martedì, luglio 05, 2011

Mi ricordo di te bambina.


Io posso dire la mia sugli uomini di Fiorella Mannoia

Trovo sempre in te la bambina che in me cerca la sorella più grande.
Mi ricorderò sempre che non mangiavi un pistacchio se non dopo avermi chiesto se era commestibile o meno.
Sempre ho trovato e troverò sempre, te lo prometto, le parole più confortanti, per toglierti la paura, anche se ho paura anch'io.
Ti ringrazio di credere e di lasciarmi credere che io possa ancora e sempre prendermi cura di te.
Se non ho capito quanto anche tu volessi saper fare la ruota in spiaggia, adesso lo so e lo insegnerò ai tuoi figli.

C'è nell'aria quell'essere così noi, con le nostre "strane modalità relazionali", come dici tu, con le vite di due donne che faticano a chiedersi aiuto, dico io, e sempre con quell'amore indiscusso per cui io mi ricordo di te bambina e amo la donna che sei adesso.






Buon compleanno, Ori.

domenica, luglio 03, 2011

La memoria può dilaniarti l'anima.
Soprattutto quando sfugge e non ti tende una corda.
È sempre meglio ricordare, fare un nodo, alla tua corda.
Passando con la mano mentre la scorri un nodo ti rammenta ciò che sei e fai.
Quanto vali, quanto pesi, quanto conti, per te e per chi hai intorno.
Se non c'è nodo, scivoli senza freno.
Se non c'è nodo, chi hai intorno crede che tu non faccia altro che crollare.
Slipping - is Crashe's law.
Io un nodo ce l'ho, l'ho stretto di forza, pur se lei mi sfugge.
E non scivolo.

Chi cerca trova chiude per un po'.

sabato, luglio 02, 2011

Scherza coi santi, ma lascia in pace i fanti!

Sarebbe possibile avere un guscio d'uovo dove rinchiudersi?
Ah, e se non crea troppo disturbo lo vorrei bianco.
E mentre ci siamo, se rinasco, posso rinascere uomo?


Ecco, mi sto evolvendo, stante la mia precedente richiesta, oggi ho iniziato a pensare alla Vostok 1*.
E non voglio più rinchiudermi soltanto, voglio proprio spararmi nello spazio.
Se foste così gentili, poi però ritorno.




* che poi mi si dice che non si fa cultura... la Vostok 1 è la capsula spaziale entro cui Gagarin fece fece orbita intorno alla terra.

Effemeridi


Non spensi alcun lume
non distesi alcuna mappa tra le mie carte
non rovinai cercando con appetito di conoscenza

Era nel mio universo stella inattesa
sole antico e nuovo
come cosa naturale e certa

Giorni e notti l'osservai prima di capire
scorgendone il sorgere due volte, all'alba e al vespero
promettendo una dipartita, vento stellare, al suo vacillare

Ma se adesso vi gravitassi intorno
le stelle, i pianeti e ogni costellazione tutta
immobili si fermerebbero a guardare

Anche questo mio sole di sua gravità dubiterebbe
e non avrei certezza del suo appartenermi
così volto lo sguardo ed è la mia dipartita.

mercoledì, giugno 29, 2011

Banana split

Chi è il tuo migliore amico? ho chiesto. Non ho un migliore amico, mi ha risposto. Davvero? Che strano, avrei detto che era Fabio, ho suggerito. No, ma non ne ho mai avuti, ha aggiunto riflettendo. Ma non c'è nessuno che sia qualcosa di simile? Al lavoro, tra i nostri vecchi amici o all'allenamento? insistendo. Tu. Io? Sì, tu, Paola, anche. Ti ricordi Paola? Sì, certo.
Ma un amico amico intendo, ho aggiunto un po' incalzando. Ti ho già risposto, tu. E Paola. Le sue risposte sono puntualmente esatte, in effetti. Ho fatto un verso indefinito, un mormorio in ponderazione.
Sì, non ne ho altri. Noi ci conosciamo da una vita e anche se non ci vediamo per un sacco di tempo, quando ci rincontriamo è come sempre. Tu mi racconti dei tuoi casini degli ultimi sei mesi e io a te dei miei. Io di te mi fido, so che mi ascolti e a te racconto quello che non racconto a nessun'altro. A te e a Paola. Anche con lei è così.
Già, ho detto sorridendo.
E poi tu di me ti fidi. So quanto vali e so che sei sincera. Se hai da criticarmi tu mi critichi e se hai fatto qualcosa di cui non sei orgogliosa me lo dici e io ti dico sempre cosa penso, ha concluso soddisfatto.
Sì è così, ho aggiunto saltellandogli accanto.

