Prefazione del libro Hanno tutti ragione letta da Toni Servillo
domenica, giugno 26, 2011
sabato, giugno 25, 2011
Lettera a un giovane poeta
Lei domanda se i suoi versi siano buoni. Lo domanda a me. Prima lo ha domandato ad altri. Li invia alle riviste. Li confronta con altre poesie, e si allarma se certe redazioni rifiutano le sue prove. Ora, poiché mi ha autorizzato a consigliarla, le chiedo di rinunciare a tutto questo. Lei guarda all’esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare. Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo soprattutto: si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice «io devo» questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità. La sua vita, fin dentro la sua ora più indifferente e misera, deve farsi insegna e testimone di questa urgenza. Allora si avvicini alla natura. Allora cerchi, come un primo uomo, di dire ciò che vede e vive e ama e perde. Non scriva poesie d’amore; eviti dapprima quelle forme che sono troppo correnti e comuni: sono le più difficili, poiché serve una forza grande e già matura per dare un proprio contributo dove sono in abbondanza tradizioni buone e in parte ottime. Perciò rifugga dai motivi più diffusi verso quelli che le offre il suo stesso quotidiano; descriva le sue tristezze e aspirazioni, i pensieri effimeri e la fede in una bellezza qualunque; descriva tutto questo con intima, sommessa, umile sincerità, e usi, per esprimersi, le cose che le stanno intorno, le immagini dei suoi sogni e gli oggetti del suo ricordo. Se la sua giornata le sembra povera, non la accusi; accusi se stesso, si dica che non è abbastanza poeta da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà, né vi sono luoghi indifferenti o miseri. E se anche si trovasse in una prigione; le cui pareti non lasciassero trapelare ai suoi sensi i rumori del mondo, non le, rimarrebbe forse la sua infanzia, quella ricchezza squisita, regale, quello scrigno di ricordi? Rivolga lì la sua attenzione. Cerchi di far emergere le sensazioni sommerse di quell’ampio passato; la sua personalità si rinsalderà, la sua solitudine si farà più ampia e diverrà una casa al crepuscolo, chiusa al lontano rumore degli altri. E se da questa introversione, da questo immergersi nel proprio mondo sorgono versi, allora non le verrà in mente di chiedere a qualcuno se siano buoni versi. Né tenterà di interessare le riviste a quei lavori: poiché in essi lei vedrà il suo caro e naturale possesso, una scheggia e un suono della sua vita. Un’opera d’arte è buona se nasce da necessità. È questa natura della sua origine a giudicarla: altro non v’è. E dunque, egregio signore, non avevo da darle altro consiglio che questo: guardi dentro di sé, esplori le profondità da cui scaturisce la sua vita; a quella fonte troverà risposta alla domanda se lei debba creare. La accetti come suona, senza stare a interpretarla. Si vedrà forse che è chiamato a essere artista. Allora prenda
Le storie di me che tesso per me | Il fumo della sigaretta.
Volevo scrivere una storia, io. Mi disse. Volevo scrivere la storia di uno che non ha mai fumato una sigaretta. Uhm, accennai. La storia, ce l'ho bella chiara in mente, è la storia di uno che non ha mai fumato una sigaretta e quindi va in fissa con le cose che fumano. Guardai il gelato che avevo nella tazza, fumava. Appunto, come il gelato troppo freddo. Mi spiegò. Uno che non ha mai fumato una sigaretta e però passa la sua vita a cercare cos'è che fuma. Il gelato troppo freddo, il fiato d'inverno, il bitume, i comignoli dei camini, l'acqua che bolle... È un fissato insomma, ha deciso che vuole scoprirle tutte e va avanti così per tutta la vita. Ho capito, dissi. Riflettei e chiesi. Perché non ha mai fumato una sigaretta? Non ha mai fumato per paura di non avere abbastanza forza di volontà, per paura di non riuscire più a smettere. Ah, esclamai sommessa. Ma questa non è la parte interessante della storia. Concluse.
venerdì, giugno 24, 2011
Way-out
Forse io non ascolto tanta musica perché, in fondo, a me i rumori del mondo piacciono molto... persino i gridolini isterici dei bambini esagitati. Ma più che questo, il punto è: mi abbronzo la pancia annoiandomi da morire o leggo e mi abbronzo solo la schiena? È un dilemma e non riesco a concentrarmi... maledetti bambini...
