sabato, gennaio 25, 2014

Uno smartphone non puoi pettinarlo, cullarlo o giocarci alla guerra lanciandolo contro i nemici. uno smartphone non lo metterai mai dentro una scatola dei ricordi.



venerdì, gennaio 24, 2014

Scrivere

Hanno tutti, sempre, un sacco di cose da dire. 

Che a me viene solo una gran voglia di restarmene in silenzio.


martedì, gennaio 21, 2014

Biscotti

Fa dei cerchi, la vita, nelle cose. 
Come quando prendi un bicchiere, lo capovolgi, e lo giri forte sulla pasta cruda dei biscotti. Ti ci poggi con le braccia e giri come se fosse dura da tagliare. Resta morbida, invece, e tonda esattamente come vuoi.
Fa dei cerchi, la vita, nelle cose. 
E se lo sai, impari a non tenerti il buco ma il biscotto.



domenica, gennaio 12, 2014

Reportage di una strage di parole

Imbracciavano le è contro i perché. Li avevano legati stretti e sbattuti contro il muro senza poter fare altre domande. Nell'afa i così ronzavano confusi finché uno andò a poggiarsi sfinito sui vedrai. Non c'era nemmeno un filo d'aria e i forse si reggevano appena sulle gambe.
Gli ascoltami dal collo lungo cercavano riparo sotto l'ombra dei però e tra i rami si intravedevano dei timidi vorrei che di lì a poco sarebbero caduti a terra tra gli infatti già maturi.
I non, sempre tozzi e tracagnotti, si davano il cambio per fare la guardia ai preziosissimi farò. C'erano impronte di io ovunque, era impossibile capire dove fossero finiti i noi terrorizzati.
All'improvviso, oltre un muro di volevi, si sentirono scoppiare gli ormai in un terribile stridio. Gli ancora si misero a correre cercando riparo oltre le tende e gli ascoltami volarono via veloci frullando le ali coperte da una fitta polvere di se.
Accadde tutto in un secondo. Si sentì uno schianto di avresti potuto insopportabile. Straziati, i mi dispiace si accasciarono per terra aggrappandosi ai ma ancora in piedi che di scatto reagirono sparando agli anche tu. I non smisero di sorvegliare i timidi farò e fuggirono insieme ai lo so più.

Cadde dai però un sempre sfiorito, mentre gli altri, nascosti dal vento, germogliavano appena. 




giovedì, gennaio 09, 2014

Ho una montagna di vestiti sul letto

"È nel cercare un principe azzurro che faccia lo sherpa che si consuma la singletudine."

Roberto Marone

Alla gente piacciono le cose sporche, oscene, ciniche e precise.
Alla gente piace parlare delle verità più amare, secche e maliziose.
Alla gente piacciono le spalle dritte tese come un manico di scopa.
Alla gente piace la bugia sfrontata, quella già sentita e giudicata.
Alla gente piacciono le cose asciutte, aspre ed impettite.

Alla gente indolente piace sentire sollevare a mezzo filo l'angolo destro della bocca, strizzare gli occhi appena e lasciarsi andare in un sorriso compiacente ed appuntito.

Ma non sempre, per fortuna.




mercoledì, gennaio 08, 2014

Il giornale dei gatti
di Gianni Rodari

[I calzini, Catania 2013]


I gatti hanno un giornale con tutte le novità
e sull'ultima pagina la “Piccola Pubblicità”.

“Cercasi casa comoda con poltrona fuori moda:
non si accettano bambini perché tirano la coda”.

“Cerco vecchia signora a scopo compagnia.
Precisare referenze e conto in macelleria”.

“Premiato cacciatore cerca impiego in granaio”.
“Vegetariano, scapolo, cerca ricco lattaio”.

I gatti senza casa la domenica dopo pranzo
leggono questi avvisi più belli di un romanzo:
per un’oretta o due sognano ad occhi aperti,
poi vanno a prepararsi per i loro concerti.


venerdì, dicembre 20, 2013

A me piacciono anche spente.

Che il mondo andrebbe diviso tra...

quelli che amano le lucine di Natale, quelli che l'albero va bene anche senza e quelli che ogni anno, prima di metterle, controllano se funzionano ancora.




p.s. che se tanto esiste un paradiso delle lucine, saranno tutte accese.

mercoledì, dicembre 04, 2013

Di quelle imperfezioni, che non tolleri.

