domenica, maggio 15, 2011

"In me c'è qualcosa di rotto" cit.

E del mio braccio ne faccio una culla, una falce senza filo e la mia vita d'adesso, i miei ricordi, come un bambino e i suoi giocattoli, li tiro a me, gelosa, protettiva, implacabile e decisa.
Si accavalleranno le cose una sull'altra, qualcuna finirà sotto tutto o sopra tutto, i semi del mio futuro da cui già sbocciano le bianche margherite, si piegheranno al mio passaggio senza taglio alcuno e davanti a me, con la vita d'oggi e il passato tra le braccia, ritorneranno dritte e fiere.
In me c'è qualcosa di rotto ma io sono testarda e raccolgo i pezzi senza recidere o accettare.
Fingo di mietere in me stessa ma l'appartenenza non si sceglie, mi appartengono e basta anche questi pezzi. e io mi aggiusto. mentre resisto a me.



sabato, maggio 14, 2011

Post-it

«Sei sparita»*

è una delle frasi che sento rivolgermi più di frequente.
Io non capisco perché continuano a ripetermelo. Anche perché ormai il motivo è chiaro e la risposta è sempre quella

«Sarà che sono magica!»






* Con le opportune varianti:
«Sei scomparsa», «Perché sei sparita?», «La smetti di sparire sempre?», «Non sparire!», «Sparisci continuamente», «Non si sa mai che fine hai fatto», «Se decidi di sparire non c'è verso», «Non scomparire anche stavolta!», «Sei scomparsa di nuovo», «Oggi sei scomparsa tutto il giorno» ...

Quando provi a fidarti di qualcuno.

Se al buio sorridi, io non riuscirò a vederlo.
Se sussurri qualcosa mentre sei in un'altra valle,
l'eco non riuscirà a scavalcare il monte.
Se allunghi il passo, ma al bivio io ho già scelto.
Se mi affidi un tuo segreto, e io lo chiudo in me,
non saprai più dove lo tengo.
Se piove, ma sei un'altra città, come stanotte.

Posso sorridere quando ti immagino.
Posso aspettare te o raggiungerti per ascoltare ancora.
Puoi chiedermi dove sto andando, prima di partire.
Puoi tenerlo lì se vuoi, perché non c'è posto più protetto,
lontano da te.
Se piove, cadrà la pioggia sul mare, io lo so.

mercoledì, maggio 11, 2011

Al mattino

Profumo di rose fredde.



[Rose méditative - 1958 (olio su tela), Salvador Dalì]




lunedì, maggio 09, 2011

Se esiste una realtà altra al di là della veglia,
colei che sono, in quella realtà, è infelice e troppo complessa.
Lei ha timori che io non temo
compie gesti che io non desidero
e fugge continuamente.

Lei non si fida mai di nessuno.
Se scappa però scappo anch'io,
e quando il panico addosso d'esser raggiunte
spezza persino la corsa,
lei mi abbandona e rimango da sola,
distesa sul letto.
Il mio mondo è violato
e lo è anche il suo.


Non voglio arrivare ad aver in odio le parole.
Se difendo loro, difendo me.

domenica, maggio 08, 2011

Post-it

Ok, lo ammetto. Guardare le foto dei matrimoni dei miei amici d'infanzia mi fa un certo effetto. E stavolta la mia teoria segreta non regge, cavoli.

Cose buone dal mondo: Una preziosa lezione sulla Democrazia.*


Gustavo Zagrebelsky e Ezio Mauro a Che Tempo Che Fa
Prima Parte


Gustavo Zagrebelsky e Ezio Mauro a Che Tempo Che Fa
Seconda Parte


* - [e una postilla che non c'entra nulla]
La mia partecipazione a Ladri di Bellezza (un blog di resistenza all'incedere del brutto | come dice la stessa descrizione), le discussioni e le riflessioni che ne sono emerse, mi hanno derubato dell'utilizzo semplice, leggero, generico e impreciso del termine "bello/a" [che non è mica detto che le parole debbano essere sempre circostanziate]. Il titolo originale di questo post era Una bella lezione sulla Democrazia ma ho sentito subito l'esigenza di correggerlo, in luogo di un più preciso e pertinente "preziosa".

Mi sembra d'essere stata derubata.
Eppure la ladra dovevo esser io.

sabato, maggio 07, 2011

Pensiero convergente e divergente ▪ I due emisferi cerebrali (e qualche scemenza) su Lo Sversatoio - con aggiunta

È più sviluppato il vostro emisfero destro o il sinistro, sono in equilibrio?
Alla fine andrete subito a cercare online un quiz scemo che vi dia questa risposta, lo so già, ma ahìvoi...



Aggiorno il post, perché le cose stupide che mi vengono in mente dopo, direi che è il caso di aggiungerle qui. 

