ma sto imparando, sai, a sbattere le porte e chiudere la bocca.
che tanto a far rumore funziona lo stesso.
giovedì, febbraio 05, 2015
minipoesia scema.
Per non aver confini dev'essere uno solo
Ogni tanto scopro posti di me che non so.
Le carezze per esempio, io nelle carezze proprio non ci so stare.
Mi vedi che sto lì, resisto un attimo, poi mi sposto, mi sforzo e un momento ritorno. Non so perché ma in pochissimi secondi m'allontano e assolutamente non ne voglio. Non c'è verso, non ritorno.
Sembro un gatto, eppure di felino non ho niente.
Resto attenta, io m'ascolto e un po' m'osservo. Sin da piccola scappavo. Trovo io, nelle carezze, un luogo che a fatica riconosco, uno spazio troppo per stretto per restare, un confine davvero sottile. E senza rendermene conto prestissimo ne esco.
Accade quasi mai che divincolandomi mi venga voglia di tornare. E allora furtiva m'avvicino, ancora mi sposto, senza prudenza ci rientro. Resto un po' e poi riscappo. Poi ritorno.
Come una coda prendo la forma della mano e senza accorgermene un attimo in più resisto. Guardinga, tesa, irrigidita, mi lascio accarezzare mentre sembra che voglia comunque fuggire. Solo in rarissime occasioni, forse una, inattesa, ho avvertito d'avere un posto da scoprire.
Era notte, e non sapevo che avrei avuto voglia ancora di restare.
martedì, febbraio 03, 2015
retrospettiva
sui social network non si possono dire le parolacce.
i social network sono pieni delle minchiate della gente.
sui blog sì.
lunedì, febbraio 02, 2015
"In the pageant of the bizarre"
- ...siediti, aspetta un attimo
- dove?
- lì c'è una sedia, siediti
- non mi voglio sedere
- un attimo
- ma non mi voglio sedere
- un momento
- ho da fare
- non hai nulla da fare, siediti
- sì che ce l'ho
- no che non ce l'hai
- ok non ce l'ho ma non mi voglio sedere
- per favore, siediti un momento
- ma perché?
- solo un momento
- non voglio
- forse è meglio se ti siedi
- io non voglio
- va bene allora non sederti
- ok, resto in piedi
- tanto vale che ti siedi
- per ora sto in piedi e ti aspetto
- mi aspetti?
- non lo so, fai in fretta
- ma se sei lì che non fai nulla
- e non voglio aspettare
- va bene non aspettarmi
- se ti aspetto fai in fretta?
- ma non lo so
- allora non ti aspetto
- ok allora vai
- resto qui, tu fai in fretta
- vai
- no ti aspetto
- no vai, non voglio che mi aspetti
- ti aspetto lo stesso
- non so se si può fare in fretta
- non importa
- per favore vai
- no non vado
- non stare lì in piedi, vai
- non voglio andare
- forse è meglio se vai
- pensi di sì?
- sì penso di sì
- no, sto qui
- a fare che?
- ti aspetto
- non voglio che mi aspetti
- io voglio aspettarti
- no, non aspettarmi
- sì, mi siedo
- no, non mi siedo nemmeno io adesso
- siediti, aspetta un attimo...
sabato, gennaio 31, 2015
Toy soldiers
Era così, prenderne un pugnetto e chiudere forte. E appena schiudevi poco la mano ne perdevi qualcuno e non volevi. Era così, con le mani piccole e la sabbia, o le pietre, o i soldatini. Quando dovevi stringere per bene anche se ti si stancavano le dita.
Era così come ora con le cose che desideri, di cui ti vuoi prendere cura e fanno paura perché ad averle potresti perderle comunque. E mentre ti impegni per tenere stretta la mano tutto il resto non conta, non ti accorgi delle parole, dei momenti di silenzio, di ciò che dovresti dire e poi non dici, di ciò che dici e non aveva senso dire. Ed è così, adesso, anche con le mani più grandi.
