E' affollata di fantasmi di pensieri, senza densità, odore. Come un gran salone da ballo o stretti corridoi, stanze rosse e fogli di cartone su cui ho disegnato senza motivo spirali e serpenti. Uno stupro, un ricordo stuprato. E una carezza dolce, nel cuore della notte, che ti salva, solo per un attimo. E non ci sono nidi o uova o tempo o sabbia in cui sprofondare. In piedi anche se sei stanco. E ti stanchi, per dio, ti stanchi.
Ricordi che non vorresti perdere ed altri che scivoleranno via piano piano, come tutto il resto.
"Scivolare è la legge del crollo".
giovedì, febbraio 24, 2011
Incubi
giovedì, febbraio 17, 2011
Post-it
Io, ai miei bambini, glielo spiegherò per bene che non si rischia di rimanere soffocati o incastrati per sempre dentro i maglioni che gli sfilo.
L'olio di frittura
l'olio della frittura, ecco, non va buttato nel lavandino o nello scarico del water, una volta raffreddato va smaltito - magari accumulandolo - dentro una bottiglia di plastica in un'oasi ecologica o dato ad un ristorante che può provvedere allo smaltimento o al riutilizzo. perché inquina un sacco. di più. ecco.
se non vi fidate, cercatevi da soli qualche altra notizia, che io c'ho già troppi pensieri e questo, che dovevo scriverlo sul blog, me lo dovevo proprio togliere dalla testa.
mercoledì, febbraio 16, 2011
Le briciole nel tè
Non solo riesco a rendere perfettamente l'effetto MiSentoBellissimaAppenaUscitaDalParrucchiere, ma riesco anche a contribuire con il mio tocco creativo!
martedì, febbraio 15, 2011
Raccolgo
La strada è un testo.
Quando scorre, curva, gira su se stessa, attraverso case, palazzi, piazze, alberi, fiumi, la strada è un testo lineare, su cui poter tornare indietro, fermarsi o andare avanti.
La strada è anche un sottotesto.
Mentre la percorri la strada ti parla di sé, di chi l'ha attraversata, a volte persino di chi l'attraverserà, raccontandoti la sua storia.
Per terra, a ben guardare, troverai un'infinità di piccoli indizi, dettagli disseminati, apparantemente senza senso. Puoi inventare, un senso, o provare ad osservare con costanza e dedizione.
La strada è un testo e un sottotesto, da leggere con attenzione.
ma era una strada di città.]
sabato, febbraio 12, 2011
Amore compulsivo
Una coppia di amici ha la splendida abitudine di chiamarsi continuamente così:
- "Amore?"
- "Sì, dimmi Amore!"
- "Compra il pane, Amore"
- "Certo, Amore"
- "Torni a casa Amore?"
- "Sì, alle sei Amore!"
- "Amoooore apparecchi?"
- "Amore fallo tu!"
All'inizio ero convinta fosse l'onda dei primi batticuori, nell'euforia di una storia che inizia, quel desiderio di far presente all'altro i propri sentimenti, e passati i primi tempi ho iniziato a pensare fossero da ammirare per non essere caduti nel vortice dei terribili nomignoli. Sono due persone molto simpatiche, sia chiaro, di ottima compagnia e non hanno l'abitudine di fare i piccioncini in pubblico, cosa da apprezzare senza alcun dubbio. A distanza di anni però sentirli ancora interporre un "Amore" ogni tre-quattro parole, crea in me una sorta di furia cieca, che nella maggior parte dei casi metto a tacere (l'aiuto di un'amica, lo scorso capodanno è stato estremamente prezioso).
Così, stamattina, ho partorito la verità ultima.
Ben vengano i soprannomi originali, con una storia, un ricordo o ancora meglio qualcosa per cui prendersi in giro, per non prendersi, appunto, mai troppo seriamente, ben vengano i lunghi elenchi di soprannomi surreali e senza senso, da cui in una breve rassegna andrei comunque ad escludere assolutamente:
cucciolino/a
pasticcino/a
tesorino/a
passerottino/a
mollichino/a (nda parlo per esperienza diretta)
ciupino/a (se ne sentono di ogni)
micino/a
orsacchiottino/a
...e vi rimando a questa, perché il web ne sa una cifra...
ma chiamare qualcuno Amore con consapevolezza, abitudine e costanza è una pessima scelta. Gli toglie valore, significato e la parola perde la sua magia, la sua solennità. È sprecata.
Guardate la vostra donna o il vostro uomo negli occhi, piuttosto, e pronunciate solo quella...
Sensazioni
Stride a volte, senza troppe premesse, senza sottolineature. A volte ammorbidisce i tratti, tra i dettagli.
Sibila attraverso una porta che si chiude o attraversa urlando certi silenzi.
Si racconta, parla, scrive, nei fogli calpestati e sporchi a terra. Sussurra e ti infastidisce quando non capisci cosa dice.
E' un orologio fermo, in un tempo esatto e sbagliato per ottantaseimila e trecentonovantotto secondi al giorno.
E' polvere che si poggia pesante e quieta, pur viaggiando da una città all'altra, nelle tue valigie.
Sono le attese ad un appuntamento, che poi convergono come calamite o pezzi di puzzle, soprendenti.
