Ricordo di aver lasciato aperto uno spiraglio tempo fa. Ricordo d'aver pensato che qualcuno fosse entrato senza che io me ne accorgessi ma, ora lo so, ero io stessa. I cardini si sono fatti duri e arrugginiti in questi anni, non credo di ricordare più dove ho messo la sua chiave.
Ricordo anche d'aver detto che non avrei voluto entrarvi più da sola, nemmeno per scoprire se è cambiata. Ricordo il divano bianco, le sagome e le finestre. Ricordo rose rosse e un dondolo in disparte.
Ricordo tutto di ciò che è stato e non ho curiosità di forzare la porta per aprire.
Nella mia stanza rossa sono sempre entrata sola. E sempre sola mi sono vista dentro. Accade ora qualcosa di diverso e sorprendente.
Non ha più pareti né colori, ne abbatto i muri, il divano non esiste, non esistono le tende. Non ci sono rose rosse, non c'è più un dondolo né finestre.
La mia stanza rossa, che è l'Amore, aspetto di costruirla insieme a te che ancora non ne conosci nemmeno l'esistenza.
Se non vorrai costruirla intorno perché non potrai tollerarne le pareti non avrà finestre, né muri, né vetri.
Se non vorrai che sia bianca, allora la riempiremo di colori o viceversa.
Non avrò paura quando sceglierai per tutti e due. Ma se mi vedi dubitare, lasciami solo un attimo per fare un respiro e ricordare che vuoi costruirla insieme a me, di volerla costruire insieme a te.
La smetto di voler fare tutto sola. Ora io so, che in due, con te, il risultato sarà di certo migliore.
domenica, maggio 06, 2012
La stanza rossa
venerdì, maggio 04, 2012
Bisogna avere un caos dentro di sé... [cit.]
Da bambina, oltre a voler fare la maestra, la ballerina, la camionista, la caramellaia, la cartolaia, la ferroviera, l'avvocato, la missionaria, la ginnasta e la fioraia, avrei voluto fare l'astronoma.
Per molto tempo ho avuto qualche difficoltà a spiegare se volessi fare l'agronoma o l'astronoma, ma in genere alla domanda "tu cosa vuoi studiare?" la risposta "le stelle!" risolveva la questione (di certo volevo guardare le stelle e non sterminare le lumache, questo è chiaro ancora adesso).
Alla fine non sono diventata né un'agronoma né un'astronoma, tuttavia qualche tempo fa mi son chiesta se la famigerata buona stella esiste. Una stella che ti guida, che ti illumina la strada.
Mi son risposta che non mi risulta d'aver mai voluto essere un'astrologa e la questione temporaneamente s'è risolta.
Eppure oggi, ripensavo che se una buona stella esiste, una stella che ti guida e accompagna il tuo cammino, allora forse c'è solo da imparare a starle dietro, ad accorciare le distanze. Subito dopo, senza troppe riflessioni, ho capito che l'idea di inseguire la scia della mia stella e non poter cavalcarne, domandola, la coda, non fa per me.
Così, nella confusione in strada, in testa, in metro, in borsa, in casa, mi son detta che se la maggior parte delle stelle che vediamo sono già belle che morte, io la mia, insomma, non voglio mica scoprirlo se è già stecchita.
Quindi, ecco, ho deciso che quando avrò voglia di cercarla piuttosto farò come facevo da bambina, sceglierò la prima che ad occhio ci assomiglia e convintissima annuncerò che è proprio quella.
Poco male se non è sempre la stessa, a me, la mia buona stella, basta poter sceglierla fra tante.
venerdì, aprile 20, 2012
E mi fermo un attimo.
e accavallo i pensieri come si accavallano le gambe a volte, lentamente, sotto il tavolo, una sull'altra, piano.
C'è qualcosa che è umido nell'aria. e non è la pioggia, sono io. gli umori, i miei, invece di farli colare giù, via, li assorbo come terra.
