giovedì, gennaio 31, 2019

"Posto che la cosa va comunque affrontata..."

E così mi sono messa a scappare, di nuovo.
Me ne sono accorta una mattina, un mese dopo.
Un giorno ho messo le scarpette da corsa e mentre tutti erano distratti, ho iniziato a correre.
Ho fatto atletica per tanti anni, ho buona resistenza.

È una cattiva abitudine, questa mia, di scappare.
Ricordo la prima volta. Avevo cinque anni: "vuoi stare con la mamma o con papà?".
Un bivio terribile "che faccio?"
"Allora?"
"Mamma", scappa.

Non sto bene davanti a certe scelte.
Non è la decisione che mi turba o, al bivio, cosa perdo rinunciando all'altra strada. Scegliere del resto mi è sempre sembrata l'unica soluzione salvifica nella vita.
È un fastidio che mi prende appena dopo e che mi frena un secondo prima della scelta.

Conoscendomi, ho trovato persino una difesa.
Per non sfuggire mi pongo come un talebano senza dubbio.
Si fa o non si fa, adesso o mai, vado o non vado, mi sta bene o non mi sta benefacciamo chiarezza o lasciamo stare subito, un cecchino.

Col tempo ho capito che correre via mi serve per guardare le cose da lontano. Un modo tutto mio di osservarmi mentre torno a riavvicinarmi lentamente.
Non sono fatta per andare a sbattere contro il mio destino.
Preferisco andargli incontro.



Calculation di Rafael Araujo

2 commenti:

franco battaglia ha detto...

Pensavi si potesse prendere tutto? Fare tutto? Scegliere tutto? No.. non si può. E' proprio fisicamente impossibile. Ma pure psicologicamente.

Alessandra Bacci ha detto...

Ma io quasi quasi ci tento lo stesso.