Giusto per dire che mi sono resa conto d'essere cresciuta perché, a me, le dita dentro gli yonkers non mi ci entrano più.
mercoledì, luglio 20, 2011
web 2.0 + aggiunte
A me questa cosa che devo riattivare il profilo su facebook perché non c'è nessun altro modo per mettermi in contatto con una persona, rischia di farmi impazzire.
...ma vale la pena, ho un validissimo motivo, ieri sera ho ascoltato qualcosa che, tra qualche giorno, spero già domani, devo farvi leggere!
Ecco, un post in divenire, che a me mi piace aggiungere le cose man mano [ora ne faccio una nuova categoria].
Visto che facebook, come dice Baol è il male, ma come dice ancor meglio Inneres è per sempre, colgo l'occasione per invitarvi a spostare le vostre sedie una casella più in là: TWITTER è un'altra cosa. Evolvetevi.
Coincidenze
Forse la vita si fa ai cambi. Forse della vita non si dovrebbe mai scrivere. Forse scriverla è una pretesa senza eguali.
Io, ricordo distintamente le mie attese, i cambi di binario, gli arrivi in città, e poi in un'altra e un'altra ancora.
Al cambio spezzi il rigore e la logica pedissequa del tempo. Perché un cambio è un tempo inatteso.
Io, ricordo distintamente la mia attesa a Roma, seduta lungo il binario, quando alzando lo sguardo, vidi passare in un momento esatto e non poteva essere che quello, uno stormo di uccelli.
Gli uccelli delle coincidenze, diceva Kundera.
Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia.
E il caso, passo lungo attraverso i miei viaggi, tra città, pensieri e sensazioni, calza esatte scelte, momenti perfetti.
Ho attraversato senza logica e predeterminazione luoghi, persone, tempi ed emozioni, ho attraversato me con logica e precisione, come necessità. Avrei dovuto fare l'esatto contrario, perché quando l'ho fatto, quando mi sono fidata e affidata, caso e necessità si sono fatti un tutt'uno. E la vita non era più ai cambi, era la magia di una coincidenza. In quella magia sono io, senza alcun bisogno di cercare segni per capire.
martedì, luglio 19, 2011
Di tutte le bestialità che mi vengono in mente: olio ed acqua
Quando intorno a te accadono gli eventi più disparati, inattesi, confusi, insoliti, indesiderati o sognati, a volte hai percezione di quanto distanti siano tra loro le vite degli altri, mentre tu, al centro, ti senti una macchia d'olio.
Ma se ognuno è una macchia d'olio in mezzo all'accavallarsi svelto delle vite, pensavo, non c'è un reale limpido fluido in cui siamo immersi, piuttosto, al contatto, solo una gran pozza oleosa.
Se l'esistenza è una profumata pozza di giallo olio d'oliva, non a torto quindi di tanto in tanto mi sento un pesce pronto per essere fritto.
lunedì, luglio 18, 2011
Sound navigation and ranging
Dovevo farlo per te.
Dovevo farlo per me.
Dovevo schiantarmi di nuovo contro di te
per capire cosa significasse il passato.
Dovevo farlo perché l'avevo sognato
e i miei sogni dicono più della mia veglia.
Dovevo farlo capire in cosa sono cambiata
e la donna che sono adesso.
Per l'ultimo boccone del tuo panino più buono del mio che, senza pensarci un attimo, mi dai.
Sono un sonar.
Come guardiamo insieme il mondo io e te mi piacerà sempre.
venerdì, luglio 15, 2011
Mezzo post impopolare
Ci sono di quelle occasioni in cui, tuo malgrado, diventi la mosca bianca quando piuttosto vorresti essere un enorme ammazzamosche.
Loro si vedono quasi ogni giorno ma non vedono me da dieci anni... sono tutti contenti di rivedermi stasera... non fosse che se non li ho voluti incontrare per dieci anni, un motivo ci sarà!
Io la gente, la maggior parte, la schifo. Sapevatelo.
Le storie di me che tesso per me | Il tuo colore preferito
Gli dissi che non avevo un colore preferito. Sul momento non aggiunsi altro, non aveva senso spiegarmi, non mi credeva. Me lo richiese dopo qualche tempo. Non ho un colore preferito, ripetei. Nemmeno la seconda volta volle credermi, sembrava si fosse convinto che volessi fare la difficile.
