lunedì, agosto 01, 2011

Adatto dai 14 ai 99 anni

Così non c'era modo di scoprirlo. Un mal di testa dilaniante. Due ore fitte. Un fitto mal di testa. E decise che in realtà non c'era qualcosa che non andava, c'era che i pezzi stavolta non s'incastravano per niente. Un puzzle di mille e più pezzi, i cui pezzi non avevano intenzione alcuna di combaciare. L'idea di lasciarli sparsi era perfetta. Solo che a lasciarli in disordine non funzionava nulla. A lasciarli sparsi non c'era quadro d'insieme, non c'era immagine, né circostanza. Così non c'era modo di scoprirlo a chi in realtà appartenessero. Ma che mal di testa assurdo le era venuto quando si era resa conto che a furia di dividere la sua vita in pezzi, quei pezzi non le appartenevano più.
Scoccato l'ennesimo minuto, con un singolare, netto, semplice gesto del braccio, tirando la scatola a sé, li spinse tutti dentro. Se qualcuno fosse venuto a reclamarli avrebbe saputo dove cercarli ma soprattutto per arrivare a 99 c'era tempo.

sabato, luglio 30, 2011

Le storie di me che tesso per me | Se rinasco stavolta non muoio

Voglio controllare, le disse. Prova, se trovi il modo, gli rispose lei. Sei sicuro sia una buona idea? non ne era certa poi del tutto. Sì, io credo che sia come ti dico, replicò lui. Vorresti trovare le morti di ogni tua vita per capire dove inizia una e finisce l'altra, se ho capito bene, giusto? in fondo pensava fosse una cosa un po' idiota. Sì, voglio cercare il momento esatto, muori e poi rinasci, ci sarà un momento preciso dico io, lui ne era convinto. In una stessa vita?! lei no. Sì, ma mica quelle stronzate mistiche, parlo di una vita sola, muori e poi rinasci, un po' una cosa figurata, ma anche no, cercava di convincerla. Ok, tu vuoi rimuginare su tutta la tua vita per andare a cercare i momenti in cui stavi da schifo, solo per capire quando hai toccato il fondo e poi sei risalito, insomma? domandò lei con sincerità e un po' di disappunto. Detta così non suona bene e non è del tutto esatto. Ci sono delle, chiamiamole, fasi, ecco, ci sono delle fasi in cui la tua vita è in un modo e tu sai che ci saranno dei cambiamenti, eppure non immagineresti mai che di lì a un anno, due, sette, in realtà si sarà stravolta al punto da essere irriconoscibile, le spiegò lui. Va bene, quindi una specie di giro di boa? chiese ancora perplessa. Sì, immaginalo così se vuoi e poi rifletti sui grandi stravolgimenti della tua esistenza, se ci sono state delle volte in cui sei finita lì dove non avresti mai immaginato, con pensieri diversi, in un luogo diverso, con gente diversa, esigenze diverse, lui aveva le idee molto chiare. Ci provo... disse lei concentrandosi sul suo passato. Ecco, devono pur esserci dei momenti precisi in cui tutto cambia, le volte in cui dall'una passi all'altra vita, quelle sono delle, diciamo, micromorti? Micronascite? Vite così diverse che non ti sembra nemmeno di averle vissute, così lontane, così differenti tra loro, così distanti dal tuo essere qui ed ora, vite dimenticate di cui non parli mai o raramente tanto che persino chi hai intorno non immagina chi o cosa eri... le parlava lentamente e con calma. Ma io non vedo scollature tra passato e presente, mi sembra sia filato tutto liscio, certo ho fatto anch'io i miei errori e ho i miei rimpianti ma ricordo tutto e bene, ho tutto qui, gli disse picchiettandosi la testa. Tu no? gli chiese. Io sono morto e rinato otto volte, le ho contate, non riuscivo a crederci, sono tante, sono troppe. Per questo voglio controllare, le disse ancora. Allora prova, trova il modo e prova, ma poi torna al presente, mi sembra una cosa rischiosa, conoscendoti, lei rispose. Sì, ci provo, lo sembra anche a me, ma tanto non posso morire due volte in una stessa vita, concluse.




