Poi c'era qualcosa che era come un respiro. Un sospiro, un respiro, no. Un respiro.
Era un modo timido di vedere la vita muoversi, silenziosa, con la coda lunga attorcigliata alle mie gambe. Intimidita. Timida. Discreta.
Paziente, con me.
mercoledì, luglio 17, 2013
domenica, luglio 14, 2013
Tracce
Ad un certo punto mi sono accorta di essere rimasta in piedi fin troppo a lungo, così all'improvviso ho abbassato lo sguardo per cercare dove sedermi. Intorno a me c'erano mille impronte. Tracce su tracce, in un groviglio imprevisto.
Ho alzato lo sguardo, l'ho chinato di nuovo, c'erano impronte poggiate da anni.
Sono rimasta a guardarle per un tempo infinito. Per capire, per riconoscerle, per ricordarne le traiettorie.
Ho pensato di fare un salto, scavalcarle tutte e spostarmi più in là dove la terra non è ancora battuta. Invece sono rimasta in piedi, immobile e ferma.
C'erano impronte di piedi scalzi, zampe di conigli, stivali da pioggia, i passi nudi di caviglie forti e piedi lunghi. C'era la scia sottile di un tarlo, i miei passi sui tacchi e le mie impronte nude. C'erano pesanti suole di gomma, piedi piccoli, zampe di gatto e passi lenti e leggeri.
C'erano vortici e impronte dritte l'una dietro l'altra, verso di me. C'erano salti e passi in punta di piedi. C'erano orme in direzione contraria che giravano a largo per poi ritornare. C'erano passi lontano da me. E ancora lontano. E confusi ritorni in diagonale. C'erano gocce di pioggia, zampe di uccelli e una scia di venti.
Ho cercato le mie. Ferma su un piede ho cercato con l'altro di ritrovare le mie. Quelle scomposte, pesanti e storte le ho riconosciute prima di tutte. Ho cercato quelle ordinate e le ho trovate accanto a quelle leggere. C'erano impronte soffici e traiettorie sensuali come passi di un tango.
Inginocchiandomi ho disegnato un cerchio intorno alla vita, largo quanto le spalle e profondo tutto il mio peso.
Ho disegnato un cerchio perfetto grande abbastanza per potermi sedere. Ho raddrizzato la schiena, ho guardato oltre il groviglio per vederne la fine e stanca mi sono seduta al centro di tutto.
Sono qui, immobile adesso.
C'è solo una cosa che non riesco a capire.
Tra le tracce che portano a me, non ce n'è una che sia riuscita ad avvicinarsi abbastanza. Tra le tracce che portano a me, non ce n'è una che io abbia lasciato avvicinare abbastanza.
Eppure mi sento aggrovigliata e indifesa.
martedì, luglio 09, 2013
Avvolgersi
E avevo ricci e bucce di mela.
C'erano fiori di passiflora.
Viti e nodi tra i capelli.
Le mangrovie.
Avevo una scatola e rose dentro.
Le serrature.
Che non lascio entrare nessuno. Ma non è vero.
Da sempre.
Che se ti metto in mano un mazzo di chiavi non è per lasciarti entrare.
Chiunque tu sia.
È per farti capire che non devi forzare la serratura.
Che si entra solo dopo aver scoperto dov'è. dove sono. io e le mie paure.
giovedì, luglio 04, 2013
Quando il bambino era bambino
Quando il bambino era bambino di Peter Handke
Quando il bambino era bambino,
se ne andava a braccia appese.
Voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente;
e questa pozza, il mare.
Quando il bambino era bambino,
non sapeva d'essere un bambino.
Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno.
Quando il bambino era bambino,
su niente aveva un'opinione.
Non aveva abitudini.
Sedeva spesso a gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli,
e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino,
era l'epoca di queste domande.
Perché io sono io, e perché non sei tu?
Perché sono qui, e perché non sono lí?
Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, é forse solo un sogno?
Non é solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo,
quello che vedo, sento e odoro?
C'é veramente il male e gente veramente cattiva?
Come puó essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare?
E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?
Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed é ancora cosí.
Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano,
come solo le bacche sanno cadere. ed é ancora cosí.
Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí.
A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta,
e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande.
E questo, é ancora cosí.
Sulla cima di un albero,
prendeva le ciliegie tutto euforico, com'é ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne.
Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.
Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia.
E ancora continua a vibrare.
Peter Handke
venerdì, giugno 21, 2013
Contropelo
Quando l'ho accarezzata, le orecchie si sono piegate soffici in avanti. Ho trovato una volpe. Rossa.
mercoledì, giugno 19, 2013
Le briciole nel tè
Odio lavare i piatti*!
* e persino mi sorprende che non li avessi ancora inseriti in "Le briciole nel tè".
domenica, giugno 16, 2013
Promesse
"Sai che c'è? Che le persone tradiscono. Tradiscono come fece mia madre con mio padre. Tradiscono anche se le ami" e io mi son messa a piangere, davanti a un film, come una scema. che non lo so perché, o anzi sì.
