Mangio un biscotto. QUINTALI di odiose briciole.
Se la natura fosse così clemente e inventiva da creare un microscopico esserino, trasparente, mangia briciole, io credo che il mondo funzionerebbe meglio. E ci sarebbero molte meno casalinghe. e calendari trash.
martedì, dicembre 14, 2010
h. 6:16 Post-it
lunedì, dicembre 13, 2010
h.17:39 mi siedo di nuovo.
Una mano fredda e una no.
A mali estremi...
...un guanto solo.
Troppo tempo al computer, forse.
Mi alzo.
Inchiostro nero sulle dita.
Nel lavandino, sulla spugna.
Sembra nero di seppia.
L'odore della candeggina.
nell'altro, lavandino.
Ed entrambe le mani calde e bagnate.
Il nero è diventato verde sulla pelle.
strofina, strofina.
17:17.
Il rumore della stampante, sembra quello di un treno a vapore.
La crema rosa sulle mani.
profumo di fiori di ciliegio.
venerdì, dicembre 10, 2010
Preghiera di una donna stanca d'esser donna.
La Vostra fortuna è d'esser uomo.
La Vostra fortuna è la Vostra dannazione e la mia, o Signore.
Vi chiedo di non avermi più in grazia, perché questo corpo così grazioso e avvenente, è già alla mercé di ogni passante.
Dov'io non potrò difendermi da quello sguardo colmo di desiderio e vuoto di intenti delicati, abbandonatemi anche Voi, se potete.
Io non so, o Signore, se qualcuno vi ha mai rivolto l'umile invito a riflettere sullo sguardo, proteso e un po' sfacciato, di un uomo tale a Voi, al cospetto di una donna.
E' uno sguardo senza casto ardore, è uno sguardo prepotente.
Dio creò l’uomo a sua immagine,
a immagine di Dio (κατ΄εικόνα θεού) lo creò,
maschio e femmina li creò. (Gn 1,27)
Creaste a Vostra immagine, uomini incapaci d'aver rispetto, tra ciglia e lacrime, per una donna.
E' uno sguardo che si appropria, il Vostro, e senza chiedere permesso.
E' guasto, è uno sguardo che assale e lascia senza minima difesa.
Non c'è vergogna né onore, ed è violenza, pura e misera, come miseri sono i pensieri che l'accompagnano in silenzio.
Il Vostro sguardo, d'uomo, è l'artifizio più meschino per tenermi a testa china e spalle basse.
Per questo, o Signore, io Vi prego, di non guardarmi da lassù, così che almeno io, da terra, possa levare gli occhi al cielo e senza vergogna, fissarvi finché anche voi vi sentirete spoglio ed umiliato.
E capirete.
giovedì, dicembre 09, 2010
Le briciole nel tè
Poche cose tirano fuori il peggio di me. un biscotto che cade nel tè è una di queste.
Se non altro m'è d'ispirazione...
martedì, dicembre 07, 2010
Tra le lenzuola: l'agonia di un orologio
Non capita praticamente mai di vedere un orologio che si ferma, di solito lo trovi già bell'e che morto, spaccato il secondo. E quindi sei portato a pensare che gli orologi hanno una morte secca, TAC!, e si fermano. Invece no...
Assisto in questo momento all'agonia del mio. È una scena straziante e dolorosa. Non smette di lancettare all'improvviso, come credevo, sta tentando strenuamente di farlo ancora, con quel rumore sordo e un pò gracchiante delle lancette che s'inceppano. Ta-c, t-ac, tac, t-a-c, ta-c, t-ac, tac tac, ta-c... con grande sforzo è arrivato alle tre, cinquantotto e tredici secondi, ma in realtà saranno passati già tre, quattro minuti abbondanti. e lui li sta inseguendo, piano piano, uno per uno, t-tac, diciannove secondi... vorrei andar lì e dargli un aiutino con il dito. È uno strazio.
Assisto alla morte di questo suo tempo, che è anche un pò il mio ed è perso per sempre. o almeno fino alla prossima batteria AA.
Trentanove secondi... ttt-a-c, il poverino...
lunedì, dicembre 06, 2010
Post-it
Il rumore di una carota che cade sul legno, è ben preciso. E lo è anche l'espressione di un coniglio che mentre sta per rosicchiarla, la guarda cadere, deluso.
sabato, dicembre 04, 2010
Tra le lenzuola
La calma è questo silenzio - salvo, ovviamente, il ticchettio dell'orologio a muro...che tra poco and..drò a stacc..care ... ecco fatto. - una maglia del pigiama due misure più grande, un libro che è un anello di congiunzione con il passato, sapere che la porta è chiusa, e il pane domattina, del pane fresco a colazione.
mercoledì, dicembre 01, 2010
E poi... i giorni come questi, che sono giorni ovattati come il feltro. ma più morbido e più trasparente. Come cotone. Ci sono giorni come questi che sono come il cotone.
Che i suoni, gli odori, i colori, passano attraverso una coltre trasparente. Arrivano lo stesso, con lo stesso peso, la stessa intensità, ma diluiti.
E non ti senti protetto dentro un uovo, non ti senti nemmeno schiacciato come sotto una pila di materassi, ti senti inerme.
E ti strappi da solo a tanta vulnerabilità, aggrappandoti ad un pensiero qualunque che senti vicino e fermo.
E sono i fiori d'autunno, il mio. e il pensiero di quanto sarà felice quando li riceverà.
lunedì, novembre 29, 2010
Il lieto fine
A tutti piace il lieto fine. Perché nessuno vuole sentir parlare di tristezza e di malinconia. Perché la tristezza è morbosa, è come la peste, si contagia. Ne hanno fatto qualcosa di sublime. Che non faceva più paura, se sublime. era poesia. E invece no. La tristezza è sporca e misera. La malinconia non ha niente di sublime è vigliacca e sorda.
Orson Welles diceva che il lieto fine dipende da dove decidi di interrompere la tua storia. e lo penso anch'io, senza andare a pescare nel sublime, che è pur sempre acqua stagnante e torbida.
domenica, novembre 28, 2010
sabato, novembre 27, 2010
Tra le lenzuola: oggi.
Gente che va, gente che viene, entra, esce, scappa, saluta e non saluta, gente che corre, inciampa, cade. gente che non si ferma. Gente che sbatte, non vede, vede, va indietro, va avanti, gente che sa dove andare, va alla cieca, segue il destino, il destino la segue. Gente stanca, immobile, ferma. si ferma.
e io... ?