The Blood of Paradise  di Ken Wong

venerdì, luglio 29, 2011

Comunicazione di servizio: Lo Sversatoio

Ho rifatto il look alla creatura.
Mi ero già affezionata alle moschitte in effetti, solo che mi andavano troppo spesso in contrasto con i contenuti... questione di gestione dei materiali digitali e chiarificazione della proposta comunicativa, robe da faccio finta che di comunicazione ne so un tot, và.
Lo so che ho rotto a non finire con la storia dell'usabilità dei siti, degli sfondi bianchi, dei caratteri leggibili, ma, come dire, ognuno trasgredisce come può.
E a me questa nuova grafica piace di più, se questa è trasgressione poi, io sono grande puffo.

Io ho un ragno

Io ho un ragno. Un ragno rosso, molto carino. Ha preso posto lungo due pareti della mia stanza. Non lo vedo quasi mai, ma ci sono dei giorni, come oggi, in cui resta immobile vicino a me, accanto alla scrivania, sotto lo specchio. Io ho un ragno. Forse lui crede di avere me. E a me sta bene.
Mi pare di notare che si avvicini in giorni precisi. Poi mi si dice che non sono normale, eppure io giurerei che fa capolino nei giorni in cui io sono più malinconica. In quei giorni, come lo è stato oggi, lui improvvisamente appare. E allora non so se sono io che dopo settimane decido di fermarmi, di smettere di stare ad ascoltare il mio silenzio, di capire meglio invece di correre via e lui lo sente, o se è soltanto un caso, una coincidenza tutta particolare.
Il mio ragno non mi disturba nelle conversazioni notturne, profonde e rare, con certi amici, non s'aspetta che la malinconia mi passi in fretta, non calpesta nulla di mio, credo sia infastidito però dal ventilatore e dalla musica ad alto volume.
Così c'è un motivo se desidero restare qui da sola, in questo silenzio, con il ventilatore che gira lento e la musica bassa.
La mia malinconia, a volte, mi strappa a tutto, come un sonno da sveglia, un brivido sotto pelle, secondo me lui l'ha capito e mi lascia stare, restando a vista.
Ho pure finito l'inchiostro della mia stilografica, stasera. Lui era sempre lì. È anche adesso.

La Retorica

“ La retorica è un'arma [...] è un'invenzione dei greci e, come tale, si legittima in base a due grandi assiomi della cultura greca. Il primo è il rifiuto di distinguere radicalmente fra la ragione e il discorso, rifiuto che si esprime nella polisemia della parola logos. Il secondo è il rifiuto di separare la verità dalla bellezza, poiché il bello, come diceva Plotino, è «lo splendore del vero». Se il pensiero non può così prescindere dal discorso, l'arte del discorso costituisce il preliminare logico e pedagogico del pensiero stesso. Se, parimenti, un "bel discorso" non è necessariamente vero, un discorso mal costruito è necessariamente un discorso che suona falso.
[...] Per quanto riguarda i rimproveri di ordine etico che si possono muovere alla retorica - e che le sono sempre stati mossi - si riconducono per l'essenziale a quattro: 1) si fonda sul verosimile; 2) è intrinsecamente polemica; 3) manipola; 4) mischia, in maniera inestricabile, l'affettivo con il razionale, e la sua forza consiste proprio in questo intrico.
[...] 2) Quindi è normale che la retorica sia polemica, che sostituisca all'oggettività, impossibile nell'ambito che le è proprio, la pluralità dei punti di vista. Normale che tutto sia sottoposto alla controversia e al ragionamento. [...] È il principio fondamentale del pluralismo e della democrazia.
Sta di fatto - e la nostra metafora dell'arma è ingannevole - che la polemica non è guerra. Essa è anzi l'esatto contrario della guerra, in quanto possibile solo allorché si depongono le armi - o cedant arma togae - e allorché la battaglia cede il posto al dibattito. Il dibattito potrà essere lungo, estenuante e crudele. Ma non è la guerra, la guerra nella quale a trionfare sono la cieca casualità e la morte. Fino a che si parla, non si uccide. Meglio ancora, nel certame retorico, non si perde né si vince mai completamente a caso, e né la vittoria né la sconfitta sono irrimediabili. [...]
Che cosa avviene d'altronde quando la polemica non è più possibile? Avviene quella degradazione barbara del discorso che chiamiamo gergo e che è propria di tutte le burocrazie imperanti, di destra o di sinistra poco importa, dal momento che non sono più lì a polemizzare.Quel gergo, inframmezzato di realtà umane, fatto di frasi sostantivate, di formule rituali e incantatorie, e il cui ragionamento è costituito su pseudo-evidenze e dicotomie manichee, quel gergo è l'esatto contrario della retorica.
[...] 4) La retorica, mescolanza inestricabile dell'affettivo e del razionale. Certo, ma questa mescolanza è l'uomo stesso. Sarebbe vano credere che possiamo pensare e decidere in maniera puramente razionale, meno che meno per ciò che veramente ci riguarda. Sarebbe già bello che fossimo semplicemente "ragionevoli"! Inoltre i nostri sentimenti non sono tutti dello stesso tipo: possono essere ciechi o lungimiranti, superficiali o profondi, infantili o adulti. E il valore della retorica si misura dalla qualità dei sentimenti cui si appella e che trasmette. Resta il fatto - e l'errore fondamentale dei sofisti è l'aver creduto il contrario - che non spetta alla retorica decidere di quel valore. Esso è di pertinenza dell'etica.

