Ho cambiato casa tante volte. Dodici, per l'esattezza. Eccetto in questa che sono undici, all'incirca due ogni tre anni.
Ho viaggiato in sedici stati diversi. Ho avuto dieci gatti, tre cani, un furetto, un criceto, due pesci, una gallina, un'anatra, una tortora, due conigli, infinite lumache.
Ero piccola al primo divorzio, adolescente al secondo. Ho avuto due mamme, tre papà, un fratello, undici nonni, una sorella dai sei, altre due dai sedici, un nipotino.
Ho visitato Venezia almeno venti volte. Ho cambiato tre città, in altre due ho raddoppiato lo spazzolino.
Ho collezionato fazzoletti di stoffa, liste della spesa. Ho raccolto legnetti, avuto il morbillo. Mi sono rotta un piede, l'altro, la testa dietro, l'hanno aperta davanti, il mento, forse qualche dito a pallacanestro. Ho giocato in almeno tre squadre, ho gareggiato in coppia, da sola, e vinto tantissime medaglie.
Ho avuto dodici relazioni, tradito quattro uomini, tenuto per tre anni un diamante al dito.
Ho volato cinque volte in mongolfiera, ho dormito almeno dodici in stazione, ho perso un volo per la Spagna, e mai un treno.
Ho comprato tantissimi libri, ne ho letti infiniti di più.
Ho scritto millecentoventitré post in questo blog, le prime poesie a dieci anni, ventimilacentosessantaquattro tweet e un numero instancabile di liste prima di partire. Ho raccolto le uova appena fatte, tosato le pecore, munto le vacche, cavalcato tra le montagne. Ho visto film d'essai, entai, western, splatter, sud coreani, muti, giapponesi, nemmeno un horror per intero.
Mi hanno rubato un portafogli, un paio d'occhiali, non ho mai rubato nulla se non per errore. Ho sciato su piste nere, rosse e blu. Ho raccolto i bucaneve, la lavanda, le more, le margherite, i narcisi, le rose, i papaveri e le violette, le mimose, i fichi d'india, le ginestre, i funghi, gli asparagi e le castagne.
Ho preso più di undicimila pillole negli ultimi sei anni. Lavorato dalle otto alle diciotto ore in quattro aziende diverse. Tenuto lezioni in tre università.
Ho più di cinquanta paia di scarpe col tacco, undici da ginnastica, sessanta sciarpe dentro l'armadio, incalcolabili calzini spaiati. Ho annodato le cime, sciolto nodi alle collane, navigato col mare forza nove. Ho visto delfini, tartarughe, piccole balene.
Ho visto la luna far salire l'alta marea, un'incredibile eclissi e un arcobaleno così vicino da entrarci dentro.
Ho amato davvero tre uomini. Il primo era un amore troppo acerbo, l'ultimo profondissimo e mai vissuto.
Ho visitato dodici dei musei più famosi al mondo. Assaggiato tre grilli e sei, sette cavallette. Ho dipinto, cucito, cucinato, scolpito, disegnato, costruito, ammainato, pescato, coltivato, allevato, scalato, piallato, inchiodato, avvitato, saldato, seminato, allattato, cullato.
Ho pochissimi segreti.
E uno stranissimo modo di sentire gli incanti.
È solo, circa, la metà. della mia vita.
mercoledì, marzo 07, 2018
Bilancio dei trentacinque
giovedì, marzo 01, 2018
Sono tornata ora dall'ufficio, e fuori nevica.
Nevica su una Milano deserta e silenziosa.
Nevica di una neve fitta e leggera, che potresti dormirci sopra se solo non si sciogliesse.
E per strada pensavo a tutti questi anni di neve quieta, incantevole, freddissima.
E che forse sto diventando difficile come questa città, che non sa vedersi bella quando è debole o se qualcosa di incerto l'attende.
venerdì, febbraio 16, 2018
lunedì, febbraio 05, 2018
Di notte
Stringere ad un ricordo un nodo fortissimo e infine andar via.
Alle spalle, stretta all'ormeggio, lasciare l'illusione bellissima di un bacio d'estate, mentre sul molo, i pescatori, raccolgono sotto la luna le scialuppe sui pescherecci.
venerdì, febbraio 02, 2018
Ascolto,
sto zitta,
riascolto se serve,
parlo se è il caso,
faccio finta di non capire,
capisco.
Ci metto pazienza,
attenzione,
tutta la mia dolcezza,
ed il mio tempo.
