La Vostra fortuna è d'esser uomo.
La Vostra fortuna è la Vostra dannazione e la mia, o Signore.
Vi chiedo di non avermi più in grazia, perché questo corpo così grazioso e avvenente, è già alla mercé di ogni passante.
Dove io non potrò difendermi da quello sguardo colmo di desiderio e vuoto di intenti delicati, abbandonatemi anche Voi, se potete.
Io non so, o Signore, se qualcuno vi ha mai rivolto l'umile invito a riflettere sullo sguardo, proteso e un po' sfacciato, di un uomo tale a Voi, al cospetto di una donna.
È uno sguardo senza casto ardore, è uno sguardo prepotente.
Dio creò l’uomo a sua immagine,
a immagine di Dio (κατ΄εικόνα θεού) lo creò,
maschio e femmina li creò. (Gn 1,27)
Creaste a Vostra immagine, uomini incapaci d'aver rispetto, tra ciglia e lacrime, per una donna.
È uno sguardo che si appropria, il Vostro, e senza chiedere permesso.
È guasto, è uno sguardo che assale e lascia senza minima difesa.
Non c'è vergogna né onore, ed è violenza, pura e misera, come miseri sono i pensieri che l'accompagnano in silenzio.
Il Vostro sguardo, d'uomo, è l'artifizio più meschino per tenermi a testa china e spalle basse.
Per questo, o Signore, io Vi prego, di non guardarmi da lassù, così che almeno io, da terra, possa levare gli occhi al cielo e senza vergogna, fissarvi finché anche voi vi sentirete spoglio ed umiliato.
E capirete.
mercoledì, novembre 25, 2015
Preghiera di una donna stanca di essere donna
giovedì, ottobre 29, 2015
Ti trova solo chi ti sa cercare.
Mai più in questi anni ho raccontato a qualcuno del mio angioletto di pietra. Ho smesso persino di cercarlo oltre le foglie se passo vicino.
mercoledì, ottobre 28, 2015
Il dolore è presuntuoso
Se solo tu sapessi quanto è stancante esser comprensivi con la presunzione del dolore, capiresti quanto è faticoso restare umili e leggeri.
Già che se esistesse una bilancia per pesare il peso del dolore saprei per certo dirti chi, prestandosi alla pesa, affermerebbe con laconica certezza che la tara s'è alterata.
Se poi per giunta, per le coincidenze della vita, ti capitasse d'incontrare chi non sa sottrarsi all'arroganza del dolore, sapresti per esperienza quanto impegno ci vuole per non diventare cinici e boriosi.
Mi sono esercitata, a dire il vero.
Giacché all'inizio, quando sul mio peso accasciavano prepotenti anche il loro dolore, immobile e stremata, aspettavo che qualcuno venisse a sollevarlo. Col tempo ho smesso inutilmente di aspettare e all'occasione ho iniziato a sgusciare di lato, sedendomelo accanto.
Ancora oggi mi siedono a fianco certi dolori supponenti che nessuno è mai venuto a ripigliarsi. E quando li ritrovo, intramontabilmente presuntuosi, cerco di ricordare per chi o cosa con pazienza ho deciso di sopportarli.
giovedì, ottobre 22, 2015
Se non le scrivi, non potrai di certo cancellarle.
Mi viene sempre in mente quell'immagine. E mi stanca.
S'aggrappano le immagini nella mia testa. Scavano una tana e ci restano per mesi, a volte anni.
Puoi cercare di stanarle quanto vuoi, si infilano cocciute in cunicoli più stretti e più profondi.
Non hanno corpo o un tempo esatto, mi arredano di dettagli le pareti della mente, s'accomodano senza chiedere il permesso e se non le scrivi s'intestardiscono e restano immobili per giorni.
Mi viene sempre in mente quell'immagine di me bambina che cammino appesa ai pantaloni di mio padre.
Ho i piedi piccoli sui suoi e guardo dietro alle mie spalle.
Mi viene sempre in mente quell'immagine eppure ormai cammino bene anche sui miei nonostante la paura a volte di cadere.