I sogni perfetti li disegni a matita e li correggi con una gomma.
I sogni perfetti sono scritti col gesso alla lavagna.
I sogni perfetti sono gomitoli morbidi e aggrovigliati.
I sogni perfetti hanno le briciole e i semini avvolti dentro la polpa.
I sogni perfetti sono umidi o fin troppo caldi.
I sogni perfetti sono stropicciati, piegati male.
I sogni perfetti li devi spesso rimettere in ordine.
I sogni perfetti sono in ordine ma il disordine ti piace lo stesso.
I sogni perfetti li scrivi perdndo le lettere.
I sogni perfetti si azzuffano, si scontrano, si cercano.
I sogni perfetti sono amari, stopposi e a volte del tutto insipidi.
I sogni perfetti non sempre trovano posto dentro i cassetti.
I sogni perfetti se li usi si incrinano, sbeccano, scheggiano.
I sogni perfetti li trovi in saldo ed è l'affare della tua vita.

I sogni perfetti lo sono soltanto quando tu vuoi che lo siano.


martedì, dicembre 03, 2013

Le geometrie dei sensi

Conosco la forma delle mie abitudini, della mano che si chiude in un pugno quando mi appoggio per guardare, o della gamba che si accavalla leggera sull'altra per non sentire i tendini tesi alla caviglia.
Conosco la forma dei miei gesti, al mattino, appena sveglia, quando scendo dal letto in punta di piedi perché il pavimento è troppo freddo, in ufficio, quando avvolgo i capelli alla penna per tenerli su, o per strada se cammino veloce e sposto indietro la spalla per non sfiorare la gente.
Ho un catalogo completo delle mie smorfie allo specchio o in fotografia. Ho una traccia delle mie emozioni che appare ogni tanto all'angolo degli occhi, appena sorrido.
Conosco gli incastri esatti delle mie forme. Conosco il punto esatto in cui il mio piede si nasconde sotto le gambe incrociate e la curva stretta del mio ginocchio piegato. Ho in me le impronte delle mie pose più scomposte, immobili e segrete.
Da qualche parte dev'esserci persino un calco dei miei gesti passati, della mia mano piccola stretta in quella di mio padre, della prima volta che ho chiuso gli occhi piano lasciandomi accarezzare lentamente, della morsa stretta dei denti per la rabbia o l'emozione.
Conosco le abitudini del mio corpo di notte, quando non controllo i sensi, i muscoli si sciolgono e il letto mi sorregge. Conosco la forma dei miei respiri e la curva dei miei fianchi se qualcuno mi sfiora.

Ho in me un calco lento e delicato che disegna la forma dei miei gesti più semplici. E se dovessi cambiarne gli incastri, le misure o perderne ogni traccia, so già che non saprei più chi sono e che forma hanno i miei pensieri.








lunedì, novembre 25, 2013

Preghiera di una donna stanca d'esser donna.

La Vostra fortuna è d'esser uomo.
La Vostra fortuna è la Vostra dannazione e la mia, o Signore.
Vi chiedo di non avermi più in grazia, perché questo corpo così grazioso e avvenente, è già alla mercé di ogni passante.

Dove io non potrò difendermi da quello sguardo colmo di desiderio e vuoto di intenti delicati, abbandonatemi anche Voi, se potete. Io non so, o Signore, se qualcuno vi ha mai rivolto l'umile invito a riflettere sullo sguardo, proteso e un po' sfacciato, di un uomo tale a Voi, al cospetto di una donna.
È uno sguardo senza casto ardore, è uno sguardo prepotente.

Dio creò l’uomo a sua immagine,
a immagine di Dio (κατ΄εικόνα θεού) lo creò,
maschio e femmina li creò. (Gn 1,27)

Creaste a Vostra immagine, uomini incapaci d'aver rispetto, tra ciglia e lacrime, per una donna.
È uno sguardo che si appropria, il Vostro, e senza chiedere permesso.
È guasto, è uno sguardo che assale e lascia senza minima difesa. Non c'è vergogna né onore, ed è violenza, pura e misera, come miseri sono i pensieri che l'accompagnano in silenzio.
Il Vostro sguardo, d'uomo, è l'artifizio più meschino per tenermi a testa china e spalle basse.
Per questo, o Signore, io Vi prego, di non guardarmi da lassù, così che almeno io, da terra, possa levare gli occhi al cielo e senza vergogna, fissarvi finché anche voi vi sentirete spoglio ed umiliato.
E capirete.

giovedì, novembre 21, 2013

Ho una colonna di marmo dentro.
È lei in me e sono io in lei.
Poggia sulla mia spalla e sale lungo il collo fino alla testa.
Tesa e contratta come un arco, aspetto che scocchi o che si spezzi.
Per non stringerla l'avvolgo.

Ho in me una colonna di ghiaccio.
È dentro di me e io dentro lei.
Non la tocco, non mi lascio toccare.
Vi scivolano lucide le mie gocce e si freddano.
Non mi sciolgo. Non si scioglie.

Sono venti, vortici di venti.
Mettono scompiglio anche quando ho voglia di calma, di fidarmi.

Ho due colonne dentro, s'alzano alte come venti.
Una ad oriente e una ad occidente dei miei pensieri.
Mentre io mi allontano senza direzione.