martedì, novembre 04, 2014

Delle oche, della tivù e la camorra.

Poi m'è venuto un rigurgito per lo show. Che la gente deve sapere e giù tutti a lamentarsi dello scandalo, di tanto orrore, che davvero non se ne può più.
Spennano le oche a morte, mettono i pulcini vivi nel tritacarne, spellano vivi i procioni e pure i conigli, la camorra trivella le persone, le ricatta, le terrorizza... e poi c'è Moncler e la telecamere e tutto quello che il mondo deve sapere.

La gente queste cose non le vuole sapere, che se le sapesse, si indignerebbe giusto un momento e poi tornerebbe alle partite al pallone, alla spesa, magari la stessa che in periodo elettorale i mafiosi del quartiere gli portano fin dentro a casa.

Alla gente piace lo show. Piace lo scandalo, la crudeltà, piacciono quelli della scientifica e le torture.

La gente però lo deve sapere che a volte fa pure un po' schifo quando s'indigna e poi gli passa.


che se cliccate sull'immagine ve lo do pure io lo show.





venerdì, ottobre 31, 2014

Ho una capitalista dentro e mi sta pure simpatica.

Mi piacciono i vincenti, sì.
Mi piacciono McDonald's, Facebook, Google, Apple, Coca Cola.
Mi piacciono quelli che hanno avuto un'idea o ne hanno copiata una sapendo persino fare meglio.
Mi piace l'ordine ossessivo dei Cheeseburger, mi piace la manina all'insù del Like, mi piacciono i Datacenter che conservano i dati di miliardi di persone, mi piace la retroilluminazione sulla Mela e il Rosso irripetibile delle lattine della Coca.
Mi piacciono le sfide che le vinci a suon di soldi.
Mi piace che il consumatore è sempre soddisfatto.
Mi piacciono gli haters che le disprezzano con impegno e incredibile costanza.
Mi piace McDonald's, Apple, Facebook, Coca cola e Google perché nonostante il mio spiccato senso critico, c'è una cosa che ognuna di queste aziende ha saputo fare come nessun'altra... intuire una debolezza e trasformarla in esigenza.
E questo, come poche altre cose potenti nel mondo, ha un prezzo di mercato inestimabile.
Mi piacciono i vincenti, quando ti vincono perché a lasciarli vincere sei tu. Forse.



Happy Snail!




lunedì, ottobre 20, 2014

Nel tuo atrio c'è una pessima eco

Di tutti i miei non sopporto il più sentito va a chi non soppesa mai il peso delle emozioni altrui al proprio dire. Che se il terzo principio della dinamica si applicasse alle discussioni, sarebbe come avere un peso appeso tra la propria lingua e il cuore altrui.
E se così fosse, ne sono certa, capiterebbe che tutt'a un tratto le parole più grevi comincerebbero a battere.



martedì, ottobre 14, 2014

L'avvento

Sartori nel 2000 scrisse un saggio acclamando il passaggio epocale da Homo Sapiens a Homo Videns. Una prospettiva interessante, ricca di spunti e ampiamente condivisibile che suggeriva una progressiva e sempre maggiore predominanza dell'immagine nella quotidianità dell'uomo contemporaneo, tutta a discapito della parola.
Una gerarchia dei sensi che dalla parola alla scrittura, dalla lingua alla mano, si sarebbe estesa cibernetica (agg. f. s.) nell'immagine, nel tuo occhio.
Ammalianti teorie sull'interazione dei sensi hanno riempito pagine e pagine in secoli di letteratura, ancor oggi si indaga sulle mutazioni nella percezione del sensibile che i nuovi media consciamente e inconsciamente inducono, e io, sotto la doccia, ho avuto un'illuminazione.

Una progressiva estensione dei sensi ed una gerarchia degli stessi, vede nella storia dell'umanità un'iniziale predominanza dell'udito sulla parola. In pochi parlavano, e bene, in molti si stava in silenzio ad ascoltare. Sulla parola, dopo secoli e secoli di racconti epici e gobbi amanuensi, la scrittura prese il sopravvento. In pochi scrivevano, in molti leggevano, finché oggi tutti scrivono e nessuno ha tempo per leggere. Alla scrittura, segue l'immagine, il video, l'e-paper. Ingobbiti, artritici, accecati, homini videns che trascorrono ore ed ore davanti ad un schermo, ascoltando, parlando, leggendo, scrivendo, dormendo.
La lingua e l'orecchio sono appagati, la mano e l'occhio si danno da fare...
manca solo l'annusantissimo (part. pres., superl. ass.) naso.

Quando ero bambina esistevano in bagno 3,4,5 profumi essenziali:

Saponetta Palmolive
Dentifricio Colgate e/o Acquafresh
Dopobarba Floid
Borotalco

...e pochi altri.