Dentro e fuori
giovedì, giugno 23, 2011
Voglio un DEUX EX MACHINA...
...che porti via i confetti da sopra la mia scrivania.
O a furia di mangiarne diventerò io un confetto.
La vita di per sé è la favola più fantastica. Hans Christian Andersen
La vita vera è un po' come una favola e come nelle migliori favole ci sono dei ruoli, uno schema finanche delle funzioni - vedasi Propp nella nota in calce.
(io vi consiglierei di approfondire o se non altro di tener aperta questa pagina mentre leggete, ma non è condizione necessaria tutto sommato, potete sempre fare finta di capire - io lo faccio spesso e garantisco l'alta percentuale di riuscita).
Ne viene dunque che anche una telefonata delle meno attese, avventura del quotidiano, possa, a buon titolo, essere analizzata in chiave proppiana.
Avremo:
L'Eroe - ale
L'Antagonista - il tampinatore viscido
Il Donatore - il mio vero io
per semplicità abbreviati in a | tv | imvi
NOTA PER LA LETTURA
Le funzioni, nell'analisi a seguire, sono sempre postille alla sezione del racconto cui si riferiscono, salvo un'eccezione indicata con l'*. In quel caso, FUNZIONE n°16, ho preferito anticipare per esplicare con più chiarezza l'utilizzo della stessa.
Equilibrio iniziale
Squilla il telefono
a - pronto?
tv - pronto a! sono tv!
imvi - ma perché mi chiama da un altro numero...?
a - oh! ciao!
imvi - per fregarmi... che testicolo di gnu!
(nda nel mondo delle favole ognuno inventa gli insulti che vuole)
tv - ciao! come stai?
a - bene! tu?
tv - bene! sono in carrozza
imvi - e chissene...
Rottura dell'equilibrio iniziale
tv - ...bloccato nel traffico del paese
a - sei a Flatulandia?
tv - sì, tu?
imvi - che gliene frega?
a - nel mio castello
tv - sì, ma in che paese?
FUNZIONE n°4 Investigazione: l'antagonista fa delle ricerche sull'eroe;
imvi - ma che vuole!
a - sono a Scintillandia
(nda i luoghi frequentati dall'Eroe sono sempre più belli)
imvi - ma guarda che scocciatura... ora sa dove sono
FUNZIONE n°5 Delazione: l'antagonista riceve le informazioni;
tv - ah bene! ma quando ritorni nelle terre del nord?
FUNZIONE n°6 Tranello: l'antagonista tenta di ingannare l'eroe;
imvi - se lui sta per tornare qui a Scintillandia, digli che tu stai per andare via...
a - ancora non so
tv - io mi sa che resto a Flatulandia.
a - quindi niente vacanze?
tv - boh, vedremo. tu mare?
a - sì, certo
tv - quindi non parti in vacanza?
a - non credo.
tv - allora resti a Scintillandia!
a - ...sì
imvi - Brava la testa di pavone morto! Dovevi stare zitta!!
FUNZIONE n°7 Connivenza: l'eroe cade nel tranello;
tv - ah benone!
imvi - seh, benissimo
tv - ...allora che mi racconti?
a - niente di nuovo
tv - ma come no! nessuna avventura in programma?
imvi - ...saranno fatti miei?
a - ancora non so, magari me la penso e parto al galoppo!
tv - ma parti con la tua dolce metà? ahahahah!
imvi - ma un cocchio di fatti tuoi no eh?
imvi - che pessima battuta poi...
a - no
tv - ma siete tornati insieme?
imvi - che viscido moccio di troll...
a - no
tv - ma vi sentite?
imvi - assurdo...