da La Retorica di Olivier Reboul

giovedì, luglio 28, 2011

Unicorno

Un odore acre e muschiato
Il vello sudato e lucido
Il fiato terroso
Foglie spezzate tra i crini
I tendini tesi

Indomabile e diffidente agli uomini
I pensieri puri e selvaggi
Reale al galoppo sfrenato
Saggio e crudele
Divino al tocco.

Non esiste, ma se esistesse, in silenzio avrebbe muscoli stanchi e animo provato, anche se magico.



mercoledì, luglio 27, 2011

Robe senza le quali non ha senso vivere

Adesso, io non vorrei fare la figlia del consumismo, ma è chiaro che senza queste due cose non posso più sopravvivere.

ESSLACK



PARMESAN CHEESE PENCIL

Tiratura limitata a 500 pezzi
tutti esauriti nelle prime due settimane.
Visto il successo, confido vada di nuovo in produzione.






Un Post un po' ready-made, un po' surreale e un po' scemo.


Odore di pesce morto
Invitation to a suicide in loop
La piastrina per le zanzare







POSTILLA NECESSARIA,
FUNZIONALE E MENO SCEMA, AHIMÈ*


Diciamocelo Duchamp era un gran figo, un cervellone
A me interessavano le idee, non soltanto i prodotti visivi.
Marcel Duchamp
ma nel ready-made al di là del gesto iconoclasta, d'artistico non c'è nulla. La proclamazione dell'oggetto|non-oggetto d'arte e dell'artista in quanto tale, non legittima di per sé l'arte più di quanto l'arte non si legittimi da sé.
È dissacratorio, è l'emblema del rifiuto del canone estetico più condiviso e la sua influenza sull'arte moderna e contemporanea è fuori discussione, beninteso, ma nel tentativo stesso di scardinarla, consapevolmente assurge l'Arte a demiurgo di se stessa. Non l'affranca, perché per sua natura l'Arte è già questo.

È stato il primo a dirlo, un genio, un Newton dell'arte, che come la gravità, del resto però, esiste da sempre.

Se nulla è arte, tutto è arte, per traslato quindi la sostanza dell'arte è la realtà, e dunque non a torto, lo sono anche le parole. Non è un caso se Novalis vent'anni dopo e Rodari nel '74, si misero a parlare di Fantastica.
Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare.
Novalis
Di Breton direi che basta fare il nome, perché automaticamente tutto sto popò di roba si mescoli da sé.

Detto questo, il punto è che insomma io, che non ho pretesa alcuna d'inventar qualcosa, ho tutte le più buone intenzioni di pasticciare un po' tra oggetti e concetti reali antiestetici e parole.