E cerco di farmi nuvola e poi pioggia. Perché germoglino in me, da me, pensieri nuovi. Verdi, tiepidi.
Presto. Senza aspettare.
È fatto di vapore, il tempo.
venerdì, aprile 13, 2012
i pezzi più piccoli
io me lo ricordo il momento in cui mia mamma prendeva tutti i resti delle mie uova di pasqua e li rinchiudeva in un barattolo. "per farci le torte" diceva, e poi restavano lì per mesi mentre io li guardavo in alto sulla mensola stretti stretti dentro il vetro. che mi sembrava un tortura, non tanto per me, quanto per i pezzetti più piccoli, schiacciati al fondo.
lunedì, aprile 02, 2012
mercoledì, marzo 28, 2012
Cose buone dal mondo: Nancy Fouts
...che mica tutti ci pensano, a quant'è bella e poetica una lumaca.
martedì, marzo 27, 2012
Il verso della tortora dal collare orientale
E un giorno in preda al timore che qualcosa andasse storto decisi che era un brutto segno. Sentendolo, lì tra gli alberi, decisi che quello era chiaramente un brutto segno.
Lo decisi per ignoranza, lo scambiai per il verso del cuculo, che dalle mie parti si dice porti sfortuna.
Da allora ogni singola volta ho atteso il peggio.
Solo dopo molti anni, in toscana al mattino presto, sentendolo, mi sono per la prima volta chiesta se quel giorno lo sia stato davvero, un brutto segno.
Non era un brutto segno... era un'allerta, un guarda bene a ciò che accade.
Perché quel giorno lì, tanti anni fa, accadeva qualcosa che ha cambiato il corso della mia vita ed io di proposito, pur accorgendomi che qualcosa non funzionava, ho voluto ignorare tutti i chiari segnali per la fretta d'aver tutto e subito.
Quel giorno avrei dovuto accorgermi che c'era in me il seme di un pensiero che andava coltivato, a cui stare attenta, senza far finta di nulla pur di ottenere ciò che volevo.
Ancora adesso, al mattino, quando capita di sentirlo, faccio fatica a tenere a mente che non accadrà il peggio.
I miei segni sono già in me e sono io a dargli senso.
Non è il suo verso... basta che io mi ascolti, senza far finta di nulla.
domenica, marzo 25, 2012
Ho una colonna di marmo dentro.
È lei in me e sono io in lei.
Poggia sulla mia spalla e sale lungo il collo fino alla testa.
Tesa e contratta come un arco, aspetto che scocchi o che si spezzi.
Per non stringerla l'avvolgo.
Ho in me una colonna di ghiaccio.
È dentro di me e io dentro lei.
Non la tocco, non mi lascio toccare.
Vi scivolano lucide le mie gocce e si freddano.
Non mi sciolgo. Non si scioglie.
Sono venti, vortici di venti.
Mettono scompiglio anche quando ho voglia di calma, di fidarmi.
Ho due colonne dentro, s'alzano alte come venti.
Una ad oriente e una ad occidente dei miei pensieri.
Mentre io mi allontano senza direzione.
mercoledì, marzo 21, 2012
C'entra una giraffa, ma è troppo lunga da spiegare.
Ed è tutto il giorno che rimando, e ho rimandato anche ieri, e l'altro ieri, ed è passata una settimana, dieci giorni, e mi sembra sia passata un'infinità di tempo dall'ultima volta che mi sono seduta qui e ho scritto a braccio, senza urgenza, dei miei giorni, delle mie coincidenze, dei miei pensieri. Che le mie velleità da scrittrice spesso pervertono e trasformano quello che ho voglia di dire in giri di parole infiniti e sordi e non mi soddisfano.
È passato un anno, due, tre, e sono cambiate tante cose, sono cambiata io. C'è sempre l'albero di magnolie in fondo alla via che in marzo fiorisce, c'è sempre il mio angioletto di pietra oltre la siepe e sempre il gatto grigio, il lavaggio strade il martedì, le travi di legno che tremano al vento...