a - certo, ogni tanto, andiamo d'amore e d'accordo
tv - ah! bene! e altri spasimanti all'orizzonte?
imvi - ma guarda questo...
a - sono un tipo riservato tv, non lo sai?
tv - ah! allora c'è qualcuno!
imvi - ma pensa te quant'è impiccione
a - ho detto che sono riservata tv!
tv - ahahahaah, va bé c'è un principe!
imvi - digli di sì! così non rompe più i campanellini!
a - ma sì, più o meno
imvi - GRANDE!
tv - ah.........
imvi - non dargli il tempo di rispondere!
a - tu? avventure?
tv - no, no, due castelli, due principesse, stesso regno, ne sono uscito, troppo stress
imvi - ma davvero? due? lui tutto da solo?
a - l'importante è che sei felice!
tv - io? sì, era una situazione complicata, una di qua, una di là... bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla...
imvi - che due palleggi di volano! ma che me ne frega a me?!
imvi - stai a vedere che mi vuole fare capire che è single
a - beh dai, adesso sei più sereno però
tv - ma sì... e poi così sono di nuovo single!
imvi - e te pareva! ci manca che mi invita a uscire
a - bene!
tv - posso darmi al nuovo gioco del regno: il TrombaReali!
imvi - INCREDIBILE! una ha duesecoli di cose da fare e deve stare a sentire le porcherie di questo!
FUNZIONE n°8 Danneggiamento (o mancanza): l'antagonista reca danno all'eroe (o viene a mancare qualcosa)
tv - lo conosci? È un bel gioco!
a - ...mah, sì sì lo conosco. No no, non mi piacciono questi giochi alla moda, non pratico.
FUNZIONE n°10 Consenso: l'eroe reagisce;
tv - ah no?
imvi - distruggilo
FUNZIONE n°12 Funzione del donatore: il donatore mette alla prova l'eroe;
a - no, anzi li disprezzo e non mi piace chi li pratica
imvi - pesaaaaaante!
FUNZIONE n°13 Reazione: l'eroe supera la prova;
tv - mi disprezzi quindi?...
imvi - sì selvaggiamente
a - ahahahah eh sì tv!
tv - .......... ahahahahahh
imvi - ...ridi ridi
tv - allora lo sai che ti dico? a me non me ne frega niente del tuo disprezzo!
imvi - oh! la prima cosa intelligente!
a - e fai bene!
tv - ooooh, che candelone grosso e tozzo!
(nda non tutti i personaggi sanno inventare insulti originali e fini)
a - ooooh!
tv - bene a, dunque tu mi disprezzi
imvi - s'è pure offeso. ...'sto gargoyle.
tv - e io che ti chiamo per sapere come stai!
imvi - ah, non era per invitarmi a uscire e farti un pacco di fatti miei?
a - eddai, scherzo!
tv - ahahahahahaha!
a - ...forse! ahahahahah
imvi - risatone
tv - ahahahah a tu hai sempre la battuta pronta!
imvi - eh lo so! ora finalmente si chiude? saluti, baci e vissero felici e contenti?
Peripezie dell'eroe
tv - senti, ma allora usciamo?
imvi - NOOOOOOOOOOOOOOOOO!
imvi - fai la gnorri
a - ma chi? quando?
tv - io e te! ora che torno a Scintillandia
a - e quando torni?
tv - venerdì!
imvi - oh crosta di pane! reagisci!
FUNZIONE n°12 Funzione del donatore: il donatore mette alla prova l'eroe;
(nda eccezione alla regola di Propp, le funzioni non si ripetono)
a - non so, vediamo.
imvi - Digli una bugia!
FUNZIONE n°14 Fornitura: il donatore dà l'oggetto magico all'eroe;
tv - sei impegnata?
imvi - se non lo liquidi ti ammazzo! digli che sei impegnata!
