venerdì, ottobre 29, 2010

Di tutte le bestialità che mi vengono in mente.*

Che i lividi viola, per quanto antiestetici, rendono le gambe, le braccia, la schiena, il corpo di una donna, più affascinante. La fanno sembrare vissuta. come una smagliatura sul collant, direi.


*"Di tutte le bestialità che mi vengono in mente." è una nuova categoria di post - sono in vena di novità - perché non è che una può dire o sforzarsi di dire sempre o solo cose intelligenti!

giovedì, ottobre 28, 2010

Post-it

Mi sono persa tra le mie cose.

Ero piccola. sono rimasta piccola.

La sensazione di quando qualcuno stendeva una coperta sul prato e mentre era ancora gonfia, mi ci catapultavo sopra.

...che non sono mai piccole, le piccole cose.

La strada che luccica per le schegge di un vetro rotto.
Il cioccolato al marzapane.
Trovare una lumachina. Furjì!
Il ferramenta che mi regala dei chiodi.
L'odore del detersivo di marsiglia.
Una casa mezza piena... o mezza vuota.
Piantare i chiodi. storti.
Uno scambio di plaid.
...e una mensolina per le mie piante.

sabato, ottobre 23, 2010

Tra le lenzuola

C'è una scala di misura per ogni cosa.
Se nel cuore della calabria, con questo freddo assurdo, in mezzo ad un'autostrada, di notte, in viaggio, riesci a trovare del tè caldo, pur dentro un bicchiere cartonato della coca cola, del latte da aggiungerci, e qualcuno di tanto paziente da capire che vuoi togliere tu la tua bustina, che va prima lo zucchero, del latte, e che c'è un rito silenzioso, da rispettare...anche se è solo un cameriere al bancone di un vecchio autogrill...non puoi che ringraziare con un gran sorriso e pensare che in quella della gratitudine, meriterebbe uno dei primi posti.

giovedì, ottobre 21, 2010

« ... y a veces emigran y huyen pájaros que dormían en tu alma.»

Perché sono piccoli passerotti azzurri, magici come fenici. E se si lasciano accarezzare, sono morbidi e delicati. E' di mirto e legno di cedro, il loro nido. Hanno ali forti sotto cui nascondersi, nelle piogge delle mie stagioni. Migrano, con me, in me, o poggiano fieri su alte antenne di città in città.
E se mi porto troppo lontana, al mio ritorno nasconderò un nontiscordardime tra le loro uova. e lavanda tra i gusci schiusi.



mercoledì, ottobre 20, 2010

In soffitta

Und wir, die an steigendes Glück
denken, empfänden die Rührung,
die uns beinah bestürzt,
wenn ein Glückliches fällt.


E noi che pensiamo la felicità
come un'ascesa
ne avremmo l'emozione
quasi sconcertante
di quando cosa che è felice, cade.

 Duineser Elegien, ultimi versi della Decima Elegia di  R.M.Rilke

mercoledì, ottobre 13, 2010

Tra le lenzuola

Tra le lenzuola è una nuova categoria di post. No, non è una categoria di post osè, è piuttosto una nuova prospettiva...
Un pò come mettersi a testa in giù per cercare un orecchino sotto un divano e trovarci un calzino spaiato. O come trovare in fondo al freezer il ragù dell'anno scorso. O ancora meglio, come quando aspiri una monetina e, pidocchioso, ti metti a ravanare dentro l'aspirapolvere e trovi l'orecchino che cercavi sotto il divano!
Ho configurato lo smartphone per postare sul blog, insomma, e adesso posso scrivere anche da sotto le coperte. Sono troppo avanti. Non c'è che dire.

p.s. ...fossi in voi, il ragù non lo mangerei.

mercoledì, ottobre 06, 2010

Il coniglio, nel cappello, non ci sta.

Così, sembra debba venir fuori qualcosa, e sembra debba venir fuori adesso. E allora, io, che non sono una contorsionista, né un'acrobata, come per un pizzico di sale, prenderò tra le dita questo filo di parole che si è attorcigliato in gola e inizierò a tirarlo fuori. Sembrerò un prestigiatore, e ogni parola, come un foulard, avrà un colore differente e un nodo stretto all'altra. Finché avrò finito di sfilarle, e un po' imbronciata, mi metterò seduta gambe incrociate a terra e inizierò a filarle come lana. E avrò gomitoli, finalmente, dei colori più svariati.




