non l'avevo previsto. come potevo del resto. eppure l'ho sentito dal primo momento. netto, lì, senza volerci credere, ovviamente.
sono rimasta, mentre qualcosa accadeva. e non accadeva. e poi più niente. non era abbastanza. non ero abbastanza.
mi sono poi chiesta così tante volte se avevo sbagliato, se mi ero sbagliata. me lo sono chiesto per anni. nessuno rispondeva. davvero.
e allora mi sono convinta d'averlo fatto. d'aver sbagliato. d'averne fatta una fissazione. di quelle che poi le ammetti.
e l'ho cacciata via. con le domande, e l'attesa delle risposte.
via dentro di me. dove forse non l'avrebbe notato mai più nessuno.
senza riuscirci. senza riuscire a dimenticare.
finché l'ho ammesso. che non lo era. dio se non lo era.
non avevo sbagliato e non era una fissazione, ma.
ma mi sono schiantata ancora contro quei non. ed i silenzi. persino i miei. e mi si è fatta dura dentro la necessità di alcune domande rimaste troppo a lungo senza risposte.
di nuovo non l'avevo previsto. come potevo del resto. ma.
ma in fondo davvero non ero abbastanza. e se ti accorgi che non sei abbastanza non devi aspettare più nessuna risposta.
in silenzio è come sapere di essere legata. senza voler fare mai più nessuna domanda. e rassegnarsi a non poter andar via. via dentro di me. e non sopportarlo e amarlo insieme.
domenica, marzo 08, 2015
Delle cose che sembrano complicate. E invece poi sono sempre solo delicate e semplici.
lunedì, marzo 02, 2015
ho visto accadere un sacco di cose nella mia vita, un po' come tutti, credo. ho visto accadere cose così dolorose che a pensarci vorrei tornar lì, prendermi per mano nella mia stanzetta e dirmi "vieni via, Ale".
solo che non lo dico mai a nessuno. e resto lì, coi miei fantasmi.
e allora stasera ho capito che forse non è poi così sbagliato cercare qualcuno che capisca quand'è il momento di dirmi che "andrà tutto bene". dirmelo e basta. che da sola io per mano in realtà non posso prendermi, nemmeno adesso che sono grande.
domenica, marzo 01, 2015
Conosco un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento
Ed ero lì, anche stavolta, mentre la porta sbatteva fortissimo per la corrente. E ho ingoiato la saliva, così, guardandola in silenzio. E avrei voluto metterci una mano, un piede, fermarla, bloccarla, in qualche modo, stavolta. E invece no, un colpo durissimo. Ho solo spostato i capelli dalla bocca, sollevati dal vento, bagnati tra le labbra. Avresti dovuto stringermi e baciarmi come non hai mai fatto. E ti avrei salvato dalla tempesta. E avremmo guardato insieme l'alta marea. E non l'avrei domato fino a chiuderla.
E tu non devi sapere, da che parte rimango io ogni volta.
mercoledì, febbraio 25, 2015
Birdman. L'anticinema, più cinema del cinema.
Finalmente l'ho visto, il capolavoro, il pluripremiato, il film che incredibilmente aveva messo d'accordo tutti i social, gli appassionati, i critici, polanskiani e mucciniani, Birdman.
Mi sono seduta con la stessa emozione di quando da piccola entravo al cinema Alfieri per la Befana dei Ferrovieri. Ho preso le patatine, la Coca cola e sprofondando nella poltrona sono rimasta incollata allo schermo fino alla fine. Fino alla fine, fine. Fine.
Sono rimasta 119 minuti in attesa di quel momento in cui anch'io avrei finalmente abbassato le spalle e col respiro pieno, detto "Sì, è un capolavoro da Oscar", e invece no.
Birdman è l'anticinema, in senso vero. È il cinema che finge di non compiacersi del suo disfacimento e nel farlo ne fa a pezzi l'epica nascondendo, male, il godimento che ne trae.
È l'autocompiacimento della critica, la spettacolarizzazione di una nemesi autoinflitta, è un susseguirsi di sottolivelli fintamente complicati e annebbiati da una fotografia disorientante e dissuasiva. Cola di una poesia grassa, mette volgarmente in mostra le metafore.
È un inno all'antieroe (il cinema stesso) che lo spettatore non sa ancora di voler far trionfare dentro sé. È, per giunta, un antieroe mediocre e soddisfatto, insopportabilmente inaccettabile al cospetto dei supereroi da maxischermo.