FUNZIONE n°16 Lotta: l'eroe e l'antagonista ingaggiano direttamente la lotta;*
a- ho il weekend super impegnato in verità...
imvi - sei una dea!
tv - ah....... va bè.
tv - peccato
imvi - eeeeeh già! ora cheffà, si chiude finalmente?
a - vabbè dai, faremo un'altra volta
Ristabilimento dell'equilibrio (conclusione)
tv - ok dai, allora a, ti saluto
FUNZIONE n°18 Vittoria: l'antagonista è vinto;
imvi - YEEESSS!
tv - tanti baci!
imvi - brutto rospo!
a - un saluto anche a te tv!
FUNZIONE n° 19 Rimozione: l'eroe viene liberato dal danno o dalla mancanza iniziale;
Ale chiude il telefono e torna alle sue letture nelle stanze del luminoso castello.
FUNZIONE n°20 Ritorno: l'eroe ritorna;
V. Ja. Propp, russo vicino alla corrente formalista, nella sua opera dedicata alla struttura delle fiabe di magia "Morfologia della fiaba" (Torino, Einaudi, 1966; prima ed. originale 1928) ha mostrato come in tutte le fiabe agisca uno schema invariante, riconducibile a trentun funzioni narrative disposte sempre nello stesso ordine.
Propp parte dalla constatazione che nelle favole possono essere ritrovate "grandezze costanti" e "grandezze variabili". Cambiano i nomi dei personaggi e i loro attributi (grandezze variabili), ma non le loro azioni, o funzioni (grandezze costanti e morfologicamente influenti): da cui la conclusione che la favola non di rado attribuisce un identico operato a personaggi diversi. Cambia chi fa una certa azione e come la fa, ma non cambia il che cosa. Questo spiega l'ambivalenza della favola: la sua sorprendente varietà da un lato, la sua non meno sorprendente ripetibilità dall'altro. Le funzioni dei personaggi (e Propp ne individua appunto 31) rappresentano dunque le parti invarianti e fondamentali della favola, che devono essere definite tenendo conto del significato di una data funzione (allontanamento, divieto, infrazione, fuga ecc.) all'interno della vicenda narrata. Per funzione si deve quindi intendere "l'operato di un personaggio determinato dal punto di vista del significato per lo svolgimento della vicenda".
Le 31 funzioni non sono tutte presenti in tutte le favole, ma la loro successione è identica: l'assenza di alcune funzioni non muta l'ordine della altre.
Se siete arrivati fin qui senza (ne basta uno) farvi venire l'emicrania, annoiarvi, alzarvi con isteria dalla sedia o pensare "non c'ho capito una mazza!", a Fantasilandia vi chiamerebbero delle gran teste di scimpanzé!
Io, sia ben chiaro, ho l'emicrania e mi sono alzata almeno quindici volte, ma sono l'Eroina della storia, che ci volete fare, alla fine ne esco sempre felice e contenta.
RIFERIMENTI A PERSONE E COSE SONO PURAMENTE INVENTATI. SE IL MIO AMICO IMMAGINARIO PER CASO FINISSE QUI A LEGGERE E PIUTTOSTO CHE RIDERE, SI INDIGNASSE O OFFENDESSE, BASTA FARMI UN COLPO DI TELEFONO E NE PARLIAMO. COSI' AVRO' ALTRO DI CUI SCRIVERE.
mercoledì, giugno 22, 2011
re-edit | « ... y a veces emigran y huyen pájaros que dormían en tu alma.»
Perché sono piccoli passerotti azzurri, magici come fenici. E se si lasciano accarezzare, sono morbidi e delicati. E' di mirto e legno di cedro, il loro nido. Hanno ali forti sotto cui nascondersi, nelle piogge delle mie stagioni. Migrano, con me, in me, o poggiano fieri su alte antenne di città in città.
E se mi porto troppo lontana, al mio ritorno nasconderò un nontiscordardime tra le loro uova. e lavanda tra i gusci schiusi.
Visitate il suo blog e curiosate, vale la pena di seguirlo.
Atlante
Più forte degli umani, più forte degli dèi
Gocce di pioggia nutrirono il seme di Giàpeto e Climene
Titano ne nacque Atlante.
Mosso dal fato, predittore di sventure,
Guidò potente l'epica guerra al figlio del Tempo.
