giovedì, giugno 16, 2016

Ricordati quando sarai fuori nel mondo, cercando di guarire gli inferni, che devi sempre perdonarli prima.

Le gocce sul vetro del taxi, io e te sul sedile. Tu più distante di quanto, dopo, non avresti voluto.
Il tuo computer che cade dalla scrivania mentre mi guardi. Mille fogli sparsi per terra.
La pioggia di aprile, fuori dall'ospedale, le foglie secche. Dentro un intero autunno da scaldare.
I passi su e giù sui gradini di una chiesa. Un pensiero stupido. E se fra tanti anni ci sposassimo qui?
Le peonie sul tavolo. I quadri di Chagall. Le parole crociate. La tua giacca sulle spalle.
Proprio stanotte, quella notte, c'era l'eclissi.

Abbi cura dei tuoi ricordi, perché non puoi viverli di nuovo.




lunedì, giugno 13, 2016

Sai quando ho capito come si sa se si vuole bene a qualcuno?
Nelle notti di Natale, quando ero bambina, stai a sentire.

C'erano i mobili di legno finto, le tovaglie a scacchi con gli agrifogli stampati, le scacciate, le teglie di alluminio, il frizzìo delle Coca Cola appena aperte, i bicchieri rossi, i piatti rossi, le luci tutte accese, i cappotti ammucchiati sul lettone, le presine macchiate di pomodoro e un po' bruciate dai fornelli, le luci dell'albero luccicanti, quei cinque, sei, regali impacchettati con la carta tutta uguale, le chiavi ammucchiate sull'ingresso, e poi io.
C'era la notte, il Natale, e poi io. E appena nessuno mi vedeva scappavo a nascondermi al buio da sola. E sai cos'è che succedeva? Che non riuscivo a contenere il magone, minuscola com'ero.
Era Natale ed io sapevo che lui, lei, non c'era.
E non mi faceva star male la loro assenza in quel momento, ma il pensiero di me che ad anni alterni non potevo rendere più felice la loro festa.

Avevo sette anni, ed è con un gran male dentro che ho imparato a capire come si sa se si vuole bene a qualcuno.



lunedì, maggio 30, 2016

Empatia deriva dal greco ἐν, "in", e -πάθεια, dalla radice παθ- del verbo πάσχω, "soffro".

In quegli affollati io, tra i colpevoli lei, lui, loro, in tutti quei perché, quei sì lo so, i silenzi, gli infastiditi no, non in quel senso, i distintissimi ma, tra gli stupidi vedrò... ho sempre cercato di diluire la pazienza, messo a tacere i miei vabbé, ho imparato a non ripetere i lo so, e i più decisi non lo sai, ho fatto silenzio, spostato lo sguardo, ho atteso con faticosissima calma che tacesse il rimbombo degli echi, e scelto se dire i miei sindacabilisissimi però.

Più cresco più faccio una fatica enorme ad ascoltare la gente.
Infinita di più a raccontare me.
Che poi, chissà perché, han tutti un sacco di cose da dire, e nessuna voglia d'ascoltare.