Quanto al pensiero laterale o divergente di cui al post su Lo Sversatoio (vd link poco sopra) un dilemma mi ha sempre attanagliato. All'epoca in cui ne sentii parlare per la prima volta mi fu, ci fu, sottoposta come test la seguente barzelletta del canguro:

In un bar entra un canguro, va al banco e ordina una birra.
Il barista stupito gliela versa.
Il canguro soddisfatto beve e chiede: “Quanto le devo?”
Il barista vuole provare quanto è intelligente il canguro e, ammiccando agli altri avventori, chiede 20 .
Il canguro paga, mentre il barista, rassicurato sulla superiorità della razza umana, osserva: “Non ne vengono molti di canguri in questo bar”.

Esiti della barzelletta

1. Un avventore dice: “Sono un ventriloquo. Sono io che ho fatto parlare il canguro.”Scelta dell'emisfero sinistro.
2. Il canguro estrae dal marsupio una pistola e uccide il barista.Scelta dell'emisfero destro.
3. Il canguro dice: “Ci credo che qui non ne vengono molti di canguri. Con questi prezzi!”Scelta completa del cervello.


Ora, il punto è... se io allora come oggi non trovo divertente alcuna delle tre risposte che fecero ridere a turno tre gruppi diversi di persone... che cosa mai avrò in me che non funziona?!

...maledetto canguro.

Il Post del Lamento*

La febbre, la bronchite, l'antibiotico che mi sconquassa effetto pugnoallostomaco, il medico che mi intima di restare a casa perché è destinata a peggiorare, ben con le sue predizioni allarmiste da incubo "può diventare polmonite!", la conseguente reclusione forzata, Fede al tg4 e quel c*!#"%?e del presidente del consiglio con le sue dichiarazioni... io mi sparo!



* Torna a grande richiesta il Post del Lamento.
Il suddetto lamento rispetta il regolamento in ogni sua parte.

Regolamento n. 743 del 07/10/09 

1. Chiunque, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, di sistema operativo, di browser, di registrazione dell'account o d'affinità elettiva con la sottoscritta, può prendere parte al lamento.

2. È consentita qualunque tipo di lamentela.

3. La lamentela dev'essere fondata e se possibile opportunamente motivata.

4. Se la lamentela non è motivata, gli altri lamentatori possono, con cortesia, domandare la causa del lamento.

5. È vietato lamentarsi per due motivi nello stesso lamento.

6. L'efficacia del lamento dipende dalla capacità del lamentatore di sapersi lamentare.

7. Non sono consentiti:

insulti verso terzi [salvo i soggetti al punto 8]
lamenti conto terzi
lamentele e/o insulti generici [es. "porco mondo"]
lamenti in codice criptato
lamenti e/o insulti volgari

8. È consentito lamentarsi a causa di e/o contro:

Silvio Berlusconi
Joseph Alois Ratzinger
Bruno Vespa
Cristina del Basso
Emilio Fede
Maria Lopez
Maria de Filippi
Paola Perego
Barack Obama
La sottoscritta

9. Non è consentito lamentarsi a causa di e/o contro:

Patrizia d'Addario
Ghandi
Madre Teresa di Calcutta
Osama Bin Laden
La sottoscritta

10. Non è consentito lamentarsi più di una volta al giorno.

11. È consentito lamentarsi a qualsiasi ora del giorno eccetto alle 19:32.

12. Ignorantia legis non excusat.

13. Sono previsti 3 ammonimenti. Oltre il terzo, qualunque lamentela non rispetti il regolamento verrà barbaramente eliminata flaggando l'opzione "Rimuovere per sempre?".

14. La sottoscritta si riserva la possibilità di eliminare quei lamenti che non ottemperano al regolamento o turbano la quiete pubblica o la mia quiete.

15. Chi si lamenta, gode.

venerdì, maggio 06, 2011

Manifesto per famiglie disastrate

Sono cresciuta credendo che il mio senso della famiglia fosse manchevole e imperfetto. Sono cresciuta percependo intorno a me la preoccupazione che avrei avuto delle difficoltà a capire cosa fosse una famiglia. Sono cresciuta in mezzo a famiglie disastrate.
Una famiglia può essere disastrata e non percepire il suo disagio, può esserlo e vivere immersa nel disagio, può accettarlo e superarlo come può. Il senso del tragico, in questo tipo di famiglie, riesce a toccare vette inimmaginabili e a trasformarsi quanto prima e in modo sorprendente, quando serve, in ironia e spiccato senso comico. È difficile immaginarlo, ma garantisco a nome di tutte le famiglie disastrate.
Le famiglie disastrate non si assomigliano mai tra loro, se non altro. Sono famiglie alternative o non convenzionali, come si usa dire adesso. Non posso confermare per tutte al 100ma in buona percentuale c'è una gran voglia di ridere in queste famiglie alternative, non convenzionali.
Crescere in una famiglia disastrata significa avere qualche piccola proporzionata difficoltà a spiegare per esempio che hai una mamma e due papà, qualche anno dopo due mamme e due papà, poi due mamme e un papà, poi di nuovo due mamme e due papà, otto nonni, una sorella e un fratello, una sorella e due sorelle... si fa un po' fatica a coinvolgere gli estranei.
Crescere in una famiglia disastrata significa che se hai culo e fila tutto liscio, tocca sorbirti solo qualche trasloco in più, hai due camerette, sorelle e fratelli con cui picchiarsi nuovi di zecca, regali di Natale raddoppiati. Se non hai culo... beh... i regali sono raddoppiati lo stesso!
Sono cresciuta tra famiglie disastrate e ne porto i segni come sempre ne porterò i ricordi.
In una famiglia disastrata si fa fatica a capire qual è la tensione sottesa ad un legame. Appare tutto, spesso, fragile, facilmente discutibile e relativo. I punti di riferimento sono meno saldi, per quanto, nel migliore dei casi, la coppia genitoriale ad esempio riesce a mantenere i ruoli, pur non mantenendo il tetto coniugale. La consapevolezza della mancanza di coesione tra i legami, crea una difficoltà intrinseca: quando vedi più volte dei legami sciogliersi tendi a credere che nessun legame può essere forte. Ed è quello che ho pensato di credere anch'io per anni.

