martedì, marzo 22, 2016

Tarassaco

Sulle cose che ti fanno paura basta soffiarci sopra, come sui fiori di tarassaco. Almeno su alcune, su altre no. Sulle certezze invece non si soffia. Non si sa mai sbocci l'acredine col sole.

Cit. Il tarlo

martedì, marzo 08, 2016

Donne

E poi da qualche parte c'erano le donne. Le donne, sì. Ed erano nude. Nude. E non serviva scriverle in corsivo o in grassetto, perché bastava solo dirlo, quasi sussurrarlo donne. Ti veniva voglia di scandirlo bene, di metterci un trattino tra una lettera e un'altra col dubbio che qualcuno non capisse. Ma non serviva, donne.
Ed erano nude. Succinte e belle. Così belle che gli uomini potevano svenire. C'erano gli uomini.
C'erano gli uomini ed erano nudi. Anche uomini ti veniva voglia di scriverlo in grassetto, ma non serviva, uomini.
Oh, c'erano donne dappertutto, al cinema, al supermercato, in banca, da un lato del bancone e anche dall'altro, sedute in basso e sedute in alto, inginocchiate e sui gradini, erano ovunque. Donne.
Ti veniva la paura che in mezzo a così tante, una per una non si riuscisse più a distinguerle, le donne. E ancor di più si sospettava che non riuscissero più a distinguersi tra loro. Erano tutte belle. E poi tutte brutte. E poi tutte stanche. Tutte magre, grasse, sazie, zitte, ferme, attente.
Ti veniva voglia di toccarle, di ascoltarle, di guardarle, ti facevano confondere ed erano confuse. Erano una metà e poi un intero e poi tutte quante e una sola. Volevi chiederglielo, se lo sapevano cosa significa essere donne.
Ce n'erano così tante che pur di non confonderti, e confonderli, e confondersi si vestivano continuamente. Le distinguevi bene, oh sì, non era mica difficile trovarne una e poi un'altra e un'altra ancora.
Non si capiva nemmeno bene come facessero a vestirsi di continuo senza spogliarsi. Ti sorprendevano, le donne. E pure gli uomini, che guardavano curiosi e poi impauriti e poi eccitati e poi insicuri, e poi distratti, presenti, assenti, attenti.
Era un brulicare in ogni dove.
C'erano le donne, ed erano nude. E non serviva scriverle in corsivo o in grassetto, perché bastava solo dirlo, quasi sussurrarlo donne. E gli uomini svenivano, con le donne. Anche con quelle belle.
Che se si fossero svestite davvero era lo stesso.
Erano nude, senza parole.





lunedì, marzo 07, 2016

Lettera di un Narciso, a te

Da adesso facciamo che non mi hai conosciuto mai,
non suonare, parlare, scrivere, non cantare di me.
Poggiati sul mio petto e ascolta qui questo silenzio,
ascolta immobile, ancora, il tuo respiro senza il mio.
È incantevole questa mia solitudine,
ammaliante come un canto di sirene, scaltra e trasparente.
La sprimaccio, non si scompone, e poi mi ascolta.
Scegli pure tu cosa dimenticare, cosa non aspettare,
cosa non serve sapere e cosa possiamo perdere, di te.

Per me è tutto imprescindibile, da me.



mercoledì, febbraio 24, 2016

La paura di fidarmi

- Mica mi è mai passata
- Come no?
- No
- E cosa hai fatto?
- Beh, nulla
- Sei rimasta tutto il tempo così?
- Eh sì
- E come ci si sente?
- Per lo più stanchi, un sacco stanchi
- Stanchi come dopo una corsa?
- Non esattamente
- Stanchi come quando si lavora tanto?
- No, non direi
- Come l'insonnia?
- Stanchi come quando non dormi
- E sei sveglio di notte?
- Non proprio
- E come?
- Stanco come quando ti alzi al mattino ma non hai dormito
- E non vorresti alzarti
- Non sempre
- E quando ti alzi?
- Quando ti alzi sei stanco
- E però ti alzi
- Sì, un po' ci riprovi
- E se smetti?
- Di alzarti?
- No di provarci
- Se smetti di provarci hai smesso di fidarti
- No, smetti di avere paura
- Mi sa che non va così
- Io al posto tuo smetterei di aver paura
- Temo che se smettessi di aver paura non riuscirei mai più a fidarmi
- Di nessuno?
- No, soprattutto di me stessa.





lunedì, febbraio 22, 2016

Sii paziente verso tutto ciò
che è irrisolto nel tuo cuore e...
cerca di amare le domande, che sono simili a
stanze chiuse a chiave e a libri scritti
in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che possono esserti date
poichè non saresti capace di convivere con esse.
E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,
di vivere fino al lontano
giorno in cui avrai la risposta.


Rainer Maria Rilke

giovedì, febbraio 18, 2016

Quando divento grande

Se solo tenessi a mente quante volte mi sono rimboccata le maniche, quante volte ho raddrizzato le spalle, tenuto i piedi per terra, cercato di dormire lo stesso, quante volte ho scelto di non ferire, di voler bene.

