Solo che rose, gelsomini o passiflore.
Le curve del tuo corpo, piegale.
Alleggerisci un po' lo sguardo, che ai fiori serve tempo.
E non stringere, fai male!
E se per te è passiflora sembra finta tanto è bella.
Mentre il sangue si fa linfa, e tu non vuoi.
venerdì, maggio 07, 2010
I rampicanti
domenica, maggio 02, 2010
Cose buone dal mondo: Café Müller di Pina Bausch
Ogni tanto ci ripenso e lo riguardo, è geniale.
E' questa la Danza, nient'altro.
giovedì, aprile 29, 2010
mercoledì, aprile 28, 2010
La giusta distanza da...
E' la giusta distanza... è l'avvertire che tutto è relativo... e sentirsi più leggeri... vedendo le cose con occhi diversi, che poi, invece, sono sempre i tuoi... e ti senti di avere una possibilità in più... dentro ciò che sta lì sotto il tuo naso, ma che non riesci sempre a guardare con distacco.
mercoledì, aprile 21, 2010
Bambini
Oggi in un fast food ho regalato un giochino dal mio menù ad un bambino. Appena l'ha preso tra le mani era così felice ed emozionato che non riusciva a smettere di guardarlo, come calamitato. Il padre, dopo avermi sorriso, gli ha chiesto di ringraziarmi. Il bimbo era così assorto, contento e sorpreso, che non riusciva a distogliere l'attenzione da quel mostriciattolo giocattolo, solo dopo tanta insistenza e un mezzo rimprovero mi ha distrattamente sussurrato un « mercie », erano francesi.
Mi sono sentita felice, per un attimo felice, e qualche ora dopo pensavo che forse diventi un uomo solo quando impari da solo a piegare l'emozione ad una convenzione sociale. Ed è un gran peccato che sia così. Perché non c'è bisogno di ringraziare quando ti senti felice, per quanto melenso, è un po' già come se ringraziassi la vita.
venerdì, aprile 16, 2010
Faccio fatica a volte a spiegare che è inaccettabile credere che esista una sola idea di famiglia, che una famiglia non è una questione di sangue, non è una questione di numeri, non sono delle mura, non sono delle distanze che si accorciano o si estendono a dismisura. Una famiglia non è una promessa.
Faccio fatica anche ad immaginarne una mia, tutta mia, una piccola imperfetta famiglia tutta mia. Perché le famiglie non sono mai perfette.
Una famiglia non è nemmeno una questione di ruoli, non più di quanto si sia disposti ad invertirli, capovolgerli, cambiarli e cambiare, continuamente.
Una famiglia forse è solo una questione di dettagli, innumerevoli apparentemente insignificanti dettagli che nell'insieme ti fanno sentire di appartenere a qualcosa, a qualcuno.
Io conosco alcuni dei miei piccoli dettagli, sono pronta a cambiarli se serve, a rinunciarvi se ne sopraggiungeranno di nuovi, sono pronta a cercare in me tanta pazienza da insegnare ad amarli a chi avrò vicino se non li capisse, sono pronta a far sì che diventino una scoperta e un'avventura per i miei bambini.
E allora magari una famiglia dev'essere il rifugio dei tuoi sogni, il tuo piccolo laboratorio segreto dove sperimentare la vita.
Perché di certo c'è un equilibrio, una misura della felicità, una prova di verità, e se devono esserci delle imperfezioni, pensa un po', nella mia ci voglio pure quelle.
mercoledì, aprile 14, 2010
Il glicine.
Tra qualche giorno sbocceranno i fiori di glicine della Iole. Prima che il muro si trasformi in vite e i fiori in grappoli, la Iole ne raccoglierà uno e lo metterà dentro un bicchiere sbeccato sul davanzale alla finestra.
In quei giorni all'alba, Jerry, il gatto grigio, si strofinerà oltre il vetro con la coda aspettando che la Iole arrivi con le sue pattine, ad aprire.
La Iole leggerà il giornale e Jerry berrà il suo latte tiepido per poi tornare alla finestra, grattando sul vetro.
Lei si alzerà, aprirà appena le imposte e rimarrà a guardarlo mentre sgattaiola fuori sulla via.
Sogna di entrare nelle case della strada la Iole, per vivere sette o mille altre vite, ecco perché raccoglie un grappolo di glicine non ancora sbocciato.
martedì, aprile 13, 2010
Un fiore viola e blu.
giovedì, aprile 08, 2010
Io non li chiudo.
quelli che chiudono i pacchi dei biscotti e quelli che non li chiudono.
mercoledì, aprile 07, 2010
Tango disorientato
Da bambina mio padre mi sfidava ad arrampicarmi su di lui, mi guardava dall'alto in basso e mi diceva sorridendo «Sali », «su, forza, sali», ed erano le sue gambe, le sue spalle, la misura del mio mondo, l'altezza vertiginosa da raggiungere.
Non ci riuscivo quasi mai, a meno che lui non mi aiutasse, saltellavo per aggrapparmi più in alto possibile e poi salire. Sembrava che da un momento all'altro ci sarei riuscita e lui mi guardava sempre come se potessi davvero riuscirci.
Restavo sui suoi piedi, attaccata ai suoi pantaloni, aspettando che mi prendesse in braccio o mi portasse in giro, così.
Camminavo sui suoi passi, senza fatica, senza peso, senza direzione, ed un suo passo accorciava più velocemente le mie distanze. Mi affidavo, perché la sua strada non poteva che essere la mia.
Quando mi prendeva in braccio, allora non era importante il mondo dei grandi, come poco importava arrivare al bancone del bar o non essere alla portata del naso di un cane, erano le sue braccia, che mi tenevano seduta e dritta. Era il suo abbraccio, che desideravo, che mi avrebbe difesa da qualunque cosa, anche dalle mie distrazioni e dalle mie paure.
martedì, aprile 06, 2010
giovedì, aprile 01, 2010
Il libro che le ho regalato.
Quella risata, così viscerale, naturale, spontanea. Così simile alla mia. Anche una risata è una questione di sangue. E siamo tornate bambine, lei in me, io in lei, in questi anni perduti per sempre.
mercoledì, marzo 31, 2010
Mani
Metterò una mano sotto la tua, per aiutarti a sorreggere il peso di un bicchiere troppo pieno o mezzo vuoto. Indosserò quell'anello dopo averlo tolto per lavare i piatti, e sarà un battesimo ogni volta. Guarderò le tue mani accarezzare la loro pelliccia morbida e indifesa. Ti cercherò nel cuore della notte sotto il tuo cuscino. Aspetterò veder viaggiare la tua mano verso la mia bocca, per imboccarmi qualcosa, a cui darò un morso lentamente. Avrò le mani sporche di mango, mentre dovrò risponderti al computer. Le laverò con ossessione. Mi farai una carezza e non saprò accoglierla. Sentirò la tua mano sul ventre e sarà strano il fluire dei miei pensieri. Mi ferirò con distrazione e penserò che vorrà pur dire qualcosa.
Ma più di tutto vorrei essere presa al volo, prima di cadere. e sarà la mia mano a prendere la mia, perché so che devo smetterla di aspettare aiuto.







