venerdì, gennaio 13, 2012

#twitter


e se mi distrae un po' dal blog, è pur vero che mi diverte molto.

troppopieno

Sono come il delta di un fiume, confluiscono in me silenzi e sedimenti di parole. - 14 Luglio 2011

e ti ho vista boccheggiare, facevi persino ridere, eri traboccante, e le parole stavano sull'orlo, sarebbe caduta in ordine solo la prima, avresti visto, avrei visto, il resto scavalcarsi, accavallarsi, le une sulle altre in  una cascata irrequieta e tracimante.

e non ti sarebbe piaciuto, non ti piacerebbe, io lo so, vederle cadere così scomposte ed indecenti, sfacciate. a te piace tenerle a bacchetta, senza incrinature, sbavature, le parole.

e non sopporteresti di lasciarle a ritorcersi confuse, sederesti la tempesta, lo stai già facendo. lentamente, come si culla al setaccio la farina, da una parte all'altra le distenderai al fondo incarnate in coralli rossi accesi.

e i pensieri scorreranno fluidi e precisi, come correnti esatte dentro il mare.


martedì, gennaio 10, 2012

way-out


ho messo le mani sugli occhi. per non vedere o per credere di non farlo solo da adesso. e già da bambina era un gioco. mettevo le mani sugli occhi e spariva tutto il resto. o sparivo io, era lo stesso. non bastava chiudere gli occhi, serviva il sigillo delle mie mani, come un patto sordo. un patto cieco.
e sono rimasta così, immobile e decisa. e no, non volevo esser sicura che al riapparire sarebbe stato tutto esattamente uguale a prima. quello era fin troppo chiaro. io volevo vedere se qualcosa o qualcuno all'infuori si sarebbe accorto come diversa ero io, al riapparire.
perché se scappo, fuggo, mi nascondo e poi riappaio, io, dentro di me, nel buio e nel silenzio, avrò visto quello che in fondo altrove non riesco a vedere.

un luogo protetto. 
e mi sento salva.


sabato, gennaio 07, 2012

e mi sono scivolata dentro. e c'erano confetti e fango. c'era qualcosa d'amaro. c'era dello zucchero di troppo, di quello che resta al fondo, anche se l'acqua è calda.
e ho iniziato a cercare. con affanno e rabbia. le mie regole ordinate. la mia pila di ho imparato che. c'era tutto alla rinfusa.
e ho rovistato ovunque. perché ero sicura. sono sicura. di averli già fatti questi errori. che lo so già come si fa. a proteggersi.
e c'era qualcosa d'amaro, dello zucchero di troppo e tutto umido. c'erano pillole e fango, catene di pensieri zuppe e le mani sporche.
mi sono seduta. no. mi sono lasciata crollare. dentro. che non avevo più voglia di tenermi. che uno dopo l'altro mi crollavano addosso anche tutti i miei guai. e gli imprevisti.
ed ero così stanca. di questa malinconia. del disequilibrio. ero stanca anche mentre pensavo che quello che resta del mezzo bicchiere non è vuoto, è pieno d'aria.

e ho trattenuto il fiato, perché si fa così, per non respirarla tutta.


venerdì, gennaio 06, 2012

Sonetto 116


Let me not to the marriage of true minds 
Admit impediments. 
Love is not love Which alters when it alteration finds, 
Or bends with the remover to remove: 
O no! it is an ever-fixed mark 
That looks on tempests and is never shaken; 
It is the star to every wandering bark, 
Whose worth's unknown, although his height be taken. 
Love's not Time's fool, though rosy lips and cheeks 
Within his bending sickle's compass come: 
Love alters not with his brief hours and weeks, 
But bears it out even to the edge of doom. 
If this be error and upon me proved, 
I never writ, nor no man ever loved.

Non sia mai ch'io ponga impedimenti
all'unione di anime fedeli;
Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l'altro s'allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.
Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

William Shakespeare

giovedì, gennaio 05, 2012

martedì, gennaio 03, 2012

Non sono una pista per le biglie.



non so come sono finita qui. mi sembrava di star salendo e invece eccomi in cima pronta a rotolare. e sì che ho fatto un passo dopo l'altro, non c'è dubbio. 
dici che avrò sbagliato strada? eppure io son sicura, li ho contati sai? ...i passi. uno dopo l'altro, e no, che non erano tutti giusti, ma di volta in volta sono tornata sulla strada principale, ed ora, ecco, io non so come, sono arrivata in cima. 
ho l'impressione che sia la parte divertente, che a salire si fa fatica, ma a scendere, se poi ti lasci andare, è una volata. 
non so perché sono adesso qui. 
mi sembrava, anzi, son certa d'essere al posto giusto, e che piuttosto sia da rivedere questa storia che a precipitare ci si fa solo male. 
a me ruzzolare giù per di qua non sembra affatto una cosa spiacevole. devo solo trovare il modo, a ben pensarci, di arrivar sotto senza schiantarmi. che poi, vedrai, lì avanti ci sarà di nuovo da salire, son sicura.
questa è la parte migliore, quando arrivo in cima e poi mi lascio andare. capita poche volte nella mia vita, stavolta non mi son nemmeno accorta, ma accade adesso. sono arrivata in cima e ora, a perdifiato m'aspetta la discesa.

così ti ho teso la mano, perché ero pronta, perché era il momento giusto, perché dopo tanto affanno finalmente volevo sentirmi leggera, perché da lì in poi sarebbe stato tutto semplice, emozionante, travolgente. e tu...