mercoledì, maggio 18, 2016

- Tu non hai bisogno di nessuno, vero?
- Sì, un po' è vero
- Più di un po'
- Più di un po'
- E come si fa?
- Ci vuole un grande esercizio, tanti errori, coincidenze
- E se cadi? E se ti succede qualcosa di felice? E se crolli?
- Mi ascolto, mi arrangio
- E ti basti?
- Ci provo
- E se non ci riesci?
- Ci provo ancora
- E se non riesci a muoverti? Se ti si ferma l'auto?
- Mi alzo, aspetto
- E come fai ad alzarti se non puoi muoverti?
- Stringo i denti
- E se ti viene una voglia matta di raccontare qualcosa a qualcuno?
- Aspetto che mi passi
- E se hai bisogno di un consiglio?
- Lo chiedo o cerco di capire da me
- E ci riesci?
- A volte
- E se non ci riesci?
- Mi do del tempo
- Io non lo so fare
- Nemmeno io lo so fare
- Ma tu lo fai da un sacco di tempo!
- E se ci ragioni non è una buona cosa
- Cosa?
- Non aver bisogno di nessuno
- Ma se hai un sacco di persone accanto!
- Credi?
- Basta che chiedi e se hai bisogno c'è qualcuno
- Io non chiedo
- E fai male
- Io non voglio chiedere
- Se chiedessi ci sarebbe qualcuno di certo
- Chi conta c'è anche quando non chiedi
- Tu per il sì o per il no chiedi
- Io non chiedo
- È questo?
- Cosa?
- Bastare a se stessi?
- È imparare a contare su se stessi
- E non conti mai su nessun altro?
- Io mi arrangio
- E ci riesci?
- Te l'ho già detto, io ci provo
- E se qualcuno si avvicinasse per darti una mano?
- Chi vuole esserci c'è
- Mica sempre, a volte magari li spingi via tu
- Io non spingo via nessuno, io cerco di bastare a me stessa
- Forse perché non sai fidarti
- Forse perché non voglio affidarmi
- L'hai mai fatto?
- Sì
- E com'è andata?
- Che poi non sapevo più farlo
- Cosa?
- Fidarmi
- Affidarti?
- Avevo un sacco di tempo, adesso io tutto quel tempo non l'ho più
- E cos'hai?
- Da prendermi cura di me
- Che cocciuta che sei
- Io so come si fa, e so come voglio che sia fatto
- Cosa?
- Prendersi cura di qualcuno
- E quindi di te?
- No, di qualcuno a cui vuoi bene, io ci provo, con gli altri intendo
- E con te? Di te?
- Con me... non lo so.
- Nessuno si prende cura di te?
- È che un po' finisce sempre che c'è di mezzo la distanza
- Che ce la metti tu?
- Che c'è e basta
- Forse ce la metti tu
- Non lo so
- Io credo di sì. E poi come fai non lo so.
- Faccio che mi arrangio. Io mi arrangio un po' da sempre
- È che forse prendersi cura di te non è poi così facile
- È che prendersi cura di qualcuno è come una responsabilità
- Già
- E solo se vuoi bene davvero non ti pesa
- Altrimenti?
- Altrimenti non lo sai fare, non ti riesce
- E di te si è mai preso cura qualcuno?
- Sì
- E come ti sei sentita?
- Un po' più leggera, un po' meno stanca
- Dev'essere così
- Cosa?
- Avere accanto qualcuno che ci prova
- Già, dev'essere così.





martedì, maggio 10, 2016

Restituiscimi i sogni, le fantasticherie, ridammi la magia. Mi sei in debito di non so quante certezze, di numerosissime aspettative, di una quantità immisurata di ricordi più giusti, più sinceri.
Ti ho fatto un prestito senza garanzie quindi metti da parte il tuo tempo e già che me ne devi risparmia sui tuoi entusiasmi. Prepara una lista di tutto quello che hai intenzione di ridarmi e con gli interessi, io non faccio credito a nessuno. Investi in sincerità, fai dell'utile e ripaga i tuoi danni. Fallo subito, prevedi un piano di rientro o vai via da qui se non hai intenzione di farlo.
Perché è così che si fa quando si sbaglia.

Ed è questo che se sei fortunato non dirai mai. Perché solo quando capisci che la voglia di dirlo ti è passata, allora hai perdonato.

giovedì, maggio 05, 2016

Empatia viene dal greco dal greco ἐν, "in", e -πάθεια, dalla radice παθ- del verbo πάσχω, "soffro"

Mi piacciono le persone attente, quelle che stanno in ascolto, che intercettano le variazioni del tuo umore, che notano un tono impercettibile nella voce. Mi piacciono le persone che ti sentono, che chiedono di te prima di dire "io...", che stanno attente ai tuoi momenti di euforia, di festa, di allegria, che festeggiano con te una vittoria, anche se piccola, che prendono la ricorsa per correre accanto al tuo entusiasmo. Mi piacciono le persone che per capirti cercano di farti venir voglia raccontarti.
Mi piacciono le persone che sanno prendersi cura degli altri.

Io questo me lo devo ricordare.







martedì, maggio 03, 2016

Esprimi un desiderio...

Io da piccola ho inventato mille modi per chiedere la felicità.

Una monetina nella acqua, una stella cadente, un soffione strapazzato, le candeline, ero una professionista del desiderio.
Me lo ricordo pure quell'istante in cui, spalle alla scogliera, ho capito che fino a quel momento avevo perso tempo a chiedere di minuscoli sogni quando invece dovevo chiedere al fato tutto
Avevo cinque anni e più di ogni cosa volevo essere felice.
Avevo misure piccole ed ero capace di una felicità piccola, semplice, un po' dinoccolata e scomposta.
Avevo addosso un odore di felicità rotondo, dolce, un po' pastoso. 
Nel tempo ha preso due, tre, quattro, cinque, sei dimensioni la mia felicità. Ora ha toni alti, note bassissime, colori accesi e sfumature appena trasparenti. 
Sono passati 28 anni da quel giorno lì vicino al mare, sono cambiata, sono cambiate tantissime cose eppure continuo ad inventare giochi e pretesti per desiderarla. Cresce con me la mia felicità, e più cresce più impara ad avverarsi senza aspettare qualcosa dal destino o da qualcuno.