E' la sensualità di una goccia che tra le tue labbra scivola sulle curve di una tazza.
la mia realtà. o un pezzo almeno. qualche secondo.
Italo Calvino
sabato, febbraio 05, 2011
Abbracci e sangue
Sul perché gli abbracci...
sono confortanti, caldi, stretti, emozionanti, imbarazzanti, intimi, preziosi, delicati, rari, impetuosi, rubati, spontanei, impacciati...
Se hai pazienza e tempo, se sai tenerli a mente, mi diceva, puoi collezionarli. «Tu collezioni liste della spesa per esempio, c'è chi colleziona francobolli, amuleti, io con la stessa casualità e buona memoria, ne colleziono qualcuno di tanto in tanto». Avevamo poco tempo, ma avrei voluto ascoltare il catalogo intero, per chiedere un'infinità di dettagli su quelli più romantici o appassionati, su quelli distratti, ugualmente importanti. Perché un abbraccio ti appunta al mondo, scrissi tempo fa, e lui non sosteneva qualcosa di troppo differente. Nessuna teoria sui flussi di energie, sulla pace o sulle regole sociali, semplicemente disse che con un abbraccio ci si scambia d'identità. L'ascoltavo silenziosa, mentre improvvisamente mi rendevo conto di quante volte avevo scambiato la mia, d'identità, con quel senso di smarrimento e di calore, o l'imbarazzo e il disagio con qualcuno a cui non ti eri mai avvicinato prima. «Perché tra un corpo e l'altro cresce d'improvviso un timido germoglio, che veloce s'arrampica e s'avvolge. Non puoi sottrarti . Più sottile è la distanza più stretta è la spirale intorno a voi, invisibile. E sono le radici, misteriose e aggrovigliate, che assorbono l'identità per poi sbocciare tra le foglie». Di quella volta, mi raccontava, in cui, in soli pochi giorni, ne collezionò ben tre, di memorabili. Mi spiegò quelli camuffati da dispetto, che se sei bravo e stai al gioco puoi nasconderci di tutto, finché poi ti viene da sorridere e arrossire. Mi disse che non c'è niente da fare con quelli troppo stretti, mentre cerchi di scappare. Mi mostrò la differenza tra quelli pieni di parole e quelli appena sussurrati. Per non dimenticarli si riprometteva di non abbracciare mai nessuno senza pensarci «Se cedi d'improvviso la tua identità, dovrai pur sempre tener sotto controllo dove va e quando torna» disse analitico e preciso « Se sfugge via e poi non sai più ritrovarla?»
Ed era fin troppo ovvio, ma non risposi... lì per lì.
... smetti di pensare e ti smarrisci. finché sarà lei a ritrovarti, più calda e forte.
mercoledì, febbraio 02, 2011
Trucco e parrucco
C'è un motivo per cui vado una volta all'anno dal parrucchiere, anzi due. Vince il podio, la Pigrizia, non tanto per l'andare quanto per poi dover star lì a fare trattamenti e pieghe che solo lontanamente ridanno l'effetto MiSentoBellissimaAppenaUscitaDalParrucchiere.
Subito al secondo posto c'è la non indifferente, terribile, famosissima, Noia da Salone. Stagnola, domopack, asciugamani, kimono, riviste deprimenti, caschi e conversazioni su abiti e locali glamour mi sfiniscono... e nonostante questo, oggi invece sembra io sia sopravvissuta - tra poco a quanto pare mi toglieranno tutto sto pò pò dalla testa e asciugata e salassata potrò andar via - così per i prossimi sei mesi almeno, ho dato, ho anche cambiato taglio e poi...c'erano le poltrone shiatzu... ma pensa te.
sabato, gennaio 29, 2011
Fototessera
Parto ancora e di nuovo torno a casa. E poi sarà di nuovo e ancora tornare indietro, verso casa. E non mi rassegno, all'idea che sia io la mia dimora. Mi sollevo in punta di piedi per guardarmi una volta di più dall'alto in basso e mi vedo troppo esile per contenere tutto quanto, principi, esperienze, sogni, dignità e coraggio. Si mantiene rasoterra, come la bruma, uno strato umido di paure, che bagna tutto e non lascia mai che arrivi il sole fino a terra, sotto terra, tra le mie radici, forti e sicure.
Il mio volto cambia al cambiare delle stagioni, seppur nei, la curva stretta del mio occhio verso il basso e le rughe, che anch'io comincio a notare, restano lì, a marcare il territorio.
Cammino mettendo in ordine la casa, con una tazza verde in mano, sollevando appena i piedi e infilando in tasca le cose sparse da riordinare... o do un consiglio, che è figlio di avventure e circostanze simili alle sue... e mi vedo donna, più grande di quanto credessi, con più responsabilità di quante sembra io sappia reggere e un forte desiderio di scoprire che sarà sempre così, che sarò sempre dentro in subbuglio, che avrò sempre addosso questa insicurezza che ormai mi è di conforto e con cui convivo. Come acqua, tra gorgoglii e correnti fredde sotterranee. Per affiorare nel luccichio del sole, senza far andar via nulla, di me. neanche le paure.