E riprendendo il discorso lì dove l'avevamo lasciato al è sempre meglio aver scelto, abbiamo continuato a passeggiare tornando verso casa come se nulla fosse, mentre io, dentro, mi sentivo sollevata e un po' orgogliosa di me stessa, dopo tanto tempo.



martedì, giugno 28, 2011

Stamattina la panettiera, guardandomi, mi dice:
"Mal d'umore, vero?"
Ora, tralasciando il fatto in sé e che mi si leggesse in viso, io, nella mia vita, ho sempre sentito dire malumore, senza la d', quindi ho impiegato un attimo a capire.
Poi però, dopo aver pagato, sono uscita e, turbata, sono tornata verso casa pensando a quanto poetiche fossero le sue parole, con quella d'.

Informazione di servizio: top commentatori


Conosco la metà di voi solo a metà e nutro per meno della metà di voi metà dell'affetto che meritate. Bilbo Baggins
J.R.R.Tolkien, Il Signore degli Anelli

Ho aggiunto un nuovo gadget, una top sixteen dei commentatori più assidui. Il vostro nome rimanda al vostro profilo*, così che anche altri possano leggervi, a loro volta commentare e alimentare quel circolo virtuoso per cui un blog è un'opportunità per accrescersi. Ma più che questo, ho da ringraziarvi, voi come del resto chi non compare ma è presente e vivo(!), perché, appunto, molti dei vostri commenti e post mi hanno fatto scoprire qualcosa di nuovo, riflettere su qualcosa a cui non avevo pensato o semplicemente conoscervi scoprendo affinità e interessi comuni.
Grazie. (detto a mezza voce, 'che queste smancerie in pubblica piazza mi prudono)

Ho dovuto eliminare i commenti di chi, pur firmandosi, risultavano anonimi, sono la maggior parte e non c'è modo di differenziarli.
Il gadget di per sé è carino e poco invadente, trovate qui il link se voleste inserirlo nel vostro blog.



*se qualcuno preferisse non comparire, batta un colpo.

Le violette, il pentolino e la pin-up

C'era odore di freddo, quell'odore netto, terso, dell'aria del mattino quando ancora non è stata respirata, dalla città. Un odore pulito di dentifricio e lacca e sapone, che girato un corridoio ti spiazzava vagamente e faticavi a distinguere la lavanda dalla naftalina nei maglioni distesi sul letto, per essere indossati. In cucina, era di nebbia e caffè, di ciclamini. Varcata la porta e giù per le scale verso il portone ti investiva profumato di cappuccino, caffè corretto, inchiostro di stampa caldo e focaccia.
Io, bambina, ero lì sotto le coperte, in vacanza dalla nonna. Aprivo gli occhi e tra le assi della tapparella filtrava quella luce del giorno che ha appena smesso d'essere soffusa. A volte sentivo il respiro calmo di mia madre, a volte le sentivo chiacchierare in cucina, oltre la porta.
C'era sempre un istante di smarrimento in cui mi chiedevo dove fossi, ma gli oggetti, i mobili e la stanza tutta, erano ad aspettarmi, per non spaventarmi, dove li avevo lasciati prima di dormire. Il quadro della pin-up era il primo di cui controllavo gli spostamenti. Sopra la mia testa, sorridente e ammiccante la pin-up se ne stava seduta ad aspettare il mio risveglio. M'inquietava. La guardavo per capire se nella notte avesse mosso un passo, ma lei, sempre sorniona, restava ferma sul suo sgabello a vigilare premurosa sul mio sonno. La odiavo la notte e amavo trovarla lì immobile al mio risveglio.
Con me si svegliava la mia euforia. Controllata la pin-up, iniziavo a concentrarmi su cosa d'entusiasmante m'aspettava per il giorno. Sceglievo, tra tutte, l'avventura più elettrizzante ed ero così pronta a sfidare il freddo uscendo di corsa da sotto coperte. Attraversavo l'odore del mattino ed iniziava la mia giornata.

Accade da sempre.
Ogni mattina, appena sveglia, mi do un anticipo delle mie avventure per il giorno, cerco la più entusiasmante e forte di quella mi alzo dal letto.
Nei giorni in cui mi sembra che nulla di straordinario, nuovo, insolito, salvifico o desiderato m'attende, io so di dover fare uno sforzo, di dover concentrare le forze, affinché ricordi che la mia più emozionante avventura sono io.



C'è anche un profumo delicato di violette ed un pentolino piccolo e molto vecchio, in questo ricordo.



lunedì, giugno 27, 2011

Post-it

Oggi sono così nervosa che mi trema l'aria intorno.