Già che io me li ricordo i soldatini di plastica stretti forte dentro il pugno, che ti pungevano le dita col fucile, eppure li volevi e non mollavi.
sabato, gennaio 24, 2015
minipoesia scema.
so metterle da parte, io, le parole.
i soldi un po' meno, ma sotto il materasso di parole ne ho tantissime.
lunedì, gennaio 19, 2015
Post-it
io a volte mi accorgo che tutta la realtà, dentro, non mi ci sta.
e mi viene tipo una nausea, che è fastidiosissima.
o forse sono io, che mi faccio più piccola per non fare entrare le brutture.
lunedì, gennaio 12, 2015
Soluzione viene dal latino solùtus, participio passato di sòlvere, ovvero sciogliere.Il modo non importa.
- metti le mani così
- così come?
- così
- così...
- adesso chiudile poco poco
- sembrano una gabbietta
- sì! - sorriso
- e ora?
- e ora chiudi gli occhi
- ... sì
- e respira pianissimo
- respiro pianissimo...
- e ora?
- e ora aspetta
- aspetto cosa?
- ... sssst
- cosa aspetto? - a mezza voce
- SSSST!
- ...
- frullano?
- cosa?
- le ali
- di chi?
- senti strani rumori?
- ...no
- ottimo!
- ottimo?!
- sì, è volato via!
giovedì, gennaio 08, 2015
La Mattina
"C’è una luce, in questi giorni, così pulita, sembra impossibile che tutti i giorni muoia qualcuno, con una luce così, e, non c’entra niente, ma mi viene in mente quando ho cominciato a leggere l’Iliade che era incredibile, che fossero tutti figli di qualcuno." di Paolo Nori
martedì, gennaio 06, 2015
Il mio antidoto
Non sono mai stata brava con i buoni propositi, i bilanci di fine anno, le liste di pro e contro, le diete, gli impegni da iniziare il lunedì, ma sono eccezionale nel fare lunghissime liste di desideri, interminabili liste di desideri. Ho elenchi di cose che voglio fare che farebbero tremare anche l'uomo più ambizioso del mondo.
mercoledì, dicembre 17, 2014
La geometria dei sensi
Conosco la forma delle mie abitudini, della mano che si chiude in un pugno quando mi appoggio sul mento per guardare, o della gamba che si accavalla leggera sull'altra per non sentire i tendini tesi alla caviglia.
Conosco la forma dei miei gesti, al mattino, appena sveglia, quando scendo dal letto in punta di piedi perché il pavimento è troppo freddo, in ufficio, quando avvolgo i capelli alla penna per tenerli su, o per strada se cammino veloce e sposto indietro la spalla per non sfiorare la gente.
Ho un catalogo completo delle mie smorfie allo specchio o in fotografia. Ho una traccia delle mie emozioni che appare ogni tanto all'angolo degli occhi, appena sorrido.
Conosco gli incastri esatti delle mie forme. Conosco il punto esatto in cui il mio piede si nasconde sotto le gambe incrociate e la curva stretta del mio ginocchio piegato. Ho in me le impronte delle mie pose più scomposte, immobili e segrete.
Da qualche parte dev'esserci persino un calco dei miei gesti passati, della mia mano piccola stretta in quella di mio padre, della prima volta che ho chiuso gli occhi piano lasciandomi accarezzare lentamente, della morsa stretta dei denti per la rabbia o l'emozione.
Conosco le abitudini del mio corpo di notte, quando non controllo i sensi, i muscoli si sciolgono e il letto mi sostiene. Conosco la forma dei miei respiri e la curva vertiginosa dei miei fianchi quando qualcuno li sfiora.
Ho in me un calco lento e delicato che disegna la forma dei miei gesti più semplici. E se dovessi cambiarne gli incastri, le misure o perderne ogni traccia, so già che non saprei più chi sono e che forma hanno i miei pensieri.
Che poi ti dà anche l'ultima carota.
volevo dire la mia sul brodo.
lasciando perdere se è meglio la carne magra o la grassa, il pollo o il manzo, il maiale, le carote o non le carote, ecco, io, volevo dire che servirebbe una legge che vieti di farsi il brodo da sé.
che se fondo uno stato faccio una legge per cui il brodo deve fartelo sempre qualcuno che ti vuole bene.
altrimenti non vale.