E c'era qualcosa di strano anche nel libro. "Storie di solitudine e di allegria" che glielo vorrei scrivere a Benni, che di solitudine ce n'è tanta in questo libro, ma di allegria un po' meno.
Ho finito il libro, mi sono messa i pantaloncini e sono uscita a far la spesa. e c'era un signore sotto casa che diceva "ma non devi dire così" e una signora che quasi piangeva pure lei, gli rispondeva "ne ho già seppelliti due, non me la sento" e lui insisteva "ma dai! senza l'amore non è vivere!" e lei quasi sorrideva. che erano vecchi ma si vedeva che era innamorato. e pure lei, che alla fine rideva tutta, con gli occhi.
Sono tornata e controvoglia mi sono messa a cercar casa. che non mi è per niente facile cercare casa.
E poi è morto il pesce rosso.
Che una pensa che veder morire un pesce rosso è cosa da nulla e invece lui sta lì e tu non sai che fare e nel frattempo muore.
Così io, confusa, ho pensato che non vorrei le soluzioni pronte, evitare gli imprevisti o credere di poter trovare risposte vere nelle coincidenze, già che lo so che non sono sbavature ma i decori della vita. Ma c'è una bambina e una donna in me, che quando non so più che cosa fare e sento di crollare, vorrebbero qualcuno che stringendo forte dica sicuro di non temere, di non aver paura, che andrà tutto bene.
Perché lo so che non andrà sempre tutto bene, ma ho una lista di desideri lunga da realizzare.
domenica, giugno 09, 2013
Post-it
e non lo so più, ma credevo di aver capito che la domenica è fatta anche del rumore bianco dei piatti e delle sagome tonde sui divani. che era quella la sinestesia della felicità.
sabato, giugno 08, 2013
I giorni così.
Ho chiuso gli occhi stretti.
L'uscita del venerdì pomeriggio è sacra. Ci vuole il belloccio di turno e la tua amica del cuore che gli resta avvinghiata senza pause. Servono i gridolini e parlarsi all'orecchio, a quindici anni.
"Dale a tu cuerpo alegria Macarena, que tu cuerpo es... eeee Macarena" ad alta voce, ballando in strada, toccandosi il culo, perché le regole a quindici anni non esistono e hai bisogno di far vedere che ci sei anche tu.
mi sono seduta e ho accavallato le gambe.
una goccia freddissima sul piede.
Se piove, a trent'anni, non corri sguaiato sotto la pioggia a ripararti. Ti guardi un attimo intorno, osservi il panorama umano e le sue più disparate reazioni, poi sorridente e un po' arrendevole ti alzi. Senza fretta ti ripari insieme al resto del mondo sotto i portici della piazza ad aspettare.
Ho iniziato a pensare.
E a quei giorni diversi, quando percepire tutto insieme
è come essere insopportabilmente invasi.
Quando mi fa male vederla esistermi così varia,
intorno, l'altra gente.
"Ho avuto un bambino, ho mille cose da raccontarti"
giovedì, giugno 06, 2013
Da qualche parte c'è l'uscita.
Si è seduta a scrivere, aveva un ciuffo di capelli sulla guancia e la matita nuova. "Pffff" cercando di soffiare via i capelli. Odore di grafite e legno e le parole.
Poggiandosi sulla spalla l'ho vista che seguiva con lo sguardo l'ultima riga "ma perché è lui la ragione per la quale io credo in Dio: sono cristiano grazie a Owen Meany". Era un bel libro, quello.
Si è messa a correre sotto la pioggia. I prati umidi sono belli per farci l'amore o raccogliere le margherite. Ti si è sciolto il trucco.
C'erano un sacco di scatole, ma quella è un'altra storia.
Stava bevendo a sorsi piccoli ferma in mezzo alla strada. Poi è tornata a casa, ha preso un coltello per tagliare a metà il pompelmo e due cucchiaini colmi per la scia di granelli di zucchero, sul tavolo.
C'erano un sacco di parole pasticciate, ma quelle poi le han messe in ordine i silenzi.
Ha spento la musica, ha acceso una fotografia di Man Ray.
Poi c'era la poesia. E per scriverla l'ho vista mettersi dei pantaloni larghi, una gonna lunga, pantaloncini stretti, una gonnellina corta, capelli in su, capelli in giù, a labbra strette, gambe incrociate o tenendo a mente ogni parola fino ad un foglio.
Ha trovato un cuore d'acciaio e uno di pietra, li ha messi sul comodino per capire cosa farne una volta per tutte.
Si diventa un labirinto a furia di far entrare qualcuno da infinite porte e farlo uscire sempre dalla stessa.
domenica, giugno 02, 2013
Io non ho paura
E non vedere, fermi immobili elettrici e sospesi, scomporsi, attraversarsi, spezzarsi e avvolgersi sollevandosi, i miei pensieri. Ho tempeste in me.
Non sono folle.
Ho fonti inesauribili di energie come fucine di emozioni. Infinite.