Ecco tutto, era facile.




* Dovendo per buona tradizione inaugurare la categoria, questo è il primo e merita una postilla, per i prossimi, che si arrangino, i lettori - che l'ospitalità è sacra, ma io no.

lunedì, luglio 25, 2011

Una lucciola

Una si aspetta che certe cose debbano accadere in un momento preciso, con una precisa atmosfera, con la giusta scenografia, le giuste luci, che il caso e le circostanze si apparecchino a momento memorabile proprio perché tu l'hai aspettato tanto... del resto forse questo accade solo perché siamo cresciuti guardando troppa tv, abituandoci ai coni di luce.
Così io credevo che il giorno in cui avrei visto per la prima volta una lucciola sarebbe stato un giorno importante, un giorno degno di nota, uno di quei giorni che già dal mattino lo capisci, che sarà un giorno così, uno speciale.
Io credevo che a mostrarmi una lucciola sarebbe stato l'uomo della mia vita, quell'uomo che, se esiste, per sempre avrò accanto, credevo che lui e solo lui avrebbe potuto trovarne una per me e mostrarmela. Una scena un po' sdolcinata e pallosa del mio personalissimo filmetto d'amore, insomma.
Certo invece è che non avrei mai immaginato di vederne una in un giorno come tanti, in un giorno normale e apparentemente più banale del previsto.
Certo è che, invece, quando poi sono tornata a letto, ripensando alla mia giornata, mi sono resa conto che non poteva esserci momento più perfetto.

Perché il giorno in cui ho visto una lucciola per la prima volta, al mattino lui mi ha mandato questa...


Piano, con la mano tremante,
Mi accosto
Paura di svegliarti o
Di svegliarmi
Silenzio, culla di sonno o
Barriera …Certo non sudario.
Vorrei vederti volare …
Più in alto
Ma, cieco,
Forse già voli

Perché il giorno in cui ho visto una lucciola per la prima volta, lui ha bussato e c'era anche mia sorella, e anche lei non ne aveva mai vista una.
Perché il giorno in cui ho visto una lucciola per la prima volta, a mostrarmela è stato lui, il primo uomo della mia vita, un uomo che per sempre avrò accanto e solo lui poteva svegliarmi, svegliarci, nel cuore della notte, per mostrarcela, mio padre.

E non è un film, è un ricordo perfetto.



venerdì, luglio 22, 2011

Blue hair


Problems with the Sun di Nicolas Jaar

Guarda in alto
attraversa il muro
le scale
ti sollevo il mento
di forza.
Alza la testa
non ti voltare
guarda me, girati
non serrare la mascella.
Ho detto
guarda in alto.

La vedi?
Non fare un passo.
Apri gli occhi.
Rimani lì.

Percorri il corridoio lungo il muro, gira a sinistra. Percorri il corridoio, segui il tappeto rosso. Sali al terzo piano, gira a sinistra. Percorri il corridoio. Stanza 374. Non entrare. Lo vedi? Vedi il tuo riflesso sull'ottone? 374. Fermo.

Hai mai visto
accoltellare un uomo?
Fermo.
Apri gli occhi.
Rimani lì.

Non voltarti. La vedi? Vedi la donna sul letto? Non aprire. Resta fermo. Guardala. Do not disturb, please. Non muoverti. Resta fuori.

Non voltarti
non ci sono.
La vedi?
Resta fuori.

374. Do not disturb, please. La donna distesa sul letto è sveglia. Non fare un passo. 374. Lo vedi il tuo riflesso sull'ottone? Alza la testa. Fermo. Stanza 374. Guardala. Fermo. È giovane ed è sveglia. Non aprire.

Guarda in alto.
Hai mai visto
una donna accoltellare un uomo?
Resta fermo.
Apri gli occhi.
Rimani lì.

Lei è sveglia. Non entrare. La vedi? Vedi cosa tiene la mano tra i capelli? Non aprire. Non ti muovere. Guarda dentro.

Non serrare la mascella
non fiatare.
Resta fermo
ho detto.

Do not disturb, please. Tu l'hai visto. Ha un coltello. Fermo.