Ho nascosto un sacco di cose. Ho nascosto tante di quelle cose che non so nemmeno più dove andare a cercarle. Le ho nascoste nelle vite che ho dimenticato. Ho nascosto cose orribili e dettagli inutili che se non li ricordo io, davvero, non esistono. Credo che questo tu, di me, dovresti saperlo. E non li tirerò fuori, davvero no. Che se non esistono io rimarrò così, come sono adesso, un presente continuo.
Il limone nei gusci di lumaca, ad esempio, ricordo dove l'ho messo, il retro degli alberi di Natale, anche, il cassetto sotto lo specchio con le macchine fotografiche di mio padre, l'ho ritrovato adesso.
Ma ci sono angoli dove ho nascosto qualcosa di me dietro cui non girerò più per cercare. Angoli dove non ci torno da sola, né vorrei mai che qualcuno vedesse.
Ho nascosto un sacco di cose. Ho nascosto tante di quelle cose che a volte ho paura di non saper dove cercarmi. Però ecco, se ti accorgessi di volermi trovare, ti chiederei di girarti di spalle e contare a voce alta fino a cinque. Al due andrei nascondermi, per poi venire a cercarmi.
mercoledì, ottobre 21, 2015
Anche i grammatici hanno intuito la natura della guerra: alcuni sostengono che essa si chiama "bellum" per antitesi, perché non ha niente di buono né di bello. Erasmo da Rotterdam
Imbracciavano le è contro i perché. Li avevano legati stretti e sbattuti contro il muro senza poter fare altre domande. Nell'afa i così ronzavano confusi finché uno andò a poggiarsi sfinito sui vedrai. Non c'era nemmeno un filo d'aria e i forse si reggevano appena sulle gambe.
Gli ascoltami dal collo lungo cercavano riparo sotto l'ombra dei però e tra i rami si intravedevano dei timidi vorrei che di lì a poco sarebbero caduti a terra tra gli infatti già maturi.
I non, sempre tozzi e tracagnotti, si davano il cambio per fare la guardia ai preziosissimi farò. C'erano impronte di io ovunque, era impossibile capire dove fossero finiti i noi terrorizzati.
All'improvviso, oltre un muro di volevi, si sentirono scoppiare gli ormai in un terribile stridio. Gli ancora si misero a correre cercando riparo oltre le tende e gli ascoltami volarono via veloci frullando le ali coperte da una fitta polvere di se.
Accadde tutto in un secondo. Si sentì uno schianto di avresti potuto insopportabile. Straziati, i mi dispiace si accasciarono per terra aggrappandosi ai ma ancora in piedi che di scatto reagirono sparando agli anche tu. I non smisero di sorvegliare i timidi farò e fuggirono insieme ai lo so più.
Cadde dai però un sempre sfiorito, mentre gli altri, nascosti dal vento, germogliavano appena.
giovedì, ottobre 15, 2015
Di quando r-esisti all'incedere del dubbio
Ci sono un sacco di cose che non so fare, che non so risolvere, che non so spiegare, spiegarmi, cose che non so aspettare, fermare, ci sono cose che non so accettare, nascondere e sopportare. Ho un senso imperfetto che mischia i miei sei e, pronti all'uso, i miei silenzi più inquieti.
Scegliere con cura le parole
E poi ricorda di scegliere con cura le parole.
Togli i fiocchi, i rosa, i cuori, le volgarità, gli spigoli, la sintassi troppo articolata, i viola, le maiuscole tenute a lungo, quelle che diresti a bocca larga, le ripetizioni, togli tutte quelle che vorresti far suonare crudeli e cancella subito quelle pensate con il cuore arrabbiato.
Già che le parole, se le scegli, si prendono cura di te.
mercoledì, ottobre 14, 2015
giovedì, ottobre 08, 2015
È come camminare zoppi, come aver sempre l'istinto di ripararsi dal sole, come tenere il fianco curvo per paura di un colpo, come non voler arrivare alla fine di un libro, come sedersi di lato sopra una sedia vuota, come restare comunque in punta di piedi sul pavimento, come respirare dietro una stoffa, come il segno impreciso di un origami, come una canzone dei Nine Inch Nails mentre cerchi di concentrarti, come il vuoto quando bevi da una bottiglia finita, come marcare in blu sopra lo stesso tratto, come non voler forzare la chiave dentro la serratura, è come girarsi di spalle e camminare di schiena fino ad un muro. È così, non riuscire a fidarsi.



