lunedì, giugno 16, 2014

Le cose sceme

La verità è che io mi entusiasmo per poco, esattamente come accade ai bambini. La verità è che mi entusiasmo per le cose che a volte non nota nessuno, per le cose sceme, per dei minuscoli cuccioli di lumaca, ad esempio.
La verità è che non c'è nessun'aura magica intorno a me, né un particolare fascino, né nutro una particolare voglia di stupire. L'entusiasmo che sento spesso è così sfrontato che me ne vergogno.
Un entusiasmo così, se lo porti in giro, te lo fanno a pezzi in due secondi. Un'entusiasmo così corre a nascondersi in tasca se sei davanti a qualcuno che è cinico e disilluso.
La verità è che un entusiasmo così, per non perderlo, devi saperne fare un segreto e farlo venir fuori quando c'è umido e un po' di sole, e ti senti al sicuro.




[Cosimo14 - Un cucciolo del mio cucciolo di lumaca]

martedì, giugno 03, 2014

La tua direzione

Ho vissuto vite così diverse in posti così diversi che a volte fatico a ricordare chi sono, come sono e dove voglio andare. Perché casa non è una destinazione, quattro mura o dove ti sembra di riconoscere i volti più familiari. Casa sono le braccia dentro cui ti senti al sicuro, da cui non riesci a lasciarti stringere ma sai, senti, di essere nel posto giusto, al momento giusto.
Casa è quella sicurezza di non dover sempre controllare dov'è l'orizzonte, o le cose certe. Casa è la sicurezza di saper trovare la tranquillità in un lungo silenzio, che a volte fa persino paura.

sabato, maggio 31, 2014

Gli angoli combacianti

Ho tirato una linea dritta sentendo sotto l'indice la carta e poi il legno. Sulla prima piega gli angoli combaciano sempre fin troppo facilmente. Sulla seconda prendo spesso le misure una, due, tre, quattro volte. Alla terza cambia già la prospettiva e non riesco mai a intuire subito qual è la diagonale.
Non sono brava a fare gli origami, ma c'è un inspiegabile conforto nel saper capire qual è il punto di rottura della carta. Segnarla finché si lascia piegare e sapersi fermare prima del limite oltre il quale si strappa.
Deve combaciare tutto esattamente alla perfezione e quasi sempre, per fortuna, ci sono le istruzioni.



Perché del resto, gli origami più belli, hanno curve talmente dolci e delicate che sembrano quasi imperfezioni.

mercoledì, maggio 28, 2014

Se dovessi descrivermi il vento, cosa diresti?

Eri seduta di spalle, avevi una ciocca di capelli incastrata sotto il braccio e la pelle d'oca. Non sono mai stato uno di quegli uomini che restano a guardare le donne di nascosto, non ti guardo di nascosto nemmeno quando dormi. Ti ho vista seduta sul muretto che tiravi la cerniera della borsa mentre ti passava accanto un gruppo di ragazzine appena uscite da scuola. Ti sei voltata a cercarmi ed io ero lì, con cinque minuti di ritardo, al nostro appuntamento.


Direi così. Ma forse poi tu non capiresti che a guardarmi di spalle ero pur sempre io. E che questo mio vento lontano forse non riuscirai mai a controllarlo.

- Col pestello
- Che ci faccio col pestello?
- Schiacciale tutte
- Tutte cosa?
- Le emozioni
- Non voglio schiacciarle
- Fidati, schiacciale
- Ma non voglio
- Prova, vedrai che funziona
- Ma non mi va
- Ma dopo starai meglio
- Col pestello...
- Sì, mettile tutte insieme, e schiacciale
- Io non voglio schiacciarle tutte
- Schiacciale tutte
- Ma le manderò in pezzi
- Sì
- E non ci capirò più nulla
- No
- Per non sentirne più nessuna?
- No. Ce ne sarà una che profumerà più delle altre...
- ...e
- E sarà quella giusta.