Se eri pulito, se ti lavavi per bene, se per caso entravi in bagno dopo che qualcuno si era fatto la barba o se eri fortunato e come me avevi la doccetta a forma di pesce rosso, profumavi di questi 3,4,5 prodotti. Certo, c'erano altri profumi, altri saponi e dentifrici in commercio, ma tutto, o quasi, aveva un odore sintetico, creato ad hoc, identificativo.
L'acqua di rose, era una delle poche eccezioni. Il tappo bianco, la bottiglia blu, identica ancora oggi.
Quasi tutti i bambini facevano lo stesso odore, quasi tutte le mamme usavano Ava o Dixan.
C'era una democrazia dei profumi. Se eri sporco, puzzavi, se eri pulito, profumavi "di pulito".

Tra sollecitazioni sempre maggiori , stimoli sempre più forti, scaffali stracarichi di detergenti ed un box doccia strapieno di prodotti al profumo "di Magnolia Bionsen Freisa Mandorla Pantenricci Sandalo Limone Garnier e thè verde", tra il vapore dell'acqua bollente e la stanchezza di una videns giornata, ho colto il senso ultimo dell'evoluzione.

Oroscopi, leggende animiste e tribali vogliono che l'evoluzione dell'umanità rispecchi la vita del singolo uomo. Vi è un'epoca in cui l'uomo nasce e non a caso emette solo qualche incomprensibile verso. Vi è un'epoca in cui l'uomo cammina ed i suoi passi lo conducono ad un banco e ad una penna. O meglio, vi è un'epoca in cui l'uomo cammina ed i suoi primi passi lo conducono in una scuola occidentale, in una fabbrica mediorientale o a morire di fame sotto il sole africano. ...e non a caso imparerà a esprimere con parole di senso compiuto, i primi significati che saprà apprendere tra una difficoltà e l'altra. Vi è poi un'epoca in cui l'uomo legge, scrive, si accultura, lavora, compila, elenca, ammucchia e non a caso mette una firma o una croce. Vi è infine un'epoca in cui l'uomo siede e rimane a guardare, osserva il mondo, attende un feedback dalla realtà. Immagini piene, colorate e dense di significati da osservare per intuire il senso di tutto, un attimo prima che qualcun altro l'afferri. La senilità... un attimo prima che la morte l'afferri.

Prima di arrivare al dunque... perché un dunque, davvero, c'è... aggiungerei inoltre che...

Per millenni la chiesa cattolica ha ottenebrato le menti e mortificato le carni amputando la vista, la lingua ed il tatto, osannando l'udito e obnubilando la mente con badilate di incenso. Inebetiti adepti salvati dal caos dell'esistenza a suon di omelie ed al ritmo incessante delle preghiere.
L'incenso è una trovata geniale.

ed eccoci al punto.

Mi sembra sempre più evidente che l'epoca della democrazia del profumo sia da tempo svanita.
Felce Azzura diventa un'ammorbidente ed il bagnoschiuma non è più bagnoschiuma ma un'esperienza unica e irripetibile di casalinga Aromatherapy. Il sapone per il bucato al marsiglia dal cilindro della Henkel esce come Bio Presto ai Fiori di Bosco.
Il santissimo balsamo Gaia in flacone formato famiglia color can che fugge, lascia il posto ad ammalianti stordenti profumi di Cocco, Vaniglia, Kiwi e finanche di Aceto di Mora.
Ma soprattutto...
La saponetta Palmolive (o il saponetto, come qualcuno suole ancora chiamarlo) si è liquefatta in snelli dispenser con

"Confezione accattivante
che mostra colorati paesaggi marini
e una formula dermatologi-camente testata,
così delicata da essere adatta per tutta la famiglia."

...con buona pace del mio pesce rosso doccetta.

Ecco dunque che sotto l'acqua bollente della mia doccia, inebriata e confusa dallo shampoo al the verde e magnolia... ho concepito l'ultimo passo dell'evoluzione della nostra specie.

A breve sorgerà una nuova era.
La nuova demagogia creerà un nuovo mostro.
L'incenso non potrà nulla contro l'avvento del quinto senso.
I governi riuniti, gli intellettuali in simposio ed i nuovi e-book, ne parleranno a iosa.
Sarà sempre più pressante il problema, una nuova solitudine accerchierà l'individuo e la rinoplastica non potrà nulla contro questo flagello.
Già le prime avvisaglie dovrebbero mettere in guardia chiunque...
Del resto appare ormai evidente... che La Puzza si sta impossessando di noi.


...finché fu l'epoca dell'Homo Frāgrans.



lunedì, ottobre 13, 2014

Non le disarmare mai, le parole.

Se le guardi mentre si annoiano, le parole arrossiscono. Così le vedi frettolose mettersi in fila come piume a solleticare il primo che passa o lasciarsi affettare dai coltelli sopra il tavolo. Sono timorate, le parole.

