lunedì, aprile 27, 2015

"Quando divento grande..."

Che io non lo so, se davvero la voglio questa quotidianità fatta di silenzi, e solitudine, e lavoro, e pranzi, e cene sempre da sola, lontana da casa e senza voci familiari intorno. A volte mi sembra come di star perdendo tempo, per andare non so dove, verso non so cosa, e senza nessuno che riempia con qualcosa di imprevedibile e incontrollato le mie giornate.
E se potessi scappare, non saprei nemmeno da dove cominciare.


domenica, aprile 26, 2015

ho sentito più di mille piogge in questa casa, le ho sentite quando dentro era freddo e sembrava non esserci nulla che potesse scaldare questo legno e me. le ho sentite nella confusione, chicchi di pioggia, vento e pensieri impastati con la terra. ho sentito la pioggia più lieve e silenziosa, quella che cade sui fiori e non li spezza. ho sentito quella che cade sui vetri, incessante ed instancabile, come un pensiero fisso, un indimenticabile tormento. ha piovuto anche sui miei giorni più dolci, in cui comunque non sapevo dove trovare la calma, finalmente la pace.
ha piovuto su questi anni, che mi sembrano tantissimi, e forse il tetto si è fatto più sottile ed io più dura dentro. ma non ho mai smesso di cercarti la notte, girata di spalle, come in quell'hotel, mentre fuori la luce fredda dei lampioni e i balconi delle case da qualche parte nascondevano la luna.



lunedì, aprile 20, 2015

Nella mia testa

- sai quando i bambini tengono l'indice e il pollice strettissimi?
- sì
- che non stanno stringendo nulla in realtà
- sì
- ecco, adesso io ho in testa una fissa così
- una cosa strettissima?
- no, l'indice e il pollice strettissimi ma senza senso
- e che vuol dire?
- ma non lo so, è un'immagine nella mia testa
- come le altre?
- sì, ha preso il posto della spirale che mi sale alla gamba
- e stavolta che vorrà dire?
- non lo so
- sempre strettissimi?
- sì, a volte si fanno a cucchiaio
- a cucchiaio?
- sì, come quando tieni un passerotto tra le mani per non farlo volare
- tipo una gabbia?
- no, tipo una cuccia
- un nido?
- no, più un riparo
- e il pollice e l'indice che cosa c'entrano?
- che piano piano si fa così tanto piccolo che diventa strettissimo
- e cosa protegge?
- ma non lo so
- forse non protegge più nulla
- forse è minuscolo
- forse non serve
- forse è nascosto
- forse sei tu
- che sono io?
- finalmente un riparo.



venerdì, aprile 17, 2015

terra ferma

A volte mi sembra di aver attraversato un milione di vite diverse. E forse le ho attraversate davvero. La questione del mare dentro però mi ha sempre dato la nausea, eppure in fondo navigo a vista.




martedì, aprile 14, 2015

Le barchette di carta ho imparato a farle più piccole

i capelli aggrovigliati delle bambole
  la treccia che si spettina
i calzini fastidiosi
  i collant di nylon strappati
i pastelli e le matite
  l'eyeliner e il mascara
le scarpette di plastica per la sabbia
  le storte sui tacchi troppo alti
il rumore della carta delle brioscine
  il ticchiettio sulla tastiera
il dentifricio alla menta
  il detersivo in lavatrice
le uova di pasqua
  i minuti dell'uovo alla coque
il gioco dei perché
  le conference call
le ginocchia sbucciate
  le camicie stropicciate
le barchette di carta.





martedì, aprile 07, 2015

Una rotella a posto

tutti i miei silenzi più lunghi iniziano sempre dopo un sacco di parole. comincio a non sopportarle più, quelle degli altri e anche le mie. quelle utili e quelle inutili.
ma non è proprio così.
tutti i miei silenzi più lunghi iniziano sempre quando mi accorgo di aver detto o sentito qualcosa che non volevo dire o sentire. comincio ad accorgermi che non suonano bene, quelle degli altri e anche le mie. quelle chiare e le confuse.
e non è nemmeno poi così esatto.
tutti i miei silenzi più lunghi iniziano sempre quando mi accorgo di aver aspettato a lungo qualcosa che volevo sentire. mi ritrovo a dover mettere a freno le fantasie, quelle degli altri e anche le mie. quelle che esistono e non esistono.
più esattamente, so che i miei silenzi più lunghi iniziano sempre quando mi accorgo che non c'è nulla altro da dire.







