mercoledì, giugno 06, 2018

La qualità del mio tempo

Ho, tra le cose che custodisco, un desiderio di tempo.
È infantile e anziano insieme, intollerante eppure paziente.
Non tollera le lunghe attese. Se disattese soprattutto.
Scalpita se trascinato in discorsi inutili e tediosi.
Ha fretta d'avere, di vedere i cambiamenti.
Ama, follemente, le mie rivoluzioni. Le mie grandi scelte. Ed è l'ultimo dei romantici con i miei sogni più profondi.
Soffre, terribilmente, gli attendisti, l'ansia di passare troppo in fretta, di smarrirsi a sua volta in desideri irragiungibili.
E mi striglia, a quest'ora, quando non so difendermi dagli sprechi, in liti, pensieri, discussioni, quando lo diluisco in incontri, dentro parole, che non hanno valore.

Già che sin da bambina, poche altre cose mi fanno male come un "ormai è troppo tardi".
Soprattutto se a pensarlo sono io.

1 commento:

franco battaglia ha detto...

Il tempo è uguale per tutti. Gestirlo può essere problematico o una risorsa (tipo io che scrivo alle 6,07 o sempre tipo io che mi trastullo davanti alla tivu stanchissimo a sera). Scalettare scadenze e urgenze può servire talvolta, la programmazione risolve talune esigenze, ma poi subentrano i sogni, le congetture pensierose, i teoremi che ci scalpitano dentro - come sottolineavi - e allora ogni proposito svanisce, subentra l'iniziativa, oppure, più spesso, il rimpianto.