sabato, luglio 17, 2010

Pensavo qualcosa tipo...

Che l'amicizia tra uomo e donna esiste solo per la donna. Esiste solo per le donne... per le bruttine, perché altrimenti sarebbero inconsolabili e per le belle, perché diversamente si sentirebbero infinitamente sole.
Che agli uomini bastano già gli uomini, siamo noi, che non ci accontentiamo mai.


lunedì, luglio 12, 2010

C'è tempo


Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.

C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz'ora sono qui arruffato
dentro una sala d'aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C'è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l'istante in cui scocca l'unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.

Ivano Fossati

venerdì, luglio 09, 2010

Con le pietre

Quand'ero bambina bastava una striscia di pietre, un solco nella sabbia o una fila di mattoni
e quelli erano i confini del mio mondo, le pareti della mia casa, i muri della mia capanna.
Quand'ero bambina bastava la mia fantasia
bastavo a me stessa.
Costruivo pareti invisibili con precisione e simmetria, definivo i contorni delle stanze, del letto e delle sedie
dormivo sopra i sassi e poter urlare di non entrare a chi scavalcava e non passava per la porta, era definire uno spazio,
la mia identità.
Quand'ero bambina bastava una striscia di pietre, un solco nella sabbia o una fila di mattoni
e quelli erano i valichi invisibili della mia serenità
luoghi protetti
e serviva solo una pietra in più, una sola, se un angolo o un muro si rompeva con un calcio.
Mi ostino ancora oggi a costruire con file di pietra, invisibili pareti
cerco di sostituire ai sassi, cuscini e materassi
con una gran voglia dentro, di urlare a chi non entra per la porta.
Forse non è rimasta acqua tra le pietre, si è accumulata al fondo, sotto terra
e la mia identità è rimasta fragile, umida con le maree. solo, con le maree.
Forse oggi con i miei calci, si rompe il muro
ed è evidente che non basta più una pietra, una sola, per ricostruirlo. per proteggermi da tutto.

lunedì, luglio 05, 2010

 

Se fosse di filigrana, la sfilerei, silenziosamente. La stenderei per terra e luccicherebbe sul pavimento. Ne farei la meridiana di questo tempo, il mio tempo. O si farebbe fune, ed io funambola, cadendo ad ogni passo e non per mancanza d'equilibrio, ma per saggiare il terreno e farmi vincere dalla paura di cadere, trovando facile conforto e sicurezza.
Di notte la lascerei lì, come l'ombra d'una direzione, per ritrovarla identica al mattino e non dover ricominciare tutto d'accapo. Me ne dimenticherei durante il giorno inciampandovi più volte.
Potrei lasciarla lì, e alla fine magari romperla o annodarla...
o magari mi tornerebbe l'entusiasmo e potrei riprenderla e d'un fiato rinfilarla...

venerdì, luglio 02, 2010

 Il condominio.

A guardarlo da lontano non si sarebbe detto, e a ben vedere, non lo si sarebbe detto nemmeno da vicino.
Sì, perbacco, sotto il pastrano sembrava nascondesse qualcosa, ma nemmeno la vicina dei gerani, che così bene lo conosce, l'avrebbe immaginato.
E dire poi che tutte le mattine lo si vedeva passeggiare in pantofole e berretto sul vialetto sotto casa. Che persona per bene, dicevano i condomini. Sarà l'età e tutti questi anni senza compagnia, ripeteva la portinaia agli inquilini. Salutava sempre con un mezzo inchino, e la vicina dei gerani giura che una volta si è chinato forse troppo e sembrava non riuscisse più a rialzarsi. Incredibile che un uomo all'antica come lui si sia lasciato coinvolgere a quel punto. E a quell'età, poi. La nipote della signora al quarto piano, dice che qualche giorno prima l'aveva visto scendere le scale con tale foga da dovergli andare incontro per aiutarlo col bastone. Mettersi il cappello poi e il tight, che scena imbarazzante. Il figlio del fornaio, dice che senza dubbio è colpa di quei programmi della sera. La nipote della signora al quarto piano e la figlia degli immigrati al primo piano, le ho viste ridacchiare sottovoce, raccontava la portinaia giù nell'atrio. Senza ritegno, dicevano un po' tutti.
Non vorrà più mettere piede fuori di casa, si diceva di continuo.
Che non l'avresti detto di un vecchietto così gentile e tanto a modo. Aveva anche il fazzoletto e la canottiera buona delle feste.

