mercoledì, ottobre 07, 2015

I fiori delle mangrovie

Le cose più belle che ho fatto avevano i fiori nei capelli e le mangrovie in fondo alla pancia.
L'ho capito più tardi che per far fiorire qualcosa servivano piume ai pensieri e radici profonde.






venerdì, ottobre 02, 2015

Post del lamento

Tutti questi anni a lavorare sui social per imparare a leggere i toni della gente, a modularli, a capire le dinamiche sociali, relazionali e poi finisci per capirle anche quando non vorresti lavorare o preferiresti non accorgerti di nulla.

lunedì, settembre 28, 2015

Hanno la polverina sulle ali

- tu li hai visti i bozzoli delle farfalle?
- si, sono bellissimi, poi diventano tutte colorate!
- ma i bozzoli, quelli col verme, li hai presenti?
- sì! fanno la lanetta soffice tutto intorno alla farfalla!
- non li hai guardati bene. fanno il bozzolo intorno al verme...
- si chiama bruco...
- fanno il bozzolo intorno al bruco e poi restano lì finché non viene fuori una farfalla
 - ed è bellissimo!
- mica sono tutte colorate
 - certo che sì
 - o no, per nulla, credimi
- le farfalle sono gialle e blu e rosse e nere
- ce ne sono anche di gialline e grigie e brutte
- volano tutte!
- alcune svolazzano soltanto
- non capisco perché non ti piacciono
 - perché sono così
 - così come?
- che sono fragili
- le cose fragili non ti sono mai piaciute
- no, non mi sono mai piaciute

venerdì, settembre 18, 2015

Di quando non vuoi smarrirti ancora

Devi prendere le giuste misure, scansare le fughe, restare in bilico sulle righe, tenere il lato giusto del marciapiedi. E se urti qualcosa, qualcuno ti spinge o non ti reggono le gambe, cambia strada in fretta o non attraversarla. Che a percorrere le strade più disconnesse corri il rischio di non riuscir più a camminare dritta o a tener la direzione.

mercoledì, settembre 16, 2015

Lasciar andare

Non l'ho mica capito com'è che mi prende questo umore qui. Una specie di confusione tra le cose che quasi so, quelle che invece non so, con quelle che non posso sapere. Un mal di mare, tipo. Che non sta fermo. Però il mare dentro io non ce l'ho.

Che poi, ecco, mica lo so se l'ho imparato davvero a non ancorarmi a lungo alle paure.




giovedì, settembre 03, 2015

Re-edit: Le frittelle di paperino

[Scritto il 28 Settembre 2008, come stasera, dopo i pancake]

Accade sempre di notte...
come una febbre alta, o la sete, o quando sogni di cadere e ti svegli di soprassalto. Di notte ho un soprassalto di scrittura.

Quando ero bambina pensavo che da Grande avrei prima o poi smesso di giocare a sfidare il destino contando le cose o prevedendo imminenti catastrofi...

"Se guardo l'orologio e sono due numeri uguali allora oggi mi interroga"...
Le 11.11.
"Se le mattonelle sono pari piaccio al tipo"...
Mattonelle dispari.
"Se vedo 7 stelle cadenti sarò felice per sempre"...
9 stelle cadenti (mai più riviste così tante tutte in una notte)
"Se il biscotto si rompe a metà oggi sarà una buona giornata"...
Biscotto solo sbriciolato ma pronto rapido intervento di incisivi per affinare la metà... ("mattinata mezza mezza, ma recuperabile nel pomeriggio").

Così, oggi, da Grande, al contrario di ciò che prevedevo per il mio brillante futuro, di tanto in tanto e con altrettanto ardore e affinato senso per le catastrofi...

"Se adesso mi cade un bicchiere perdo qualcuno"...
Uno dei bicchieri da vino, regalo della mamma per Natale, si sfracella letteralmente nel lavandino...
[addio signora Minù]
"Se conto queste bustine e sono 17 non ne venderò nemmeno una"...
Le bustine sono 16 ("che culo"). ("Ora metto via e vado a letto")... alzo un foglio, la diciasettesima!

Passo metà del mio tempo da soprappensiero a giocare all'indovina.

Ecco, una postilla necessaria, che sia chiaro, non che io sia davvero sfortunata o che le mie sventure si verifichino poi sul serio, ma in qualche modo ho una spiccata propensione a sfidare la sorte senza motivo.