domenica, maggio 25, 2014

Autoscatti

Così hai infilato la tua mano piccola nella mia e all'improvviso ti tenevo, morbida e ossuta.
Eri metà di me eppure più dritta, più sicura. Mettevi un passo dietro l'altro saltellando, come sulle nuvole.
Sapevi esattamente dove stessimo andando e non avevi domande da farmi. Alla te più grande, a me, non avresti chiesto nulla perché non c'era fretta.
Abbiamo camminato per giorni e giorni, hai saltato le pozzanghere e sorriso agli arcobaleni sulla spiaggia. Abbiamo raccolto le conchiglie e sprofondato con i piedi sulla sabbia umida e poi calda.
Con difficoltà ricordo che forma avessero i tuoi disegni nella mente. Se curvavano all'improvviso o le linee si alzavano timide e potenti, o potenti e poi timide. Non ricordo nemmeno se preferivi disegnare a cera o coi pennarelli, coi pennelli o le matite. Abbiamo temperato però tantissime matite per vederle tutte in ordine dalla più corta, quella rossa, alla più lunga.
Ti ho stretta forte quando hai smesso di piangere perché spesso mentre piangevi piangevo anch'io e mi hai fatta chinare per raccogliere le margherite, e poi le foglie, e poi le pietre, e poi le more o le lumache.
E anche quando mi sono seduta stanca, triste, tu saltellavi ancora per chiedermi di giocare, di non smettere di giocare, di non perdere l'entusiasmo, di non stancarmi davvero, di ascoltare ancora le tue storie.
Così ho imparato a tenerti per mano, a non irrigidire il braccio durante la corsa, a chinarmi appena mi tiri vicino a te. Ho imparato a consolarti quando mandi in pezzi le cose. Ho imparato a ricordarmi di te e a metterti a fuoco anche quando non vuoi guardare dritto nell'obiettivo.

E stai imparando ad aspettare che io chiuda le porte del tuo armadio prima di dormire. Da cui non usciranno mai i mostri di cui hai paura. Te lo prometto.


Sui grillini, Renzi e tutto il cucuzzaro.

Il campo della storia era il memorabile, la totalità degli avvenimenti le cui conseguenze si sarebbero manifestate a lungo. Inseparabilmente, la conoscenza avrebbe dovuto durare, e aiutare a comprendere almeno in parte ciò che sarebbe successo di nuovo: «un'acquisizione per sempre», dice Tucidide. In tal modo la storia era la misura di un'autentica novità; e chi vende la novità ha tutto l'interesse a far sparire il modo di misurarla.

Guy-Ernest Debord

venerdì, maggio 23, 2014

il silenzio è profumato

Poi mi ero messa in testa che volevo scrivere il silenzio. Non in silenzio o del silenzio, io volevo quello preciso e immacolato che se proprio lo vuoi scrivere non puoi che appuntarlo ad una i ed una l un po' più alta per creargli una difesa.

il silenzio ha quella forma strana delle cose che, se non ti va nemmeno di sfiorarle, quasi non esistono.
il silenzio ha quella misura breve tra le labbra ed il respiro un attimo prima di guardarsi.
il silenzio ha quel suo modo strano di scivolarti accanto mentre smetti di ridere d'un fiato.
il silenzio è sotto tre tazze capovolte e una moneta da trovare.
il silenzio ha le vibrisse d'un gatto e il suo pelo arruffato.
il silenzio ha quell'incredibile tensione che anticipa uno schiocco inatteso o una sirena.

Il silenzio ha paure e sicurezze tutte sue che, se le stringi, ti rimane sempre addosso un gran parlare.





martedì, maggio 13, 2014

Fraseggio

Ho perso il ritmo un sacco di volte, a volte ho creduto persino di non averlo mai trovato.
L'ho perso ogni volta che ho ignorato le distorsioni nitide dei miei più rumorosi desideri. L'ho ritrovato, ogni volta che ho capito di dover mettere l'accento su un mio scelgo.
Ho cercato il ritmo in armonie diverse dalle mie fino a capire che non riesco a tollerare quando la musica mi entra in risonanza con il cuore.
Lo sento, quando c'è, perché ha le misure perfette di un andante e note miti in grado di farmi arrossire.
Lo sento, quando è in me, perché le cose s'incastrano perfette alle mie pause, senza mettermi paure.

mercoledì, maggio 07, 2014

#chifotografachi

Io, ecco, volevo dire che ho creato un tumblr bellissimo.

Che se proprio morite dalla voglia di vederlo, giusto per questa volta posso anche farvelo vedere:




sabato, maggio 03, 2014

Post-it

Ho trovato una lumaca, è minuscola e indifesa.
Io non lo so come ci si sente ad avere un guscio sulle spalle, ma ho pensato che forse, a volte, ci vuole qualcuno che protegga anche le tue più impenetrabili difese.

lunedì, aprile 28, 2014

Di notte

Ho questa cosa qui, che sono dei disegni strani nella mia testa. E non m'importa poi tanto se li vede o non li vede nessuno, se li capisce o non li capisce nessuno. M'importa solo che nulla finisca per accartocciarli, stropicciarli. M'importa che ci sia almeno uno spazio piccolo, semplice, preciso, nella mia vita, in cui accovacciarmi, incrociare le gambe, tirarmi su i capelli e spezzettare le cose come un tangram per poi ricomporle, arrotolarle, strizzarle come si fa con lo spago l'arrosto e tagliarne con le forbici gli angoli per farne omini uno identico all'altro da appendere ai miei muri invisibili.

I miei omini senza angoli e sottili come foglie, sono l'ordine esatto dei miei pensieri. Uno diverso dall'altro e continuamente incerti, ma belli.