Sangue già due volte tradito
Spezzò l'Eterno e di vendetta
Riempì le profondità del Tartaro.
Inflitta gli fu la punizione più greve,
Zeus, figlio di Crono,
Sulle spalle gli pose l'intera volta celeste.
Disumana la sua forza,
Sostenne il peso del castigo
Prima e dopo l'inganno d'Eracle.
Il sospetto infine tramutò in sorte
Di pietra si fece agli occhi della Medusa
Quando a Perseo negò il suo aiuto.
Immanente riposa Adrar n Dern, colonna del cielo
Alla luce delle Pleiadi, sue figlie.
martedì, giugno 21, 2011
Se li conosci, li eviti. Il post più impopolare nella storia di questo blog
Avendo sottovalutato l'importanza del traguardo dei 100 follower e in preda ad una crisi di mezz'età (i blog sono come i cani che per ogni anno in realtà ne hanno sette o come i gatti hanno sette vite) ho deciso di scrivere il post più impopolare nella storia di questo blog.
Di blog in blog sono più di dieci anni che navigo nella blogsfera. Non ho mai avuto interesse a procacciarmi lettori o a rispondere spasmodicamente ad un commento con un commento, Chi cerca, trova però è il mio quinto blog, esclusi quelli su cui attualmente scrivo in concomitanza, posso quindi, con cognizione, dire che ne ho lette di cotte e di crude in tutto questo tempo.
Ho dunque un mio preciso, chiaro identikit del blog e del blogger che vale la pena seguire.
Ho soprattutto un precisissimo, puntuale, didascalico, identikit dei blogger che non vale la pena seguire e per logica conseguenza anche dei follower che non vale la pena ti leggano, tipologie entrambe che a buon titolo faccio rientrare nella categoria del se li conosci, li eviti.
Purtroppo non c'è modo d'essere analitici e schematici nell'elencare i singoli tipi di blogger e blog da evitare, spesso i vari generi si mescolano dando vita a creature digitali mostruose tutte glitter e colori marshmellows. Ma è possibile, auspicabile, indispensabile di certo, saperli riconoscere.
Prima una premessa, giusto un momento - è necessaria. Mi farò noiosa e un po' accademica ma, per quanto l'intento ultimo sia tediarvi e soprattutto infastidirvi se rientrate in una delle suddette categorie, potete sempre appellarvi al secondo Diritto imprescrittibile del lettore*, in questo caso saltando il pezzo, più che la pagina.
Prendendo ad esempio una categoria per tutte, direi con certezza che un blog può creare dipendenza. La percentuale di blog erotici, dai contenuti spinti o prettamente pornografici è in netto aumento. Questo, al contrario di quanto sostengono alcuni, non è a mio avviso il riflesso di una più consapevole e spigliata consapevolezza della propria identità sessuale guadagnata dalle generazioni sessualmente attive negli ultimi anni, questo è il riflesso quanto più banale ed evidente, che un blog, alla stregua di un social network, con molta facilità crea un'identità virtuale alienata che accresce e si nutre di se stessa, assolutamente incapace di reggere un ipotetico confronto reale con il bacino di lettori di cui s'alimenta e assoggettata a se stessa.
Se questo è il post più impopolare nella storia di Chi cerca, trova non posso assolutamente esimermi dall'apparire snob e sprezzante. Non me ne vogliate. Anzi sì.
Scrivere un post che susciti numerosi commenti è veramente facile. Scrivere post che suscitino numerosi commenti e inducano i lettori a leggere assiduamente altrettanto. Scrivere post che suscitino commenti, richiamino i lettori e strutturare un blog in modo da incuriosire o allettare chi lo visita, anche.
Ci sono tre quattro categorie di blog, blogger che vanno caldamente evitate, ma direi che per semplificare è il caso di concentrare l'attenzione sul genere per il quale nutro la più profonda, ancestrale e pedissequa insofferenza. Il resto, come diceva mia nonna, è cibo per gatti.
