lunedì, marzo 17, 2014

Che poi io nelle sere così, che torno tardi dal lavoro e a Milano ci sono le stelle, e la gente sta cenando o guardando la televisione aspettando il film delle nove, vorrei correre fuori dalla città, ma non troppo, restare in periferia, in un posto buio dove si vedono solo le luci delle tv alle finestre. Vorrei correre lì e restare in silenzio, un attimo solo, a guardare il cielo più limpido, che di sicuro arriverebbe all'improvviso un profumo di fiori.





venerdì, marzo 14, 2014

Inizio a pensare che una famiglia perfetta ha qualcosa a che fare con il moto perpetuo.

Ale - Sì ma non ti preoccupare, non sarà nulla
Papà - Mi devo preoccupare?
Ale - Ma và! Davvero, stai tranquillo, vedrai che non sarà nulla
Papà - Tu sei tranquilla? L'importante è che tu sei tranquilla
Ale - Ma sì, sono solo un po' stufa
Papà - Però promettimi che ti fai controllare
Ale - Ma sì. Stai tranquillo, vado
Papà - Vedrai che non è nulla, stai serena e non ti preoccupare

Papà - Hai sentito Alessandra?
Sorella - Ieri, perché?
Papà - Ma te l'ha detto?
Sorella - Sì, ieri
Papà - Ma secondo te c'è da preoccuparsi?
Sorella - Ma non lo so, bisogna che faccia altri controlli
Papà - Ma secondo te può essere?
Sorella - Non lo so, non penso
Papà - Sì ma chiamala, dille di farsi i controlli

Sorella - Au, com'è finita oggi?
Ale - Boh, devo fare altri controlli
Sorella - Ma sei preoccupata?
Ale - Ma no, sono solo stufa
Sorella - Sì, ma vatteli a fare i controlli
Ale - Sì, tranquilla
Sorella - Non è che mi dici sì e poi non te li fai?
Ale - Hai sentito Papà vero?
Sorella - Sì
Ale - Sono preoccupati vero?
Sorella - Boh, sì, ma perché vogliono che ti fai controllare
Ale - Ma tu che gli hai detto?
Sorella - Che non lo so, ti devi fare altri controlli
Ale - Ma come non lo sai! Chiamali di nuovo e tranquillizzali
Sorella - Ma che gli dico?
Ale - Ma che ne so, digli di stare tranquilli, inventati qualcosa
Sorella - Ok, ok

Sorella - Comunque, davvero, non vi preoccupate
Papà - Dici?
Sorella - Sì, sì, davvero, tranquilli
Papà - Hai sentito Ale?
Sorella - Sì
Papà - Ma si va a fare i controlli?
Sorella - Sì, penso di sì
Papà - Ok, va bene
Sorella - Sì ma comunque davvero, state tranquilli 
Papà - Sì, basta che si va a fare i controlli
Sorella - Sì, ma non c'è bisogno di preoccuparsi
Papà - Ok, vediamo, aspettiamo

Papà - Ale, comunque sul serio non c'è da preoccuparsi
Ale - Ma io sono tranquilla
Papà - Sì, ma ti ho richiamato solo  per dirti di stare serena
Ale - Ok Pà, io sono tranquilla, tu però stai tranquillo davvero
Papà - Sì sì, ma io sono tranquillo, vedrai che non sarà nulla
Ale - Ok, infatti, tu però ti prego non ti preoccupare
Papà - Ma io non sono preoccupato, vedrai che non è niente
Ale - Appunto
Papà - Appunto.




venerdì, marzo 07, 2014

I ventricoli

Chissà poi perché la parola cuore sta tanto male in poesia e suona invece aristocratica sui libri di anatomia.

martedì, marzo 04, 2014

Curl to me

«E mi sono svegliato dentro giorni umidi, freddi, che non volevo più smettere di fare domande e non sapevo più aspettare le risposte. Ed ero stanco anche delle sfumature, e avrei voluto correre agli estremi, forte, per avere una risposta, una, precisa, a tutte le domande, ad ogni dubbio, secca, netta.
Ma per raccontarti la mia vita è pur vero che devo ammettere d'essermi svegliato anche in giorni duri, asciutti, e se chiudevo gli occhi avevo una risposta sola alle domande e nessuna voglia di cambiarla. E se riaprivo gli occhi ero sicuro, che avrei scelto di accettare la realtà, per smetterla di correre, una volta per tutte, vederla in bianco e nero, senza dubbi.
E poi ti ho aspettata, ti ho aspettata per un tempo infinito e alla fine sei arrivata. E non avevi risposte alle mie domande, non avevi dubbi a cui avrei potuto rispondere. E dopo averti trovata avevo una gran voglia di dirti che finalmente avevo trovato anche la risposta, quella vera, la sola, l'unica che davvero avrei smesso di cercare. Ti ho messa qui, seduta, ad ascoltare la mia vita e ogni dubbio, sfumatura e ogni terribile certezza si sono sciolti nei dettagli che ricordo, nel silenzio che non posso più farti ascoltare. E adesso posso dirlo, che ne sono sicuro, di aver smesso di aspettare.»