Qual è il tuo colore preferito? Lo voglio sapere, mi chiese ancora. Qual è il tuo? chiesi io a mia volta. Il rosso, rispose. Ho avuto il mio periodo rosso! Avevo un cappottino, borse, fermagli, sciarpe, lenzuola, armadi, la mia vita era rossa, spiegai contenta d'aver trovato il modo di convincerlo. Mi guardò affatto convinto. Davvero vado a periodi, aggiunsi ancora. Adesso non so, forse è il mio periodo blu, ma per molto tempo è stato il verde, il periodo verde, avevo tutto verde, ciotole, tappeti, collane, bracciali, lampade, lenzuola, un blog, una sedia, compravo sempre piante e scrivevo su post-it verdi, gli raccontai. Mentre parlavo mi resi conto che il mio elenco non rendeva l'idea. Non era tutto verde, nemmeno era tutto rosso, e non è nemmeno adesso tutto blu, sono io che cambio colore dentro, mi sembrò utile precisare. Che non avessi un colore preferito era come non scegliere, quasi non aver indole, credo pensasse. Perché a te piace il rosso? chiesi a quel punto io. Il rosso è un colore caldo, che esprime forza, determinazione, passione, vigore, è un colore regale come il viola, mi spiegò puntuale. Il rosso "è un colore caldo, che esprime forza, determinazione, passione, vigore, è un colore regale come il viola" ripetei tra me e me pensando al rosso. È vero, il rosso è così, convenni. Il rosso è anche sangue, violenza, agitazione, è un colore che piace a molti uomini, rimuginai senza dirlo. Io ricordo bene il mio periodo rosso, mi sentivo padrona del mondo e il rosso è un po' così, dissi piuttosto. E adesso sei nel tuo periodo blu... possibile che tra tutti non c'è un colore che ti piace più di altri? ancora non riusciva a credermi. Non so se è il mio periodo blu, il blu è un colore ordinato, preciso, con il bianco fa il paio, ma anche con l'ocra, il tortora, l'argento... Forse sono nel mio periodo blu dissi e pensai, cercando di spiegarmi. Non ne parlammo più per un po'.
Adesso sei sempre nel tuo periodo blu? mi domandò sornione mesi dopo. Io non lo so, quando sono dentro un periodo non me ne accorgo, mi giustificai. Mi infastidì non esser presa sul serio. Non importa il periodo, a me piacciono tutti i colori, forse il bianco più di altri, risposi una volta per tutte. Il bianco, ripeté. Sì, non mi stanca, anche se è difficile che io mi vesta o compri qualcosa di bianco, tagliai corto. Il bianco non è un colore, sentenziò. Non è vero, io lo vedo, replicai. Sì ma è un non colore, ribadì. Chiamalo assenza di colore se vuoi, a me piace, e non aggiunsi altro. Il bianco fu una risposta soddisfacente a quanto pare, non chiese altro.
Il rosa non mi piace, per esempio, dissi un giorno. Questa cosa che è un colore da femmine non mi ha mai convinto, forse perché mia madre non voleva mai vestirmici, di rosa, esordii all'improvviso. Molti uomini si vestono di rosa, dichiarò lui. Sì, eppure non mi piace nemmeno sugli uomini, mugugnai. E il discorso si chiuse ancora.
Mi vesto di nero quando sono di malumore o la sera, dissi rispondendo alla sua domanda. E il blu? Il bianco? chiese, curioso. Sono tra i miei colori preferiti, mi tradii di nuovo. Allora non è il bianco? colse al volo lui. Sì anche, dissi convinta.
Il rosso, il verde, il blu, il bianco... io non sapevo cosa rispondere.
E l'argomento non era poi così tanto interessante, in fondo, credo lui pensasse.
Invece era importante, perché io un mio colore in realtà l'avevo e l'ho sempre avuto, ma quel colore non era una risposta alla sua domanda, non è il mio preferito tra tutti, non è mai stata la risposta a questa domanda.
Solo... il mio colore non posso dirti io qual è, voglio che tu lo scopra guardando dove cade il mio occhio quando guardo, voglio che tu sappia accettare che io ho mille colori preferiti e un debole per uno, unico ed esclusivo, un colore che non è il colore dei miei oggetti, dei miei vestiti o del mio arredamento, un colore che è solo una percezione vibrante, una sensazione, un colore che è il segreto che custodisco perché tu abbia qualcosa da scoprire senza chiedere, da conquistare senza pretendere, un colore come altri che quando però tu mi dirai Io l'ho capito, mi sentirò felice... pensai... solo che alla fine il blu adesso mi piace più di altri, invece dissi.
giovedì, luglio 14, 2011
Quando Brezsny m'interroga...
Pesci 19 febbraio – 20 marzo
“La critica che viene rivolta più spesso a Jimmy Fallon è che ride troppo”. Comincia così il ritratto del noto presentatore televisivo pubblicato dalla rivista New York. Secondo i cinici questo dimostra un grave difetto caratteriale. Ma c’è anche un’altra possibilità, dice l’autore dell’articolo: “Fallon ride tanto perché si diverte veramente”. Secondo la mia lettura dei presagi astrali, Pesci, avrai una settimana alla Fallon, un periodo in cui il divertimento sarà così liberatorio, il gioco così catartico e i momenti buoni così numerosi che sarai in uno stato di sollazzo permanente. Per reazione, le persone drogate di tristezza cercheranno di farti vergognare. Non lasciare che t’impediscano di rilassarti e di lasciarti andare.
...a me spesso vengono in mente delle immagini.
mercoledì, luglio 13, 2011
Occhio da pesce - vs - pescivendolo
Ci sono due tipi di sguardi. L'uomo che ti guarda e con lo sguardo vuol farti capire che pensa tu sia bella e l'uomo che quando ti guarda ha negli occhi l'immagine di qualcosa di bello, senza volontà, ti guarda e basta.
Io preferisco quest'ultimo sguardo. Il mio pescivendolo mi guarda così, lo trovo molto elegante.