A voler essere gentili qualcuno assocerebbe a questo genere l'etichetta chick lit, ma con autoritario piglio, io, non gli riconosco affatto lo statuto e provvederò a chiarire come segue.
Nel novero del se li conosci, li eviti al primo, assoluto ed indiscusso posto ci sono le blogger Sex and the City e annessi lettori (con i lettori sono più clemente e meno generalista).
Le blogger Sex and the City, sono tutte aggiornatissime sull'ultimo modello Dior o Christian Louboutin, sono sempre donne in grado di attraversare disinvolte le loro vite travagliate, hanno un uomo o più uomini cui accennano con parsimonia e dicono sempre d'essere delle strafighe.
Sono chiaramente di quattro tipi:
La Miranda Hobbes
fredda, disillusa, pungente e indipendente, scrive post sulla vita e sulla società con quella vena di cinismo cronico che fomenta le casalinghe di Voghera. Di tanto in tanto si concede in un post più malinconico o romantico per confettare gli animi quando il troppo cinismo inizia a stancare.
Tra i quattro tipi è di certo la meno peggiore.
La Charlotte York
romantica, introspettiva, tutta citazioni e musiche da Sanremo giovani, il suo blog è una dependance della casa in marzapane d'Hansel e Gretel. Le sue parole sono sempre poetiche e concilianti, di tanto in tanto si abbandona allo sconforto per poi ringraziare festante a due minuti dall'invio del post, le orde di lettori che commentano "Tieni duro!" "Sei una persona bellissima, ce la farai." "Io ti capisco, ci sono passata anch'io!". La Charlotte York ha un uomo di cui è innamorata, fonte d'ispirazione per le riflessioni più melense e sdolcinate che provocano i commenti delle amiche di blog del cuore, pronte a scambiare consigli e suggerimenti su come accalappiare, trattenere e inzerbinire l'universo maschile tutto. Le amiche di blog del cuore e talvolta anche la Charlotte (oserei dire la maggior parte delle donne Sex and the City, in realtà) non sono affatto delle strafighe, talvolta proprio delle cozze da paura e zitelle da una vita. Questa blogger è sempre pronta a guardare il lato buono delle cose, baratta link tra blog ossessivamente e non fa mai mancare una replica ai suoi lettori o un commento del genere "Ma come fai a scrivere queste cose così fantastiche?" sui blog per cui nutre una bonaria, affettuosa invidia viscerale.
La Carrie Bradshaw
è di certo quella che meglio di tutte si confonde tra la gente per bene. Ha sempre una buona chiusa per i suoi post e l'argomento principe del suo blog è se stessa. Ha buon gusto, non eccede con le leziosità, riesce ad essere pungente quel tanto che serve per restare femminile. Legge, è un'appassionata di film e telefilm, viaggia e scrive dei suoi viaggi, sceglie link originali e la musica non è mai banale. Spigliata, padrona di se stessa, accenna con parsimonia ad un uomo, ma senza dargli troppo peso, se non dopo aver ricevuto splendide sorprese o aver litigato. La Carrie Bradshaw sarebbe quasi perfetta non fosse che di tanto in tanto e non poco di frequente parla di se stessa come una donna intrigante, ammaliatrice, sexy e avvenente.
Per capire la Carrie Bradshaw, serve una digressione.
Queste blogger, molto presto nella loro esperienza come scrittrici, scoprono l'effetto che hanno questi riferimenti al proprio aspetto (vero o presunto), alla propria sensualità, ai giochi d'amore (nel senso erotico e non volgare del termine). Usano il proprio uomo (reale o immaginario) come pretesto per parlare di se stesse, per cui scrivere di una sorpresa inattesa è in realtà suscitare nei lettori l'idea d'essere una donna che merita d'essere trattata come una principessa, le liti servono per indurre il pensiero che non si è delle bamboline in balia degli uomini e che forse si sta aprendo qualche spiraglio per eventuali corteggiatori. Queste blogger sono a loro volta lettrici voraci, che spulciano continuamente i blog altrui alla ricerca di spunti e riflessioni o ammiratori, commentano di rado e con lusinghe, perché loro, più sofisticate della media, commentano solo quei post che vale la pena commentare... o i post di chi non le commenta più da un pezzo. Le Carrie Bradshaw non scrivono mai per se stesse, e si percepisce sempre quando si leggono i loro post.