Ti sollevo il mento
di forza.
Alza la testa
non ti voltare
guarda me, girati.

Stanza 374. Non c'è nessuno dentro. Attraversa la porta con lo sguardo. Ti sollevo il mento. Ho un coltello.

Hai mai visto
un uomo morire di paura?

Ora muoviti
vai via.






giovedì, luglio 21, 2011

Quando Brezsny m'interroga: uh! ...

22/28 luglio 2011Compiti per tutti. Non tornare nel posto a cui appartenevi in passato. Va’ verso quello a cui apparterrai in futuro.




Pesci 19 febbraio – 20 marzo

L’attore dei Pesci Javier Bardem ha dichiarato alla rivista Parade: “Non so se andrò in paradiso. Sono un ragazzaccio. Il paradiso dev’essere bello, ma non sarà troppo noioso? Forse potrei prendere un appartamento lì e poi passare i weekend all’inferno”. Nelle prossime settimane, sconsiglio a tutti gli altri Pesci di pensarla come lui. Forse v’illudete di poter andare all’inferno solo per un paio di giorni alla settimana, ma io non sarei così ottimista. Vi consiglio di fare ogni sforzo per cercare le avventure in zone sicure e in rifugi dove siete certi di rimanere sani e salvi.

 ...a me spesso vengono in mente delle immagini.



Questa foto mi fu cara molti anni fa.
Io al momento non lo so dove sto andando, alberga un autentico casino DOCG in me, ma guardandola, mi pare evidente che devo girarmi e andare in un'altra direzione...
manco a dirlo, và.




* Lo è. Ma non sensibilizzate le masse, che già c'hanno i loro problemi.

Vita alla blindata di Vittorio Bertone
In memoria di Paolo Borsellino
Catania 19 luglio 1992 (2011)


Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.
Paolo Borsellino

Appuntamento alle ventuno e trenta in via pacini, diceva l'sms. In via pacini? ma perché lì? che brutta zona per andare a piedi da sola... eppure è in centro... che bel posto per una manifestazione... però mi tolgo l'anello di brillanti non si sa mai... e non metto la gonna... che brutta zona... l'anello me lo tengo, mi metto i jeans... no fa caldo, mi stiro i pantaloni di lino...
Martedì ricorreva l'anniversario della morte di Paolo Borsellino, avevo preparato un post ma... che brutta zona, e poi perché lì? di sera per giunta... c'era una via, un incrocio nel cuore di Catania, dove è accaduto qualcosa che merita più di qualsiasi parola io possa scrivere per commemorarlo.
Muoio di caldo lo stesso, prendo una birra, ma questo bar mi è sempre sembrato un postaccio e invece... che brutta zona eppure è in centro... che bella gente... me lo ricordo io quel tipo, occupammo il liceo nel '99, chissà se si ricorda... avrei dovuto mettere la gonna, muoio di caldo anche coi pantaloni in lino... c'era un bar in una via del centro, ad un incrocio nel cuore di Catania, c'era una console, un proiettore, uomini, donne, bambini, tavolini, gente affacciata al balcone, un telo da proiezione e seduto su uno scalino un mio amico che rileggeva concentrato il suo pezzo...
Che brutta zona... carino però il bar... quanta gente... mi metto qui, appoggiata alla transenna, con la mia birra... c'era qualcuno in via pacini, qualcuno che parlava... e parlava di mafia.
C'era molta gente ad ascoltare, sta iniziando...


I fatti, i cavallier, l'arme, gli amori
di un'agenda ritrovata
Vita alla blindata di Vittorio Bertone

Vita alla blindata. Quando ne parlano in tv il servizio fa più o meno così: “ci sono dei magistrati che, in nome dello Stato e per lo Stato, mettono a repentaglio la propria incolumità e quella degli agenti posti alla loro sicurezza”. Poi, una volta tornati in diretta, il presentatore dice: "un pensiero particolare va rivolto ai familiari di queste persone. Facciamogli un grande applauso!”.