«Ho un buio dentro che non sai. Ho domande per le quali pretendo una risposta. Ho pazienza, se la pazienza ha senso. Non so smettere di aspettare, che qualcosa accada, che qualcosa cambi, che qualcosa mi stravolga. Ho colonne dentro su cui è impossibile appoggiarsi. Ho luci abbaglianti e silenzi stanchi, pretenziosi, egoisti. Ho sbavature e imperfezioni che non posso più correggere. Ho cornici su enormi ritratti di me in bianco e nero.
E mi sveglio ancora in giorni umidi e freddi. E mi sforzo di cambiarli, di spezzare quelli duri, di trovare le risposte. E se guardo la realtà io devo per forza attraversarla, a modo mio, senza correre o farla aspettare.
E poi ti ho visto, ti ho visto da lontano, e non avevi gli stessi dubbi che ho io. E avevi una certezza salda, all'improvviso, io l'ho vista. E dopo averti visto avevo una gran voglia di capire cosa accade. E mi sono seduta, qui, ad osservare, a guardare che effetto fa trovare finalmente una risposta, una sola, quella vera. E ti ho ascoltato, salda, ferma come i tuoi giorni più inquieti. E non ti sei accorto che in me non vi erano risposte. E non hai visto i dubbi che ti creavo dentro. E adesso lo so, anche se non lo accetterai, che in fondo non vorrò mai esser sicura che tu abbia smesso di aspettare.»

Ryuichi Sakamoto & Taylor Deupree - Curl To Me



mercoledì, febbraio 26, 2014

e poi ho capito che dovevo conservare un posto immacolato dove non avrei mai più potuto mettere disordine. 

dentro di me.

martedì, febbraio 25, 2014

Parrebbe innocua, la parola ombra

Ho visto le mie incrociarsi nette in controluce con ombre più alte e dritte. Le ho viste nascondersi come un gioco all'alba e allungarsi al tramonto tenendomi ferma sulla strada.
Si sono attorcigliate ai rovi delle more da bambina e poi più fitte a quelli delle rose. Le ho guardate restar ferme oltre la pazienza del sole e della notte, oltre la mia. Le ho scritte e disegnate.

Le ho spiate e guardate con sospetto quando tenevano di nuovo il passo accanto al mio.
Mi piace quando restano immobili davanti a me.
Mi piace non poterle calpestare, le mie ombre.

lunedì, febbraio 17, 2014

Non so se hai presente un governo ottimista e di sinistra

Quella di Matteo Renzi è un'Italia opportunista, apatica e scontenta. È un'Italia svampita, debole, affastellata. È un'Italia che ancora e ancora si lascia alienare dai talk show, dai videopoker, dalle sfilate in passerella, dalle riviste patinate. È un paese che non si rinnova, che non riesce a rinnovarsi, che non si ascolta e guarda solo al prezzo delle cose.
L'Italia di Renzi, quella di oggi, è un'Italia che s'è annoiata d'ascoltare, che legge a saltare e guarda solo le figure. È una nazione fatta di slogan che cambiano più veloci di un paio sporco di mutande. È destrutturata e talmente distratta che puoi governarla senza idee, senza progetti e senza nutrire aspettative.
L'Italia di Renzi è un'Italia che sa cosa vuole ma smette di volerlo se sanno venderle di meglio. L'Italia di oggi guarda al meglio salendo in cima al suo odiato palmarès di occasioni perdute.
L'Italia di oggi, di domani, ha sempre un sacco di cose da dire, da pensare, da afferrare. È in cerca di soluzioni da trovare, faccende da sbrigare e sfide da affrontare. L'Italia di oggi cambia le vecchie abitudini per sedersi su più comode poltrone.
L'Italia di oggi è disillusa, stanca e tormentata.
L'Italia di oggi non è in alcun modo rivoluzionaria.
Ed è per questo che Matteo Renzi è l'uomo giusto al posto giusto, senza alcun dubbio.



Puoi farne una poesia

delle cose imprecise, sbavate o dette persino a voce troppo alta,
di un manichino a pezzi,
del sapone che rimane sugli anelli,
della frutta tagliata storta,
delle macchie sui vestiti,
del segno di un dito sulla polvere o sui vetri appannati,
dell'ora sbagliata sull'orologio, di un piatto incrinato
e persino della pazienza per togliere l'uvetta dal panettone.

Puoi farne una poesia,
e mentre la scrivi accorgerti che se li fermi, certi dettagli, perdono la magia asciutta delle cose che scorrono. E si fanno pesanti e densi e inutili, scavalcando il semplice piacere di vederli accadere senza che nessuno li noti.
In silenzio.




giovedì, febbraio 13, 2014

C'era una volta

Mi piace guardare le strisce di mascara sui batuffoli alla sera.
Mi piace il disegno di un battito di ciglia alla fine della giornata.
Mi piace il silenzio, quello stanco della notte.
Mi piace il silenzio sulla lingua, dolce come la saliva sui confetti.
Mi piacciono le cose calde vicine alle mani.
Mi piace il calore forte delle tazze bollenti e delle coperte pesanti.
Mi piace quando un libro si fa pesante sopra il petto.
Mi piace trovarlo tra le lenzuola quando mi sveglio ed è mattino.
Mi piacciono le contraddizioni, le combinazioni.
Mi piacciono le coincidenze e persino le fiabe.