Non sono una biglia. e la discesa, vedi, è la mia parte migliore.


La sua figura, Giuni Russo



lunedì, gennaio 02, 2012

Non aver paura dei cambiamenti

e lo so che non sembro il tipo, ma sotto sotto anch'io ho i miei buoni propositi per l'anno nuovo.
uno, in particolare.
il bilancio alla fine di quest'anno dovrà avere le certezze che in attivo su le paure di.
e ho la certezza che sarà così.
uno a zero.


Buon Anno a tutti!

lunedì, dicembre 26, 2011

Ho quindici minuti, sono un sacco di tempo visto che di solito mi sfugge. Lo fermo qui. Lo inchiodo come si fa coi lepidotteri nelle bacheche. Inchiodo me e la mia attitudine inconsapevole a lasciarlo sfuggire. Non lo rincorro mai, se vuole andare, che vada, il tempo. Eppure lo cerco.
Cerco un posto silenzioso e segreto dove ogni atomo del mio corpo si posi quieto, un non luogo che sia l'oltre il mio confine, oltre la soglia di casa mia, che sono io. Aprirei le porte e le finestre anche se fosse vento, se fossi certa che non mi possa distruggere. E metterei il naso fuori, sicura che anche lì, come per magia, mi sentirei a casa. perché li il tempo non conterebbe più nulla.



giovedì, dicembre 22, 2011


Mi sono piegata su di te come sulla prima pagina d'un libro, con lo stesso entusiasmo, la stessa curiosità e il desiderio di lasciarmi prendere fino a perdermi dentro la storia.
Non ho scelto un libro a caso o la copertina più accattivante, ti ho scelto fra mille altri, come nella confusione di una libreria uno ed uno solo attira la tua attenzione tra gli scaffali.
Ho poi scelto il posto più caldo che era in me per sedermi e sfogliarti lentamente. Ho acceso una luce per ogni notte e ho cercato il modo di leggerti anche nel buio. E mi sono fermata parola dopo parola, anche in mezzo alla gente nel caos di tutti i miei giorni con sconsiderato abbandono.
Non sono mai stata di quelle persone che ansiose vanno leggendo la fine sin dall'inizio e non lo farò nemmeno stavolta. Solo che adesso vorrei tanto sapere se sei un libro da leggere tutto d'un fiato e dove iniziamo noi o la fine.






martedì, dicembre 20, 2011

Le storie di me che tesso per me | Ad alto volume

E continuavo ad alzarla, la musica, certo.
Ma se tu non sopporti la musica alta.
Appunto, era assordante.
Ti dispiace spiegarmi? Non mi piace farti domande continue.
Niente, continuavo ad alzare la musica, e non ho smesso.
Ma perché? Si può sapere?
Perché in quel momento non mi è venuto in mente nessun altro modo per smettere di pensare.
Che pessima scelta...
Tu non lo capisci. Tu non lo sai com'è quando inizio a pensare e un pensiero s'incolla. S'incolla alla mia corteccia come i lecca lecca sciolti in borsa. S'appiccica e fa schifo. Non riesci a tirarlo via. Se gli giri intorno finisce che t'appiccichi pure tu, non c'è verso. Sai quando la gente dice d'avere un pensiero fisso? Quella gente lì non ha idea cosa significhi un pensiero fisso, immobile, inchiodato. Lo dicono per dire, perché si usa, perché rende l'idea di una cosa che non ti togli dalla testa, ma non è mai vero. Loro poi riescono a scollarlo. Non è mai fisso davvero.
E tu no?
No io no, nemmeno dopo averlo rivoltato come il budello d'una capra.
Che schifo. E la musica che c'entra?
Perché poi, io quel pensiero lì, lo faccio suonare. E non sai che bel suono è, quello d'un pensiero incollato senza più senso. Solo allora abbasso il volume... piano, piano, piano. E finalmente riesco ad ascoltare gli altri, di pensieri.






venerdì, dicembre 16, 2011

La barriera

Quello che tu, mio vecchio,
scorgi oltre frontiera
è quanto è qua.

La barriera
- non te n'accorgi? - è uno specchio.


Giorgio Caproni