Vita alla blindata. In quel negozio vicino casa una signora si lamenta con la cassiera: ”ma quando finisce 'sta camurria* dei militari sotto casa dei giudici, che uno ormai non può più posteggiare da nessuna parte. È uno schifo!”. Guardo mia madre e penso: “ma che colpa ne abbiamo noi?”.

Vita alla blindata. C'è quel poliziotto della scorta che ogni mattina saluta la moglie con un bacio sulla fronte. Lei, col sonno ancora appeso a metà, gli dice: “Mi raccomando, stai attento” e lui, lui le sorride e basta.

Vita alla blindata. “Ma tu non hai paura che ti mettono la bomba sotto casa?”.

Vita alla blindata. Anche se i vetri antiproiettile coi kalashnikov, sai, servono a poco.

Vita alla blindata. “In gita è meglio se qualcuno ti accompagna, così... tanto per essere tutti più tranquilli”.

Vita alla blindata. Rimuovere i cassonetti dalle zone adiacenti l'abitazione della personalità protetta. Nelle conversazioni telefoniche non fare alcun accenno ad orari, appuntamenti o spostamenti. Modificare periodicamente il percorso casa/ufficio e viceversa. In autostrada mantenere un’andatura tirata. Posti di blocco e incidenti stradali potrebbero essere inscenati ad arte: contattare immediatamente la sala operativa. Ritardare il rientro: auto sospetta.

Vita alla blindata. “Talia comu sa spacchianu cu di sirene*. Ed io pago...”.

Vita alla blindata. A scuola la professoressa assegna un tema sulle vittime della mafia. Penso a quei ragazzi…

Vita alla blindata. Questa domenica non andiamo a prendere le paste insieme, e mio padre non vuole dirmi perché.

Vita alla blindata. Gli operai della Repubblica italiana riscaldati dalle fredde mura di un’aula bunker.

Vita alla blindata. “Papà, 'mafia' nel tema la devo scrivere in maiuscolo o in minuscolo?”. “In minuscolo, che c’entra il maiuscolo con mafia?”.

Vita alla blindata. “Però con ‘sta storia della mafia finiamola che non è che qui siamo tutti delinquenti! Questi signori con ‘ste indagini qua stanno ammazzando l’economia”.

Vita alla blindata. Palermo, Roma, Milano, Firenze.

Vita alla blindata. Quando telefonano, prima di mettere giù, se ne stanno in silenzio ad ascoltarci: “Pronto? Pronto? Pronto?”

Vita alla blindata. “Ma a quel cristiano - che ha famiglia – chi glielo fa fare dico io”.

Vita alla blindata. Dai balconi penzolano lenzuoli tinti dalla vergogna e strappati dalla rabbia.

Vita alla blindata. “Nel garage rinvenuto un arsenale. Serviva per un attentato”.

Vita alla blindata. Nello spazio riservato ai lettori di un noto fumetto un ragazzo siciliano scrive: “E se i supereroi esistessero per davvero?”.

Vita alla blindata. Eppure la Sicilia è un bel posto.

Vita alla blindata. E nel tema parlo anche dei cosiddetti “uomini d'onore”. Mi chiedo: “e ora come minchia lo devo mettere 'onore' maiuscolo o minuscolo?”. Io, per non sbagliare, lo scrivo rimpicciolito, quasi invisibile.



Tratto da "I fatti, i cavallier, l'arme, gli amori di un'agenda ritrovata", Catania 19 luglio 1992 (2011)



Il testo Vita alla blindata, non è stata la prima delle letture de "I fatti, i cavallier, l'arme, gli amori di un'agenda ritrovata". Vista la difficoltà nel reperire rapidamente l'intera raccolta, l'ordine di pubblicazione dei singoli pezzi non corrisponderà alla presentazione che ho ascoltato. Tale ordine del resto non è determinante ai fini della comprensione, conto di recuperarli tutti per farli leggere anche a voi.


* camurria: seccatura, fastidio
* Talia comu sa spacchianu cu di sirene: guarda come si vantano con quelle sirene.
[spacchio in siciliano sta per "sperma"; nel catanese perde il senso letterale e acquista quello figurato di "vanto, prodezza, spavalderia", spacchiarsela in gergo equivale a "tirarsela"]