Mi piace che C'era una volta, finisce sempre con Felici e contenti.






venerdì, gennaio 31, 2014

Esisterà il verbo mattinare?

Poi ci sono delle mattine, come questa, in cui mi sveglio piena di euforia. E non c'è un preciso motivo e se me lo chiedono, qual è, non saprei spiegarne le ragioni. So solo che mi sveglio e appena aperti gli occhi faccio il mio assonnato ordine del giorno mettendoci dentro le cose che forse accadranno durante la giornata.

È un'euforia piccola e indifesa, che se rimango sul letto ancora un attimo sotto le coperte, si appallottola al calduccio e resta a dormire fino a domattina.

mercoledì, gennaio 29, 2014

Spettri, di luce

Da qualche parte, io lo so, c'è un posto buio, piccolo e nascosto, dove puoi ficcarci di tutto. Puoi metterci i giocattoli rotti di quando eri bambino, i tuoi preferiti, puoi metterci l'odore delle foglie di pitosforo quando le spezzi, puoi metterci le ombre su un palazzo dell'Est o appoggiare in un cantuccio il rumore del mare sul legno alla fine dell'estate.

È il tuo personalissimo affollato ripostiglio, puoi tenerlo sempre in ordine, riciclare le mensole della casa vecchia e accatastarci scatole piene di ricordi o persino buttare tutto dentro alla rinfusa.

Io ad esempio non ricordo dove ho messo le candele bianche accese quando mancava la luce da bambina. Credo di averle spinte dietro la paura di bruciarmi, di fianco al colore grigio della pioggia e alla scanalatura del cassetto dove tenevamo quelle d'emergenza. Nel mio poi ci ho messo pure le zampe dei fagiani che uscivano dal frigo e la voglia di infilare le dita dentro la presa della cucina. 

Da qualche parte, io lo so, c'è un posto dove puoi ficcarci di tutto. E non lo sa nessuno dove lo tieni nascosto. E quasi quasi non lo sai nemmeno tu dov'è che si accende la luce per non sbattere al buio sugli spigoli.



Il mio è un po' così.




martedì, gennaio 28, 2014

Happy End

«Ho sprecato un sacco di occasioni. Le ho sprecate aspettandone di migliori, aspettando il momento giusto, che arrivasse la voglia di coglierle, aspettando la successiva o impegnandomi inutilmente a rimpiangerne una persa. Ho sprecato un sacco di occasioni senza rendermene conto. Ho lasciato correre gli anni e la mia tenacia si è arrugginita. Ho sprecato un sacco di occasioni e adesso guardami qui, fermo, mentre mi accorgo del tempo che è passato e di quello che ho perduto.»
«Piantala.»
«Dico davvero, tu non lo capisci.»
«Ti ho detto di finirla.»
«Perché devo finirla?»
«Perché non serve a nulla.»
«No, serve, è che tu non fai mai i conti col passato e poi vedrai che un giorno ti piomberà addosso all'improvviso.»
«Il passato è passato.»
«Il passato te lo porti dentro, ti sta sempre addosso anche se non te ne accorgi.»
«Il passato è passato, anche se tu continui ad aggrappartici.»
«Io non mi sto aggrappando, io mi sto rendendo conto di quello che ho perso e che non avrò mai più indietro. Vorrei tornare indietro.»
«Sono rimpianti inutili. Torni indietro e poi?»
«Ricomincio.»
«Ricominci da cosa?»
«Ricomincio dall'inizio. Tutto quanto.»
«E se poi sbagli di nuovo?»
«Non farò gli stessi sbagli.»
«E se ne farai altri?»
«Troverò una soluzione.»
«E se la troverai troppo tardi?»
«Stavolta me ne accorgerò un po' prima.»
Silenzio

«Sì, stavolta me ne accorgerò un po' prima, vedrai. E non soffrirò e non ti farò soffrire, e vedrai che saremo felici, saprò prendermi cura delle tue paure e sarò realista, avrò meno paure anch'io e accetterò le mie responsabilità e i miei errori e saprò guardare avanti. Sarebbe più semplice, sarebbe più semplice anche per te. Ne sono sicuro, se potessi tornare indietro sarebbe diverso.»
«Io...»
«No, credimi, se potessi tornare indietro sarei un uomo diverso. Saresti diversa anche tu.»
Silenzio.
Silenzio.
«È vero, anch'io vorrei essere diversa.»
«Saremmo felici.»
«Sì, potremmo essere felici.»




Ryuichi Sakamoto - Happy End