Che poi a questa cosa qui mi ci han fatto pensare questo braccialetto e questi signori di We Positive, che hanno inventato degli accessori quasi da alchimisti, pieni di scritte misteriose e di piccole parole felici.

giovedì, aprile 28, 2016

Il tempo che passa

Poi lo rincontri per caso, che non te lo aspetti, giri un angolo ed è lì.
- Ti ho letto sai?
- Sì me ne sono accorta.
Non è più come lo ricordi, ha gli occhi accesi, le mani ferme.
- Stai bene?
Non rispondergli, non chiedertelo.
- Stai bene?
Ci sono un sacco di no che dovresti dirgli da anni, ma non farlo.
- Sembri cambiata
Lo sei, si sente appena parli.
- Sì, un po' sì.
Forse non gli piaci, o magari sì. Tu non chiedergli nulla.
- Ti va se ti accompagno?
Digli di no. Digli di no.
- Sì, se ti va
- Certo che mi va, sono venuto fin qui per te
Non chiedergli nulla. Non dimenticarlo.
- Hai cambiato taglio di capelli, ti sta bene
- Grazie
Ti vuole fare quella domanda che non vuoi, lo sta per fare.
- ...
- Sei cambiato anche tu
- No, io non cambio mai
Non dargli tempo.
- Cambiamo tutti
- Sì, cambiano tutti.
Maledizione, lo sta per fare, gli hai aperto le porte.
- Sai che ti cercavo per...
- Ti va se ci fermiamo qui?
- Qui in mezzo alla strada?
- Sì, mi sono ricordata di una cosa da fare.
Ti guarda fino nel cuore. E tu lo sai che dopo ti sentirai più sola.
- Ne sei sicura?
Dì di no, stavolta dì un no sincero.
- Ne sono sicura.
- Come vuoi tu.
Adesso voltati e saluta.
- Se cambi idea io sono qui.
La cambierai mille e più di infinite volte, ma non rispondere.
- Ci penserò.

E sono rimasta sola. Accoccolata dentro il mio nido intrecciato di dubbi e ore. A covare segreti delicati e il desiderio di non perderlo più.


mercoledì, aprile 27, 2016

Happy Blog!

Il mese scorso Chi cerca, trova. ha compiuto 8 anni, 1060 post, 3968 commenti e un post, veramente scemo, ancora tra i più letti.
Quando sei piccolo otto anni sono tantissimi, ma quando sei grande pure. Nonostante questo tempo, questo blog continua a sembrarmi una delle cose più belle, pulite e silenziose che ho nella mia vita.
È un posto segreto, che mi lascia spesso la sensazione di averli nascosti bene e di poter andare via senza che nessuno riesca a trovarli, i miei pensieri dietro le parole. Forse senza saperlo ho scritto per me un mantra sin dalla prima riga "Chi cerca, trova.
Gusci di conchiglie e cerotti. Attorcigliandomi."

Mi ero persa l'anniversario, oggi me ne sono ricordata!



lunedì, aprile 04, 2016

Al tredicesimo piano

Poi ad un certo punto, al tredicesimo piano, ho notato che tanto più spesso riesci a rendere migliore qualcuno se fai del tuo meglio per essere il meglio di te stesso.
E mentre lo pensavo mi è sembrato uno scioglilingua stupido, ma meno stupido di molti altri, dei miei pensieri.

di Marcelo Marchese

mercoledì, marzo 30, 2016

Sono un luogo silenzioso.
Fatto di campi dopo la battaglia,
germogli sotto i rami spezzati,
risacca, ali di gabbiani spiumate e morbide,
schiuma dentro le conchiglie,
pellicce e baffi, odore di corteccia.
E se qualcosa entra a far baccano,
tutto tace ancora, e di più.
Sono fatta di cose altre da dire.



mercoledì, marzo 23, 2016

L'arte di perdere

L'arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall'intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.
Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
delle chiavi perdute, dell'ora sprecata.
L'arte di perdere non è difficile da imparare.
Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:
luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.
Ho perduto l'orologio di mia madre.
E guarda! L'ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L'arte di perdere non è difficile da imparare.
Ho perso due città, proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un disastro.
Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). Questa è la prova. È evidente,
l'arte di perdere non è difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (scrivilo! ) disastro.

Elizabeth Bishop