Del resto le mie avvenenti previsioni per il "daGrande" (perché era un'entità superiore a sè stante degna della mia miglior stima e fiducia) più e più volte si sono dimostrate dei flop micidiali.

"daGrande smetterò di stare seduta come un maschiaccio"...
"daGrande smetterò di non riuscire a trattenere le lacrime quando salgono in gola"...
"daGrande smetterò di mangiare tutte queste Schifezze (entità ontologicamente fondata da mia madre ben 20-25 anni orsono)"...


Da grande...
sono sempre ale
...ho imparato ad accavallare le gambe con disinvoltura, ma continuo a non star seduta composta a tavola, alla mia scrivania, sul divano...
Da Ale...
vorrei essere come una pietra del san michele,
...così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata
...
o come la Golden Rock e riuscire a trattenere in bilico le emozioni, controllando i miei umori con spiccata fermezza senza sentir dentro a volte tutto questo essere.

Da grande...
mentre affino esotici piatti giapponesi...
non riesco a smettere di soffrire della sindrome da Frittelle di Paperino.

Suddetta sindrome prevede improvvise voglie culinarie che inducono il malato a ricercare con foga e impazienza i sapori infantili più emozionanti e familiari, la malattia induce ad assecondare tali voglie a qualsiasi costo e sacrificio: piatti appena lavati, corsa al supermercato sotto la pioggia, sveglia anticipata, amici e parenti ospiti in casa, intossicazione alimentare ecc...ecc...

Ed ora io dico...
e poi taccio...

bene che prima o poi smetterò di mangiare Schifezze e finalmente diventerò Grande...

ma chi, a qualunque età, non si sentirebbe confortato e felice trovandosi davanti le fatidiche fumanti frittelle di paperino in un bagno di sciroppo d'acero?





Pancakes... perché "daGrandi " le chiamano così.

martedì, settembre 01, 2015

Fai il tuo ordine

Ti ho visto, mentre ti nascondevi. Avevi i capelli arruffati e ti tenevi stretto il polso per non scappare. Ti ho visto, lontana, con il sole negli occhi e un laccio legato stretto alla caviglia. Non cercavi più di slegarlo, finalmente.
L'ultima volta c'era tantissima sabbia ovunque e tu, gambe incrociate, costruivi castelli dove arrivano le onde a spezzarli. Forse non smetterai mai.

[poi l'altro ieri mi sono fermata e non ho scritto altro. chissà perché]

domenica, agosto 30, 2015

Ad occhi chiusi


The Cinematic Orchestra, Arrival of The Birds & Transformation


E l'aria come una scia dalla guancia alla linea del collo, lungo le piume sottili e piccole nell'incavo dove s'attacca l'ala più forte. Scivola, tra le penne lunghe delle ali tese, vibrano appena, una due tre, sino alla coda e va via.
Un oltre mare e onde e terra e monti e montagne e neve, case e bruma e le cime dei pini.
E sollevarsi su nuvole grigie in alto, in basso, con la pancia, che si fa umida appena, alta, nel vapore bianco fino ad uscirne veloce, a testa in su, per respirare forte.
Una spinta in alto, più su, giù, su, su, nuvole appena.
E una goccia di brina che scorre dal naso al becco, all'occhio tondo e socchiuso, oltre la testa, nel cielo.
E sentire l'aria tremare poco sui fianchi, le traiettorie, intorno, accanto, e correre senza aver fretta di planare lieve. Planare piano e lasciarsi trasportare dalle correnti del vento deciso del nord.
In alto, su, più su, su e ancora su. Fino a tremare dall'emozione.
Sospeso, in cielo, tra gli aquiloni.
E voltare al sole, e guardarlo appena, e aprire un'ala per fingere di volargli attorno. Misurarsi con l'orizzonte e aspettare che la pioggia si posi leggera.
Arcobaleni.
Entrarci dentro per colorarsi alla luce più trasparente del sole. Di rosa, arancione, e poi blu, indaco e viola. E tornare per mescolarsi al verde, di blu e rosa ancora. Lievi.
Nuvole blu e cobalti pieni. E tramonti caldi e spuma bianca e il brillio dei pesci a pelo d'acqua, toccarla appena.
Non fermarsi mai.
E ripartire ad ali stese tra nembi spumosi.