Cornelius, Sensous dall'album Sensuous - 2006 

giovedì, settembre 30, 2010

La Francesca che è in me.

Ho una teoria da qualche tempo, da molto tempo, a dire il vero. Che le Francesche si somigliano tutte.
E' una teoria comprovata, nonostante voi tenterete di scongiurarmi che non è così. Le Francesche si somigliano tutte. e io, che non amo le omologazioni, nonostante mi chiami Alessandra ho da sempre il terrore che in me viva una Francesca.
Sia chiaro, se c'è qualche Francesca in ascolto, in lettura, non me ne voglia, anzi, si faccia viva per smentire la mia teoria. Accetto smentite solo da Francesche comprovate.
Il punto è che la Francesca ha per antonomasia capelli scuri sottili, più spesso lunghi, la testa molto grande e la bocca non da meno. Ha anche i denti larghi e gli occhi luminosi. Potrei persino affermare di aver riconosciuto in una Tamara una Francesca, anni fa... peccato il capello troppo spesso. La Francesca è un po' perfida, buona come il pane con le amiche, vendicativa con le nemiche. Se a suo agio è un po' sguaiata.
La Francesca è una di quelle donne un po' prezzemoline, non rifiutano mai un invito ma non sono del tutto prime donne. Veste con buon gusto, ma gli abbinamenti sono forti. Sono tipe da laccetto nero di caucciù al collo.
Le Francesche sono un po' come le Letizie... ma di loro parleremo un'altra volta.
Io dovevo nascere Marco, o Barbara, dice Ben, ma questo non toglie che alberga in me il terrore che il destino mi volesse Francesca anche di nascita.
E' capitato, e non è un caso, io temo, che qualcuno ricordasse che il mio nome era Francesca. Ovviamente questo non ha fatto altro che alimentare le mie ansie.
Che io a una Francesca poi, non ci assomiglio neanche un po'.
Sarà qualcosa che c'ho dentro... o sarà che devo smetterla di fare teorie sul mondo, come pacchetti pronti all'uso.
Se però c'è una Francesca in me, che si palesi, perché non se ne può più. e così decidiamo se ahimè sono una lei o me!

domenica, settembre 26, 2010

Trovo molto interessante la mia parte intollerante.

 Così ti viene una gran voglia di lamentarti. dei soldi, del tempo, del disordine, degli impegni che non vorresti rispettare. Senti come due mani che ti poggiano sulle spalle un mantello pesantissimo e pungente.
E dovunque ti volti, vedi solo imperfezioni e sbagli.
E la superficialità poi si rivela più reale e mortifica i tuoi conforti.
Così, vorresti andar lì e prendere a schiaffi quel padre che si vanta dei propri traguardi sportivi mentre la sua compagna, in ospedale, rischia di perdere il bambino.
Vorresti dire qualcosa a quell'uomo che cerca un flirt poco prima di sposarsi.
Vorresti essere intollerante, con tutto e tutti. Spingerla via, questa realtà, come spingono via i giocattoli i bambini quando sono stanchi di giocare.
Perché se è così, se poi la realtà è questa, allora non c'è conforto.
Perché la tristezza ha un suo statuto, dignitoso e fiero.
E poco ci puoi fare se poi, quando ti guardi intorno, per cercare l'eccezione, conforto, non trovi appiglio.
E piano ti accucci, sotto il peso del tuo mantello. che prima o poi tanto, sai, riuscirai a toglierti dalle spalle.
Appena, magari, saprai di poter guardare in una qualche direzione, senza farti schiacciare dalle brutture della realtà.

venerdì, settembre 24, 2010

Post-it

In questi giorni mi sento molto una donna da chanel n°5.
Sarà l'autunno.

lunedì, settembre 20, 2010

Nuova prospettiva

C'è una vena d'argento che scorre sotto terra nel mio mondo. S'aggrappa alle mangrovie, alle radici dei narcisi, gira intorno alle tane dei tassi e dei conigli, non rompe nulla e non affiora mai in superficie. Si alimenta, la mia vena, s'ingrossa e gonfia con le piogge. Fa un giro intorno alla mia vita dal mio ventre, prima di partire e di infilarsi nella terra.
Non ne conosco i limiti, del bosco, e mi alimenta, la mia vena, mentre io, spaventata e in attesa, rimango immobile aspettando che mi sciolga o che fiorisca su di me. da me.


domenica, settembre 19, 2010