Ti sentiresti orgogliosa di tutti gli attimi prima, quando potevi essere mille cose e poi ne hai scelta una.



giovedì, febbraio 11, 2016

Non ti dirò mai delle mie distanze, dei miei passi corti.
Non ti dirò dei miei silenzi spenti, del languore tiepido.
Non ti dirò delle rinunce, della pazienza rassegnata e debole.
Non ti dirò mai dei miei entusiasmi diventati adulti, del mio livore.
Non ti dirò dei vuoti, dei ricordi spezzati, dell'ordine inutile.
Non saprò dirti di questo amaro affilato, delle riflessioni rigide, delle conclusioni umide.
Non ti spiegherò mai la geometria delle mie emozioni.
E così avrò del tempo in più, per prendermi cura di noi.


martedì, febbraio 09, 2016

Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci...

Io me li ricordo ancora i primi fulmini di cui ho avuto paura.

Avevo le mani appese alle tende e allargavo la sagoma umida del mio naso sul vetro.
Contavo più volte gli stessi secondi dal lampo al tuono, "uno due tre quattro cinque, uno due tre quattro cinque, uno due" come se ricominciando il conto arrivassero prima.
Avevo paura della paura.

Un po' come adesso, ma senza le tende e fino a dieci. 

Un, due, tre, quattro, cinque, sei...

lunedì, febbraio 01, 2016

Quando divento grande

Poi sono tornata a Milano e ad aspettarmi all'aeroporto c'ero io, alla stazione anche, al taxi sino a casa, ancora io.

Così ho capito che certe scelte devi volerle fino in fondo, già che quando ti si ripresentano davanti devi esser pronto a volerle di nuovo come allora. 
Anche quando non c'è nessuno lì a rassicurarti che stai facendo bene.


lunedì, dicembre 21, 2015

Alla tavernetta, il bancone

Io non sono brava a stare sull'orlo, gli orli sono fatti per stare o di qua o di là e questa regola mi piace.

"C'è una lei in me che non sa rinunciare a niente.
Una lei che non vuole mai andare a letto, perché è presto e poi crolla.
C'è una lei in me che ha sempre freddo quando mangia.
Una lei che non sa fare sacrifici.
C'è una lei che ha paura di un respiro troppo vicino al suo, ma non lo confessa per timore d'essere fraintesa.
Una lei che non mangia se non vuole, che beve ai colli di bottiglia.
C'è una lei in me che aspetta le si tenda una mano, prima d'attraversare.
Una lei che quando è arrabbiata, triste o spaventata caccia via tutti con furore e si nasconde.
C'è una lei che si aspetta sempre lealtà e sicurezza.
Una lei che fantastica sui sogni senza guardare dove mette i piedi.
C'è una lei che cammina ancora scalza, che non vuole essere stretta troppo forte, che scappa e non risponde se qualcuno la rimprovera.
Una lei che per rancore, tensione, terrore o terribile sconforto, piange.
C'è una lei in me che se la insulti non ti guarda più negli occhi.
C'è una lei che se la deludi ti fissa dritto e ti disprezza.
Una lei che non ti ascolta se si annoia, che ride poi però ritorna seria.
C'è una lei spaventata da ogni cambiamento.
Una lei in me che vorrebbe correre a pregare quando accade qualcosa di orrendo ed inspiegabile.
C'è una lei che cammina svelta e poi si ferma all'improvviso senza motivo apparente.
Una lei che se ha bisogno d'aiuto non lo chiede.
Una lei che spinge lontano tutto se ha rotto qualcosa.
Una lei che nei sogni non riesce a fare male quando si difende da chi la minaccia o la ferisce.
Che parla sola e con le cose.
Che non risponde se la chiami.
Che non vede l'ora d'essere all'altezza.
Che si rimbocca le maniche e quando cadono le bagna.
Che se ha paura non ragiona e urla o resta in silenzio per ore.
Che non si fida.
Io, alla mia età, non riesco ancora a farmi ascoltare e ad insegnarle a crescere.
Ma trattengo il respiro, per non infastidirla.
La lascio nascondersi, perché prima o dopo fa capolino se non c'è nessuno che la guarda.
Guardo io per lei dove cammina, quando sogna.
La rimprovero aspramente e la faccio piangere di continuo.
Tento di farle vedere il lato buono di ogni cosa, di ogni cambiamento.
Le conservo i pezzi rotti, perché so che poi li cerca per capire come aggiustarli.
La dico che un giorno questi suoi incubi finiranno.
Le chiedo di contare fino a dieci.
Io so che non vorrebbe mai ascoltarmi, ma non c'è nessun altro che può prenderle la mano quando attraversa la strada." 
27 Giugno 2011