La verità però è che per quanto io abbia visto moltiplicarsi in modo anomalo parenti e case, per quanto abbia cambiato panorama, abitudini e visto sciogliere legami più del giusto e del dovuto, il mio senso della famiglia, al contrario di quanto si possa supporre e ritenere, credo sia incredibilmente forte - e oso anche di più, credo sia molto più saldo di quello della maggior parte della gente che ho incontrato nella vita.

Dopo molte riflessioni e dopo un'illuminazione a sorpresa, io voglio pronunciarmi in nome del senso della famiglia, nelle famiglie disastrate.

Crescere in una famiglia disastrata ti insegna ad accettare che non è il sangue o la legge ad unire, ma quell'amore che è per sempre, che scavalca, attraversa e sposta le montagne. Ti insegna che non esistono distanze fisiche o morali perché la presenza di qualcuno nel tuo cuore, nella mente, allontana come spaventapasseri le paure e le incertezze. Una famiglia è prendersi cura delle persone a cui vuoi bene, oltre il tempo e le distanze, dentro ogni singolo momento. Con più difficoltà e impegno è anche la certezza indiscutibile che l'abbandono è una scelta anormale e sempre imprevedibile.
Sono cresciuta da figlia in una famiglia alternativa, osservando donne, mogli e madri attraversare e vincere difficoltà incredibili. Sarò donna, moglie e madre nella mia.
Una famiglia disastrata ti insegna a superare le difficoltà senza dare nulla per scontato, a difendere il tuo patto d'amore. Le famiglie normali felici, non sono quelle che hanno dato per indiscutibile e fisso il loro amore, sono quelle che nella condivisione non hanno mai smesso di viverlo e prometterlo, di custodirlo. Le famiglie normali, sono felici, se hanno saputo mantenere, proteggere, il loro legame, ogni qualvolta qualcosa ne ha minacciato la stabilità. 
Magari se cresci in una famiglia non convenzionale e se per giunta non hai culo, impieghi più tempo del previsto, per capirlo. Magari fai un sacco di errori, li trovi imperdonabili, perché proprio tu non avresti dovuto farli e ti sembra di non poter esser destinato ad altro se non ad una storia disastrata come quella dentro cui i tuoi pensieri hanno preso forma e consistenza.
Magari in un giorno qualunque, come dal nulla, invece, guardando un film e poi un altro, ti accorgi che tu il senso della famiglia ce l'hai dentro. Ed è lì da sempre.
E nessuno può strappartelo.

giovedì, maggio 05, 2011

Di quei silenzi in cui scivolo a volte nella vita, senza averlo atteso. e previsto. in cui cheto le correnti vive e calde che increspano i miei pensieri. e le abbandono, come un veliero, senza soluzione, con continuità, cambiando rotta lentamente. una lontana.
Di quei silenzi tanto più profondi quanto misterioso è il proprio animo e bassa sarebbe la voce per raccontare i suoi angoli più reconditi e la sua storia. per pudore e incanto. di sensazioni ed emozioni, si muovono le viscere.
Di quei silenzi che sulla distanza portano se stessi, come cavalli sordi. per non guardare alla mancanza. che di parole precise si alimentano, e vi si aggrappano per spingersi ancora più lontano.
Di questi silenzi in cui io vado via nella direzione opposta. senza inseguire nessuno. lontana.

"Chai Masala ▪ Tè speziato" su Lo Sversatoio

In cucina, nell'arte, nella scrittura, in musica, così come nell'ars amandi, bisogna avere intuito e il giusto senso delle dosi. Serve del tempo per imparare a dominare i colori, le parole, gli ingredienti e al giorno d'oggi, dove tutto scorre in fretta, la soluzione mordi e fuggi appare sempre benvenuta. Non una di queste attività però sposa in nuce la sveltezza...