C'è adesso in me, qualcosa che assomiglia ad un equilibrio. Sembra crollare e come un'onda enorme si gonfia non appena mi arrabbio o per qualcosa resto delusa, ma è lì. È quella quiete dopo il gran frastuono pronta ad incrinarsi al minimo rumore, eppure profonda, è il riprender fiato dopo una corsa pur avendo ancora il respiro affannato, è un principio di pace, quasi impercettibile. È inaspettatamente, non aver più l'assillo su dove riposa ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. È ammettere che ho sbagliato, in silenzio e senza dover rendere conto a nessuno se non a me stessa. È questa paura enorme dei cambiamenti, che mi trascino dentro e imparo a controllare e calmare. È la difficoltà nel fare un passo deciso e la consapevolezza che tentennare non mi è comunque d'aiuto. È il mio attraversare la realtà, il mio personalissimo stare nelle cose, anche in quelle che a volte non capisco.
domenica, marzo 11, 2012
il mio primo ventinovesimo...
mi sono accorta di poter decidere dove iniziano e finiscono l'inizio e la fine. che non è facile ma puntualmente sarà il momento giusto.
mi sono accorta che quasi non ho più il fiatone. che non scappo più, forse.
che anche se non so ancora qual è, dov'è, il mio posto, ne ho trovato uno che va bene anche senza chiedermi se lo è. e forse lo è proprio per questo, quello giusto.
ho viaggiato in treno e guardato attraverso il finestrino al buio.
ho visto il mio riflesso e qualcuno accanto che mi teneva la mano, forte.
ho soffiato un numero sconsiderato di candeline ed espresso così tanti desideri da far beneficenza.
ho pensato a questi anni e al loro disordine. mi sono accorta che sono passati. che è solo passato.
ho gonfiato un palloncino...
è tutto stranamente in ordine. dopo tanto tempo.
ne ho portato uno a spasso per la città...
e se qualcuno o qualcosa adesso porta scompiglio, io, con calma, rimetto in ordine.
uno rosa...
o mi lascio prendere in braccio, quando da sola non riesco a farlo.
...frog.
giovedì, marzo 08, 2012
Preghiera di una donna stanca d'esser donna.
La Vostra fortuna è d'esser uomo.
La Vostra fortuna è la Vostra dannazione e la mia, o Signore.
Vi chiedo di non avermi più in grazia, perché questo corpo così grazioso e avvenente, è già alla mercé di ogni passante.
Dov'io non potrò difendermi da quello sguardo colmo di desiderio e vuoto di intenti delicati, abbandonatemi anche Voi, se potete.
Io non so, o Signore, se qualcuno vi ha mai rivolto l'umile invito a riflettere sullo sguardo, proteso e un po' sfacciato, di un uomo tale a Voi, al cospetto di una donna.
E' uno sguardo senza casto ardore, è uno sguardo prepotente.
Dio creò l’uomo a sua immagine,
a immagine di Dio (κατ΄εικόνα θεού) lo creò,
maschio e femmina li creò. (Gn 1,27)
Creaste a Vostra immagine, uomini incapaci d'aver rispetto, tra ciglia e lacrime, per una donna.
E' uno sguardo che si appropria, il Vostro, e senza chiedere permesso.
E' guasto, è uno sguardo che assale e lascia senza minima difesa.
Non c'è vergogna né onore, ed è violenza, pura e misera, come miseri sono i pensieri che l'accompagnano in silenzio.
Il Vostro sguardo, d'uomo, è l'artifizio più meschino per tenermi a testa china e spalle basse.
Per questo, o Signore, io Vi prego, di non guardarmi da lassù, così che almeno io, da terra, possa levare gli occhi al cielo e senza vergogna, fissarvi finché anche voi vi sentirete spoglio ed umiliato.