domenica, dicembre 20, 2015

Le storie di me che tesso per me | Le cose da proteggere

«Tutte le volte che tentavo di chinarmi per raccoglierlo qualcuno mi toccava la spalla per chiedermi di alzarmi. Accadeva ogni benedetta volta e alla fine impazzii.
Mi sembrava di non poter raggiungere nulla, di dover chiedere sempre aiuto e, perdio, io non volevo chiedere aiuto a nessuno.
Feci mille tentativi, rischiai di nascosto, provai a distrarli, una volta cercai persino con un bastone di trascinarlo fino all'orlo del mondo, volevo tentare di prenderlo mentre precipitava dall'alto.
Avevano buone ragioni, io lo capivo, ma davvero ero sicuro, non avevo il minimo dubbio e ogni volta che qualcuno mi spingeva ad alzarmi io lo desideravo maledettamente di più.
Qualcuno provò a farmi ragionare, qualcun altro non comprendeva la mia ostinazione, c'era chi mi guardava con diffidenza e chi persino con docile commiserazione. I più, per lo più, mi ignoravano semplicemente. Solo una volta qualcuno mi derise con disprezzo, ma io capii, quella volta lo capii subito che era un uomo senza desideri, e se hai la sventura di nascere senza desideri o di non riconoscere i tuoi bisogni, allora non puoi che crescere crudele.
Io sapevo di volerlo, lo sapevo di sicuro, non c'era dubbio, né necessità, né mai circospezione. Era mio ed io l'avrei raggiunto ad ogni costo.
Provai a raccogliere le forze, se fossi stato scaltro, più svelto e forte, non sarebbero riusciti più a fermarmi. Per rallentarli tentai di persuaderli che in me aveva finalmente vinto l'incertezza, che avevo finalmente imparato a vestire di un cinismo allegro la mia rassegnazione e che avrei dormito quieto accanto alle mie paure. Li convinsi, iniziarono persino a guardarmi con rispetto, avevamo in comune tante cose adesso che avevo capito. Potevo sedere al loro desco e una volta, spavaldo, osai persino elargire un consiglio su come compiacersi del diniego. Ero convinto di farcela.
Riuscii a tener duro per molti mesi e quando capii che era giunto il momento mi lanciai a raccoglierlo con una foga cieca e sorprendente. Mi spinsi fortissimo in avanti e pensavo d'esserci riuscito quando qualcuno mi toccò con calma per chiedermi di alzarmi.
Avrei voluto distruggere ogni cosa, credevo di aver finito la pazienza e iniziai a pensare di non poter sopportare ancora la consapevolezza così forte dei miei limiti.
Nessuno sembrava capire le mie ragioni, ero capace di una lucidità che nessuno comprendeva e con chiarezza avrei potuto spiegare che non c'era altro motivo per cui io fossi lì. Alla fine davvero impazzii...»

« ...e poi?»

«E poi continuò ad accadere quello che accadeva da sempre senza che io ne avessi mai preso coscienza. Un giorno come gli altri mi accorsi che ad ogni risveglio il mio entusiasmo si svegliava con me, mi restava vicino di continuo e contro ogni previsione, era la compagnia più simpatica di cui potessi circondarmi in avanti. Mi resi conto che negli anni avrei dovuto proteggerlo dalle malie della disillusione e così feci.
Lo difesi anche dal fallimento più sfiancante finché, quando fummo abbastanza grandi e fui capace di ascoltarlo, capii che non vedeva l'ora di spiegarmi quanto fosse più emozionante e sorprendente desiderare di voler raggiungere qualcosa pur senza sapere se prima o poi ci saremmo riusciti.»





martedì, dicembre 15, 2015

Lettera #4

E abbi cura di te bambina mia, scegli bene gli occhi da guardare appena sveglia e prima di dormire la sera. Abbi cura delle tue fragilità, già che quelle saranno sempre il nido del tuo più insospettabile coraggio.
Abbi pazienza con le debolezze altrui perché solo così potrai capire quanta ce ne vorrà per accettare le tue. Trattieni le paure più istintive e sta attenta a chi ti fa temere il tuo lato peggiore.
Ascolta con prudenza, le parole si fanno complicate per chi non vuole mettersi a nudo, semplici quando tentano di conquistare la fiducia.
Impara a coltivare il tuo entusiasmo e proteggilo dal cinismo che crescerà con te negli anni.
Abbi cura del tuo tempo, ripulisci gli angoli in cui ristagna senza senso e scioglilo quando s'aggroviglia senza che tu riesca a controllarlo. Stringi un fiocco se desideri ricordare qualcosa.
Abbi la misura, inventane una tua e usala per l'intensità delle emozioni di chi hai accanto. Impegnati a non usarla mai per differenza e somma tutto a te se il risultato non ti torna.
Strizza forte le tue aspettative e cerca di tenere sempre la tua volontà pulita da indossare.
E scegli bimba mia, abbi sempre una scelta nascosta nella tasca, da poter stringere nel pugno quando valichi un limite oltre il quale ti smarrisci.