La Samantha Jones
arrapante, arrapata, disinibita, donna in carriera, colta, indipendente e geisha full-time. È la peggiore. Parla di sé come una mangia uomini, dice d'essere sempre in calore e non fa mai girare le palle al suo uomo. I suoi post sono una trascrizione più trash di un numero a caso della collana Passion di Harmony, è perenemente eccitata e quando scrive qualcosa di più introspettivo c'è sempre e comunque una lingua che entra da qualche parte (perché, appunto, sono colte e conoscono il significato del termine introspezione). Nei suoi post c'è sempre qualche riferimento letterario, puntualmente autoscatti erotici, talvolta pornografici e immancabilmente un elenco puntuale di tutte le più porche cose che ha fatto o che farebbe.
Anche la Samantha Jones merita una digressione.
Premesso che non ho nulla in contrario a che una donna abbia una vita sessuale disinibita o viva con il suo uomo nella più sfrenata e continua passione erotica, di certo questo tipo di blog non è quello che io riesco a definire un prodotto culturale della nostra società. Blog del genere chiamano a sé innumerevoli lettori solo ed esclusivamente per l'immaginario pornografico che alimentano. Queste blogger fanno leva sull'ascendente che l'idea di una donna così ha su un uomo. Ci sono tra i suoi lettori uomini che nemmeno se la sognano una porca del genere, ci sono quelli che sbavando commentano da veri zerbini, quelli convinti che gliela danno loro una lezione ad una così, ci sono quelli che fanno a gara con lei per chi ha fatto più porcate, ci sono quelli che flirtano, quelli che se scoprono d'essere nella stessa città ci fanno un pensierino, quelli che le chiedono un incontro visto che il mese dopo saranno dalle sue parti. Questo non è un blog, è qualcosa di più simile ad un peepshow virtuale senza compenso né biglietto. Questo è quello di cui scrivevo nella premessa, e vale tanto per chi scrive quanto per chi legge.
La distinzione tra ognuna delle quattro specie (ahimé prolificano come conigli e non s'estinguono) non è sempre netta, più spesso sorgono degli ibridi che si sta più tempo a riconosce ed evitare.
Ad ogni modo... state in guardia.
Una blogger Sex and the city non è una mantide e non vi divorerà, ma non è Donna.
lunedì, giugno 20, 2011
In piedi, mi sono girata di fianco, il braccio sollevato, la mano tesa per toccarla.
La pietra è di un nero profondo, fa odore di zolfo e piccoli microcristalli luccicano, e non so di quale luce.
Non vedo nulla eppure mi sembra di distinguere chiaramente ogni scheggia di questa pietra, in questa grotta.
Ho fatto una tacca sul muro per ogni notte che ho trascorso qui. Giurerei di saper riconoscere ancora il giorno e la notte, nonostante il buio, eppure non li ho alternati. Per arrivare ad oggi, ho segnato tante tacche per ogni notte, quante ne ho cancellate per ogni giorno.
Io qui so muovermi perfettamente.
Ho occhi che sentono e mani che guardano.
Non ho smussato gli spigoli di questa roccia, sono le vie che percorro con più difficoltà fino a conquistarle.
Non ho cercato il punto in cui queste pareti curvano per allinearsi al mio equilibrio e lasciarsi percorrere.
Fiori di pietra sbocciano all'alba, di rubini sono i petali e smeraldi le foglie. Topazi le api che li impollinano. Zaffiri la rugiada e il crepuscolo più brillante.
C'è una sorgente d'acqua e quando dalla terra s'innerva il vapore, io non distinguo più il mio respiro.
Potrei perdermi e ritrovarmi mille volte, non vorrei andar via.
Stelle sono i diamanti e se apro gli occhi qui è pieno di luce.

