uno sguardo che cerchi, è una lusinga
perché anche imbarazzarsi con eleganza, non è facile
perché non è uno sguardo in più è il suo di sguardo
perché in silenzio le tue ciglia scatenano tempeste
perché vuoi che sia curioso di guardare dentro
perché lo avvolgi tra i capelli, il tuo profumo
perché sai provocarlo a guardare sotto
perché ti ceda il passo ma per rispetto e cavalleria
perché guardi i tuoi occhi, mentre ti stringe
perché è in un gesto della tua mano, una sensualità immortale



il titolo è un riferimento ad un commento che mi ha colpito molto.

mercoledì, marzo 23, 2011

Le mie antipatie immotivate (fino ad oggi)

Nonchè, in questo caso, un sesto senso [con qualche degno indizio e lucida avvisaglia].




Ovvero come saziare il più profondo, puro e smisurato disprezzo in un dì di marzo, pensando "Toh, ma io questo lo conosco!".

Slipping - is Crashe's law

E se ti metti allo specchio o lo specchio ce l'hai dentro, ma non passa luce per guardare il tuo riflesso e non vi è nemmeno un'ombra, prima o poi ti chiedi se davvero esisti.
E se una è più autentica quanto più assomiglia all'idea che si è fatta di se stessa ma non c'è sagoma né traccia, prima o poi non ci sarà più nemmeno una linea da cui partire e disegnare.
E svanisci, svaniscono i tuoi sogni, le tue certezze, il tuo equilibrio, perdi forma e consistenza.
Se accavalli errori su errori, se dormi e mangi poco, ti si svuotano anche i giorni, finché non noti più dove finiscono e riniziano.
Se qualcosa ti schiaccia dentro, per schiacciarla ancora più forte tiri giù anche tutto il resto. E non è una stanza di cristalli è una miniera già sventrata che precipita su se stessa.
E non molli, e non ti abbatti, e vai avanti. Tanto prima o poi sai che cede. E un po' di luce arriverà anche allo specchio, per dare contorno finalmente a quel vuoto che era dentro.


martedì, marzo 22, 2011

Informazione di servizio

Ho disattivato i miei account su facebook. Che riposino in pace.

La stanza rossa

L'ho inventata di sana pianta, l'anno scorso, come s'inventa un sogno. La sua porta ha cardini duri e tesi, quindi tuttavia esiste. L'ho richiusa in quel momento. Vi sono rientrata quest'inverno cercando qualcuno che era entrato nella mia vita senza che io me ne accorgessi. Quella sera mi sono seduta e sono stata un attimo a riflettere. Era rimasta così come io l'avevo inventata.
Avrò socchiuso la porta, uscendo, perché mi sembra di avvertire che qualcosa lì è cambiato, che qualcuno vi sia entrato.
Esite una strada esatta in me che porta sino a lei. Se cambio direzione o faccio un passo indietro è perché non voglio entrarvi più da sola, né inventarla, nemmeno per scoprire se è cambiata.

giovedì, marzo 17, 2011

Post-it

Se ad un certo punto ti chiedi se parli più spesso con il muro, da solo o con qualcuno, il punto non è la domanda ma chi ti risponde.



mercoledì, marzo 16, 2011

Loro

In un tubo loro
soffiavano
e quella massa informe,
di cui non si intuisce origine e forma,
incandescente com'era,
prendeva colore e consistenza

Io tenevo in ordine gli elementi,
silicio, sodio, alluminio, piombo,
 avevo acqua e mano ferma,
per colarli.

soffiavano con flebile voglia
quasi fosse quel tubo a estrarre ossigeno
dai loro polmoni

Avevo aria e il petto forte,
non s'intuiva origine né forma
soffiavo anch'io,
mi lasciavo respirare.

e piano piano
quella essenza torbida
si distendeva,
acquisiva tonalità di difficile definizione
fino ad essere
di invadente bellezza
nella sua trasparente opacità


Mi sono persa tra il rosso e l'arancio che bruciava,
bruciavo anch'io.

È trasparente, lo sono anch'io.

e allora loro soffiavano più forte
e si dilettavano nelle stramberie

che mai avevano immaginato

nel dare a te percezione
di quel fulgore nuovo e cristallino

Danzavamo tra forme e colori
trasparenti
silenziose
come i sogni

diventavo di cristallo
fragile e brillante.

e fu cosi, che un giorno
non troppo caldo
non troppo freddo
un sole e tre nuvole

Eppure c'era un gran freddo,
all'improvviso,
e intorno nembi pesanti,
c'erano colori sparsi ovunque


siamo luce
e sogni
tiepidi

videro che la tua luce non penetrava
nel vetro di cuore
in cui avevano soffiato

Non danzavamo più
non c'erano più forme e stramberie
soffiate per me
Mancava l'ossigeno
un sole e tre nuvole

e
il colore sbiadiva
a diventare nero
e
l'intenso mirabile d'un tempo
era divenuto fragile e triste

Io tenevo in ordine i colori,
il giallo, l'arancio, il rosso,
avevo acqua e mano ferma

sbiadivo anch'io
e
nessuno afferrava la mia mano

con rabbia loro
schiaffeggiarono quel livido souvenir di se stessi
e il taglio che ne ebbero
fu il più solenne dei giuramenti


...non voglio più soffiare.

E ho cercato loro
un'ultima volta
prima di raccogliere tutti i pezzi. 

lunedì, marzo 14, 2011