giovedì, giugno 06, 2013

Da qualche parte c'è l'uscita.


Si è seduta a scrivere, aveva un ciuffo di capelli sulla guancia e la matita nuova. "Pffff" cercando di soffiare via i capelli. Odore di grafite e legno e le parole.
Poggiandosi sulla spalla l'ho vista che seguiva con lo sguardo l'ultima riga "ma perché è lui la ragione per la quale io credo in Dio: sono cristiano grazie a Owen Meany". Era un bel libro, quello.
Si è messa a correre sotto la pioggia. I prati umidi sono belli per farci l'amore o raccogliere le margherite. Ti si è sciolto il trucco.
C'erano un sacco di scatole, ma quella è un'altra storia.
Stava bevendo a sorsi piccoli ferma in mezzo alla strada. Poi è tornata a casa, ha preso un coltello per tagliare a metà il pompelmo e due cucchiaini colmi per la scia di granelli di zucchero, sul tavolo.
C'erano un sacco di parole pasticciate, ma quelle poi le han messe in ordine i silenzi.
Ha spento la musica, ha acceso una fotografia di Man Ray.
Poi c'era la poesia. E per scriverla l'ho vista mettersi dei pantaloni larghi, una gonna lunga, pantaloncini stretti, una gonnellina corta, capelli in su, capelli in giù, a labbra strette, gambe incrociate o tenendo a mente ogni parola fino ad un foglio.
Ha trovato un cuore d'acciaio e uno di pietra, li ha messi sul comodino per capire cosa farne una volta per tutte.

Si diventa un labirinto a furia di far entrare qualcuno da infinite porte e farlo uscire sempre dalla stessa.


2 commenti:

Arthur ha detto...

"Si diventa un labirinto a furia di far entrare qualcuno da infinite porte e farlo uscire sempre dalla stessa."

Giustissimo, pur se crudo nella sua veridicità.

Continuo a fare un giro per conoscerti meglio.

Ciao.

Ale ha detto...

Ciao Arthur, benvenuto :)