mercoledì, settembre 02, 2009

"...e campi di girasoli spenti"

Se la mente, la mia mente, è un treno, qui ed ora,
allora io regolerò il freno,
mi sporgerò dal finestrino sino al ventre
e non ci sarà vento, l'aria sarà ferma come in fotografia.

Ritornerò a guardare opaca
oltre il vetro
solo quando si muoverà, felpata, la nebbia, tra gli alberi gelati.

Lo farò avanzare veloce su quei passi scoscesi
e diventeranno un'unica scia grigia le salite e le discese.

Scenderò davanti ai girasoli, e impietosa ne sceglierò uno,
uno soltanto,
per girarlo verso il sole e fermare
quel suo eterno instancabile inseguire.

Mi acquatterò poi sulla moquette per sbirciare sopra il naso
il firmamento artificiale nel cuore della notte,
l'aria calda appannerà il vetro,
ed io paziente lo pulirò con il maglione.

Arriverà così il mattino e ci sarà odore di caffè
e acqua fredda

mi domanderò chi mai può aver preparato un cappuccino sul mio treno
se non c'è anima viva
ed io non bevo caffè...

ma
distratta guarderò ancora oltre...

e saprò all'improvviso che è lì che dovrò fermarmi.

Scenderò allora ancora uno scalino dopo l'altro
sentirò il gelo salire per i polsi

mi chinerò...
e finalmente
raccoglierò un ciclamino bianco nella neve

mentre il mio treno,
sul suo binario,
si lascerà velare, immobile, dalla brina.

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