Aveva regalato una rosa rossa arrossendo nel colletto sopra la cravatta, il vecchietto alla Iole.
Che vergogna.

Se non hai mai scritto una poesia d'amore...

... allora la tua prima poesia non sarà all'altezza dei tuoi desideri.
La tua prima poesia d'amore non sarà una poesia, sarà come staccarsi un braccio, come sederti nudo al centro d'una piazza. E quindi siediti e vedrai quanto malconce e disarmoniche sembreranno le parole che alla fine hai scelto.
Una poesia d'amore perché funzioni, deve scioglierti il cuore e farti ingoiare d'un colpo la saliva che si è raccolta sotto la lingua, senza l'uso di parole dolci o salate.

Amami con la stessa curiosità che si ha nel guardare cosa c'è nel pugno chiuso di un bambino che dorme.
Amami con la stessa violenza con cui si trattiene una risata la domenica in chiesa.
Amami come il rumore sordo dei miei passi in luoghi lontani, dove io non ti vedrò e non avrò te tra i miei pensieri.
Amami come un brivido freddo d'inverno.
Amami con vergogna, con necessità ed egoismo.
Amami con la stessa delicatezza delle lumache sui germogli.
Amami come se fossi l'unica favola che hai mai raccontato.
Amami con la stessa angosciante passione con cui si cede a un peccato, a un desiderio.
Amami senza voltarmi le spalle la notte, senza dormire prima che il mio sonno sia quieto.
Amami come un ballo sfiancante.
Amami contravvenendo ad ogni tuo silenzioso regolamento.
Amami con la stessa attesa con cui aspetti la tua eco nella valle.
Amami finché io sola saprò stravolgere la tua esistenza per capovolgere anche questo tuo amore così imperfetto, che è come il mio.

E adesso dimentica tutto, perché mai si dovrebbero scrivere poesie d'amore.

mercoledì, giugno 30, 2010

Pane e tempesta di Stefano Benni

La fantasia di Benni sorprende sempre, non stanca mai.
Tendo a preferire una narrativa più fluida, meno spezzata, amo meno le sue raccolte di racconti o come questo, una via di mezzo tra una storia e una raccolta, de gustibus.
Dietro la scelta di una narrativa spezzata, tendo sempre a vedere una crisi, ed è proprio di una crisi che si parla, quindi preferisco concedergli il beneficio del dubbio, immaginando che forse, una storia ben congegnata, lineare, composita, avrebbe dato meno ragione al titolo...

... per quanto, ripensando allo sconto del quindici per cento sugli scaffali degli ipermercati su cui annualmente Benni appare, continuo a chiedermi...
era più facile adattare dei racconti da soffitta?

Resta che d'ora in avanti, immaginerò degli gnomi a spingere da sottoterra i funghi, per farli crescere tra gli alberi del bosco... e questo è impagabile.


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martedì, giugno 29, 2010

Le ossa rotte.

...e un libro di fiabe.

che leggerò ai miei bambini, un giorno.

cinque anni dopo. 

"[...]
Tremare. Silenzio.


Un bagliore. Luci. Cristalli.
Pazzia.

Sempre. Affascinante.

L'aria si ferma. Il respiro anche.
uno. due. tre.
girati.
Coltre d'argento.
Rubini a grappoli.
Nella polvere.
Nastri di vapore acqueo.

Buio.
Sale."

29 giugno 2005


sabato, giugno 26, 2010

A naso

La puoi sentire la gente.
La maggior parte ti scivola accanto indifferente...  miscugli di odori, shampoo, sudore, il cuoio delle scarpe, della cintura o della borsa. Certi hanno un odore troppo dolce, che con il caldo diventa quasi nauseante... puoi scommettere che hanno delle note di vaniglia, i loro profumi. Ci sono donne che profumano di lacca, di creme per il corpo e puoi giurare ad occhi chiusi che hanno capelli biondi ben curati, braccia esili e indossano qualcosa di leggero e molto chiaro. A volte qualcuna ha un profumo così buono che ti vien voglia di seguirla... così mentre eviti una spallata, superi un vecchietto, un passeggino, magari lei, indifferente, esce dalla borsa un chewingum, una sigaretta o una caramella... e tutto cambia...
Quelli che ne hanno uno pessimo, di odore... ne studi veloce il passo e poi le spalle, magari passi avanti e vai lontano.
L'odore della gente, puoi sentirlo...
...e per ognuno ci sarà qualcuno, un padre, un amore, un figlio, capace di riconoscerlo tra mille.

domenica, giugno 20, 2010