Tutto al bancone di uno squallido baretto dentro un centro commerciale. Luci al neon, una finta coppa di gelato in plastica sbiadita, sul vetro un biglietto scritto a penna "caffè freddo", un cartello di benvenuto color crema, bicchieri e piattini perfettamente allineati e fermi, la macchina del caffè spenta, una barista seria dalle mani pulite, pulitissime. Un'enorme lucciola il frigo dei gelati, stropicciati e pigri.
La crepa, sul piano d'acciaio, è quel vecchio telefono in ricarica.
E una telefonata attesa, o la paura che non squilli più.
"Mamma sono a casa, non preoccuparti, notte."
La poesia più sublime.
Quel quadro all'italiana è un take away, al primo piano. Odora di pizza e patatine fritte, luci gialle e oleose, lattine impolverate in posa, Acqua 1.00€ Coca cola 2.00€ Birra 3.00€, fette rattrappite e umide, un grembiule sottile sporco e dentro un pizzaiolo grosso, pulito. "Qui si serve pizza in piatto grande".
L'incrinatura, sopra gli alcolici, è lo schermo al plasma 37 pollici.
E il suo sguardo mite catturato, completamente assente.
C'è una violenta battaglia tra i gladiatori.
Si insinua, la poesia.