È un'americanata radical chic, insomma. E forse, se non si fosse spacciato per altro, sarebbe stato una celebrazione davvero vincente dell'ignoranza.
Di voi. Che pensate esistano le mezze misure. E vi sbagliate.
Mi piace la discrezione incerta dei timidi nel chiedere ai saccenti.
Mi piace l'indecisione lieve degli educati davanti agli sfrontati.
Mi piace il fastidio nitido degli emotivi in mezzo ai cinici entusiasti.
Mi piace l'eccitazione umida delle insicure, con le provocazioni sexy.
Mi piace la vacuità silente che sigla i proclami dei troppo buoni.
Mi piace l'arrabbiatura malcelata per gli sfottò dei saputelli.
Mi piace l'amarezza compita dei razionali, nel caos degli irrequieti.
Mi piace il sorriso smezzato, davanti a un complimento banale.
Mi piace l'esitazione impaziente dei finti galanti se t'aprono le porte.
Mi piace la riservatezza distesa dei modesti in mezzo agli arroganti.
Mi piace l'impazienza affamata degli amanti ancor prima di spogliarsi.
Mi piacciono le mezze emozioni, i vuoti di carattere, tutte le smorfie appena percettibili, i sensi scomposti o prima di scomporsi.
In compenso non mi piacciono un sacco di cose. Per fortuna.
lunedì, febbraio 23, 2015
Non si dovrebbero mai scrivere. O forse no.
Che io ricordi non ho mai consigliato la lettura di un blog.
venerdì, febbraio 20, 2015
Promemoria, per quando diventiamo grandi.
È sorprendente come le peggiori lavate di capo degli ultimi anni me le abbiano fatte sempre i miei medici. Che diventiamo piccoli in due, le braccia scese, facendo sì con la testa, io e il mio tarlo.
lunedì, febbraio 16, 2015
Continuo a sognare di morire e sognandolo continuo a pensarci tutto il giorno. Sogno di morire e non vivo i miei rimpianti, già che sono morta e razionale anche nei sogni, ma i rimpianti di chi ho intorno. Si ribalta tutto e nel sogno i rimpianti degli altri diventano i miei avrei voluto irrealizzati. Inizio a fare elenchi lunghissimi di desideri e nell'angoscia di non poterli avverare, soffro io una, due, tre, dieci volte di più.
Sogno di morire e non mi angoscia ciò che non ho fatto ma l'ansia, tutta, di ciò che accade quando perdi qualcuno con cui contavi di poter fare qualcosa l'indomani, tra una settimana, un mese, un anno, da vecchi e invece non potrai mai più.
Continuo a sognare i rimpianti. Che quelli mi fanno più paura della morte. Ed è odioso.
Laughs from Daniel Mercadante
sabato, febbraio 14, 2015
gioca alle magie, se non lo guardi.
ci vuole sempre un sacco di impegno per non perdere l'entusiasmo. quello ti scappa di mano al semaforo, si pianta agli incroci, mette le dita dentro le prese e quando rompe le cose non te lo dice. è capace di masticare per ore lo stesso boccone o calcare duro sui disegni con le matite spuntate. ci vuole pazienza per tenerlo sempre impegnato e alla sera farlo dormire facendogli credere ancora alle fiabe.
ha le fantasticherie il mio entusiasmo.
e se per caso, per qualcuno o per qualche motivo, si mette a scappare, a volte è faticosissimo da trattenere. non torna mai se lo aspetto con calma o se mi siedo e resto a guardare se correndo si volta.
mi vuole avvinta e appassionata, il mio entusiasmo.
e allora ho imparato che per non spaventarlo non devo mai stringerlo dentro troppo sarcasmo né farlo dialogare con troppo cinismo. per non perderlo non devo lasciarlo a lungo in silenzio o mettermi nella condizione di mortificarlo.
ha in antipatia il disincanto, il mio entusiasmo.
per fortuna, se per scelta m'impunto a non dargli retta, cerca una coincidenza per attirare attenzione e mi trascina per mano di nuovo a giocare.
mercoledì, febbraio 11, 2015
Mille post di te e di me
Fra tredici post ne faccio mille. Che qui non si alza da tavola più nessuno, altrimenti sono cazzi.
sabato, febbraio 07, 2015
Post-it
non ne sono sicura ma credo che mi sentirei molto più forte se la vita mi dimostrasse che la felicità ha a che fare con qualcosa di molto diverso da quello che immagino.