Saper atterrare, è un volo perfetto.


lunedì, luglio 27, 2015

Cantano sopra le antenne

- faccio disegni ricorsivi, lo sa?
- che tipo di disegni?
- disegno linee, tratteggi, intersezioni che diventano palazzi
- potrebbe aver senso
- lei dice?
- beh sì
- disegno pure le antenne
- cerca di captare qualcosa?
- non so, ci stanno bene, fanno armonia
- armonia...
- sì, e le finestre
- le finestre dicono molto
- sono squadrate anche quelle
- è tutto quadrato?
- rettangolare a dire il vero
- rettangolare...
- poi faccio i cornicioni, ma non si fermano mai
- in che senso non si fermano mai?
- che inizio a disegnarne uno, ma poi continua
- continui
- sì, continua e finisce altrove, e diventa un palazzo
- sta disegnando una città?
- no, non credo, o almeno, io non lo so
- e gli altri palazzi?
- sono uguali tutti, tranne le antenne
- e le finestre?
- le finestre le incastro dove ci stanno
- palazzi senza finestre? ne disegna ogni tanto?
- no no, ci sono sempre, a volte soltanto una. mi piacciono le simmetrie
-  mi dica di quelle antenne
- sì, sono disordinate
- nessuna simmetria?
- vanno a distendersi
- all'infinito?
- no, poi io mi stanco
- di disegnarle?
- di andare a caso
- e cosa fa?
- per un momento mi fermo
- e cosa succede?
- che prendo respiro
- una distanza?
- proprio un respiro
- e cosa accade?
- che intorno tutto diventa meno incantato
- e le dispiace?
- no, io mi conosco
- e in quel momento che cosa prova?
- un senso vago di solitudine
- e le dispiace?
- no, credo sia giusto
- giusto in che senso?
- che devono passare le onde, le gocce sui vetri, le macchie di vino, stropicciarsi i vestiti, prima di sapere che cosa conta
- mi spieghi meglio
- c'è un rigore da cui posso fuggire
- le cose squadrate
- esatto
- ...
- e c'è qualcos'altro che deve passare una prova
- che tipo di prova?
- per esser certi che ci sia armonia
- le antenne sopra le case
- sì, credo di sì
- e i cornicioni?
- i cornicioni sono una malìa
- una malìa?
- sì, ci cammini sul filo finché poi non ti fermi
- e quando si ferma cosa succede?
- che vai giù di sotto
- e si fa male?
- eh beh, sì certo
- e se si fa male perché ci sale?
- perché io credo di aver capito
- cos'ha capito?
- l'ho intuito, ma mi dica anche lei
- certo, se lei mi spiega, le dico la mia
- che capita a volte, e mai di frequente, che invece voli
- voli?
- sì, che ci cadi e poi voli
- posso capire
- cosa ne pensa?
- dei suoi disegni?
- dei cornicioni
- che se non si ferma, se poi continua, forse non lo saprà mai
- se poi si cade?
- se può volare
- o anche cadere
- o anche cadere
- oppure volare
- senza cadere
- ...non lo scoprirò mai.
- se resta dentro, no, forse mai.




lunedì, luglio 20, 2015

Ho in me stanze piene di luce e cieli stellati. Silenzi ancestrali e prati morbidi. Ho colonne di marmo altissime e vetri trasparenti come aria. Ho tempi che non ritornano e pietre immobili da sempre. Ho labirinti capaci di tormenti infiniti e sentieri in cui non ci si può mai perdere. Ho angoli dietro cui la curiosità trova pace e foglie con radici profonde e misteriose. Ho parole stese al sole ad asciugarsi e finestre aperte sulla pioggia. Conchiglie e onde che si lasciano cavalcare solo se non hai paura. 

E non c'è mappa, né Nord, Sud, c'è un'eco morbida e confini che trovi solo se li desideri.




mercoledì, luglio 15, 2015

La parte migliore di te

Che se solo ti accorgessi di quanto sorridono certi silenzi nelle pause, di quando tu non lo sai ancora, che cosa fare, e dondoli.
Hai caldo? No, sì.
E se ti vedessi, mentre decidi se non cadere, se guardare, aspettare, con un bicchiere di latte sulle lenzuola.
Hai sentito? Sì, cosa?
Quando ti fermi seduto un momento, uno soltanto, e il fiato rallenta per farsi ascoltare, una musica che non lo capisci ma suona perfetta.
Di là? No, sì. Qui.
E le luci senza le tende, il sole tra i rami, lo sguardo che ascolta, il rumore, dentro, delle parole che non sai se dire.
E poi?
E poi guardami forte, quando ti prende quella paura delle cose che non sai di te.