E capirete.
giovedì, marzo 01, 2012
Rossella Urru e l'arroganza dei media
In gergo tecnico si dice notiziabilità, in parole povere è il requisito necessario affinché una notizia divenga di pubblico dominio e degna di entrare nell'agenda quotidiana dei temi da trattare.
Due sono i criteri che rendono una notizia, un fatto, notiziabile: la rilevanza del fatto stesso rispetto all'ambito di riferimento e l'interesse che può suscitare o che si prevede possa suscitare, nel pubblico.
Di fatto, com'è ben noto, non sempre tutte le notizie sono realmente rilevanti o degne di nota, ma esistono delle tecniche, piuttosto consolidate, per incrementare la percezione di rilevanza di un fatto al fine di aumentare l'interesse del pubblico.
Il pubblico, va da sé, è una merce pregiata, mutevole e da vendere al miglior offerente. In quanto merce, audience, pubblica opinione, dev'essere conservato in luogo fresco e asciutto, al riparo da luce e fonti di calore.
Il pubblico è una merce fragile e non va surriscaldato.
Il pubblico sono io, sei tu che stai leggendo, è il tuo vicino di casa che cucina la peperonata alle otto del mattino ed è in primis chiunque, consapevole o meno d'esserlo, partecipa attivamente e non alla vita politica, economica e sociale di un paese.
Dagli anni Sessanta in poi è stato un continuo susseguirsi di teorie che analizzano l'impatto dei mass media sul pubblico, una per tutte e in parte ancora attuale, la teoria della Spirale del silenzio di Elisabeth Noelle-Neumann [qui per ulteriori approfondimenti ed il testo completo], la cui tesi centrale vede nella riproposizione continua e ridondante di notizie da parte dei media la causa di una sempre maggiore incapacità del pubblico di selezionare le notizie degne di interesse e di comprendere i processi di influenza dei media. Tale incapacità susciterebbe nell'individuo, a livello inconscio, il timore costante di essere una minoranza e in quanto tale escluso dalla massa dominante.
Senza voler essere troppo retorici, in soldoni, io, tu, siamo costantemente bombardati da notizie e con sempre maggiore fatica siamo in grado di sottrarci a questo flusso ostinato o riusciamo a selezionare in modo soddisfacente le informazioni.
Il punto è che da qui al trastullarsi in questo marasma, il salto è breve, anzi, non c'è proprio il salto, restiamo seduti comodamente e clicchiamo a caso, facciamo zapping, sfogliamo guardando solo le immagini.
Siamo diventati voyeur, siamo dei guardoni che letteralmente, alla stregua di un peep show, strizziamo affaticati gli occhi davanti a notizie strette, sottili come buchi e li allarghiamo invece tra le cosce di una soubrette cercando la mutanda. Ci annoiamo a leggere i testi troppo lunghi, come questo.
Senza rendercene conto diventiamo merce sempre meno di qualità.
Quindi, e qui la smetto, contro l'arroganza dei media, contro la pigrizia mentale, contro il tempo perso per farvi i fatti dei vips su twitter o della vostra amica ubriaca su facebook, io, semplicemente, mi unisco al blogging day dedicato a Rossella Urru e vi offro stavolta una scelta molto facile.
La notizia è solo una e per leggerla impiegherete lo stesso tempo che avete impiegato a cercare di capire se Belen aveva davvero le mutande:
"Nella notte tra il 22 e il 23 ottobre Rossella Urru ed altri due cooperanti spagnoli (Ainhoa Fernandez de Rincon, dell’Associazione amici del popolo saharawi, e Enric Gonyalons, dell’organizzazione spagnola Mundobat) sono stati rapiti da uomini armati, arrivati a bordo di diversi pick-up..." continua a leggere
E sì, se accanto a questa notizia ci fosse stata una galleria con le immagini della tipa mezza nuda di turno, anch'io avrei cliccato prima sulla galleria e poi sarei tornata indietro per continuare a leggere. E me ne vergogno.