Ma se le prendi nel modo giusto e piano piano le spingi verso il muro, all'improvviso vedrai come si fanno sfacciate e provocanti.
Sanno essere sensuali le parole, e non gli servono i corsivi se si accorgono, prima di te, che non stai aspettando altro.




venerdì, ottobre 10, 2014

Ciò che è aggrovigliato avrà certamente a che fare col futuro #Perugia2019

Atget fotografava i riflessi delle cose nelle cose, palazzi nelle vetrine, negozi dentro i negozi, aveva capito che alcune città hanno una prospettiva silenziosa che riesci a far parlare solo se ti fermi a cercare di capirne la grammatica. Perugia è una città così, una città di prospettive, sovrapposizioni, accavallamenti. È una città che se ti fermi, rallenti o ti volti all'improvviso ti segue silenziosa eppure in tumulto. È una città col chiacchiericcio dei luoghi pieni di storia, che se solo potessi sciogliere la matassa delle parole, vivresti all'improvviso un medioevo, un rinascimento e un modernissimo italiano intrecciati senza sosta.
Ci sono sovrapposizioni di cui non ti accorgi, pietre su pietre che raccontano storie misteriose e affascinanti di profumi, sapori e rumori indifferenti al passare del tempo. Un'immortalità sempre viva e nuova che senza chiedere nulla alla storia, si reinventa sempre più viva ed indomabile.
È una città di luci gialle e bianchi iridescenti, di salite ripide e discese morbidissime, palazzi squadrati, vertiginosi e rotonde fontane. È una città in cui il contrasto è guerra e ricchezza insieme.
Ho visto città squadrate dai romani restare imprigionate fieramente nelle simmetrie più composte, ho visto città radiali e maestose lasciarsi confondere dai perpendicolari accenti del moderno, e poi ho visto Perugia, arroccata e scomposta come una donna dopo una corsa veloce, distesa tra l'oggi e il domani. Ho visto città sedate dalla storia o sconquassate dal moderno e poi ho visto Perugia che non lo sa ancora di essere così incredibilmente affascinante e forse per questo riesce ad ammiccare al futuro.



giovedì, ottobre 02, 2014

Come quando fuori piove. E tu ci vai sotto.

Io so inventare un sacco di silenzi.
Che se giochiamo a carte ho jolly infiniti.

Però poi ti faccio vincere.



lunedì, settembre 29, 2014

Post-it

Mia nonna mi ha insegnato a schiacciare il riso caldo sui bordi del piatto. Così, per raffreddarle, ho smesso di soffiare sulle cose e ho iniziato a schiacciarle sui bordini. Un po' come si fa con l'infelicità. Che se la schiacci quella la smette, e si raffredda.


mercoledì, settembre 24, 2014

A furia di camminare dentro stanze piene di cristalli

Impari ad avere parole felpate o rapide e sottili.
Impari a tirare la pancia in dentro, a raccogliere i capelli.
Impari a distinguere i riverberi dagli oggetti veri.
Impari a non nasconderti, a restar ferma o ad appoggiarti alle pareti.
Impari a tenere per mano. Con più fatica, a lasciarti prendere la mano.
Impari a non essere pungente o spigolosa.
Impari ad ascoltare la musica a basso volume.
Impari a non toccare nulla che non sembri voglia cambiare il suo posto.
Impari i grandi silenzi, a sussurrare piano.
Diventi sottile e inafferrabile.

A furia di camminare dentro stanze piene di cristalli ci diventi anche tu, sempre più fragile.



martedì, settembre 23, 2014

In qualche modo dovrà pur spiegarsi la sua paura d'essere abbandonata...

Un entusiasmo è una roba delicata. Si fa una fatica enorme a proteggerne uno. 
Perché si appallottola, l'entusiasmo, se qualcuno lo attacca. E resta lì fermo, immobile e spaventato. 

Se incontri qualcuno che abbandona un entusiasmo, denuncialo subito. Per il suo bene.

sabato, settembre 20, 2014

In una clessidra, come nel tempo, non esiste un sopra e un sotto

La verità è che la bambina che è in me non cerca segni di spray colorati sui tombini, non scrive sui palloncini, non disegna ad acquerelli, non alleva le lumache, né raccoglie le cose da terra. La bambina che in me è sempre stata seduta composta, ha sempre cercato di ascoltare quello che non c'è tra le parole, ragiona, aspetta, cerca di capire, ha pazienza ed è rigida. È rigida come lo sono i bambini quando non capiscono le cose, quando avvertono che qualcosa non va ma non sanno cosa fare. Non si arrabbia e non cova mai rancore. Resta in silenzio, sa guardare e se ha paura si trattiene, la controlla.
La verità è che da sempre la bambina che è in me si impegna a non sbagliare, la bambina che ero, senza saperlo, era già grande.
La verità è che, per fortuna, la grande ama giocare.