Ogni giorno,
per giorni,
mesi,
da mesi,
e quasi anni.
Questo mio esserci,
che innamora,
rassicura,
dà fiducia,
questa mia sensibilità così strana,
che accoglie,
conforta,
spaventa.
Alla lunga mi schiaccia.
Già che forse non sono abbastanza brava ad assorbirle, così tante tristezze, storie, malinconie. Soprattutto quando mi accorgo che non so più affidare a nessuno le mie.
mercoledì, gennaio 31, 2018
Prima del verbo volere userei sentire
Ho in mente quest'idea del liberarmi dalla complessità in cui vivo immersa, a torto per lo più.
Di persone la cui complessità è una distrazione dalla sostanza, di questioni inutilmente avviluppate, di richieste e discussioni che non temono il tempo, perso.
Già che la complessità è contagiosa, egotista e sfiancante.
E se le mostri il fianco, si insinua fino ad aggrovigliare persino ciò che è chiaro, e semplice per sua natura. Fino a insinuare le regole più primitive con cui sai stare dentro il mondo.
mercoledì, gennaio 24, 2018
Post-it
Non lo so più di quante cose è fatta questa mia stanchezza.
Dei pensieri da cui cerco di fuggire, in gran parte.
lunedì, gennaio 22, 2018
Quello che è triste, via.
- Se le scrivi tutte, le accartocci e le getti, poi puoi andare via.
- Gli addii, in quelli sono brava.
- Lo so
- Devo elencarle tutte anche stavolta?
- Fossi in te io lo farei
- Fossi in me vorresti solo andare via
- Mi sa che se non le dimentichi, non puoi
- Non posso.
- Scrivile tutte
- Non voglio scriverle tutte
- Non vuoi?
- Voglio solo andare via.
- Se non le getti non riuscirai ad andare via.
- Riuscirò ad andare via
- Finirà che tornerai
- Non tornerò
- Ti riporteranno indietro.
- Non scriverò. Stavolta no.
- No?
- Stavolta no.
- Se ne sei davvero sicura.
- Quando le ho scritte, è perché credevo ci fosse ancora modo di tornare.
giovedì, gennaio 18, 2018
Vuoto per pieno.
Questa strana solitudine che mi scava dentro.
Che drena tra le parole che non dico, ciò che non racconto, i come stai a cui non rispondo.
Questo silenzio sempre più profondo.
Anche con mille persone intorno, da anni, senza controllo.
Mi danno una forma che non riconosco.
mercoledì, gennaio 17, 2018
domenica, gennaio 07, 2018
Per l'ultima volta.
Andare via, in posti lontanissimi, correndo su distese infinite di sabbia e terra. Allontanarsi, franando sui sentieri scoscesi e pietrosi. Fuggire, senza voltarsi, senza necessità, controllando il respiro affinché basti. Attraversare gli anni, le parole, le domande, senza farsi afferrare. Superare l'affanno, le notti insonni, l'assenza. Correre più forte per scrollarsi di dosso questa tristezza, le attese. Scappare per sempre da quell'insopportabile certezza.
Di nuovo.
Non scriverne più una parola. E alla fine nascondermi, perché il pensiero non possa più trovarmi.
giovedì, gennaio 04, 2018
Ho cercato di farla allenare alla corda, e sfiancarla. L'ho lasciata chiudersi in una stanza, per non incontrare nessuno. L'ho tenuta sveglia a notte fonda, con le luci forti, spente, o la musica accesa. L'ho spinta in avanti mentre puntava i piedi, nervosissima. Le ho chiesto di pazientare, di non scappare. Ho chiuso a chiave i suoi conforti peggiori, per obbligarla ad essere migliore. L'ho lasciata sprofondare, in luoghi profondissimi, insopportabili. Ho atteso le venisse voglia di tornare, di dimenticare. L'ho costretta a dormire accanto alle sue paure peggiori. Le ho permesso d'essere scontrosa, irritante, sfacciata. Non l'ho fermata se pretendeva, se scioccamente s'impuntava, se non taceva. L'ho umiliata, s'è fatta umiliare. Le ho disegnato confini e non li abbiamo rispettati. Non l'ho perdonata, l'ho confortata per non essere riuscita a perdonarla. Mi ha scavalcata, mal sopportata. L'ho scavalcata, mal sopportata. L'ho tradita, dio quanto vorrei non averla tradita. L'ho trascinata, agitata, insicura, snervata, dove dell'altro l'avrebbe sfinita.