lunedì, aprile 06, 2015

Costellazioni

È in me una mappa di strade immobili e impercorribili, chiuse alle parole, interrotte alle malie. Ho dentro un labirinto sciolto di silenzi, un vortice lento di ragioni. Ho, nel profondo del ventre, scorci caldi in cui sprofondano anche i miei più tiepidi errori. Ho rosse sinfonie che risuonano tra gli atrii e assoli dei miei sensi.
È su di me una mappa di strade vertiginose e intricate, disegnate dai miei nei, raggiungibili al tatto. Ho curve a strapiombo sui desideri più perversi, una traccia trasparente dei miei gesti. Ho, nel profondo del ventre, una corrente ammaliante in cui scorrono i miei più delicati segreti. Ho un disegno silenzioso che guida lo sguardo e trame di respiri.





venerdì, aprile 03, 2015

Le mie coordinate, per favore

- te lo ricordi?
- cosa?
- quella sera, il palco, le luci, la città in sottofondo
- me lo ricordo
- e ti ricordi anche di me?
- certo che mi ricordo
- cosa ti ricordi?
- mi ricordo che avevi i capelli raccolti, i jeans...
- no, no. voglio sapere se ti ricordi di me
- sì ho detto, eravamo solo io e te
- ma non di me, di me quando mi avevi
- sì... forse.
- ecco, provaci
- a far cosa?
- a raccontarmi
- com'è averti?
- com'era avermi
- ...era che sapevo dove dovevo mettere le mani e t'incastravi
- m'incastravo
- sì, e un po' mi faceva venire voglia di non scappare
- però...
- senza però, è così averti
- era così
- sì...
- forse ho bisogno di sentirtelo raccontare ancora.
- perché?
- perché mi sa che non lo so com'è avermi. e non so nemmeno se è davvero così, però, ecco, io me la ricordo quella notte. e quella notte le mie coordinate stranamente le avevi tu. eppure non mi sentivo persa.

lunedì, marzo 30, 2015

Se inizia con io... allora ascolta e basta.

Far parlare le cose col loro nome, lasciandogli scegliere le parole, i loro gesti alienati, le loro silenziose paure, i cinismi, le convenienze. Fanno così le cose che non hanno una eco, non hanno nome, né misura, né dimensione. E quando decidi che è il loro momento di parlare, ti mettono a tacere col silenzio.
E allora indispettito ti metti a chiamarle una ad una finché capricciose non si voltano e, presuntuose, ti promettono di rispondere, se proprio vuoi, ad ogni cosa.
Del farfuglio totale che ne viene, ne riconosci solo una, di parola, che, intransigente, ti mette a sedere pretendendo che tu l'ascolti finché stremato non hai più nulla da dire. "Io...io... io".

Se fai le domande giuste, ti accorgi che spesso le risposte non servono.
Conservale, quelle giuste, per i momenti in cui hai davvero voglia di ascoltare.


martedì, marzo 24, 2015

Dopo il "trova", mi son sempre chiesta se metterci davvero un punto

Ho cercato un sacco di cose nella mia vita. Le ho cercate nei posti sbagliati, all'ora giusta, con troppo entusiasmo, poca energia, le ho cercate dove non le cercava nessuno e ne ho cercate tra quelle che cercavano tutti. A ben guardare ho cercato troppe volte oltre, ho continuato dove in fondo sapevo che non avrei trovato e smesso anche quando avrei dovuto.
Ho imparato però lo stesso che quando cerchi qualcosa o qualcuno che si vuol far trovare, allora non ci sono coincidenze e non servono mappe stellari.
Ti trova prima di te, ciò che aspetta te.



sabato, marzo 21, 2015

998

Del mio blog mi piace che tra un post e l'altro succede un sacco di mia vita. Che non la scrivo né qui né da nessun'altra parte, e resta solo mia, per fortuna.