lunedì, maggio 30, 2016

Empatia deriva dal greco ἐν, "in", e -πάθεια, dalla radice παθ- del verbo πάσχω, "soffro".

In quegli affollati io, tra i colpevoli lei, lui, loro, in tutti quei perché, quei sì lo so, i silenzi, gli infastiditi no, non in quel senso, i distintissimi ma, tra gli stupidi vedrò... ho sempre cercato di diluire la pazienza, messo a tacere i miei vabbé, ho imparato a non ripetere i lo so, e i più decisi non lo sai, ho fatto silenzio, spostato lo sguardo, ho atteso con faticosissima calma che tacesse il rimbombo degli echi, e scelto se dire i miei sindacabilisissimi però.

Più cresco più faccio una fatica enorme ad ascoltare la gente.
Infinita di più a raccontare me.
Che poi, chissà perché, han tutti un sacco di cose da dire, e nessuna voglia d'ascoltare.



1 commento:

franco battaglia ha detto...

Io invece, coi vabbè ci chiudo molte diatribe.. è un allargare le braccia invisibile, un gettare la spugna a volte dove altri insistono imperterriti.. una bandiera bianca quando forse non ti saresti voluto arrendere... chissà..