E così, concentrandomi, ho pensato ad un elenco di parole che si possono rimandare. L'ho capito col tempo che a volte invece di rimandare le cose, conviene rimandare certe parole.
I ma per esempio, quelli ti sfuggono di corsa, e se non li rimandi per bene, scappano lo stesso quando meno te l'aspetti. I certamente, fino ad un attimo prima che certi lo siano davvero. I mai, difficilissimi e i più testardi. Le prime persone del futuro indicativo, tutti i farò, se non sei sicurissimo che certamente li farai. I non mi piace, che si fa sempre in tempo a cambiare idea. Tutti gli e se, che fanno tremare senza motivo i coraggiosissimi sarà. I non lo so più, già che presto tornerai a saperlo di nuovo. I vorrei però che se davvero lo vuoi non ci può essere un però.
Perché io l'ho capito che se qualcosa non mi fa troppa paura, non dev'essere poi così tanto sbagliata.
martedì, luglio 07, 2015
Dopo
lunedì, giugno 29, 2015
quello che è triste, via.
le assenze, ad esempio. tipo quella notte durante l'esclissi vicino al mare, che non lo accetto ancora, che non c'è nulla da aspettare.
martedì, giugno 09, 2015
Delle liste della spesa mi piace l'ordine degli alimenti, che più spesso va per priorità ed ingredienti. Le sottilette, per esempio, non sono mai in cima alla lista e l'acqua non la scrive quasi nessuno.
Non l'ho ancora trovata una con qualcosa da prendere segnata due o più volte, che se invece si usasse farne anche per ricordarsi cosa va fatto nella vita, io le scelte giuste le scriverei almeno sei volte di fila, per poi magari dimenticarle lo stesso.
domenica, maggio 24, 2015
Di quando lo sai che c'è qualcosa fuori posto, puoi mettere in ordine i piatti, i vestiti, i capelli, le buste paga, le spezie per colore, fare una piega esatta al lenzuolo o arrivare alla fine del capitolo prima di chiudere il libro, ma resta sempre fuori posto.
Di quando decidi che non hai voglia di uscire sperando di rimetterla in ordine prima del lunedì.
Di quando ti siedi e ci ragioni e ti sembra di averlo capito cos'è che è fuori posto, cos'è che devi fare, smettere di pensare, di aspettare, cosa lasciare, su cosa razionalizzare, cosa dire, cosa accettare, cosa cercare e quando iniziare. Finché ti accorgi che non è soltanto una, ma due tre quattro, fuori posto.
Eppure non va via. Questa sensazione silente di inesattezza, di insopportabile confronto con le mie aspettative, di ricerca continua di uno stato d'animo disteso e ordinato.
E nemmeno scriverne riesce a mettere in ordine le cose.
mercoledì, maggio 20, 2015
nel cuore ho un parco giochi
delle cose che non ci siamo detti e mai ci diremo,
dei gesti che non abbiamo fatto, né mai faremo,
delle lune tenute fuori dalle poesie,
delle piogge dietro le tende,
dei silenzi accesissimi e rumorosi,
dei vuoti dentro le stanze, piene all'improvviso,
delle partite che non guarderò tra gli spalti,
delle lenzuola stropicciate del giorno prima,
dell'acqua dentro le chiese,
del freddo dentro le mura, sotto le stelle,
degli alberi di limone e dei giorni al mare
ho un sacco di avrei potuto di cui non mi importa,
ma gli avrei voluto sono insopportabili.
venerdì, maggio 15, 2015
giovedì, maggio 14, 2015
Mi piacciono le storie, mi piacciono le storie minuscole e quelle lunghe diecimila parole. Mi piacciono le storie segrete e quelle famose. Mi piace che sedutosi accanto, qualcuno mi racconti d'essersi alzato all'alba per una corsa o aver saputo di un altro insonne col mal di pancia. Mi piace sapere cosa mangiano a cena, dov'erano il giorno prima o dove s'immaginano al caldo e al sole. Mi piace chi mi racconta, chi si racconta distrattamente o mi chiede di fermarmi e sentire.
Mi piace che in quel momento, soltanto in quello, il mio mondo s'allarga. Mi piacciono i vuoti di tempo che una storia riempie.
O in fondo, forse, mi piace semplicemente ascoltare la gente. Che in quelle storie poi ci sono anche un po' io ed un prestito alle mie fantasie.
domenica, maggio 10, 2015
il coraggio non mi manca,
il tempo nemmeno
la pazienza so trovarla,
la ragione che si sieda dove vuole,
la paura mi si è accampata accanto
la lucidità rincorre da sempre la mia calma,
e di calma ne ho da vendere.
credo inizino sempre così i silenzi che in me fanno battaglia,
già che i miei silenzi, a modo loro, rimettono ordine dove io con le parole non riesco.
lunedì, maggio 04, 2015
Il mio animale guida
Se avessi potuto sceglierlo, io avrei scelto di certo un gigantesco orso o un lamantino, invece che sto minuscolo tarlo.
Gli aquiloni
e così mi sono fatta più dura.
ma non quel duro della scorza e nemmeno di chi non si spezza più.
mi sono cresciuti dentro e fatti forti un numero incontrollato di "non voglio più" "non senza che" "soltanto se" che alla fine, credo, abbiano avvolto come rovi l'unico posto dove era possibile atterrare in me.
mi sono fatta più dura.
ma non quel duro stupido e irreale degli invincibili eroi.
mi si è incollata addosso un'intollerabile diffidenza già che ormai sempre, in me, cresce un insopportabile senso del pericolo appena qualcuno s'avvicina.
mi sono fatta più dura in questi anni.
e non è quell'essere cinica e disillusa di chi ha visto la vita accadere.
sin da bambina ho trascorso la mia capendo di dover star bene attenta a non dare la colpa a nessuno. ed ho impiegato tantissimo del mio tempo per imparare a restare in equilibrio accettando le debolezze altrui e anche le mie. ma ho come addosso un bisogno incessante di curare certe ferite e, non senza accorgermene, caccio chiunque voglia restare senza accettare che devo lenirle.
sono più dura e l'ho capito guardando due piccoli aquiloni nel vento.
volavano lo stesso, fatti di carta.
lunedì, aprile 27, 2015
Acqua
Mi ha tagliato la strada correndo sul rumore impiastricciato della pioggia, aveva gli stivaletti di gomma, i pantaloni umidi e un piccolo impermeabile tutto sbracato.
"Papà vieni che qui non piove!"
"Piove anche qui"
Con un salto sul marciapiedi, il padre gli si è avvicinato appena dopo.
"No, vieni qui, che qui non piove!"
Il balcone finiva oltre tre passi e, appena sotto la pioggia, il bimbo si è coperto la testa con le braccia mentre il papà, veloce, gli ha tirato su il cappuccio, prendendolo per mano.
"Te l'ho detto che piove" e tirandolo a sé, l'ha accucciato come un grande corvo sotto l'ala.