Alla Tavernetta, il bancone

C'è una lei in me che non sa rinunciare a niente.
Una lei che non vuole mai andare a letto, perché è sempre ancora presto e poi crolla.
C'è una lei in me che ha sempre freddo quando mangia.
Una lei che non sa fare sacrifici.
C'è una lei che ha paura di un respiro troppo vicino al suo, ma non lo confessa per timore d'essere fraintesa.
Una lei che non mangia se non vuole, che beve ai colli di bottiglia.
C'è una lei in me che aspetta le si tenda una mano, prima d'attraversare.
Una lei che quando è arrabbiata, triste o spaventata caccia via tutti con furore e si nasconde.
C'è una lei che si aspetta sempre lealtà e sicurezza.
Una lei che fantastica sui sogni senza guardare dove mette i piedi.
C'è una lei che cammina ancora scalza, che non vuole essere stretta troppo forte, che scappa e non risponde se qualcuno la rimprovera.
Una lei che per rancore, tensione, terrore o terribile sconforto, piange.
C'è una lei in me che se la insulti non ti guarda più negli occhi.
C'è una lei che se la deludi ti fissa dritto e ti disprezza.
Una lei che non ti ascolta se si annoia, che ride poi però ritorna seria.
C'è una lei spaventata da ogni cambiamento.
Una lei in me che vorrebbe correre a pregare quando accade qualcosa di orrendo ed inspiegabile.
C'è una lei che cammina svelta e poi si ferma all'improvviso senza motivo apparente.
Una lei che se ha bisogno d'aiuto non lo chiede.
Una lei che spinge lontano tutto se ha rotto qualcosa.
Una lei che nei sogni non riesce a fare male quando si difende da chi la minaccia o la ferisce.
Che parla sola e con le cose.
Che non risponde se la chiami.
Che non vede l'ora d'essere all'altezza.
Che si rimbocca le maniche e quando cadono le bagna.
Che se ha paura non ragiona e urla o resta in silenzio per ore.
Che non si fida.

Io, alla mia età, non riesco ancora a farmi ascoltare e ad insegnarle a crescere.
Ma trattengo il respiro, per non infastidirla.
La lascio nascondersi, perché prima o dopo fa capolino se non c'è nessuno che la guarda.
Guardo io per lei dove cammina, quando sogna.
La rimprovero aspramente e la faccio piangere di continuo.
Tento di farle vedere il lato buono di ogni cosa, di ogni cambiamento.
Le conservo i pezzi rotti, perché so che poi li cerca per capire come aggiustarli.
La dico che un giorno questi suoi incubi finiranno.
Le chiedo di contare fino a dieci.

Io so che non vorrebbe mai ascoltarmi, ma non c'è nessun altro che può prenderle la mano quando attraversa la strada.










Little fifteen - Depeche Mode


Little fifteen
You help her forget
The world outside
You're not part of it yet
And if you could drive
You could drive her away
To a happier place
To a happier day
That exists in your mind
And in your smile
She could escape there
Just for a while
Little fifteen


Little fifteen
Why take the smooth with the rough
When things run smooth
It's already more than enough
She knows your mind
Is not yet in league
With the rest of the world
And it's little intrigues
Do you understand
Do you know what she means
As time goes by
And when you've seen what she's seen
You will
Little fifteen


Little fifteen
Why does she have to defend
Her feelings inside
Why pretend
She's not had a life
A life of near misses
Now all that she wants
Is three little wishes
She wants to see with your eyes
She wants to smile with your smile
She wants a nice surprise
Every once in a while
Little fifteen

Ringrazio jaenada per avermela fatta scoprire.

domenica, giugno 26, 2011

Le storie di me che tesso per me | Il cuoio delle scarpe

Mi disse che era certa. Nessun dubbio. Aveva fatto le sue prove e pur senza prove lei, in fondo, lo sapeva. Ero quasi ammirata. Non le piaceva cercar prove, che in un caso come questo, come in amore, proclamò, non ci devon esser prove, 'che le prove assomiglian tanto all'unghia che gratta sulla scarpa per vedere se è di cuoio, lasciandole un bel graffio, sospirò. Il paragone era un po' ardito ma calzante, in tutti i sensi. I graffi non li cancelli, concluse. Non ero d'accordo ma le dissi che se era certa avrebbe dovuto porre rimedio quanto prima. Annuì e se ne andò.
La vidi tornare qualche tempo dopo più determinata e risoluta. Le chiesi se era ancora convinta e la sua risposta mi sorprese. Ho comprato il lucido da scarpe venendo qui da te, disse. Risi e non capii se faceva sul serio. La guardai.
Ho comprato il lucido perché a questo punto io cancello tutto. Mi spiazzò.
Poi aspettai, in silenzio. Lei prese la scarpa e iniziò a lucidarla. La osservai bene. Ero sbigottita da quest'improvvisa decisione. Aspettai finché finì.
La tradì o forse non capii quel sorriso ch'ebbe sul viso quando si accorse che i graffi sparivano davvero. Ma tacqui, nell'attesa di capire se era seria o stava solo scherzando mentre lucidava un paio di scarpe.