[ci sono pieghe ovunque. anche il mare si stropiccia.
Sicilia, Catania 2011]
Gusci di conchiglie e cerotti. Attorcigliandotimi.
Se per parlare a tutti, potessi metterli in fila uno dietro l'altro... no, non lo farei, nemmeno per ringraziarli.
Ho avuto accanto uomini che hanno cercato di rispettare ciò che sono, il mio essere donna ed essere una donna complicata, accettando i miei lenti piccoli passi verso di loro, il mio modo angusto e contorto di affidarmi. Ho avuto accanto uomini capaci di mettere un'esca perché io potessi guardarla da lontano, avvicinarmi con prudenza per ritrarmi di scatto e decidere quando rubarla senza essere vista. Uomini che hanno saputo dosare l'entusiasmo, per non farmi scappare, quando ho deciso di affidarmi.
Ho avuto uomini capaci di cercarmi scavalcando le mie onde di passione, di trovarmi in un mio racconto ed avermi già persa al successivo. Uomini che si sono seduti accanto a me quando io ero immobile e perduta. Uomini che hanno iniziato a fermarsi per capire perché fossi così in corsa e non si riuscisse ad afferrarmi.
Ho avuto uomini che hanno inventato un tempo nuovo, pur di sopportare quello in cui io restavo distante seppur presente e viva. Uomini che hanno saputo cambiare le loro impressioni, che hanno accettato la difficoltà nel capire subito chi sia e dove stia andando. Uomini che si sono rimboccati le maniche per spiegarsi quello che di me io ancora non mi spiego.
Ho avuto accanto uomini che mi hanno lasciata entrare senza chiedere permesso e sono rimasti alla porta finché io non ho deciso che era il momento di entrare. Uomini spaventati dal turbinio di pensieri che ho sempre dentro e uomini che hanno cercato di aiutarmi a controllarlo.
Uomini che non si sono lasciati scoraggiare da ogni mia critica. Uomini che mi hanno lasciata essere ancora bambina. Uomini che hanno cercato di attraversare con me di nuovo il mio passato.
Ho avuto uomini che non hanno mai smesso di cercarmi in me.
Ho avuto uomini che hanno capito quanto io sia misteriosa già per me.
Qualcuno mi ha trovata, qualcun altro ha accettato i miei misteri, c'è chi ha provato ad entrare deciso e chi ha deciso di cercarmi in silenzio finché io non mi fossi fatta trovare, qualcuno infine si è appassionato alla mia passione.
Nulla si è mai ripetuto. E non potrei mai metterli in fila.
Forse ho da chiedere scusa, perché ogni angolo di me, per me, è ancora vergine.
Su Banksy ci sarebbero da dire un'infinità di cose... intanto per chi non lo conoscesse ("Non conosci Banksy???") vi scopiazzo un pezzo di wikipedia, senza farvi scomodare.
Banksy (Bristol, 1974 o 1975) è un artista inglese.
È uno dei maggiori esponenti della street art. Si sa di lui che è cresciuto a Bristol ma la sua vera identità è tenuta nascosta. Le sue opere sono spesso a sfondo satirico e riguardano argomenti come la politica, la cultura e l'etica. La tecnica che preferisce per i suoi lavori di guerrilla art è da sempre lo stencil, che proprio con Banksy è arrivato a riscuotere un successo sempre maggiore presso street artists di tutto il mondo. [segue qui]
Una delle caratteristiche che ha reso famoso Banksy è la sua abilità di entrare nei musei più importanti del mondo e appendere delle sue opere tra le altre già presenti. Spesso passano giorni prima che qualcuno si accorga dell'intrusione. I suoi temi preferiti in questi casi, sono quadri dipinti in perfetto stile settecentesco, con l'aggiunta di alcuni particolari completamente anacronistici (nobili del Settecento con bombolette spray, dame di corte con maschere antigas, ecc.).
Alla domanda: − Che cos'è l'arte? − Si potrebbe rispondere celiando (ma non sarebbe una celia sciocca): che l'arte è ciò che tutti sanno che cosa sia.
Benedetto Croce, Breviario di estetica, 1912
In questa casa il telefono squilla continuamente, io, che sono abituata al silenzio della mia, che tolgo la suoneria ai messaggi del cellulare, divento pazza. Stamattina mentre dormivo, nella mia ira cieca ho avuto la pazienza di alzarmi, smontare con perizia il doppino, staccargli il plug e tornare a dormire.
Dal calamo al cuore, linfa di fuoco e aria.
Dorato sorge al collo il sole e di porpora tramonta al ventre.
All'ala si librano penne vespertine e del crepuscolo sono custodi tre piume della coda, celeste, rosea e rossa.
D'amomo e lacrime d'incenso s'alimenta e d'altre lacrime sana le ferite.
Incanta gli déi e coraggio infonde il suo canto seppur di paura fa tremare l'indole meschina.
Può leggere nel cuore d'un uomo e non ghermisce ma di nessuno vuol esser prigioniera.
Una goccia appena e immortale diviene l'anima bevendo dal suo sangue.
Da sé si rinnova e si rigenera con il ciclo degli astri all'impallidire delle piume.
Un nido è l'arca in cui si adagia senza forze.
Avvolta da rami di mirto, cedro, sandalo e cannella la sua livrea spenta s'infuoca ai raggi del sole.
Di sé risorge tra le ceneri per sottrarsi maestosa e fiera al caos del dio Ptah.
In un giorno come questo mi dico che vale la pena sgomitare, resistere, mollare anche tutto e rinunciare a qualcosa per vivere a Milano, magari se non tutta, qualche anno della propria vita.
Milano non è una città come le altre.
Quando scopro di essermi già affezionata...
25 Giugno 2009
[ci sono solo due post in questa categoria, eppure potrebbe rientrarci ogni singolo dettaglio che ho osservato e descritto in questi anni]
Perché Milano è una metropoli frenetica, con intrecci radiali di strade a scorrimento veloce, non così caotica come dicono ma di certo contagiosa nel suo pensare velocemente e luccicare di vetrine e idee... è una città piena di folli in giacca e cravatta che parlano da soli nascondendo poi un auricolare nel padiglione... e strade sotterranee in cui si mescolano lingue e colori diversi, tra ventiquattrore e fisarmoniche...ma...
...continua qui.
Ho finalmente tolto gli odiosi tristi e grigi pulsantini per la condivisione gentilmente offerti da blogger, ne ho aggiunto un altro che sembra più un imperativo. Non lo è, non andatemi incollando a destra e sinistra che a me quando sleccano dietro i francobolli mi fa schifo!
Briglie d'oro per domare chi nacque alle fonti dell'Oceano dal sangue di Medusa.
Con ali piumate sollevò saette, dèi ed eroi al cielo.
Bellerofonte tra questi, figlio di Eurimede e Poseidone o del più umano Glauco.
Alti al cielo, sconfissero il mostro divino, la Chimera, sorella di Idra, Cerbero e Ortro.
Alle orrende vampe si sciolse il piombo della lancia che liquido le scivolò in gola, fino a soffocarla.
Uccisi i Solimi e le Amazzoni, l'orgoglio disarcionò Bellerofonte che tracotante tentava di raggiungere l'Olimpo.
Pegaso, ormai stanco, si sollevò un'ultima volta al cielo e in alto come mai, precipitò in stelle.
Così che non vi è creatura di cui non si conosca la nobile fine o la disfatta per eccesso di superbia.
La disintossicazione6 Giugno 2009 | re-edit
Che in quest'era di sovraffollamento, di abbondanza, di frenesia, di convergenza, miniaturizzazione e portabilità, si è costantemente esposti a continui influssi.Alcuni dei più diffusi influssi:ElettromagneticiMediaticiPoliticiGeotermiciPsicologiciEconomiciGastronomicie così via...L'influsso ti assale alle spalle, mentre tu ti sollazzi in quello stato amebico di attesa, del prossimo influsso. Un influsso si accavalla sull'altro, a volte si mescolano persino, così mentre stai guardando un film d'amore "Influsso Romantico" ecco che ti spunta Berlusconi a Porta a Porta "Influsso Mediatico-Politico", o con miglior linearità, mentre stai piacevolmente conversando con il tuo coinquilino su messenger "Influsso Atarassico" ecco che ti compare la faccia guercia di Bossi sul più bello (ancora una volta) "Influsso Politico-Caricaturale".Accettare questa condizione è cosa necessaria e sufficiente per sopravvivere e non lasciarsi prendere dal panico, dunque piuttosto che sollazzarsi nel vizio e nella pia illusione di potervisi sottrarre con incoscienza, bisogna intervenire con l'autodisciplina.Autodisciplina in questo caso è controllo della disposizione agli influssi.Arriva l'influsso e tu sei un bel porcello arrosto, con tanto di mela cotogna in bocca, ripieno di mandorle e canditi, lì disteso sul vassoio da portata. Lui discreto si siede e semplicemente inizia a banchettare con la tua quotidianità.Eh no!Ecco allora che il porcello [tu, nda] si alza, si raddrizza sul piedino, fa per sputare la mela, poi ci ripensa le dà un morso e la getta via, si scrolla di dosso mandorle e cedri canditi e quatto quatto, scende dal tavolo per prendere la porta di casa. L'influsso rimane basito, si guarda la mano sporca di grasso, poi guarda ancora il vassoio e la scia di canditi che tu, il porcello, hai lasciato tra il tavolo e il pavimento, ed è lì che accade la magia, si rompe l'incanto.Perché l'influsso, non è un animale combattivo, non è un mostro assatanato di uomini, l'influsso sta lì, e come insegna la migliore semiotica, attende un destinatario. La forza dell'influsso dipende ovviamente da quanto potente è l'emittente in questione, ma se il destinatario, prontamente, da vero autentico porcello, si sottrae, ecco che l'influsso cambia destinazione e decade.Ci sono pro e contro a fronte di una televisione generalista, di una stampa prona al potere e di un sistema economico-sociale spersonalizzante e coatto, c'è la possibilità di sottrarvisi, di leggere tra le righe, di combattere contro l'affermazione della propria identità in seno a se stessi, prima di tutto, e davanti a chi fa l'appello.La Disintossicazione è sottrarsi agli influssi, autodisciplinarsi, non lasciarsi andare ed essere presenti a se stessi. Prendere qualche medicina in meno e chiedersi perché quel forte mal di testa o l'ansia, spegnere la televisione o resistere alla curiosità di sapere se il belloccio di turno ha scelto la maiala bionda o la mora, chiedersi se c'è un'informazione celata tra le righe, indignarsi, se serve.Ma soprattutto quando banchettano con te, quando alzano i calici dopo averti venduto come carne da macello e averti cotto davanti ad uno spot, alzati.Alzati e disintossicati.
Chiunque può arrabbiarsi: questo è facile. Ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, e al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto: questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile.